venerdì 4 settembre 2026

Aiguille du Pouce - *Pouce-Café*

Vista dall'alto sul sesto tiro della via.

 
Le Aiguilles Rouges sono un bel terreno di gioco per gli amanti dell'escursionismo e dell'arrampicata, situato proprio di fronte al massiccio del Monte Bianco. Si trovano itinerari di ogni difficoltà, con una prevalenza di livello medio-facile che le rendono accessibili ad un gran numero di appassionati. Avvicinamenti comodi e veloci, agevolati da telecabine e seggiovie, vie non troppo lunghe, discese relativamente semplici. Non dappertutto, però; l'Aiguille du Pouce fa eccezione, anche solo per il fatto di non essere direttamente visibile dal basso. Fa bella mostra di sé solo dopo aver raggiunto le creste che sovrastano gli impianti di risalita, percorrendo tracce di sentiero neanche troppo battute. Si potrebbe quasi definire il dark side delle Aiguilles Rouges, se solo non presentasse una bella e solare parete di 350 m esposta a Sud. Il fatto però di essere accessibile solo mediante un percorso un po' più complicato del solito, prima in salita, poi in discesa, che potrebbe anche essere innevato e richiedere i ramponi ad inizio stagione lo rende sicuramente più distante, in tutti i sensi, da tutte le altre mete classiche delle Aiguilles. In un certo senso, anche meglio visto che i luoghi cosiddetti tranquilli sono sempre più rari.
Sulla parete Sud sono state tracciate parecchie vie, nella maggior parte dei casi di stampo classico seppur con la sicurezza degli spit alle soste. Non fa eccezione neppure *Pouce-Café* (350 m, ED-, 6b+ max, 6b obbl.), aperta nel 1986 da un trio francese d'eccezione - R. Ghilini, O. Ratheaux e T. Renault - percorsa oggi insieme ad Alessandra. Originariamente erano stati piantati (a mano!) solo 14 spit da 8 mm; successivamente, nel 2003, la via è stata richiodata e solo parzialmente addomesticata dallo stesso Thierry Renault con fix inox da 10 mm. L'impegno tecnico è rimasto invariato, infatti sono molteplici le sezioni dove occorre affrontare passi di 6b senza possibilità di salire diversamente. Si tratta di tratti per lo più in placca dove è richiesta una buona tecnica di piedi. La qualità della roccia varia da buona/ottima nella parte bassa a discreta nella parte alta dove occorre più attenzione per non tirare appigli sbagliati.
Nel complesso, tra avvicinamento, via e rientro, si tratta di una gita di soddisfazione che riempie egregiamente la giornata e non lascia troppo tempo per respirare se si vuole rimanere nell'intervallo di tempo concesso dagli impianti di risalita (prima corsa da Chamonix alle ore 8.35 e ultima discesa dall'Index alle ore 16.45).

Piccola nota triste prolettica. Nel trio che ha aperto la via percorsa oggi figura anche Thierry Renault, fuoriclasse francese noto non solo per le sue imprese su roccia e ghiaccio negli anni '80-'90, ma anche per la grande personalità che incarnava. Amava profondamente la montagna in generale e in particolar modo le Aiguilles Rouges, su cui aveva tracciato innumerevoli itinerari. Il giorno successivo alla nostra visita è salito nel pomeriggio al Brévent, non molto distante dal Pouce, per terminare di attrezzare e pulire una nuova via. Purtroppo, è stato trovato senza vita la mattina dopo alla base della parete, tradito probabilmente da una corda che si è tranciata dallo sfrregamento contro le rocce. Tristezza infinita. 

Materiale: 1 corda da 60 m, 14 rinvii, casco, 1 set completo di friend Totem (nero-arancio).
Esposizione: Sud. 
Avvicinamento: telecabina La Flégère + seggiovia Index. Dalla stazione superiore della seggiovia, dirigersi a piedi verso a morena che si trova a Nord Est. Per tracce di sentiero passare a sinistra dell'inconfondibile Gendarme Wehrlin, poco oltre il quale si punta a sinistra verso un passaggio in diagonale per una cengia che consente di raggiungere i pendii sovrastanti e il colle a destra del Doigt de la Glière (ometti). Da qui, scendere diagonalmente verso sinistra fino a reperire un diedro-canale obliquo verso destra che conduce su un pendio detritico che si attraversa acora verso destra fino al suo termine. Qui si trova il passaggio per scendere sui più facili pendii sottostanti e raggiungere il pianoro dove permane quasi sempre un nevaio. In breve si raggiunge la base della parete. La via attacca più o meno sotto la verticale della grande placconata centrale; chiodo in fessura e poco sopra due spit collegati con un cordone (non è una sosta). Tutta la via è attrezzata con piastrine Fixe inox. Calcolare poco meno di 1.30 ore dalla seggiovia.
Discesa: il rientro avviene percorrendo la cresta Est del Pouce, corda corta con passaggi di II grado. I gendarmi più evidenti sono aggirabili a sinistra (Nord) seguendo gli evidenti ometti. Solo verso la fine si torna sul filo con qualche passaggio di facile arrampicata per poi raggiungere terreno più facile. Risalire quindi verso il colle di fianco al Doigt de la Glière e percorrere a ritroso il sentiero dell'avvicinamento. Calcolare poco meno di 1.30 dalla vetta alla seggiovia.

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martedì 1 settembre 2026

La Maladière - *Nouvelle voie Piola n. 1*

Tra le pareti di fondovalle nella Haute-Savoie, La Maladière occupa sicuramente un posto di spicco. Per quanto mi riguarda, si tratta forse della più interessante dal punto di vista tecnico. Un po' meno se si considera il contesto, visto che si arrampica a picco sul casello autostradale di Cluses. Se però si riesce a chiudere un occhio sullo sfondo e ci si concentra sulla scalata, le soddisfazioni non mancano.
Dopo un po' di anni, sono tornato su questa parete per scalare una delle ultime (si fa per dire, visto che ormai hanno una decina di anni) creazioni del maestro Michel Piola. Nel 2021 avevo percorso la *Nouvelle Voie Piola n. 4* con Remy, oggi invece è toccato alla *Nouvelle voie Piola n. 1* (300 m, 7b max, 6c obbl.) con Alessandra. Purtroppo, per ora, questi itinerari non hanno un nome vero e proprio e compaiono relazionate con questa dicitura anonima; sono sicuro però che il buon Michel le ha battezzate come si deve e prima o poi verrà svelato il mistero.
A parte questo dettaglio, la via è molto bella e merita assolutamente una ripetizione. Si tratta di un lungo e complesso viaggio tra le porzioni strapiombanti della parte destra, sempre alla ricerca delle sezioni (relativamente) più logiche e semplici. È vero, vengono incrociate molte altre vie ma se si presta attenzione al materiale in posto non ci si può sbagliare. Sulla via in questione si trovano solo fittoni resinati; tutte le altre vie adiacenti sono invece attrezzate a fix, salvo qualche raro caso che però viene chiarito semplicemente consultando il seppur scarno tracciato fornito dall'apritore sulla sua pagina FB.
Ne risulta un percorso di 12 tiri di corda, straordinariamente omogeneo sul 6c/+ con qualche breve sezione più facile e qualche puntata sul grado 7; un bel test di resistenza per arrivare ancora freschi all'ultimo boulderino prima di collegarsi agli ultimi metri di *Indiana Jaune*.
Non esistendo un topo ufficiale del chiodatore, si trovano in rete molte informazioni ma non sempre concordanti. Per aumentare la confusione, aggiungo anch'io la mia personalissima valutazione frutto di una salita interamente in libera, nella speranza di creare un quadro più completo. L1: 6a, L2: 6b+, cengia, L3: 5b, L4: 6c+, L5: 6b+, L6: 6c+, L7: 6c+, L8: 7a+, L9: 6b+, L10: 6c, L11: 6c+, L12: 7a

Materiale: corde da 60 m, 14 rinvii.
Esposizione: Sud Ovest, il sole arriva nel primo pomeriggio.
Avvicinamento: dal parcheggio lungo la Route du Sappey, seguire a piedi la strada sterrata che sale verso invicativamente verso Ovest. Al primo bivio, lasciare la principale per imboccare a sinistra una pista più dissestata che si addentra nella vegetazione. Seguirla prima in salita poi con qualche saliscendi fino ad una deviazione in una piccola radura; dirigersi quindi verso sinistra e raggiungere l'inizio del sentiero che conduce alle doppie di *Les Tropiques* (cartello su albero). Calcolare poco meno di una mezzoretta.
5 calate depositano alla base della parete. Scendere quindi a piedi verso Sud su una traccia di sentiero che conduce sulla verticale dell'estremità destra della "Vire des Anges". Un breve mancorrente segna l'inizio della via (grosso anello resinato). È consigliabile portarsi scarpe adeguate per camminare alla base della parete, che poi possono essere stoccate in uno zainetto da recuperare.
Discesa: dal termine della via, percorrere a piedi la traccia verso Nord che riporta nei pressi dell'inizio delle calate e, da qui, nuovamente al parcheggio.

Secondo tiro (6b+), un allungo in partenza.

Arrivo in sosta sul quarto tiro (6c+).

Il traverso a sinistra al termine del corto quinto tiro (6b+).

Sesto tiro (6c+), partenza non difficile poi sezione molto tecnica di dita verso sinistra più in alto.

Vista dall'alto sulla parte finale del sesto tiro.

Settimo tiro (6c+), roccia molto bella a gocce.

Ottavo tiro (7a+) con una breve sezione molto intensa sulle dita.

Ottavo (7a+) e nono (6b+) tiro facilmente concatenati per evitare la sosta sotto il tetto prima del traverso.

Decimo tiro (6c), ancora fisico ma fortunatamente su buone prese.

Partenza molto intensa del dodicesimo tiro (7a), con un traverso molto delicato verso destra.