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venerdì 16 agosto 2024

Dolomiti climbing tour

Lungo la via dei f.lli Messner alla Seconda Torre del Sella

Calcare super sulla via *Traumschiff* al Pilastro Traumpfeiler

La visita di luglio in Dolomiti aveva indubbiamente stuzzicato l'appetito. L'occasione per tornarci si è presentata nuovamente a cavallo di ferragosto. Nonostante le previsioni meteo non incoraggianti e la frequentazione al suo picco estivo, abbiamo comunque deciso di provare lo stesso. L'idea iniziale era quella di visitare un gruppo montuoso a me del tutto sconosciuto ovvero le Dolomiti di Brenta. Purtroppo non è stato possibile salire in quota per scalare sul tanto decantato calcare, quindi ci siamo limitati ad una veloce visita nella falesia di Promeghin.
Ci siamo quindi trasferiti nel cuore del Sellaronda, più precisamente tra Selva di Val Gardena e Corvara. Qui, siamo riusciti a salire un paio di vie dalle caratteristiche diametralmente opposte. La *Messner* alla Seconda Torre del Sella (250 m, TD, VI-) appartiene al genere di itinerari wild con pochissimo materiale in posto e percorso sempre da cercare non del tutto evidente. In compenso la roccia è compatta praticamente ovunque e oppone un'arrampicata sempre fisica anche sulle lunghezze più facili. *Traumschiff* al Pilastro dei Sogni invece è a tutti gli effetti una via sportiva, interamente attrezzata, su una roccia a dir poco incredibile. Avevo percorso la vicina *Traumpfeiler* ed ero rimasto piuttosto colpito dal tipo di scalata, ipertecnica con passi molto aleatori di aderenza sul liscio calcare grigio. *Traumschiff*, situata pochi metri a sinistra presenta appigli più netti e un'arrampicata globalmente più fisica pur non offrendo mai grandi regali ai ripetitori. Chiodatura impeccabile, tranne forse l'ultimo fix del secondo tiro che non deve trarre in inganno se si vuole scalare in libera (si passa nettamente a destra).
Nelle giornate con meteo incerto abbiamo visitato due belle falesie: la bellissima Laste, nell'agordino, e la relativamente nuova Santa Cristina in Val Gardena. Si tratta di due super spot con numerosi tiri per tutti i gusti, assolutamente consigliabili se si è in zona.

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sabato 6 luglio 2024

Dolomiti - arrampicate varie

Cinque giorni all'insegna del meteo bizzarro in Dolomiti, nell'ambito del corso valdostano per aspiranti guide alpine. Tra un acquazzone e l'altro siamo riusciti comunque a svolgere attività di buon livello, riempiendo egregiamente le giornate, anche quelle con pioggia battente.
Con i miei gruppi di giornata ho percorso le seguenti vie, tutte belle, che consiglierei vivamente per estetica e qualità della roccia.
*Architettura gialla* (400 m, 6c max, 6a obbl.), sulla Punta Emma (gruppo del Catinaccio): una via relativamente recente, del 2018, confezionata da un apritore che è sempre una garanzia, H. Grill. Tracciato ardito ma logico in un dedalo di strapiombi, con la sicurezza dei fix alle soste e di solidi chiodi lungo i tiri.
*Regenbogen* (250 m, VII max, VII obbl.), alle Mesules: tipico itinerario in perfetto stile trad, con protezioni rarefatte e roccia top. La via è resa celebre dalla quarta lunghezza, temuta per la chiodatura ingaggiosa e obbligatoria, VII grado senza deroghe.
*Occhi d'acqua* (250 m, 7a+ max, 6c obbl.) alla Torre del Formenton: splendida via sportiva su roccia incredibilmente compatta. Un frammento di Wendenstöck incastonato tra le pieghe della dolomia. Anche questa è una via relativamente recente, del collega trentino M. Bozzetta, situata in un ambiente pittoresco e poco frequentato.
Nei giorni rimanenti ci siamo rifugiati sotto gli strapiombi della falesia L'Ander a Boscoverde e sulle comode strutture di Arco (Rupe Secca).

Primo giorno, quello con meteo migliore: direzione Punta Emma (Catinaccio).

*Architettura gialla*, accesso comodissimo dal rifugio Vajolet.

Fabio C. studia la linea tra gli strapiombi della Punta Emma.

Fabien C. e Marco T. si godono uno dei tiri più belli della via, il sesto.

Poche speranze di trovare le Mesules asciutte... invece no!
Mauro D. impegnato sui primi metri della *Regenbogen*: roccia incredibile.

*Regenbogen*, secondo tiro.

Terzo tiro, la caratteristica lastra staccata (foto M. Abram).

Lo spauracchio della via, ovvero il temutissimo quarto tiro (VII, obbl.).
Manuel A. lo affronta con eleganza e tranquillità.

Penultimo tiro della *Regenbogen*, l'unico con roccia non proprio ottima.

Selfie di gruppo al termine della *Regenbogen*: da sx, Nadir M., il sottoscritto, Manuel A. e Mauro D.

Giornata di pioggia battente ma non sotto gli strapiombi de L'Ander a Boscoverde.

Finalmente di nuovo il sole e una meta per me nuova.

Direzione Torre del Formenton: lunga camminata in un ambiente da cartolina.

Primo tiro di *Occhi d'acqua* (foto G. Vidoni).

Secondo tiro (7a+), calcare semplicemente perfetto!

Vista dall'alto sul secondo tiro (foto G. Vidoni).

Terzo tiro (6c+), sempre roccia stellare (foto G. Vidoni).

Didier C. assicurato da Fabien G. si gode il terzo tiro.

Selfie di vetta con Bepi V. e la mitica parete Sud della Marmolada.

Il rifugio Fuciade (Passo San Pellegrino), molto Swiss style!

L'ltimo giorno tra un acquazzone e l'altro riusciamo a salire *Ricci e capricci* sulla Rupe Secca di Arco.

 

giovedì 15 febbraio 2024

Catinaccio - *Who let the dogs out*

Il suo nome non è tra i più semplici ma è facile da ricordare perchè riprende il titolo di un tormentone dei primi anni 2000: *Who let the dogs out* (150 m, II/5 M8+). Si tratta di una bella linea di misto che si trova sul versante Ovest del gruppo del Catinaccio, proprio sopra il rifugio Fronza alle Coronelle; è sostanzialmente una cascata di ghiaccio sospesa sopra uno strapiombo di roccia di pessima qualità ma fortunatamente attrezzato a fix. È sempre difficile (e spesso inutile) esprimere giudizi sulla valutazione delle difficoltà tecniche ma in questo caso viene naturale fare qualche considerazione. Il tratto di dry sullo strapiombo iniziale è valutato originariamente M8+ ma credo che in pochi avrebbero il coraggio di dire che sia corretto. Basta ripetere qualche tiro di difficoltà simile in giro per le Alpi per rendersi conto che qui si può tranquillamente scomodare il numero 9 senza il rischio di fare brutte figure. Resta il fatto che è oggettivamente molto difficile esprimere una valutazione per lunghezze con queste caratteristiche: sezione dura piuttosto corta, in forte strapiombo, con agganci difficili da vedere e sovente sfuggenti. In questi casi è difficilissimo scalare a vista ma dopo una ricognizione e con i rinvii già piazzati risulta tutto più semplice. Considerata l'inclinazione, è fortemente consigliato l'uso delle scarpette da dry affinchè il cosiddetto "core" non vi mandi a quel paese dopo pochi movimenti.
Considerazioni tecniche a parte, quello che conta è che sia una linea estetica e logica di misto, dove la proporzione tra i due elementi - roccia e ghiaccio - è nettamente a favore di quest'ultimo.
Anche questa, salita nell'ambito del modulo di ghiaccio del corso aspiranti guide alpine Valle d'Aosta, insieme a Lorenzo, Jacques e Jean Daniel.

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 viti da ghiaccio, rinvii.
Esposizione: Ovest.
Avvicinamento: comodo e rapido utilizzando la telecabina che porta al rifugio Fronza alle Coronelle. Da qui, in piano verso Nord fino all'attacco. Calcolare una decina di minuti dalla stazione superiore della telecabina.
Discesa: in doppia lungo la via su soste attrezzate (fix e catena).

L'inconfondibile linea di ghiaccio/misto, vista dalla partenza della telecabina.

L'accesso inizia in un contesto che sembra più vicino ad un'astronave che ad un paesaggio di montagna.

Lorenzo riesce finalmente ad appoggiarsi alla colonna di ghiaccio per ridurre lo sforzo sulle braccia.

Jacques esce piuttosto provato dalla sezione più difficile del primo tiro.

Quest'anno il ghiaccio presente sul secondo tiro ci ha evitato la breve sezione di dry, a destra, in partenza.

La vista dalla cascata spazie su tutto l'Alto Adige.

Lorenzo sull'ultimo tiro.

L'evidente linea di *Who let the dogs out* vista dall'arrivo della telecabina.


Il rifugio Fronza alle Coronelle, aperto solo in estate, poco a monte della stazione della telecabina.


mercoledì 14 febbraio 2024

Val Lunga - *La piovra di destra + Ultimo minuto*

Tra le cascate più belle e conosciute della Val Lunga c'è sicuramente *La piovra*; presenta una struttura che ricorda architetture gotiche, incastonata tra le rocce in cima ad un lungo canale. Come tutte le (belle) cascate quando sono in buone condizioni, anche *La piovra* è presa d'assalto dai ghiacciatori, motivo per cui - una volta alla base - occorre essere pronti a rapidi cambi di programma per non scalare sotto altre cordate. Oggi, nel momento in cui siamo arrivati all'attacco, l'unica linea libera era *La piovra di destra*; visto che eravamo in quattro, ci siamo divisi tra la classica linea di ghiaccio e quella di dry a destra, chiamata *Ultimo minuto* (M8-). Si tratta, quest'ultima, di una via relativamente poco conosciuta ma assolutamente degna di ripetizione: 5 fix ben posizionati su uno strapiombo di roccia non proprio "verdoniana" ma ricco di agganci per piccozze e ramponi consentono di collegarsi con la parte mediana de *La piovra di destra*.
Salita insieme a Fabien, Marco e Mauro nell'ambito del modulo di ghiaccio del corso aspiranti guide alpine Valle d'Aosta.
Piccola nota di contorno dedicata agli amanti delle particolarità e delle tipicità: dopo una bella giornata in Val Lunga non deve mancare una visita a Villa Frainela, non lontano dal parcheggio. Qui vi accoglieranno il mitico Hermann Comploj (guida alpina) e la moglie Daniela che si dedicano da tanti anni con enorme passione alla loro attività ricettiva: un mix di museo di storia dell'alpinismo locale, di sala da thé, di pasticceria (provare per credere le favolose torte di Daniela) e tante altre cose sempre curate nei minimi dettagli, nel tipico contesto accogliente altoatesino.

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 viti da ghiaccio, 3 friends medio-piccoli, rinvii.
Esposizione: Nord Ovest.
Avvicinamento: con una buona traccia, calcolare circa un'oretta a piedi da piazzale di Selva.
Discesa: in doppia lungo la via su abalakov.

Avvicinamento a *La piovra*, quest'anno in super condizioni.

Fabien C. impegnato sul dry di *Ultimo minuto*.

Marco, alla nostra sinistra, su *La piovra di destra*.

Francesco e Alice impegnati alla nostra destra su *Teufelsgeige*.

Fabien C. mentre sale in bello stile *Ultimo minuto* (foto F. Paulon).

Fabien C. impegnato nel passaggio da roccia a ghiaccio (foto F. Paulon).

Sulla parte alta de *La piovra di destra* (foto F. Champretavy).

Fabien C. e Marco in una comoda sosta lungo *La piovra di destra*.

Mauro sale l'ultimo tiro de *La piovra di destra* assicurato da Marco.

Fabien C. sull'ultimo tiro.


martedì 13 febbraio 2024

Passo Gardena - *L Ciamin*

*L Ciamin* (150 m, II/5 M) è una bella goulotte aperta nel 2004 dai gardenesi "Catores" A. Holzknecht e H. Moroder, situata tra le pieghe delle Mesules, non lontano dal Passo Gardena. Relativamente poco frequentata in passato, è diventata quasi una salita classica con la diffusione del misto cosiddetto moderno. La difficoltà tecnica di questa salita è molto variabile a seconda delle condizioni. Raramente si trova ghiaccio abbondante su tutte le lunghezze, cosa che obbiga ad affrontare passi di misto che possono essere più o meno difficili/proteggibili. Quest'anno le difficoltà principali si trovavano sulla seconda metà del primo tiro, mentre più in alto il ghiaccio era presente praticamente ovunque.
Salita insieme a Carlo, Didier e Fabien nell'ambito del modulo di ghiaccio del corso aspiranti guide alpine Valle d'Aosta.

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 viti da ghiaccio (anche corte), 1 serie di friends.
Esposizione: Nord.
Avvicinamento: come in estate per le Mesules, molto rapido dalla strada per il Passo Gardena. L'unico problema è il parcheggio. Il più comodo dovrebbe essere quello a Ovest, non lontano dallo Chalet Gerard.
Discesa: in doppia lungo la via su ancoraggi da verificare.

Vista generale del settore: a sinistra si trova *Iron Man* e a destra *L Ciamin*.

Carlo sulla delicata seconda metà del primo tiro.

Vista dall'alto sul primo tiro, ci seguono Fabien e Didier (foto C. Filippi).

Secondo tiro, quest'anno tutto in ghiaccio (foto F. Gontier).

Carlo impegnato sul terzo tiro, progressivamente più stretto.

Didier in uscita dal secondo tiro.

 


venerdì 8 luglio 2022

Dolomiti - arrampicate varie

Breve trasferta in Dolomiti nell'ambito del corso di formazione per aspiranti guide alpine del Collegio regionale della Valle d'Aosta (UVGAM). Insieme agli allievi ho avuto il piacere di percorrere alcuni itinerari più o meno classici in zona Passo Sella. Il meteo bizzarro, con costanti temporali pomeridiani, ci ha purtroppo costretti a scegliere itinerari relativamente brevi e logisticamente semplici; scalare "nell'erba del vicino" però ha sempre il suo fascino e il terreno dolomitico è un ottimo banco di prova per i futuri professionisti magari più abituati ad altri terreni.
L'unica via un po' più lunga ci è stata concessa il primo giorno, meteorologicamente più stabile, in cui abbiamo percorso la classica *Fedele* (800 m, D+, 5b max) sulla parete Ovest del Sass Pordoi. Questa via si compone di due parti, quella bassa fino alla grande cengia circolare e quella alta fino alla cima dove è situata la stazione di arrivo della funivia. Dopo aver percorso la prima parte ci siamo diretti verso l'attacco della parte alta ma siamo stati incuriositi da una linea di fix (di colore blu) appena a sinistra di camini finali della *Nobile*. Un rapido check internet-telefono con i colleghi locals non ha prodotto risultati sperati, quindi ci siamo lanciati alla scoperta tiro per tiro senza aspettative e valutando la situazione metro per metro. Dopo aver percorso tre tiri interamente attrezzati, con difficoltà massime di 6b/+, siamo aprodati su una comoda cengia alla base del muro finale, strapiombante e purtroppo bagnato. Con un lungo traverso (facile ma con alcuni tratti di roccia delicata) ci siamo collegati agli ultimi metri della *Fedele* originale, ormai in vista della funivia.
Il secondo giorno, con meteo veramente al limite, ci siamo diretti verso le Mesules dove abbiamo percorso i primi tre tiri di *Diamante* (300 m, 7b+ max, 6c+ obbl.), per poi ritirarci in doppia sotto il diluvio. Via stupenda, sostenuta ed esigente, sicuramente da tornare per finirla.
Terzo giorno più relax ma con i soliti temporali puntuali nel primissimo pomeriggio. La scelta è caduta sul Ciampanil de Val in Vallunga, meta ideale per le giornate instabili, dove abbiamo percorso *Carpe diem* (200 m, 6b max, 6a obbl.).
Il quarto giorno si presentava un po' meglio dei precedenti e abbiamo optato per tornare a chiudere i conti con *Diamante* alle Mesules. Gruppo motivato e vantaggio di conoscere già le prime tre lunghezze. Siamo riusciti finalmente a terminare la via con un risultato quasi insperato, ovvero quello di percorrerla tutta in bello stile. Il merito va sicuramente a chi apriva le danze, Maurizio Z., che ha scalato con la sicurezza di chi ha l'8b negli avambracci ma anche la necessaria esperienza per muoversi sul cosiddetto "terrain d'aventure"; bravo! A me è toccato solo seguire una strada quasi in discesa, con le indicazioni che mi arrivavano dall'alto ("monodito di destro, poi monodito di sinistro...") e sotto l'effetto stupefacente del magico ibuprofene assunto per arginare la febbre della notte precedente. Un solo consiglio che mi sento di dare: via assolutamente da fare, chiaramente con un livello adeguato, evitando però la discesa in doppia dalla cima, visto che c'è un bellissimo sentiero che riporta alla strada.
L'ultimo giorno di permanenza è stato infine speso sulla roccia più bella della zon del Sella: il cosiddetto Pilastro dei Sogni, ovvero un pezzo di Verdon in mezzo alle Dolomiti, a due passi dall'auto. Abbiamo salito la classica *Traumpfeiler* (150 m, 7a max, 6b+ obbl.), una delle prime vie attrezzate dall'alto in ottica sportiva della zona, che ci ha regalato una splendida arrampicata tecnica su roccia compattissima.
Appuntamento alla prossima volta in Dolomiti, sperando in un meteo migliore.

Primi tiri della *Fedele* sul Sass Pordoi.

Vista panoramica dalla parete Ovest del Sass Pordoi.

Di fianco (a sinistra) alla perte alta della *Fedele* corre questa bella linea attrezzata a fix (blu)
di cui non siamo riusciti a reperire informazioni.

Il "duro" compito di dare giudizi agli allievi
e soprattutto di gestire il rischio che questo tipo di attività impone (foto M. Bozzolo).

*Carpe diem* sul Ciampanil de Val è ideale per le giornate con meteo incerto.

Vista dall'alto sui tiri centrali di *Carpe diem*, non difficili ma sempre aerei ed esposti.

Purtroppo una sola immagine per documentare una via stupenda: *Diamante* alle Mesules.