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domenica 12 maggio 2024

Sicilia climbing tour '24

 

Difficile non innamorarsi della Sicilia dopo esserci andati la prima volta.
Falesia, vie lunghe, cibo, natura, storia, mare: non manca nulla per una vacanza con i fiocchi!

Dopo quasi una decina di visite in Sicilia, sempre e solo nella zona compresa tra Palermo e San Vito Lo Capo, bisognava assolutamente colmare una gravissima lacuna geografica, ovvero il profondo Sud (siracusano e ragusano). Sapevo dell'esistenza di spettacolari falesie e luoghi incantevoli ma sono sempre stato scoraggiato dalle temperature. Per arrampicare dignitosamente è necessario che non sia troppo caldo; le condizioni migliori si trovano quasi sempre in pieno inverno, quando purtroppo sci e cascate di ghiaccio la fanno da padroni.
Questa primavera, complici il perdurare del maltempo al Nord e le temperature non ancora bollenti, la direzione è stata senza indugi la Sicilia del Sud. E che piacevole scoperta! Sotto tanti punti di vista, non solo per l'arrampicata. Dopo essere sbarcati a Palermo con il traghetto, abbiamo immediatamente approfittato dei giorni con il meteo più stabile per visitare le Madonie. Ero già stato a scalare al Monte d'Oro nel 2014 e volevo tornare a rivedere un angolo di entroterra che mi era piaciuto molto. In due giorni di permanenza nei pressi di Collesano, abbiamo scalato nella falesia di Contrada Croce e ripetuto la bellissima *Libertà incondizionata* (120 m, 7a max, 6c obbl.) sulla parete Sud Monte d'Oro. Quest'ultima è un vero e proprio gioiellino, su roccia sempre perfetta e chiodata parsimoniosamente ma con criterio (e soprattutto non pericolosa). Il suo tracciato si snoda sulla faccia destra del gran diedro in cui sale la storica via di A. Gogna e M. Marantonio del 1981 e rimane all'ombra per gran parte della mattinata; buono a sapersi quando il sole picchia troppo forte.
Chiusa la parentesi Madonie, non prima di aver fatto incetta del tipico dolce locale (lo "Sfoglio"), ci siamo spostati nel siracusano. Siamo subito andati a curiosare la zona di Cava Grande del Cassibile, che offre un terreno d'azione per tutte le attività sportive outdoor. Non ci siamo lasciati scappare una ripetizione di *Freedom now* (140 m, 7a+ max, 6c obbl.), sul pilastro più alto della Cava che fortunatamente rimane all'ombra per buona parte della giornata. Come per la via ripetuta a Monte d'Oro, anche qui la firma è quella del local Massimo Flaccavento che ha messo a segno un altro colpo da maestro. Roccia super, solo apparentemente disturbata dalla vegetazione, chiodatura né troppo vicina né troppo lontana, avvicinamento in stile Verdon (discesa in doppia a 2 minuti dalla macchina) e frequentazione pressochè nulla sono gli ingredienti principali per una mezza giornata in tutta tranquillità.
Successivamente le giornate si sono svolte cercando di evitare qualche raro acquazzone e alternando visite alle numerose attrattive (naturalistiche/artistiche/gastronomiche) della zona a falesie più o meno conosciute. Abbiamo scalato all'Antro dell'Eco, al Curvone, al settore Piazzetta di Cava d'Ispica e a Pandora incontrando solo poche persone all'Antro dell'Eco e per il resto nessuna anima viva; calcare sempre diverso e di qualità, inserito in contesto rurale (tranne per il Curvone) molto tranquillo.
Prima dell'imbarco sul traghetto di ritorno, abbiamo infine approfittato per ripetere una recente creazione di M. Oviglia & co. all'Antro della Perciata: *Ramage* (200 m, 6c+ max, 6a+ obbl.). Si tratta di una via incredibile che supera un enorme strapiombo con una lunghezza più bella dell'altra, tra canne e concrezioni di ogni forma e grandezza. Il tutto su difficoltà contenute e alla portata di un gran numero di arrampicatori a patto di gestire con disinvoltura la progressione su terreno costantemente strapiombante ed estremamente esposto, discesa in doppia compresa.
Sicilia del Sud, quindi, promosso a pieni voti: da ritornare sicuramente!

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martedì 24 maggio 2022

Sicilia climbing tour '22

Discesa in doppia molto aerea da *La collina dei conigli*, via che avevo aperto nel 2007
sul Monte Monaco (San Vito lo Capo) in occasione del mio primo viaggio sull'isola.

Con il pretesto della richiodatura della via *Chiacchiere e distintivo*, sono tornato dopo un po' di anni nella bellissima Sicilia. L'autunno è sicuramente la stagione più indicata, sia per arrampicare sia per fare il bagno, ma i giorni a disposizione erano solo in questo periodo, quindi meglio di niente!
Per la prima volta ho sperimentato il viaggio in traghetto (solitamente utilizzato per la Sardegna ma non per la Sicilia) che si è rivelato una scelta vincente: prezzo correlabile con la soluzione volo+auto (forse anche un po' meno) ma assoluta libertà di movimento con la propria auto e nessun problema di bagaglio. L'unico neo è la rappresentato dalla lunghezza del viaggio, che richiede almeno due giorni in più: uno per l'andata e uno per il ritorno.
Il programma della vacanza è stato all'insegna del "prima il dovere poi il piacere"; terminata quindi la richiodatura della via (vedi post precedente), ci siamo dedicati ad attività più rilassanti, senza farci mancare anche qualche bella puntata in falesia o su qualche parete. Sempre alla ricerca dell'ombra, abbiamo salito *Giardino delle delizie +  Torre d'avorio* nel settore Mariella Crack'n Up di Valdesi (Mondello), caratterizzata dalla roccia incredibile che si trova qui; vedere per credere.
Roccia completamente differente invece sulla parete Nord del Monte Gallo, dove abbiamo salito una via di M. Oviglia chiamata *Il cavaliere inesistente*. Qui l'esperienza non è stata propriamente piacevole, in quanto parzialmente rovinata dalla rottura di un fix in fase di discesa. Fortunatamente si è risolto tutto con un grande spavento ma il campanello d'allarme deve essere sempre attivo quando si percorrono itinerari attrezzati con materiale inox 304 degli anni 2000 (soprattutto Raumer). Nella prima doppia dal termine della via ho moschettonato qualche punto in quanto la linea è diagonale; uno di questi è saltato solo con il mio peso dopo che le corde sono andate in tensione. Nello stato attuale, quindi, ne sconsiglio la ripetizione, almeno fin quando la via non sarà interessata da manutenzione.
Ci siamo poi spostati nell'entroterra di Palermo, in zona Ficuzza, per andare a verificare lo stato di un'altra via che avevo aperto anni fa: *Hystrix*. Mi era stato segnalato un crollo sul terzo tiro e non avevo idea se avesse interessato il tracciato o danneggiato qualche fix. Dopo aver percorso le prime tre lunghezze (7b, 7a, 7c) ho potuto constatare che il crollo si è realmente verificato ma la scalata risulta ancora possibile senza alcun problema. Peccato solo per la vegetazione che è ricresciuta sulle cenge del primo e del secondo tiro, rendendo molto difficoltosi gli arrivi in sosta. Più in alto invece la vegetazione non è più presente. Chissà se in futuro avrò tempo per un intervento di manutenzione su tutta la via; sarebbe anche il pretesto per provare a salire in libera i tiri che non ero riuscito a fare in passato.
L'ultima tappa del viaggio è stata la classicissima San Vito lo Capo, dove non poteva mancare una visita di cortesia alla terza via (prima in ordine cronologico) da me aperta in Sicilia: *La collina dei conigli* sulla parete Nord del Monte Monaco. L'avevo richiodata completamente a fittoni resinati inox 316L nel 2015 ed ero curioso di verificare lo stato dei chiodi, soprattutto per il fatto che questa parete è una tra le più soggette a corrosione da salsedine che conosco. Ero pessimista ma in realtà, a distanza di 7 anni, sono ancora perfettamente integri: meglio così! Come per le altre vie da me aperte che ho ripetuto recentemente, ho apportato qualche ritocco alla relazione originale; consiglio di visitare la sezione "topos" di questo sito per scaricare la versione aggiornata.
Negli altri giorni, nonostante il caldo, siamo ancora riusciti a fare qualche tiro a *Salinella* e nella bellissima falesia di *Nuova Ossessione*, di cui avevo solo sentito parlare e che non ha disatteso le aspettative.
Arrivederci Sicilia! Speriamo a breve.

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domenica 15 maggio 2022

Monte Pellegrino - (Addaura) - *Chiacchiere e distintivo* (richiodatura completa)

Erano ormai troppi anni che avevo messo in programma la richiodatura completa della via “Chiacchiere e distintivo”, sulla parete Nord dell'Addaura (Monte Pellegrino, Palermo). Dopo l'apertura nel 2009, ero tornato a ripeterla nel 2014 constatando già l'avanzato stato di degrado dei fix. Come tanti chiodatori in quel periodo, avevo utilizzato quello che all'epoca veniva venduto come inox adatto all'utilizzo marino (A2 o 304) ma che poi si è rivelato altamente pericoloso; mi riferisco più che altro ai tasselli a espansione che hanno dato e continuano a dare problemi di rottura vicino al mare. Non volevo che passasse molto tempo e che qualcuno rischiasse di farsi seriamente male a causa del possibile cedimento di un ancoraggio. La questione della responsabilità del chiodatore nei confronti delle vie che attrezza è piuttosto delicata e se n'è parlato più volte in molte sedi senza peraltro arrivare ad una conclusione. L'itinerario in questione appartiene a quello che viene definito dai transalpini come grande voie e/o terrain d'aventure, ovvero un àmbito sostanzialmente “alpinistico” dove è richiesta esperienza da parte dell'arrampicatore per valutare il terreno su cui si muove. Non può e non deve essere assimilato ad un contesto privo di pericoli. Tutto questo per dire che non è scritto da nessuna parte, fortunatamente, che chi attrezza una via di questo tipo debba per forza occuparsi anche della sua manutenzione. I ripetitori, quindi, devono assumersi tutte le responsabilità del caso e devono essere in grado di valutare se il materiale in posto è affidabile o meno. Detto ciò, è logico pensare che una via attrezzata con materiale non adeguato cada ben presto nel dimenticatoio dopo qualche ripetizione che ne decreti la relativa pericolosità. L'unico modo per riportarla in auge è quindi quello di operare una sorta di restauro, partendo dal rinnovamento del materiale in posto. Non è garanzia di successo ma aiuta. È in quest’ottica che ho deciso di sacrificare due giorni di vacanza per rendere nuovamente fruibile una via che mi sta particolarmente a cuore e che reputo altresì interessante per la comunità arrampicatoria. I motivi sono svariati. Si tratta infatti di un itinerario di più tiri non particolarmente lungo; le difficoltà sono adatte ad un gran numero di arrampicatori sportivi disposti però a mettersi in gioco con una chiodatura che non è sempre stile falesia; l’avvicinamento è relativamente comodo anche se richiede un minimo di dimestichezza con le manovre di corda; l’ambiente è quello tipico suburbano siciliano che comunque ha un suo fascino dalle sfumature underground. Purtroppo la fortuita coincidenza di eventi per cui ho potuto tornare in Sicilia si è verificata solo nella primavera scorsa; meglio tardi che mai, si dice. Aiutato da Alessandra, ho quindi provveduto a sostituire tutti i vecchi fix inox 304 da 10x60 mm con nuovi punti sempre inox ma 316L da 12x110 mm, soste comprese. L'impegno originale della via è stato mantenuto tale, ad eccezione di un punto aggiunto in partenza sul secondo tiro. Ho anche colto l'occasione per effettuare un ritocco alla valutazione tecnica, che era forse un po' generosa nella difficoltà massima ma più che altro, a tratti, imprecisa. È sempre difficile parlare di gradi in arrampicata, però un'indicazione di massima va data. Qui, più che in altri contesti, la valutazione è influenzata dalle condizioni in cui si trova la roccia. Il fatto che si arrampichi con vista sul mare è senza dubbio suggestivo ma comporta necessariamente il rischio di trovare la roccia scivolosa con particolari condizioni meteorologiche. Complessivamente si tratta di una via estremamente omogenea, dove è richiesto un solido 7a per poter apprezzare la scalata senza stress aggiuntivi. Ora che “Chiacchiere e distintivo” è tornata agli antichi splendori, non resta che augurare buon divertimento a tutti coloro che vorranno visitare questa parete ben visibile dalla spiaggia di Mondello e situata in un contesto ambientale relativamente selvaggio pur trovandosi a poche centinaia di metri dal caos cittadino.

Materiale: tutta la via è attrezzata con materiale inox A4 (AISI 316L), tasselli MKT BZ Plus 12x110 mm e placchette Vertical Evolution. Alle soste si trovano catene con anello chiuso di calata. Corda da 60 m + corda di servizio, 13 rinvii e casco sono sufficienti.
Esposizione: Nord, sempre all'ombra.
Avvicinamento: due accessi possibili, dall'alto oppure dal basso. Il primo è assolutamente consigliato, per semplicità e comodità, ma richiede un minimo di dimestichezza con la gestione delle calate su terreno sconosciuto; nulla di complicato ma non è il terreno più adatto come iniziazione. In questo caso, dalla zona del porto di Palermo occorre imboccare la strada panoramica che sale sul Monte Pellegrino. Immediatamente dopo il Santuario di Santa Rosalia, proseguire in discesa verso sinistra. La strada è ufficialmente chiusa al traffico ma è possibile continuare in auto circa 400 metri fino ad un cancello sulla destra che sbarra l'accesso alla strada sterrata che si addentra nel bosco.
Lasciata l'auto, seguire la sterrata principale verso sinistra, tendenzialmente in direzione NNO, in lieve discesa. Giunti nei pressi del bordo della parete, la strada piega a destra; abbandonarla per dirigersi direttamente sull'orlo del salto. L'ancoraggio per la prima calata si trova nei pressi di alcuni grandi cavi metallici installati come opere di difesa idrogeologica. Circa 15 minuti dall'auto, in falsopiano.
È possibile anche l'accesso dal basso ma, quando la vegetazione è rigogliosa, può risultare assai complicato. Esiste una traccia, segnalata con ometti, che raggiunge la base sinistra della parete dal termine di via Annone, ovvero il punto più alto raggiungibile in auto a monte delle abitazioni dell'Addaura. Si imbocca in corrispondenza di un varco facilmente apribile, lungo la cancellata in ferro che impedisce l'accesso al bosco. In questo caso, mettere in conto circa 30 minuti di cammino e molta vegetazione, soprattutto nell'ultimo tratto prima dell'attacco della via, che attualmente è la più a destra della parete. Visibile in alto il primo fix inox da 12 mm.
Discesa: vedi avvicinamento.

Il nuovo topo della via.

Preparativi in cima alla via, prima di calarsi in doppia.

Il contesto ambientale è quello tipico urbanizzato di Mondello.

Il lavoro è solo apparentemente semplice; in realtà non tutti i vecchi fix si spaccano come da programma e alcuni richiedono un po' di tempo supplementare.

Il risultato finale però è soddisfacente: a forza di piantare fix da 12 mm,
i vecchi da 10 mm appaiono quasi inadeguati.

Ultima sosta della via: catena inox 326L con anello chiuso di calata.
Per un po' di anni non dovrebbe richiedere manutenzione.

lunedì 20 aprile 2015

Sicilia - richiodatura *La collina dei conigli* + arrampicate varie


Sguardo a Sud dalla cima di Monte Cofano, verso Erice e Trapani

L'obiettivo principale della trasferta era terminare la richiodatura completa a fittoni resinati de *La collina dei conigli*
A causa di una intossicazione alimentare di gruppo, quattro mesi fa ero stato costretto ad abbandonare il lavoro di richiodatura de *La collina dei conigli*, via che avevo aperto nel 2007 sulla parete Nord del Monte Monaco (San Vito Lo Capo - Sicilia). Nella seconda metà di aprile sono finalmente riuscito a tornare per terminare l'opera, beneficiando - tra l'altro - di giornate bellissime e non troppo calde. È stata un'iniziativa del tutto personale, non retribuita, mossa principalmente dalla preoccupazione per la sicurezza delle numerose cordate che ogni anno ripetono la via e dal desiderio che quest'ultima non cada nel dimenticatoio o, peggio ancora, catalogata come via estremamente pericolosa e mal attrezzata. L'evento che mi ha spinto immediatamente ad intervenire è stato senza dubbio il (fortunatamente) mancato incidente occorso ad una cordata durante la discesa in doppia dalla via. L'ancoraggio più basso della terza sosta (fix con anello) aveva ceduto e gli arrampicatori erano rimasti appesi al cordone che lo collegava all'ancoraggio più alto. Il tassello era completamente corroso dalla salsedine e non ha più retto il carico. Ho quindi deciso di procedere con la sostituzione sistematica di tutti i fix (anche quelli apparentemente, ed effettivamente, in ordine) con nuovi fittoni resinati inox AISI 316L. Le considerazioni che si possono fare sono molteplici, cercherò di sintetizzarle per punti.

- Perché, dopo solo 7 anni, un ancoraggio inox garantito per reggere 2500 kg si è potuto spezzare con un carico di neanche un paio di centinaia di kg?
La risposta precisa a questa domanda credo che non esista. Si possono soltanto fare delle ipotesi e prendere delle contromisure.
Per quanto riguarda le prime, si tratta di un discorso troppo ampio che comprende la particolare conformazione della parete (costantemente strapiombante e mai toccata dalle piogge), la litologia (calcare di colore arancio molto scuro), il materiale del tassello inox (teoricamente AISI 304 acquistato a suo tempo con garanzie di utilizzo in ambiente marino...  ma da analisi su campioni simili neanche di quel tipo), il fatto che il bullone dell'unico altro tassello corroso (tra i quasi 50 sostituiti) fosse allentato, ecc.
Per quanto riguarda invece le contromisure, questo caso è più che esauriente per convincersi che gli arrampicatori in parete devono essere ancorati ad almeno 2 punti. Nel caso specifico della via sul Monte Monaco, consiglio a tutti i futuri ripetitori - in caso di dubbi sulla tenuta degli ancoraggi fissi - di integrare con protezioni veloci che possono essere piazzate praticamente ovunque. Il messaggio tra le righe per gli intenditori può essere letto anche come: "la via è fattibile interamente TRAD"... molto interessante ;-)

- Perché richiodare completamente la via e non sostituire solo i punti di dubbia tenuta?
Per una sorta di malattia mentale che sfocia, talvolta, nel perfezionismo e perché non mi è mai piaciuto vedere lavori di chiodatura eterogenei. Durante la richiodatura è stata rispettata rigorosamente la posizione dei punti originali (che erano stati piazzati dal basso), tranne la prima sosta che è stata spostata poco più a monte.

- Perché non utilizzare ancoraggi in titanio, unico materiale in grado di resistere alla corrosione marina?
Costa troppo ed è praticamente impossibile da trovare. Attualmente l'inox AISI 316L è un buon compromesso... ma, in quanto tale, non risolve il problema. Tra qualche anno (si spera un po' più di 7) sarà da sostituire. La via non è soggetta a manutenzione programmata, motivo per cui deve essere identificata come "terreno d'avvenura": chi decide di salirla lo fa a proprio rischio e pericolo e deve essere in grado di valutare ogni evenienza. Qualche friend, ad integrazione dei punti fissi, può essere utile per aumentare la sicurezza della progressione.

In tutta questa operazione devo ringraziare Cesare Raumer per aver fornito il materiale (fittoni inox Superstar 10x80 mm linea marina AISI 316L e resina Berner Multicompoud System Epoxy) e la Climbing House di San Vito Lo Capo per aver messo a disposizione il trapano. Per qualsiasi informazione e aggiornamento, anche sullo stato di usura dei materiali, consiglio di non esitare a interpellare Daniele e Ivan, sempre gentili e disponibili.
Dopo la richiodatura, naturalmente, ci siamo anche concessi un po' di scalate qua e là, tra San Vito Lo Capo, Ficuzza e Caltavuturo. Abbiamo visitato principalmente falesie, con l'eccezione di una via multipitch sulla Rocca Ramosa: *Io, Giorgio e Ramosa* (240 m, 7a max, 6b+ obbl.). Maggiori dettagli nella galleria delle immagini.

lunedì 8 dicembre 2014

Sicilia climbing tour '14

Ale esce dal mega strapiombo del terzo tiro de *La banda del buco* (7a+), all'Antro della Perciata - Monte Pellegrino

Ultimi raggi di sole a Monte d'Oro, nel Parco delle Madonie

Il 2014 è stato l'anno delle isole: dopo la Sardegna, non poteva mancare la Sicilia... di cui iniziavo ad avere nostalgia. In una settimana, trascorsa come al solito troppo velocemente, abbiamo scalato in zona Palermo e in zona San Vito lo Capo. Insieme ad un folto gruppo di valdostani e piemontesi, guidati dai locals Livia ed Emanuele (aka il Pupo), abbiamo condiviso falesie, vie lunghe, grandi mangiate... e disturbi intestinali: ma questa è un'altra storia :-)
Come battesimo della vacanza Ale ed io ci siamo lanciati subito su una via della premiata ditta "Larcher-Giupponi-Sartori" che percorre la grande volta dell'Antro della Perciata, sul versante settentrionale del Monte Pellegrino (Palermo). *La banda del buco* (180 m, 7a+ max, 6c+ obbl.): una via decisamente fuori dagli schemi e per cui si fa fatica a trovare un aggettivo adeguato... forse spaziale è quello che meglio la descrive! Nel 2009, durante un sopralluogo per trovare roccia vergine (che poi ha dato origine a *Chiacchiere e distintivo*), ero stato alla base dell'Antro della Perciata fantasticando sulle possibili linee che sarebbero potute nascere. Due anni dopo avevo poi letto la notizia relativa all'apertura di questa via... e mi ero riproposto di andarla a ripetere. Si tratta di una via in cui il grado passa decisamente in secondo piano; dopo aver superato il filtro del primo tiro, il proseguimento è un autentico parco giochi tra stalattiti di tutte le dimensioni e concrezioni di ogni tipo. Ogni tiro strapiomba dai 5 ai 30 metri... su difficoltà che non raggiungono mai il 7b. Certo, la chiodatura è distanziata e obbligatoria in perfetto stile Larcher, ma in mano si tengono sempre appigli molto grandi. Il materiale in posto è apparentemente affidabile: fix inox Petzl e Kong... questi ultimi sembrano accusare maggiormente l'attacco della salsedine. Attualmente la discesa a piedi è piuttosto lunga, in quanto la strada panoramica del Monte Pellegrino è chiusa per lavori.
Dopo una giornata relax al Bauso Rosso, il richiamo delle multipitch però si faceva più forte. Insieme ad Ale, Elisa e Livia siamo quindi andati a dare un'occhiata al Monte d'Oro, situato ad 800 metri di quota nel Parco delle Madonie. Luogo incantato, selvaggio e solitario anche se non distante in linea d'aria dal mare. Abbiamo salito une delle vie moderne più celebri della parete: *Urla nel vento* (120 m, 7a+ max, 6c obbl.), che non ha affatto deluso le aspettative.
Sono poi tornato insieme ad Ale su *Chiacchiere e distintivo* (180 m,  7b max, 6c obbl.), che avevo aperto cinque anni fa sulla parete Nord dell'Addaura (Monte Pellegrino). Ero curioso di vedere lo stato di invecchiamento dei fix inox... e di far provare i tiri ad Ale, che ne è rimasta entusiasta. L'attrezzatura in posto non può essere definita completamente affidabile, soprattutto per la difficoltà a capire lo stato di corrosione interna dei tasselli. È percorribile ma con mentalità alpinistica, considerando quindi i fix come protezioni aleatorie. Sicuramente urge un restauro, che mi piacerebbe effettuare prima che la via cada nel dimenticatoio... le lunghezze sono tutte bellissime e merita essere percorsa in sicurezza per gustare appieno della roccia e dei movimenti.
Rimanendo in tema di restauro, ho preferito concentrare inizialmente gli sforzi sulla prima via che ho aperto in Sicilia nel 2007: *La collina dei conigli* (160 m, 6b+ max, 6a+ obbl.) sulla parete Nord del Monte Monaco a San Vito lo Capo. Circa due mesi fa è successo un episodio poco piacevole, con un incidente fortunatamente mancato... Mentre una cordata di svizzeri stava scendendo in doppia dalla via, si è spezzato il punto più basso della sosta: gli arrampicatori sono rimasti appesi sul cordone (originale, tra l'altro) che collegava i due punti dell'ancoraggio.
Quando avevo chiodato la via nel 2007 non si parlava ancora diffusamente di problematiche relative all'utilizzo di inox in ambiente marino. È solo da poco tempo che l'argomento è diventato di pubblico dominio. Sostanzialmente il problema si verifica sulle rocce calcaree nei pressi del mare quando l'inox utilizzato è di tipo AISI 304, ovvero l'unico materiale utilizzato all'epoca dalla nota azienda italiana Raumer da cui ho sempre acquistato i fix. La qualità di tale materiale è ottima nella maggior parte degli ambienti... ma non nei pressi del mare. Considerato che LA soluzione è il titanio (che però ha prezzi improponibili), il materiale attualmente con il miglior rapporto qualità/prezzo in ambiente marino dovrebbe essere l'inox AISI 316L, utilizzato da sempre per i costosissimi fix inox Petzl. Dal 2014 anche la Raumer produce questo materiale, declinato anche in una speciale "linea marina".
*La collina dei conigli* ora è in fase di richiodatura con fittoni resinati Raumer Superstar 10x80 inox AISI 316L "linea marina" abbinati a resina Berner Multicompound Epoxy. Purtroppo una brutta influenza intestinale mi ha impedito di terminare il lavoro nei tempi previsti: restano da sistemare ancora due lunghezze: seguiranno aggiornamenti, spero a breve termine.
Un ringraziamento speciale va ai ragazzi della Climbing House di San Vito lo Capo (Daniele e Ivan) che hanno messo a disposizione il trapano e a Cesare Raumer che ha offerto il materiale per la richiodatura della via.

Come al solito, spazio alla carrellata di immagini.

venerdì 4 ottobre 2013

*Hystrix* - il video

A circa un anno di distanza dalla prima libera di *Hystrix*, arriva anche il breve clip che racconta molto sinteticamente la storia della via.
Rimando al precedente POST la descrizione dettagliata delle caratteristiche tecniche.
Nel mese di luglio 2013 Michi ed io siamo tornati su *Hystrix* insieme al fotografo Moritz Attenberger per girare le immagini di questo video che non vuole essere la documentazione di un exploit, bensì un semplice racconto dell'incontro tra il chiodatore e colui che ha relizzato la prima libera. Siamo tornati insieme in parete e Michi mi ha mostrato il metodo ingegnoso per riuscire a scalare in libera il tratto che non avevo avuto tempo/voglia di provare... ritenendolo troppo duro per me. Dopo la prima salita avevo proposto un ipotetico 8b, poi ridimensionato ad 8a... comunque molto tecnico e (a posteriori) chiodato anche piuttosto bene :-)
Il 7a obbligatorio comunque rimane in alcune sezioni della parte alta che però non sono pericolose in caso di caduta.
Considerazioni tecniche a parte, il luogo è assolutamente fantastico, immerso nella magia del Bosco della Ficuzza. La parete è verticalissima e con roccia piuttosto liscia che impone una scalata iper-tecnica. Anche in estate è possibile arrampicare bene, soprattutto nel pomeriggio quando il sole gira dietro alla montagna.

Michi impegnato sugli ultimi metri spettacolari della via (foto M. Attenberger)

I tre moschettieri (in modalità stupid) al termine della via: da destra Moritz, Michi ed io

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domenica 4 novembre 2012

Sicilia - prima RP di *Hystrix* per Michi Wohlleben

Michi impegnato sull'ultimo tiro di *Hystrix* (7c), durante la prima salita in libera della via (foto © M. Wohlleben)

A due anni di distanza dalla prima salita di *Hystrix* (200 m, 8a+ max, 7a obbl.), sulla parete Nord della Rocca Busambra, nell'entroterra di Palermo, arriva finalmente la prima RP della via.
Il simpatico giovane tedesco Michi Wohlleben (atleta del team Salewa), conosciuto l'anno scorso in Marocco, ha raccolto il mio invito a liberare la via e ci è riuscito proprio qualche settimana fa durante un soggiorno-vacanza in Sicilia. Al secondo giorno di tentativi, Michi è riuscito a concatenare i sette tiri della via: le valutazioni proposte in apertura sono state tutte confermate e il tiro chiave è passato da un 8b con punto interrogativo ad un 8a+ confermato! La sequenza corretta delle lunghezze quindi è la seguente: 7b, 6c+, 7c, 8a, 8a+, 7b, 7c... con un solido 7a obbligatorio.
Sono contentissimo di questo risultato soprattutto perchè la via è stata molto apprezzata per la linea, per il tipo di scalata e per l'impegno generale che richiede. La sua apertura dal basso mi aveva richiesto numerosi sforzi, diluiti in circa due anni, per riuscire a salire una parete assolutamente liscia e difficile al massimo delle mie possibilità. La prima salita in libera di Michi è stato sicuramente un gradito regalo... e una bella soddisfazione anche da parte mia :-)

Link della news della prima salita:
http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=37595

Link della news della prima salita in libera (in tedesco):
http://kletterszene.com/news/daniel-jung-klettert-elder-statesman-9a-michi-wohlleben-schliest-sein-tripel-mit-hystrix-8a5sl-ab-shortnews/

http://news.climbing.de/michi-wohlleben-gelingt-die-erste-freie-begehung-von-hystrix-msl-8a/