lunedì 28 novembre 2011

Valgrisenche - Colle della Grande Rousse

La ricerca della bella neve sui pendii ombreggiati in quota ci ha portato oggi in alta Valgrisenche, di fianco alla frequentata classica del Giasson. Attualmente si riesce a salire in auto fino all’Alpeggio Mont Forciaz, dove ha inizio la copertura nevosa. Siamo saliti lungo la traccia del Giasson fin sotto la Grande Rousse, quindi a sinistra sui ripidi pendii del ghiacciaio dell’Invergan (valutare bene la stabilità del manto!). La parte sciabile termina al colle, a circa 3500 metri di quota: la cima è raggiungibile a piedi lungo la cresta, attualmente non tracciata.
Sono circa 1400 metri di dislivello, interamente con gli sci ai piedi, su neve di buona qualità.

Parte bassa, in comune con il classico Giasson

Visibile l'innevamento praticamente nullo del versante opposto

Il traverso finale che conduce al colle

Colle della Grande Rousse, la parte sciabile termina qui. Sullo sfondo la vetta.

Neve di ottima qualità sul ripido pendio finale

Visibile in secondo piano la ripida parte finale della gita


mercoledì 12 ottobre 2011

Tours d'Areu - "Péril en la demeure*

Sono poche le vie contrassegnate con il diamante sulla guida di Michel Piola “Le calcaire en folie”: *Péril en la demeure* (270 m, 7b max, 6c+ obbl.) sulla sesta Tour d’Areu è una di queste. Oggi, insieme a Riccardo, siamo andati a vedere di cosa si tratta... Una via continua e impegnativa, che impone una scalata molto difficile da leggere e molto esigente per gli avambracci e le dita. La totale assenza di magnesite (indice di scarsa frequentazione) rende ancor più difficile la progressione. La roccia purtroppo non è sempre ottima, specialmente nella prima parte. La seconda parte sul torrione in alto invece è fantastica! L’itinerario è quasi interamente attrezzato ma bisogna comunque avere una serie di protezioni veloci per integrare dove serve. Si possono unire tranquillamente il quinto e sesto tiro, il decimo e l’undicesimo.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set di TCU dal #00 al #3 Metolius, 1 set di friends dal #.5 al #2 Camalot.
Esposizione: Sud Est.
Avvicinamento: in circa 45 minuti da Doran, raggiungibile solo con mezzo 4x4.
Discesa: in doppia sulla verticale dell’ultimo tiro, poi con due doppie indipendenti a destra (guardando) del primo torrione.

Arrivo in sosta da proteggere sul secondo tiro (7a+)

Terzo tiro (7b)

Quarto tiro (7a)

Vista dall'alto sul bellissimo nono tiro (7a+)

Ultimi metri della via...

... e ultimi raggi di sole sulla Croix de Fer (a sx) e sul Monte Bianco

giovedì 6 ottobre 2011

Marocco - Taghia

Panoramica di Taghia

Dopo aver sognato a lungo sulle fotografie del libro di Arnaud Petit “Parois de légende”, sono finalmente riuscito a mettere le mani sul bellissimo calcare di Taghia.
Nel cuore dell’Atlante Marocchino, a circa 200 km a est di Marrakech (e a circa 2000 metri di quota), si trova questo tranquillo villaggio di pastori berberi solo ultimamente “turbato” dalla presenza di arrampicatori di tutto il Mondo... fortunatamente in quantità per ora limitata. Esistono attualmente due piccole gîte d’étape dotate di sufficienti comfort (acqua calda ed energia elettrica) per un soggiorno di più giorni. Considerato l’accesso non proprio immediato - 8 ore di macchina e 2 ore e mezza a piedi - è consigliabile rimanere per almeno una settimana... scoprendo così che senza cellulare e senza internet si può vivere tranquillamente :-)
Ci sono vie di arrampicata per tutti i gusti, anche se le più belle sono quelle sopra il 7a. Le pareti sono piuttosto alte e verticalissime, perlopiù inserite all’interno di profonde gole che contribuiscono a rendere l’ambiente assai severo. La qualità della roccia è ottima ovunque... incredibile!

In sette giorni di permanenza a Taghia, nonostante la meteo un po’ bizzarra, siamo riusciti comunque a salire alcune tra le vie più belle e rinomate:
  • *Au nom de la réforme* (280 m, 6c max, 6b obbl.), roccia super, gradi onesti;
  • *Les rivières pourpres* (500 m, 7c max, 7a obbl.), salita in 7 ore fino in cima al Taoujdad, mooolto fisica;
  • *Baraka* (700 m, 7b max, 6b obbl.), “polverizzata” in sole 4 ore dall’attacco fino in vetta all’Oujdad;
  • *L’axe du mal* (500 m, 7c+ max, 7a obbl.), salita e scesa in doppia in 7 ore, una parete abbastanza impressionante, fuori dal mondo;
  • *L’âne sale* (120 m, 7a max, 6b obbl.), corta via sulla strada del ritorno... senza troppo interesse purtroppo.

venerdì 23 settembre 2011

Sanetsch - *Chemin des extrèmes* + *Axis*

Il più bel calcare delle Alpi? Probabilmente sì. La Paroi des Montons a Sanetsch, a detta di molti, presenta una concentrazione di ottimo calcare fuori dal comune! Torno sempre molto volentieri su questa bella parete, anche se è alta solo 250 metri al massimo. Le vie che hanno tracciato i fratelli Rémy nel corso degli anni sono autentici capolavori  (chiodati dal basso) che richiedono una buona dose di decisione, anche in virtù della chiodatura non sempre plaisir.
In due giorni di permanenza abbiamo salito la difficile *Chemin des extrèmes* (220 m, 7b max, 6b+ obbl.) e la bellissima *Axis* (220 m, 7a max, 6b obbl.).
Clima ideale, quasi fresco e scenario impreziosito dalla recente nevicata ancora ben visibile sui versanti ombrosi.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, ad una quota di circa 2400 metri.
Avvicinamento: in circa 20/30 minuti dalla strada.
Discesa: in doppia sull’asse delle vie.

Vista generale della Paroi des Montons

Arrivo in sosta atletico sul primo tiro di *Chemin des extrèmes*

Secondo tiro per Alessandra 7a+

Nel dedalo di vie non ci si perde

Vuoto assicurato su *Chemin des extrèmes*

Quinto tiro 6c

Al termine della via con lo sfondo del lago di Sanetsch

Il solenne giuramento della marmotta all'Auberge du Barrage; strani riti elvetici

Secondo tiro di *Axis*, interamente in diagonale verso destra

Terzo tiro, in comune con *Starions*

Quinto tiro (7a), no words

Partenza aerea in diagonale sul penultimo tiro di *Axis* (6c)

domenica 18 settembre 2011

Rocca di Verra - *Granatina* (via nuova)

La Rocca di Verra è una possente bastionata di serpentino posta sul versante destro idrografico dell’alta Val d’Ayas. Le sue pareti, esposte principalmente a est, hanno un’altezza compresa tra i 250 m e i 500 m per una larghezza di circa 3 km! Su questa enorme superficie rocciosa, a partire dal 1979, sono state tracciate solo pochissime vie dalle guide alpine locali Oliviero Frachey, Adriano Favre, Roger Obert e dai piemontesi Lino Castiglia, Alessandro Nacamuli, Andrea Giorda, Pietro Crivellaro e dall’onnipresente Alessandro Gogna accompagnato qui da Ettore Pagani. Occorre subito precisare che questi itinerari costituiscono piccoli capolavori di audacia e intuito in quanto sono stati aperti utilizzano normali chiodi da fessura, su una roccia che non ha certo la linearità del granito o l’omogeneità del calcare.
Il serpentino rossiccio che caratterizza la Rocca di Verra, infatti, ha una particolare conformazione che obbliga gli arrampicatori a cercare i passaggi in mezzo a un dedalo di strapiombi, con le conseguenti difficoltà nel caso di un eventuale rientro in corda doppia. È probabilmente questo il motivo dello scarso interesse da parte degli arrampicatori a ripetere gli itinerari esistenti. Eppure la roccia è piuttosto solida, le pareti sono ben esposte al sole e si arrampica ad una quota tra 2300 e 3100 metri in uno scenario d’alta quota con splendida vista su Roccia Nera, Castore e Polluce.
Con tali premesse la Rocca di Verra non poteva certo sfuggire al processo che ha interessato negli anni ’90 molte pareti alpine e non, cioè la proliferazione di itinerari di roccia aperti dal basso con trapano e fix. Ad inaugurare questo metodo di apertura in Val d’Ayas sono state le guide alpine locali Paolo Obert e i fratelli Franco e Marco Spataro, quasi sempre accompagnati dagli elvetici Ezio e Yannick Lettry (padre e figlio) particolarmente affezionati a queste rocce. Dal 1990 (anno dell’apertura delle prime vie moderne sulla Rocca di Verra) fino al 1998 sono stati tracciati una decina di itinerari con lunghezze comprese tra i 140 e i 500 metri e difficoltà massime di 7a in arrampicata libera e A3 in artificiale. Si tratta per lo più di vie mediamente impegnative con chiodatura a fix da 10 mm non sempre ravvicinata ma sicura. Inoltre, data la particolare conformazione del serpentino, l’arrampicata ha sovente carattere misto, con lunghezze di artificiale per superare tetti o bombamenti che si alternano a splendidi tratti in libera. E, come se non bastasse, a rendere ancora più severa la maggior parte degli itinerari concorre anche l’impossibilità di una ritirata in corda doppia.
Da ormai più di dieci anni, a parte qualche sporadico ripetitore di vie già esistenti, nessuno si è più interessato all’esplorazione delle pareti. Durante l’estate scorsa, insieme a Marco Spataro, abbiamo effettuato un restyling della classica *Via dei Tacha* proprio sopra il Lago Blu, rendendola più consona a canoni moderni. In questo mese di settembre sono tornato in zona (più a monte) con Alessandra per riprendere un progetto iniziato con Franco Spataro e abbandonato dopo i primo tiro per mancanza di tempo e vicissitudini varie. L’idea iniziale era quella di creare un itinerario omogeneo, non troppo difficile, lineare e facilmente percorribile anche in doppia proprio in centro al grande paretone che fiancheggia la morena del ghiacciaio di Verra. Con grande stupore (e con un po’ di studio di fattibilità) siamo riusciti a creare una bella via che risponde a tutte le caratteristiche sopra citate... tranne forse la linearità. Per mantenere difficoltà omogenee, il percorso risulta talvolta un poco tortuoso ma la discesa in doppia è studiata in maniera da risultare agevole (per quanto particolarmente aerea in alcuni punti!). Il tutto su roccia molto compatta.
Ho scritto anche troppo... :-) il consiglio è quello di andare a ripeterla prima della stagione fredda. Le terse mattinate autunnali sono ideali per scalare sulla Rocca di Verra. Approfittatene!

Campo base in tenda al Pian di Verra Superiore, sullo sfondo si intravede la Rocca di Verra

La freccia rossa indica l'attacco della via

Secondo tiro (6c), bellissimo!

Posizionamento di una sosta

In apertura all'inizio del quarto tiro

Quinto tiro (6b), in diagonale verso destra... dall'ultimo fix non salire ma attraversare ancora a destra

Il passatempo preferito di Alessandra in sosta durante l'apertura... per fortuna esiste il Grigri :-)

Nono tiro, roccia sempre compattissima!

Partenza dell'ultimo tiro (6c)

Autoscatto al termine dei dieci tiri della via con lo sfondo di Castore e Polluce

La via in dettaglio