sabato 1 agosto 2026

Tour des Fous - *Capitano Nemo*

Negli ultimi anni le vie moderne nei dintorni del Colle del Gran San Bernardo si sono moltiplicate, per la gioia degli scalatori in fuga dalla calura estiva e con poca voglia di camminare. Sulla Tour des Fous si trovano forse gli itinerari con le difficoltà maggiori, sempre comunque alla portata di un gran numero di arrampicatori. *Capitano Nemo* (180 m, 7a+ max, 6c obbl.), percorsa oggi insieme ad Alessandra, è una valida opzione per chi cerca un itinerario omogeneo sul 6c/7a e vuole muoversi su terreno molto strapiombante. La via è interamente attrezzata con piastrine Petzl e non serve materiale aggiuntivo. Data la conformazione della parete, è consigliabile scalare leggeri, con uno zainetto da recupero.

Materiale: 1 corda da 60 m, 1 cordino di servizio, 12 rinvii. 
Esposizione: Sud Sud Ovest, sole da fine mattinata.
Avvicinamento: lasciata l'auto nei pressi dell'alpeggio Baou, ad Est della Tour des Fous, seguire inizialmente il sentiero che sale verso il Colle Fenêtre de Ferret ma abbandonarlo dopo poco per volgere a sinistra in direzione del colletto situato a Nord Ovest della Tour. Abbassarsi in direzione Sud e raggiungere l'attacco della via (clessidra con cordino). La via è riconoscibile dalle piastrine Petzl. 20 minuti circa.
Discesa: lungo il versante Ovest, corda corda oppure calate da 30 m sul lato destro (faccia a valle).

Primo tiro (6c+), tecnico.

Ultimi metri in placca del primo tiro.

Quarto tiro (7a), in diagonale verso sinistra.

Quinto tiro (6b+), ancora in diagonale verso sinistra.

Vista d'insieme sul quinto tiro, con la strada del Colle sullo sfondo.

Un dettaglio della roccia particolare che caratterizza la Tour des Fous: quarzite.

Il topo della via.

 

lunedì 1 giugno 2026

Cadarese - *La fede ossolana*

Cadarese è conosciuta in tutto il Mondo per i suoi monotiri in fessura; pochi prendono in considerazione il fatto che sia possibile scalare anche vere e proprie multipitch sfruttando tutta la roccia che qui sicuramente non manca. All'occhio attento del local Fabrizio Fratagnoli non poteva sfuggire una bella linea che corre sul pilastro più alto della falesia, proprio sopra il terzo settore. Così, nell'estate 2023, insieme a R. Bassi ha completato una via che si sta avviando a diventare una classica: *La fede ossolana* (150 m, 7b+ o 7a+ max, 6a obbl.). È stato necessario un gran lavoro di disgaggio e pulizia (oltre che di chiodatura - fix solo ove necessario) ma ora i ripetitori possono contare su un bel parco giochi che non deluderà gli amanti dell'arrampicata trad in fessura. 
La via può essere percorsa lungo la linea meno difficile, offrendo una scalata straordinariamente omogenea sul 6c con un paio di sezioni un po' più impegnative. Per chi invece non si accontenta, è possibile salire anche tre varianti laterali bellissime ma nettamente più esigenti (fino al 7b+).
Altra caratteristica che rende questo itinerario molto interessante è senza dubbio l'esposizione (Nord), che consente di rimanere sempre all'ombra e di poter scalare anche nelle calde giornate estive.

Materiale: corde da 60 m, doppia serie completa di friends fino a #2 C4 BD, triplicare da #.4 a #.75 C4 BD, 1 #3 C4 BD.
Esposizione: Nord, praticamente sempre all'ombra.
Avvicinamento: stesso avvicinamento della falesia di Cadarese. Salire fino in cima al sentiero (terzo piano). La via inizia all'estremità sinistra della cengia, in corrispondenza di un tassello con freccia rossa disegnata. Calcolare circa 30 minuti a piedi dall'auto.
Discesa: in doppia lungo la via. Con due corde da 60 m si riescono comodamente a fare tre calate, saltando ogni volta una sosta.

Il bel pilastro del terzo piano di Cadarese, dove corre la via.

Primo tiro (6b+), non il più bello ma si dimentica subito.

Secondo tiro (6c), diedrone granitico.

Terzo tiro (6c), fisico ma su prese molto buone.

Arrivo in sosta sul terzo tiro.

Quinto tiro (6c), altro bel diedro geometrico.

Ultimo tiro (7a+), con una bella sequenza prima fisica poi tecnica che impegna non poco.

Doppie veloci e filanti lungo la via.

Il topo originale della via.

 

lunedì 7 luglio 2025

Extrepieraz - *Scelte difficili* (prima salita)

Il settore Gorgonzola a Extrepieraz è tanto conosciuto tra gli arrampicatori quanto poco frequentato dagli stessi. Non ho mai compreso i reali motivi di tale disinteresse ma un'idea me la sono fatta. La zona è nota per la falesia classica (monotiri) come meta estiva per famiglie: ampio prato verde alla base, vie di ogni difficoltà, frescura pomeridiana. Gli amanti delle vie di più tiri non la prendono in considerazione probabilmente per il fatto che la Valle di Ayas non è ricca di pareti di media montagna per scalare come altre zone. Il pensiero credo che sia rivolto principalmente alle alte vette del Massiccio del Monte Rosa dove però si pratica alpinismo classico. Eppure anche per arrampicare le opportunità ci sono e pure interessanti: Rocca di Verra, Monte Sarezza, Extrepieraz appunto. A sinistra della falesia conosciuta da tutti si trova una parete alta fino a 150 m, ben visibile dalla strada dopo Brusson in direzione Champoluc, in corrispondenza dell'area pic-nic Bosco di Goën. Proprio da questa prospettiva, all'occhio attento del climber non sarà sfuggita una placca compatta striata di grigio-azzurro che si trova nel lato sinistro. Personalmente sono circa 30 anni che la osservo e che mi stuzzica ma non ho mai avuto tempo/occasione di andare a curiosare. Pur non essendo un local mi son sempre considerato un frequentatore assiduo della parete, grazie alla guida alpina di Champoluc (ora emigrato in Australia) Franco Spataro con cui arrampicavo molto in gioventù e che mi ha trasmesso la passione per l'apertura delle vie dal basso con il trapano. Grazie a lui avevo conosciuto anche Ezio e Yannik Lettry - padre e figlio di Ginevra, regolarmente in vacanza nella loro casa di Mascognaz - instancabili apritori di vie nuove, appartenenti alla celebre scuola elvetica (Piola, Vogler e compagnia bella). Dopo un'intenso periodo di aperture negli anni '90 i due hanno progressivamente abbandonato trapano e spit per dedicarsi ad altro, lasciando però una bella eredità nella Valle di Ayas che è stata ripresa in primis da Franco ma che purtroppo anche lui ha dovuto abbandonare quando si è trasferito nell'altro emisfero. Per non lasciare cadere nell'oblio il tutto, mi sono sentito indirettamente chiamato in causa, anche se purtroppo il tempo da dedicare non è mai abbastanza. Per correttezza, avevo chiesto il permesso ai Lettry di terminare e/o riattrezzare le loro creazioni in giro per la valle, che mi avevano gentilmente accordato.
Per tornare alla suddetta placca striata di grigio-azzurro, sapevo che esisteva un tentativo di Ezio e Yannik genericamente relazionato con un 6b/A2 seguito da un punto di domanda e un nome piuttosto eloquente *Sableuse*. L'idea degli svizzeri era sicuramente quella di salire quello che da lontano appare come un tiro spettacolare ma forse la qualità della roccia nella parte bassa li aveva un po' demotivati a tornare. Stesso discorso valeva anche per me, fino a quest'estate quando si è presentata l'occasione di provare insieme ad un gruppo di aspiranti guide alpine in procinto di sostenere l'esame finale per l'abilitazione UIAGM. Con tre ragazzi (Manuel C., Marco B. e Simone S.), due dei quali proprio della Valle di Ayas, abbiamo così installato un bel cantiere per provare a restaurare il vecchio percorso e andare a toccare con mano la parte alta.
Dopo due giorni di lavori a cui hanno contribuito anche i colleghi Stefano S. e Matteo U. abbiamo quindi sostituito sui primi tre tiri già presenti tutti i vecchi punti zincati con fix inox 316L e aperto gli ultimi due che mancavano per uscire in cima, tra cui la famosa placca striata; grazie Simone per la pazienza in sosta sotto il sole cocente! Il lavoro di pulizia e disgaggio è stato notevole anche se purtroppo restano alcune porzioni sui primi due tiri in cui occorre prestare un minimo di attenzione per non tirare qualsiasi presa; nulla di pericoloso comunque. Purtroppo, va detto, nel complesso la via non è oggettivamente all'altezza delle vicine a destra (Gorgonzola, Lettry, Souvenir, ecc.) che presentano tutte roccia molto compatta praticamente ovunque. Il vero motivo però che spinge a ripeterla deve essere il quarto tiro che, da solo, vale tutta la via. Un vero gioiello di continuità costellato di buchi di ogni forma e dimensione che fa dimenticare di essere in Valle d'Aosta.
Ancora un giro con Alessandra per scalare in libera tutti i tiri e il topo è presto fatto. Una piccola (inutile) considerazione sui gradi: calcolando la polvere ancora presente durante la ripetizione, ho preferito tenere le valutazioni piuttosto strette, contando che con roccia pulita dai passaggi e da vento/pioggia sia tutto più facile. Per quanto riguarda il nome della via, mi sono preso la libertà di sostituire l'originale con un più evocativo *Scelte difficili* (120 m, 7a+, 6b obbl.). *Sableuse* avrebbe probabilmente continuato a scoraggiare gli arrampicatori mentre tutti i giorni ci troviamo di fronte a scelte difficili, a partire dai gusti del gelato all'Agrimont di Verrès.

Materialela via è interamente attrezzata con con materiale inox A4 (AISI 316L): tasselli MKT BZ Plus M10x90 mm e placchette Raumer. Alle soste si trovano catene con doppio anello chiuso di calata.
1 corda da 60 m + 1 corda di servizio, 12 rinvii e casco sono sufficienti.
EsposizioneEst, ombra al pomeriggio.
Avvicinamento: lasciata l'auto nel piccolo piazzale a bordo strada, poco a monte del parcheggio a pagamento dell'area pic-nic del Bosco di Goën, percorrere a piedi la strada sterrata che scende verso il torrente Evançon e dirigersi a monte verso il ponte ben visibile. Dopo averlo attraversato, abbandonare lo sterrato e seguire il corso del torrente fino ad individuare un sentierino che conduce in breve alla base del settore Gorgonzola (un passaggio breve ma esposto). 10 minuti.
Scelte difficili” si trova all'estremità sinistra della parete e per raggiungerla occorre abbassarsi qualche metro dalla cengia dove parte “Gorgonzola” e costeggiare la parete lungo una traccia di sentiero. Dopo un breve tratto in salita e una piccola discesa, si arriva all'attacco della via (fix visibili).
Discesasi può scendere in doppia da tutte le soste. La discesa più semplice e rapida si effettua con due calate lunghe nel vuoto da S5 a S3 e da S3 a terra. Prestare attenzione quando si recupera la prima doppia perché la corda arriva proprio sulla sosta (frustata quasi assicurata).

SCARICA IL TOPO DELLA VIA 

Il topo della via; quello dettagliato è scaricabile dal link qui sopra.

Lavori in corso (foto S. Stradelli).

Primo tiro (7a+), con un delicato traverso verso sinistra su prese sfuggenti.

Terzo tiro (7a+), corto ed esplosivo, 
strapiombante su prese abbastanza buone lontane e buchetti incredibili.

Quarto tiro (7a): the pitch! Pura continuità con un passetto di decisione a 2/3. 
Di difficile lettura senza le prese segnate.

 

mercoledì 4 giugno 2025

Circuito "Soirée Vertikal 2025" & Monte Zerbion Skyrace

Giunto ormai alla quarta edizione, il circuito di gare serali "Soirée Vertikal" si colloca ormai tra gli appuntamenti fissi di primavera per gli amanti della corsa in montagna. Quattro gare brevi ma intense con caratteristiche più o meno simili che si articolano sui sentieri della Valle d'Aosta; partenza a cronometro dopo le ore 18.30 e mini circuito per i bambini fino ai 14 anni. Una formula tanto semplice quanto efficace per richiamare anche più di 500 partecipanti a tappa: dai top runner di livello internazionale fino all'appassionato con tanta voglia di mettersi in gioco e di far festa in compagnia.
Avevo già partecipato alla prima edizione nel 2022, riuscendo anche a vincere la mia categoria ovvero quella generica Over40. Quest'anno si è presentata nuovamente l'occasione di rimettermi in pista; ho potuto beneficiare dell'allenamento della lunga stagione scialpinistica e ne ho approfittato per riprendere contatto con una attività più "libera" e leggera che non prevede attrezzatura tecnica se non un paio di scarpe da running, pantaloncini, maglietta e un paio di bastoncini. Nel frattempo le categorie sono state lievemente modificate, lasciando spazio agli Under23 e agli Over45; avendo già oltrepassato i 50, rientravo nell'ultima, con la concorrenza di atleti ormai 7 anni più giovani. Poco importa; il segreto per vivere al meglio queste esperienze è quello di aver voglia di mettersi in gioco e divertirsi facendo fatica. Suona un po' come un controsenso e per qualcuno può sembrare una forma di masochismo; in realtà è un modo per rimanere a contatto con i giovani e trovare nuovi stimoli per non lasciarsi andare. 
Fortunatamente, su quattro gare, ho trovato solo una volta qualcuno che è andato (molto) più forte di me: si tratta dell'evergreen Dennis Brunod capace ancora di correre ai livelli di quando era atleta professionista in forza al Centro Sportivo Esercito. Nelle altre tre tappe sono stato il "vecchio" più veloce, cosa che mi ha aperto le porte alla vittoria nel circuito finale. Piccola soddisfazione, che immagino non potrò godermi ancora per molto.

Tutt'altro tipo di sforzo invece ha richieso la celebre Monte Zerbion Skyrace (MZS), organizzata impeccabilmente da Bruno e Dennis Brunod, in memoria del mitico Jean Pellissier che ci ha lasciato troppo presto nel 2023. Avevo già partecipato l'anno scorso ma il maltempo aveva impedito l'arrivo in vetta, lasciando così un po' di amaro in bocca che però è stato cancellato ampiamente quest'anno con una giornata top. Più che partecipare alla gara in sé, che era anche tappa del prestigioso circuito "Merrel Skyrunning World Series", mi ha sempre stuzzicato l'idea di partire dal centro di Châtillon e arrivare in vetta allo Zerbion nel minor tempo possibile. È fattibile certamente anche senza un pettorale ma in un contesto agonistico la resa è più elevata. Partire proprio di fianco a dove sorgeva la scuola elementare che ho frequentato da bambino ha poi aggiunto alla giornata un tocco evocativo particolare.
Per quanto mi riguarda, temevo un po' la resa sul lungo in quanto il mio allenamento a piedi si limitava alle corte sparate serali di cui sopra. Ho cercato quindi di impormi di partire con un ritmo relativamente moderato per evitare di scoppiare nel ripidissimo tratto finale che equivale - solo quello - ad un chilometro verticale di tutto rispetto. Peccato che ci si arrivi dopo un avvicinamento di 1200 m D+ con molti tratti anche pianeggianti da correre. La gara in totale prevede 2200 m D+ con uno sviluppo di circa 9.5 km.
Alla fine, posso ritenermi più che soddisfatto della mia gara, con un tempo finale di 1.52'54"; ventiduesimo assoluto in classifica e primo nella categoria Over 50. 

Prima tappa: Issogne.

Ultimi metri ripidi a Issogne.

Il podio di Issogne, secondo dietro al mitico Dennis Brunod.

Seconda tappa: Gignod. Arrivo in volata con il fuoriclasse Nadir Maguet, 
partito però un po' di minuti dopo di me!

Arrivo a Gignod.

Il podio di Gignod, primo davanti a F. Cuaz e R. Gorraz.

Terza tappa: Saint-Oyen.

Ultimi metri in piano a Saint-Oyen.

Il podio di Saint-Oyen, primo davanti a F. Cuaz e R. Gorraz.

Terza tappa: Cogne.

Arrivo a Cogne.

Il podio di Cogne, primo davanti a C. Joux e P. Breuer.

Il podio al termine del Circuito Soirée Vertikal 2025: primo categoria Over45.

Nella parte bassa della Monte Zerbion Skyrace.

Ultimi metri verso la vetta del Monte Zerbion.

MZS: primo posto cat. Over 50.

martedì 8 aprile 2025

Goulottes & skialp primavera '25

*Mastabas* alla Pyramide du Tacul.

Discesa lungo il Ghiacciaio della Brenva.
 
Nella prima settimana di aprile si è svolto il modulo invernale del 42esimo corso per guide alpine valdostane, dedicato a R. Petigax. Dopo un inizio con meteo perturbato, che però non ci ha impedito di svolgere regolare attività, il seguito è stato un susseguirsi di giornate soleggiate e con condizioni super, sia per lo sci sia per il ghiaccio.
Il primo giorno è stato dedicato all'esplorazione di itinerari poco battuti di sci fuoripista nel comprensorio del Monterosaski. Prima della perturbazione annunciata nel pomeriggio, siamo riusciti a portare a termine la discesa dal Passo dell'Uomo Storto, raggiunto con un po' di salita in diagonale con le pelli di foca. La discesa, dopo il primo tratto breve ma ripido, si presenta inizialmente ampia, fino all'imbocco dei ripidi e stretti canali che conducono nel Vallone del Netcho. Qui è meglio avere le idee chiare per iniziare a scendere, perché prima o poi si arriva a un punto dove è necessario calarsi con la corda. Se non si fanno errori, basta una breve calata in doppia, attrezzata su fix, per riprendere a sciare verso il fondovalle.
Il secondo giorno, sotto la prevista fitta nevicata, siamo andati all'inizio del classico itinerario del Col Serena, nella Valle del Gran San Bernardo, per una verifica didattica sulle tecniche di scialpinismo.
Dal terzo giorno, con il meteo in deciso miglioramento, siamo riusciti a fare una bella attività. Ne abbiamo approfittato per fare la prima traccia lungo la celebre discesa della Porta Nera, per poi spostarci sul massiccio del Monte Bianco con piccozze e ramponi sulle goulottes. Nei due giorni successivi abbiamo salito una linea non molto conosciuta, ma piuttosto in voga in questa stagione grazie alle sue ottime condizioni (Mastabas alla Pyramide du Tacul), e una variante alla celebre Valeria al Petit Capucin, denominata Chippendale, che corre poco alla sua destra.
Abbiamo poi ripreso gli sci per salire la bella piramide della Becca di Luseney, a cavallo tra la Valpelline e la valle di Saint-Barthélemy: una bella gita lunga in giornata in uno degli angoli più selvaggi della Valle d'Aosta.
L'ultimo giorno, infine, è stato dedicato allo sci fuoripista nel comprensorio di Pila, per terminare in bellezza una settimana intensa e ricca di esperienze.

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