mercoledì 19 agosto 2026

Sanetsch - *Kolem*

L'anno scorso avevamo saltato l'annuale pellegrinaggio alla Paroi del Montons (Sanetsch), motivo in più per fare una visita di cortesia ad uno dei monumenti calcarei delle Alpi Svizzere. Percorrendo *Utopia*, lo sguardo non poteva che cadere sul pilastro immediatamente a destra, dove corrono due vie dei f.lli Remy:  *Kolem* (200 m, 7a max, 6b+ obbl.) e *Galileo*. Oggi abbiamo optato per la prima, un poco più facile della seconda. Si tratta di una via in perfetto Remy-style, con tanti traversi sia a destra che a sinistra alla ricerca della roccia migliore e di una difficoltà omogenea in mezzo ad un dedalo di strapiombi e porzioni molto lisce. Il risultato è sorprendente; si arrampicata sempre sul 6b/c con solo qualche breve sezione poco più difficile e soprattutto senza mai scendere di grado. La roccia è il solito calcare 5 stelle di Sanetsch con un mix di placche, fessure strapiombanti, gocce, silex, muri lavorati. La chiodaturaa è più che buona a fix zincati da 10 mm (placchette Fixe). Al terzo tiro si trova il punto in cui la via incrocia *Galileo* ma non ci si può sbagliare grazie alle scritte rosse sulla roccia. Attenzione solo sull'ultimo tiro; dopo il primo passo di blocco (un po' verso destra) e la successiva sezione strapiombante (un po' verso sinistra), occorre puntare molto a destra senza farsi tentare dai fix che proseguono dritti verso un marcato strapiombo in alto: sono della vicina *Galileo*. Al termine della via, occorre dirigersi verso Ovest seguendo frecce e bolli rossi che portano all'ancoraggio dove iniziano le calate; con ci si può sbagliare perche porta l'inconfondibile firma dei fratelloni svizzeri (chiodo ad espansione con anello Mammut, chiodo da roccia bucato per essere usati con un tassello da 10 mm, moschettoni degli anni '80 con la leva incollata e chi più ne ha più ne metta). Ammetto che questa vena "artistica" dei Remy mi è sempre piaciuta; in un certo senso, permette di dare nuova vita al materiale più che robusto che si utilizzava una volta. Una sorta di liaison tra passato e presente, proponibile però solo su itinerari di questo tipo che - purtroppo - hanno una frequentazione piuttosto limitata. Sono vie troppo facili per le nuove generazioni di alpin climbers ultraperformanti ma troppo ingaggiose per la maggior parte degli arrampicatori appasionati che invece fanno la fila sulle vie più facili della parte destra della Paroi des Montons. Egoisticamente parlando, direi "meglio così": tranquillità garantita.

Materiale: corde da 60 m, 14 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dall'auto, evidente.
Discesa: in doppia sull'asse della via seguendo le indicazioni del topo. Si utilizzano gli ancoraggi della gemella *Galileo*. Con un po' di dimestichezza con le calate nel vuoto si riescono a fare 3 doppie lunghe (S6-S4-S2).

Vista d'insieme della Paroi des Montons.

Avvicinamento rapido. Caldo.

Primo tiro (7a): breve sezione verticale con prese buone distanziate.

Arrivo in sosta sul primo tiro.

Secondo tiro (6c): sezione fisica in traverso.

Arrivo in sosta sul secondo tiro.

Il lungo traverso al termine del terzo tiro (6b).

Quarto tiro (6c): due passetti di decisione.

Sesto tiro (7a): passo di blocco e sezione di resistenza in leggero strapiombo.

giovedì 13 agosto 2026

Eiger - Parete Nord *Löcherspiel*

 

Quarto tiro della via (6b+), in diagonale verso sinistra.

Caldo anomalo a tutte le quote significa normalmente che sulla parete Nord dell'Eiger ci sono buone condizioni per le vie di roccia. Quest'anno però non siamo stati particolarmente fortunati, perché la via che volevamo scalare si presentava bagnata su troppi tiri; non ho ben capito se fosse dovuto al temporale della sera prima oppure a risorgenze importanti innescate dalla fusione dei ghiacciai in alto. Salendo sulla nuova (almeno per me) funivia Eiger Express, il piano della giornata è stato quindi rapidamente convertito in un'alternativa che avevo in mente da un po' di anni: ventisei anni, per la precisione, ovvero il tempo trascorso da un tentativo che avevo fatto insieme a Mathias Bastrenta, compagno di tante avventure sulle pareti delle Alpi Occidentali e Svizzere. Erano i primi giorni di settembre del 2000 e ci eravamo avviati in territorio elvetico per una tre giorni di arrampicate. Come prima tappa avevamo scelto la famigerata Eigerwand, curiosi entrambi di toccare con mano quel calcare che sembrava misteriosamente di ottima qualità. Dalle informazioni che avevamo, c'era una via non troppo difficile e non troppo lunga adatta per un primo approccio con la parete: *Löcherspiel* (370 m, 6c max, 6b+ obbl.), queste sono le caratteristiche attuali, allora erano 6b max e 6b (expo) obbligatorio, con una chiodatura ridotta all'essenziale. Purtroppo non eravamo riusciti a procurarci una relazione dettagliata, pubblicata sulla prima edizione (1989) ormai introvabile della guida "Schweiz Extrem"; avevo acquistato la seconda edizione del 1994 sperando di trovare recensita anche l'Eiger ma - inspiegabilmente - era stata esclusa. Forti dell'esuberanza giovanile e della fresca esperienza su tante vie difficili dell'arco alpino (*Voyage selon Gulliver *e *Echo des Alpages* sul Grand Capucin, *Empire State Building* al Clocher du Tacul, *Étoiles Filantes* alla Tour des Jorasses, *Les Ailes du Désir* sulla Sud dell'Aiguille du Fou e la prima ripetizione di *Allargate i vostri orizzonti* all'Anciesieu solo per citare le più significative di quell'estate), ci siamo avviati verso l'attacco di *Löcherspiel* piuttosto baldanzosi. Trovare l'attacco della via non è stato particolarmente difficile perchè allora non erano presenti altri itinerari su quella porzione di parete. Un po' più complicato invece è stato individuare il percorso, senza un topo esplicativo. Siamo saliti navigando sul calcare (fortunatamente della buona qualità sperata) da spit a spit cercando di identificare quello successivo - chiaramente lontanissimo - fino ad un punto in cui avremmo dovuto piegare a sinistra ma non lo sapevamo. Non siamo più riusciti a vedere alcuna protezione fissa in parete, neanche molto più in alto, per cui ci siamo calati con la promessa (forse) di tornare con informazioni più precise. Delusi ma consapevoli di aver ricevuto una giusta lezione di umiltà, ci siamo avviati verso i più solari Wendenstöck ed Eldorado (Grimsel) dove abbiamo poi salito - fortunatamente senza intoppi - rispettivamente *La voie du frère* e *Hirnriss*.
Piccola storia di esperienze di gioventù. È interessante poi tornare sui propri passi tanti anni dopo (più di un quarto di secolo) per rivivere quelle giornate e completarle con gli elementi che allora mancavano.
Insieme ad Alessandra, anche lei ormai veterana della parete dopo cinque vie percorse all'ombra dell'Orco, abbiamo scalato *Löcherspiel* nella sua versione moderna, ovvero dopo il restyling operato dallo stesso apritore (quel Daniel Anker che spesso compare anche accanto al nome di Michel Piola in aperture importanti su pareti alpine) nel 2018 a trent'anni esatti dalla prima salita. In quell'occasione erano stati sostituiti i vecchi fix, aggiunti alcuni punti nei tratti più expo e rettificata l'uscita con due nuove lunghezze di 6c che aggiungono la cosiddetta ciliegina sulla torta ad una via particolarmente piacevole e omogenea. Attenzione, non si tratta di una richiodatura seriale; il carattere della via rimane piuttosto severo; nonostante i gradi sulla carta siano contenuti occorre sapersi muovere con disinvoltura sul 6b/c per gestire la progressione in tranquillità e sicurezza.
A metà via, si attraversa una grande cengia detritica dove è imperativo gestire la progressione in corda corta senza trascinare corde e zaini in quanto si rischierebbe di bombardare eventuali cordate presenti nella parte bassa.
Per il resto, la via è molto bella e si scala sempre su calcare di buona qualità, costellato di buchi di ogni dimensione che ricordano vagamente quelli del Wenden. Avvicinamento e discesa  relativamente brevi in scarpe da approach contribuiscono sicuramente a rendere questa via una bella opportunità per le torride giornate estive.

Materiale: 1 corda da 60 m + 1 cordino per recuperare lo zaino, 12 rinvii (di cui 2 allungabili), 1 set di friend da #.3 a #2 C4 BD, 1 carrucola, casco.
Esposizione: Nord Nord Ovest, sole nel tardo pomeriggio.
Avvicinamento: a piedi da Eigergletscher percorrendo in discesa il primo tratto dell'Eiger Trail per poi abbandonarlo e deviare a destra in salita verso la ferrata del Rotstock. Dopo la prima serie di scalette si giunge su una grande cengia. Ci si dirige quindi a sinistra (ometti) verso la base della parete. Al termine di una serie di corde fisse che conducono sulla cengia più alta a sinistra, si raggiunge l'attacco della via. Calcolare circa 45 minuti da Eigergletscher.
Discesa: a piedi lungo il versante Ovest, calcolare una mezz'oretta abbondante fino alla stazione Eigergletscher.

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sabato 1 agosto 2026

Tour des Fous - *Capitano Nemo*

Negli ultimi anni le vie moderne nei dintorni del Colle del Gran San Bernardo si sono moltiplicate, per la gioia degli scalatori in fuga dalla calura estiva e con poca voglia di camminare. Sulla Tour des Fous si trovano forse gli itinerari con le difficoltà maggiori, sempre comunque alla portata di un gran numero di arrampicatori. *Capitano Nemo* (180 m, 7a+ max, 6c obbl.), percorsa oggi insieme ad Alessandra, è una valida opzione per chi cerca un itinerario omogeneo sul 6c/7a e vuole muoversi su terreno molto strapiombante. La via è interamente attrezzata con piastrine Petzl e non serve materiale aggiuntivo. Data la conformazione della parete, è consigliabile scalare leggeri, con uno zainetto da recupero.

Materiale: 1 corda da 60 m, 1 cordino di servizio, 12 rinvii. 
Esposizione: Sud Sud Ovest, sole da fine mattinata.
Avvicinamento: lasciata l'auto nei pressi dell'alpeggio Baou, ad Est della Tour des Fous, seguire inizialmente il sentiero che sale verso il Colle Fenêtre de Ferret ma abbandonarlo dopo poco per volgere a sinistra in direzione del colletto situato a Nord Ovest della Tour. Abbassarsi in direzione Sud e raggiungere l'attacco della via (clessidra con cordino). La via è riconoscibile dalle piastrine Petzl. 20 minuti circa.
Discesa: lungo il versante Ovest, corda corda oppure calate da 30 m sul lato destro (faccia a valle).

Primo tiro (6c+), tecnico.

Ultimi metri in placca del primo tiro.

Quarto tiro (7a), in diagonale verso sinistra.

Quinto tiro (6b+), ancora in diagonale verso sinistra.

Vista d'insieme sul quinto tiro, con la strada del Colle sullo sfondo.

Un dettaglio della roccia particolare che caratterizza la Tour des Fous: quarzite.

Il topo della via.

 

lunedì 1 giugno 2026

Cadarese - *La fede ossolana*

Cadarese è conosciuta in tutto il Mondo per i suoi monotiri in fessura; pochi prendono in considerazione il fatto che sia possibile scalare anche vere e proprie multipitch sfruttando tutta la roccia che qui sicuramente non manca. All'occhio attento del local Fabrizio Fratagnoli non poteva sfuggire una bella linea che corre sul pilastro più alto della falesia, proprio sopra il terzo settore. Così, nell'estate 2023, insieme a R. Bassi ha completato una via che si sta avviando a diventare una classica: *La fede ossolana* (150 m, 7b+ o 7a+ max, 6a obbl.). È stato necessario un gran lavoro di disgaggio e pulizia (oltre che di chiodatura - fix solo ove necessario) ma ora i ripetitori possono contare su un bel parco giochi che non deluderà gli amanti dell'arrampicata trad in fessura. 
La via può essere percorsa lungo la linea meno difficile, offrendo una scalata straordinariamente omogenea sul 6c con un paio di sezioni un po' più impegnative. Per chi invece non si accontenta, è possibile salire anche tre varianti laterali bellissime ma nettamente più esigenti (fino al 7b+).
Altra caratteristica che rende questo itinerario molto interessante è senza dubbio l'esposizione (Nord), che consente di rimanere sempre all'ombra e di poter scalare anche nelle calde giornate estive.

Materiale: corde da 60 m, doppia serie completa di friends fino a #2 C4 BD, triplicare da #.4 a #.75 C4 BD, 1 #3 C4 BD.
Esposizione: Nord, praticamente sempre all'ombra.
Avvicinamento: stesso avvicinamento della falesia di Cadarese. Salire fino in cima al sentiero (terzo piano). La via inizia all'estremità sinistra della cengia, in corrispondenza di un tassello con freccia rossa disegnata. Calcolare circa 30 minuti a piedi dall'auto.
Discesa: in doppia lungo la via. Con due corde da 60 m si riescono comodamente a fare tre calate, saltando ogni volta una sosta.

Il bel pilastro del terzo piano di Cadarese, dove corre la via.

Primo tiro (6b+), non il più bello ma si dimentica subito.

Secondo tiro (6c), diedrone granitico.

Terzo tiro (6c), fisico ma su prese molto buone.

Arrivo in sosta sul terzo tiro.

Quinto tiro (6c), altro bel diedro geometrico.

Ultimo tiro (7a+), con una bella sequenza prima fisica poi tecnica che impegna non poco.

Doppie veloci e filanti lungo la via.

Il topo originale della via.

 

lunedì 7 luglio 2025

Extrepieraz - *Scelte difficili* (prima salita)

Il settore Gorgonzola a Extrepieraz è tanto conosciuto tra gli arrampicatori quanto poco frequentato dagli stessi. Non ho mai compreso i reali motivi di tale disinteresse ma un'idea me la sono fatta. La zona è nota per la falesia classica (monotiri) come meta estiva per famiglie: ampio prato verde alla base, vie di ogni difficoltà, frescura pomeridiana. Gli amanti delle vie di più tiri non la prendono in considerazione probabilmente per il fatto che la Valle di Ayas non è ricca di pareti di media montagna per scalare come altre zone. Il pensiero credo che sia rivolto principalmente alle alte vette del Massiccio del Monte Rosa dove però si pratica alpinismo classico. Eppure anche per arrampicare le opportunità ci sono e pure interessanti: Rocca di Verra, Monte Sarezza, Extrepieraz appunto. A sinistra della falesia conosciuta da tutti si trova una parete alta fino a 150 m, ben visibile dalla strada dopo Brusson in direzione Champoluc, in corrispondenza dell'area pic-nic Bosco di Goën. Proprio da questa prospettiva, all'occhio attento del climber non sarà sfuggita una placca compatta striata di grigio-azzurro che si trova nel lato sinistro. Personalmente sono circa 30 anni che la osservo e che mi stuzzica ma non ho mai avuto tempo/occasione di andare a curiosare. Pur non essendo un local mi son sempre considerato un frequentatore assiduo della parete, grazie alla guida alpina di Champoluc (ora emigrato in Australia) Franco Spataro con cui arrampicavo molto in gioventù e che mi ha trasmesso la passione per l'apertura delle vie dal basso con il trapano. Grazie a lui avevo conosciuto anche Ezio e Yannik Lettry - padre e figlio di Ginevra, regolarmente in vacanza nella loro casa di Mascognaz - instancabili apritori di vie nuove, appartenenti alla celebre scuola elvetica (Piola, Vogler e compagnia bella). Dopo un'intenso periodo di aperture negli anni '90 i due hanno progressivamente abbandonato trapano e spit per dedicarsi ad altro, lasciando però una bella eredità nella Valle di Ayas che è stata ripresa in primis da Franco ma che purtroppo anche lui ha dovuto abbandonare quando si è trasferito nell'altro emisfero. Per non lasciare cadere nell'oblio il tutto, mi sono sentito indirettamente chiamato in causa, anche se purtroppo il tempo da dedicare non è mai abbastanza. Per correttezza, avevo chiesto il permesso ai Lettry di terminare e/o riattrezzare le loro creazioni in giro per la valle, che mi avevano gentilmente accordato.
Per tornare alla suddetta placca striata di grigio-azzurro, sapevo che esisteva un tentativo di Ezio e Yannik genericamente relazionato con un 6b/A2 seguito da un punto di domanda e un nome piuttosto eloquente *Sableuse*. L'idea degli svizzeri era sicuramente quella di salire quello che da lontano appare come un tiro spettacolare ma forse la qualità della roccia nella parte bassa li aveva un po' demotivati a tornare. Stesso discorso valeva anche per me, fino a quest'estate quando si è presentata l'occasione di provare insieme ad un gruppo di aspiranti guide alpine in procinto di sostenere l'esame finale per l'abilitazione UIAGM. Con tre ragazzi (Manuel C., Marco B. e Simone S.), due dei quali proprio della Valle di Ayas, abbiamo così installato un bel cantiere per provare a restaurare il vecchio percorso e andare a toccare con mano la parte alta.
Dopo due giorni di lavori a cui hanno contribuito anche i colleghi Stefano S. e Matteo U. abbiamo quindi sostituito sui primi tre tiri già presenti tutti i vecchi punti zincati con fix inox 316L e aperto gli ultimi due che mancavano per uscire in cima, tra cui la famosa placca striata; grazie Simone per la pazienza in sosta sotto il sole cocente! Il lavoro di pulizia e disgaggio è stato notevole anche se purtroppo restano alcune porzioni sui primi due tiri in cui occorre prestare un minimo di attenzione per non tirare qualsiasi presa; nulla di pericoloso comunque. Purtroppo, va detto, nel complesso la via non è oggettivamente all'altezza delle vicine a destra (Gorgonzola, Lettry, Souvenir, ecc.) che presentano tutte roccia molto compatta praticamente ovunque. Il vero motivo però che spinge a ripeterla deve essere il quarto tiro che, da solo, vale tutta la via. Un vero gioiello di continuità costellato di buchi di ogni forma e dimensione che fa dimenticare di essere in Valle d'Aosta.
Ancora un giro con Alessandra per scalare in libera tutti i tiri e il topo è presto fatto. Una piccola (inutile) considerazione sui gradi: calcolando la polvere ancora presente durante la ripetizione, ho preferito tenere le valutazioni piuttosto strette, contando che con roccia pulita dai passaggi e da vento/pioggia sia tutto più facile. Per quanto riguarda il nome della via, mi sono preso la libertà di sostituire l'originale con un più evocativo *Scelte difficili* (120 m, 7a+, 6b obbl.). *Sableuse* avrebbe probabilmente continuato a scoraggiare gli arrampicatori mentre tutti i giorni ci troviamo di fronte a scelte difficili, a partire dai gusti del gelato all'Agrimont di Verrès.

Materialela via è interamente attrezzata con con materiale inox A4 (AISI 316L): tasselli MKT BZ Plus M10x90 mm e placchette Raumer. Alle soste si trovano catene con doppio anello chiuso di calata.
1 corda da 60 m + 1 corda di servizio, 12 rinvii e casco sono sufficienti.
EsposizioneEst, ombra al pomeriggio.
Avvicinamento: lasciata l'auto nel piccolo piazzale a bordo strada, poco a monte del parcheggio a pagamento dell'area pic-nic del Bosco di Goën, percorrere a piedi la strada sterrata che scende verso il torrente Evançon e dirigersi a monte verso il ponte ben visibile. Dopo averlo attraversato, abbandonare lo sterrato e seguire il corso del torrente fino ad individuare un sentierino che conduce in breve alla base del settore Gorgonzola (un passaggio breve ma esposto). 10 minuti.
Scelte difficili” si trova all'estremità sinistra della parete e per raggiungerla occorre abbassarsi qualche metro dalla cengia dove parte “Gorgonzola” e costeggiare la parete lungo una traccia di sentiero. Dopo un breve tratto in salita e una piccola discesa, si arriva all'attacco della via (fix visibili).
Discesasi può scendere in doppia da tutte le soste. La discesa più semplice e rapida si effettua con due calate lunghe nel vuoto da S5 a S3 e da S3 a terra. Prestare attenzione quando si recupera la prima doppia perché la corda arriva proprio sulla sosta (frustata quasi assicurata).

SCARICA IL TOPO DELLA VIA 

Il topo della via; quello dettagliato è scaricabile dal link qui sopra.

Lavori in corso (foto S. Stradelli).

Primo tiro (7a+), con un delicato traverso verso sinistra su prese sfuggenti.

Terzo tiro (7a+), corto ed esplosivo, 
strapiombante su prese abbastanza buone lontane e buchetti incredibili.

Quarto tiro (7a): the pitch! Pura continuità con un passetto di decisione a 2/3. 
Di difficile lettura senza le prese segnate.