sabato 27 novembre 2004

Grands Charmoz (parete Nord) - *Merkl-Welzembach*

Lungo le goulottes della parte alta della parete (foto A. Torretta)

La parete Nord dei Grands Charmoz è legata indissolubilmente al nome di uno dei suoi primi salitori, ovvero Willo Welzembach, che la salì insieme a Willy Merkl nell'estate 1931. Era il periodo dell'alpinismo eroico, che Welzembach interpretò bene anche su questa parete, salendola con tre durissimi bivacchi in mezzo alla tempesta. Fa strano pensare al periodo in cui è stata affrontata: piena estate. Attualmente è diventato un itinerario di cosiddetto misto moderno, in quanto la quantità di neve e ghiaccio in parete è drasticamente diminuita per non dire quasi azzerata.
Insieme ad Anna, abbiamo deciso seguire le orme del grande alpinista tedesco adottando un approccio non troppo efficace ma sicuramente più avventuroso. Visti i ristretti orari autunnali del treno di Montenvers, la logica avrebbe suggerito di salire con calma nel pomeriggio e dormire nei paraggi della stazione per poi effettuare una salita in giornata con partenza molto presto. Abbiamo invece optato per una partenza da Chamonix con uno dei primi treni (comunque tardi) per dirigerci verso la parete e salire la prima metà. L'esperienza del bivacco, a dire la verità, non mi ha mai attratto ma ogni tanto bisogna provare qualcosa di diverso. Così è stato, in una piccola piazzola al riparo di un masso nel grande nevaio a metà parete. Contrariamente ai racconti di molti bivacchi in parete, non posso dire che sia stata un'esperienza esaltante. Sostanzialmente si cerca di far passare il tempo, illudendosi di riposare in attesa di poter continuare la salita. Al mattino, rigidi come baccalà, abbiamo impiegato un po' di tiri per muoverci agevolmente. L'unico vantaggio di una logistica di questo tipo è che abbiamo potuto ammirare uno splendido tramonto durante la discesa, non così semplice ed evidente, lungo la via normale dei Grands Charmoz.
La camminata lungo i binari del treno di Montenvers in discesa fino a Chamonix è stata la degna conclusione di una giornata piuttosto impegnativa ma di sicuro impatto a livello esperienziale.

Materiale: 1 corda da 50 m, 1 cordino in kevlar da 50 m (non utilizzato), 8 rinvii, 6 chiodi da ghiaccio, una serie di friends dal #.5 al #3 Camalot, una serie di TCU dal #0 al #3 Metolius, 4 chiodi da roccia assortiti in fondo allo zaino.
Esposizione: N
Avvicinamento: dalla stazione di Montenvers, dirigersi lungo la Mer de Glace verso l'inizio del sentiero per il rifugio dell'Envers des Aiguilles, Al termine del primo tratto attrezzato, dirigersi a destra verso la base dell'evidente parete.
Discesa: lungo la via normale dei Grands Charmoz, poi lungo il sentiero verso Montenvers e giù lungo i binari della cremagliera fino a Chamonix.

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venerdì 18 aprile 2003

Cervino (parete Nord) - *Schmidt*

La Parete Nord del Cervino è stata senza dubbio la mia prima vera esperienza di grande alpinismo. Ho avuto la fortuna di condividere questa bella avventura con un compagno eccezionale: Claudio Chiaudano di Brescia, conosciuto durante il servizio militare ad Aosta. Un ragazzo molto intelligente e dotato di un talento fuori dal comune, purtroppo prematuramente scomparso sulla Nord dell'Eiger nel 2005.
Abbiamo effettuato una salita primaverile, in condizioni non propriamente ottimali. La parete era molto secca ma l'alta pressione persistente e la voglia di cimentarsi in qualche grande course ci hanno spinti a tentare, molto convinti nei nostri (allora pochi) mezzi.
Siamo saliti con gli sci nel pomeriggio al Rifugio Hörnli, utilizzando gli impianti di Breuil-Cervinia. Dopo un riposo non proprio relax, abbiamo salito in circa 8 ore tutta la parete, compresa la parte finale evitata da gran parte delle cordate che - ormai stanche dopo la "Rampa" - preferiscono deviare a sinistra verso la Capanna Solvay. Solo per percorrere l'ultimo terzo di parete abbiamo impiegato circa 3 ore, a testimonianza che quest'ultima parte non è propriamente semplice. Anzi, credo proprio che la liscia e compatta fascia rocciosa dopo la "Rampa" sia il tratto tecnicamente più impegnativo della salita!
Inutile descrivere la soddisfazione in cima: assoluta.
Rapida discesa lungo la Cresta Hörnli per riprendere gli sci e rientrare con le pelli di foca al Colle del Teodulo ed infine a Breuil-Cervinia con le ultime luci del giorno. Fantastico!
Non ho certamente invidiato Claudio che, la sera stessa, è rientrato in auto a Brescia: una macchina da guerra.



Claudio Chiaudano, indimenticato compagno di cordata sul Cervino, durante l'avvicinamento al Rifugio Hörnli

Prime luci del sole sulla Rampa centrale

Claudio impegnato sulla Rampa

Sguardo verso il basso in parete

Condizioni piuttosto secche nella parte alta della parete

Claudio impegnato nella parte alta della parete

Vetta, in una bellissima giornata di aprile!

Rientro serale con le pelli di foca verso il Colle del Teodulo