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mercoledì 19 agosto 2026

Sanetsch - *Kolem*

L'anno scorso avevamo saltato l'annuale pellegrinaggio alla Paroi del Montons (Sanetsch), motivo in più per fare una visita di cortesia ad uno dei monumenti calcarei delle Alpi Svizzere. Percorrendo *Utopia*, lo sguardo non poteva che cadere sul pilastro immediatamente a destra, dove corrono due vie dei f.lli Remy:  *Kolem* (200 m, 7a max, 6b+ obbl.) e *Galileo*. Oggi abbiamo optato per la prima, un poco più facile della seconda. Si tratta di una via in perfetto Remy-style, con tanti traversi sia a destra che a sinistra alla ricerca della roccia migliore e di una difficoltà omogenea in mezzo ad un dedalo di strapiombi e porzioni molto lisce. Il risultato è sorprendente; si arrampicata sempre sul 6b/c con solo qualche breve sezione poco più difficile e soprattutto senza mai scendere di grado. La roccia è il solito calcare 5 stelle di Sanetsch con un mix di placche, fessure strapiombanti, gocce, silex, muri lavorati. La chiodaturaa è più che buona a fix zincati da 10 mm (placchette Fixe). Al terzo tiro si trova il punto in cui la via incrocia *Galileo* ma non ci si può sbagliare grazie alle scritte rosse sulla roccia. Attenzione solo sull'ultimo tiro; dopo il primo passo di blocco (un po' verso destra) e la successiva sezione strapiombante (un po' verso sinistra), occorre puntare molto a destra senza farsi tentare dai fix che proseguono dritti verso un marcato strapiombo in alto: sono della vicina *Galileo*. Al termine della via, occorre dirigersi verso Ovest seguendo frecce e bolli rossi che portano all'ancoraggio dove iniziano le calate; con ci si può sbagliare perche porta l'inconfondibile firma dei fratelloni svizzeri (chiodo ad espansione con anello Mammut, chiodo da roccia bucato per essere usati con un tassello da 10 mm, moschettoni degli anni '80 con la leva incollata e chi più ne ha più ne metta). Ammetto che questa vena "artistica" dei Remy mi è sempre piaciuta; in un certo senso, permette di dare nuova vita al materiale più che robusto che si utilizzava una volta. Una sorta di liaison tra passato e presente, proponibile però solo su itinerari di questo tipo che - purtroppo - hanno una frequentazione piuttosto limitata. Sono vie troppo facili per le nuove generazioni di alpin climbers ultraperformanti ma troppo ingaggiose per la maggior parte degli arrampicatori appasionati che invece fanno la fila sulle vie più facili della parte destra della Paroi des Montons. Egoisticamente parlando, direi "meglio così": tranquillità garantita.

Materiale: corde da 60 m, 14 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dall'auto, evidente.
Discesa: in doppia sull'asse della via seguendo le indicazioni del topo. Si utilizzano gli ancoraggi della gemella *Galileo*. Con un po' di dimestichezza con le calate nel vuoto si riescono a fare 3 doppie lunghe (S6-S4-S2).

Vista d'insieme della Paroi des Montons.

Avvicinamento rapido. Caldo.

Primo tiro (7a): breve sezione verticale con prese buone distanziate.

Arrivo in sosta sul primo tiro.

Secondo tiro (6c): sezione fisica in traverso.

Arrivo in sosta sul secondo tiro.

Il lungo traverso al termine del terzo tiro (6b).

Quarto tiro (6c): due passetti di decisione.

Sesto tiro (7a): passo di blocco e sezione di resistenza in leggero strapiombo.

giovedì 13 agosto 2026

Eiger - Parete Nord *Löcherspiel*

 

Quarto tiro della via (6b+), in diagonale verso sinistra.

Caldo anomalo a tutte le quote significa normalmente che sulla parete Nord dell'Eiger ci sono buone condizioni per le vie di roccia. Quest'anno però non siamo stati particolarmente fortunati, perché la via che volevamo scalare si presentava bagnata su troppi tiri; non ho ben capito se fosse dovuto al temporale della sera prima oppure a risorgenze importanti innescate dalla fusione dei ghiacciai in alto. Salendo sulla nuova (almeno per me) funivia Eiger Express, il piano della giornata è stato quindi rapidamente convertito in un'alternativa che avevo in mente da un po' di anni: ventisei anni, per la precisione, ovvero il tempo trascorso da un tentativo che avevo fatto insieme a Mathias Bastrenta, compagno di tante avventure sulle pareti delle Alpi Occidentali e Svizzere. Erano i primi giorni di settembre del 2000 e ci eravamo avviati in territorio elvetico per una tre giorni di arrampicate. Come prima tappa avevamo scelto la famigerata Eigerwand, curiosi entrambi di toccare con mano quel calcare che sembrava misteriosamente di ottima qualità. Dalle informazioni che avevamo, c'era una via non troppo difficile e non troppo lunga adatta per un primo approccio con la parete: *Löcherspiel* (370 m, 6c max, 6b+ obbl.), queste sono le caratteristiche attuali, allora erano 6b max e 6b (expo) obbligatorio, con una chiodatura ridotta all'essenziale. Purtroppo non eravamo riusciti a procurarci una relazione dettagliata, pubblicata sulla prima edizione (1989) ormai introvabile della guida "Schweiz Extrem"; avevo acquistato la seconda edizione del 1994 sperando di trovare recensita anche l'Eiger ma - inspiegabilmente - era stata esclusa. Forti dell'esuberanza giovanile e della fresca esperienza su tante vie difficili dell'arco alpino (*Voyage selon Gulliver *e *Echo des Alpages* sul Grand Capucin, *Empire State Building* al Clocher du Tacul, *Étoiles Filantes* alla Tour des Jorasses, *Les Ailes du Désir* sulla Sud dell'Aiguille du Fou e la prima ripetizione di *Allargate i vostri orizzonti* all'Anciesieu solo per citare le più significative di quell'estate), ci siamo avviati verso l'attacco di *Löcherspiel* piuttosto baldanzosi. Trovare l'attacco della via non è stato particolarmente difficile perchè allora non erano presenti altri itinerari su quella porzione di parete. Un po' più complicato invece è stato individuare il percorso, senza un topo esplicativo. Siamo saliti navigando sul calcare (fortunatamente della buona qualità sperata) da spit a spit cercando di identificare quello successivo - chiaramente lontanissimo - fino ad un punto in cui avremmo dovuto piegare a sinistra ma non lo sapevamo. Non siamo più riusciti a vedere alcuna protezione fissa in parete, neanche molto più in alto, per cui ci siamo calati con la promessa (forse) di tornare con informazioni più precise. Delusi ma consapevoli di aver ricevuto una giusta lezione di umiltà, ci siamo avviati verso i più solari Wendenstöck ed Eldorado (Grimsel) dove abbiamo poi salito - fortunatamente senza intoppi - rispettivamente *La voie du frère* e *Hirnriss*.
Piccola storia di esperienze di gioventù. È interessante poi tornare sui propri passi tanti anni dopo (più di un quarto di secolo) per rivivere quelle giornate e completarle con gli elementi che allora mancavano.
Insieme ad Alessandra, anche lei ormai veterana della parete dopo cinque vie percorse all'ombra dell'Orco, abbiamo scalato *Löcherspiel* nella sua versione moderna, ovvero dopo il restyling operato dallo stesso apritore (quel Daniel Anker che spesso compare anche accanto al nome di Michel Piola in aperture importanti su pareti alpine) nel 2018 a trent'anni esatti dalla prima salita. In quell'occasione erano stati sostituiti i vecchi fix, aggiunti alcuni punti nei tratti più expo e rettificata l'uscita con due nuove lunghezze di 6c che aggiungono la cosiddetta ciliegina sulla torta ad una via particolarmente piacevole e omogenea. Attenzione, non si tratta di una richiodatura seriale; il carattere della via rimane piuttosto severo; nonostante i gradi sulla carta siano contenuti occorre sapersi muovere con disinvoltura sul 6b/c per gestire la progressione in tranquillità e sicurezza.
A metà via, si attraversa una grande cengia detritica dove è imperativo gestire la progressione in corda corta senza trascinare corde e zaini in quanto si rischierebbe di bombardare eventuali cordate presenti nella parte bassa.
Per il resto, la via è molto bella e si scala sempre su calcare di buona qualità, costellato di buchi di ogni dimensione che ricordano vagamente quelli del Wenden. Avvicinamento e discesa  relativamente brevi in scarpe da approach contribuiscono sicuramente a rendere questa via una bella opportunità per le torride giornate estive.

Materiale: 1 corda da 60 m + 1 cordino per recuperare lo zaino, 12 rinvii (di cui 2 allungabili), 1 set di friend da #.3 a #2 C4 BD, 1 carrucola, casco.
Esposizione: Nord Nord Ovest, sole nel tardo pomeriggio.
Avvicinamento: a piedi da Eigergletscher percorrendo in discesa il primo tratto dell'Eiger Trail per poi abbandonarlo e deviare a destra in salita verso la ferrata del Rotstock. Dopo la prima serie di scalette si giunge su una grande cengia. Ci si dirige quindi a sinistra (ometti) verso la base della parete. Al termine di una serie di corde fisse che conducono sulla cengia più alta a sinistra, si raggiunge l'attacco della via. Calcolare circa 45 minuti da Eigergletscher.
Discesa: a piedi lungo il versante Ovest, calcolare una mezz'oretta abbondante fino alla stazione Eigergletscher.

GUARDA L'ALBUM FOTOGRAFICO 

mercoledì 21 agosto 2024

Sanetsch - *Utopia*

Impossibile resistere alla tentazione della consueta puntata sul calcare di Sanetsch. Quest'anno è stato il turno di una via di recente apertura che porta le firme di due arcinoti chiodatori elvetici: Michel Piola e Jean-Marie Porcellana. Si tratta di *Utopia* (220 m, 7a+ max, 6c obbl.), terminata nel 2020 e già sulla strada per diventare una grande classica. L'itinerario corre su uno degli evidenti pilastri di color giallastro che si trovano a sinistra del cuore della Paroi des Montons. Pochi minuti in più di avvicinamento garantiscono tranquillità (quasi) totale; la maggior parte degli scalatori infatti si concentra sulla parete principale o sulle facili placche della parte destra.
*Utopia* è una via straordinariamente omogenea sul grado 6b+/c con alcune sezioni poco più difficili ben distribuite su tutto lo sviluppo. L'attrezzatura perfetta a fittoni resinati, in perfetto Piola-style, sigilla un successo che in parte è già arrivato ma che è destinato ad aumentare. "Que du plaisir!", come direbbero i cugini d'oltralpe. Un po' meno, forse, per i piedi di Alessandra costretta a scalare con scarpette di tre numeri più grandi; questo però è un dettaglio personale che interessa a pochi.

Materiale: corde da 60 m, 15 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dall'auto, evidente.
Discesa: in doppia sull'asse della via seguendo le indicazioni del topo.

Vista generale della Paroi des Montons; la via percorsa oggi si trova su uno dei pilastri a sinistra.

Il primo tiro è in comune con *Kolem* del f.lli Remy.

Arrivo in sosta sul secondo tiro.

Terzo tiro (7a+), in diagonale a sinistra con passi molto tecnici.

Il quarto tiro (7a) è indubbiamente quello più particolare: prima parte fisica poi sezione tecnica in placca.

Quinto tiro (6c+): ambiente grande face.

Sesto tiro (6b): calcare incredibile!

Vista dall'alto sul sesto tiro; le diverse cromie del calcare.

Partenza dell'ottavo tiro (6c).

Bella roccia, avvicinamenti relativamente brevi e frequentazione molto limitata:
sono questi gli ingredienti principali dell'arrampicata a Sanetsch.

Arrivo in sosta sull'ultimo tiro, palesemente forzato
ma per poter gustare ogni centimetro di questa roccia sublime si fa questo ed altro!

Ultima doppia.

Uno scorcio tipicamente elvetico verso il Col du Sanetsch.

Il topo della via.

 

sabato 15 luglio 2023

Gastlosen - *Magirus*

Finalmente è arrivata l'occasione di fare visita alle tanto decantate Gastlosen (Gruyère), rese famose al di fuori della stretta cerchia dei locals elvetici dalle recenti salite di Nina Caprez e prima ancora di Cédric Lachat con il suo super progetto "Swissway to heaven" documentate nel bellissimo omonimo film. In tempi pre-social, il grande alpinista Erhard Loretan, originario della zona, aveva mosso i primi passi proprio su queste pareti e regolarmente vi apriva itinerari di ogni difficoltà.
Le Gastlosen però non sono solo terreno per i big della scalata; fortunatamente ci sono vie anche per i comuni mortali, su entrambi i versanti Sud e Nord. In questo periodo, viste le temperature tropicali sulle Alpi, la scelta del versante all'ombra è d'obbligo; il versante Sud invece si rivela perfetto per le stagioni più fredde.
Come primo approccio abbiamo scelto il pilastro denominato Waldekspitze, situato a sinistra delle torri più alte centrali. Dicono che qui si trovi la roccia più bella del versante Nord ed effettivamente risulta all'altezza dei più celebri spot di calcare. La parete non è molto alta ma presenta una verticalità assoluta e impone una scalata mediamente fisica. Consultando varie relazioni, l'occhio è caduto su un itinerario aperto parecchi anni fa dagli instancabili fratelli Remy, tanto per cambiare: *Magirus* (150 m, 7a max, 6b obbl.). Per orientarsi nel dedalo di vie e di spit presenti in parete è necessario munirsi della guida più aggiornata ("Gastlosen.ch", 2023), in quanto le relazioni che si trovano in giro sono poco precise e confusionarie.
La prima impressione della zona è più che positiva: classico ambiente bucolico svizzero, più simile ad una cartolina che alla realtà, con tanto di verdi pascoli, bovine posizionale ad hoc per una composizione artistica, dettagli curati in maniera maniacale e, dulcis in fundo, suono del corno svizzero dallo Chalet du Soldat a fare da colonna sonora. Per quanto riguarda la scalata, dopo questa bella esperienza sulla Waldeckspitze, mi riservo di esprimere un giudizio più completo dopo aver visitato anche altri settori e versanti. La voglia di tornare c'è sicuramente ed è già un buon segno.

Materiale: corda da 60m, meglio anche 70 m, 15 rinvii, casco fortemente consigliato.
Esposizione: Nord Ovest, al sole da metà pomeriggio.
Avvicinamento: comodo in circa 45 minuti a piedi dal parcheggio. Si cammina prima lungo una strada poderale poi su un sentiero ben tracciato fino alla base. Prestare solo attenzione all'imbocco del sentiero che non è evidentissimo: salendo, si trova poco oltre l'imbocco di un sentiero più marcato con segnaletica verticale.
Discesa: in doppia dalla cima utilizzando i vari ancoraggi presenti. Con corde da 60 m è possibile scendere con due doppie molto lunghe ma è preferibile scalare con una corda singola ed effettuare calate più corte per evitare di dare frustate a chi arrampicata alla base (monotiri) durante il recupero delle corde.

Il versante Nord delle Gastlosen ci accoglie la sera prima con queste luci strepitose al tramonto.

Avvicinamento molto rilassante al versante nord delle Gastlosen.

Solo nell'ultimo tratto si percorre un sentiero ripido ma battuto.

Primo tiro di Magirus (7a) con roccia incredibilmente lavorata a buchi.

Vista dall'alto sul primo tiro.

Vista dall'alto sul secondo tiro (6c), sempre con roccia stupenda a gocce.

Terzo tiro (6b+) verso sinistra.

In cima alla Waldekspitze, con lo sfondo della muraglia principale delle Gastlosen
e del bucolico ambiente prealpino svizzero. In foto non c'è l'audio ma posso assicurare
che si sentiva il suono del corno svizzero allo Chalet du Soldat.

La Waldeckspitze oltre ad essere una bella torre calcarea di 120 m circa è anche una falesia con tanti bei monotiri alla base, come questo *Tomahawk* (7a).


martedì 11 luglio 2023

Sanetsch - *La lumière des justes*

Non ci si stanca mai di arrampicare sulle belle pareti calcaree del Col du Sanetsch, a monte di Sion (Vallese). Avvicinamento a piedi breve, che compensa quello automobilistico un po' meno breve, qualità della roccia, verticalità delle pareti, clima top anche nelle giornate più calde dell'anno, frequentazione estremamente limitata sono solo alcune fra le caratteristiche che rendono speciale l'arrampicata in questo luogo. Lo frequento dalla fine degli anni '90 e posso dire che è stato fatto molto per rendere più accessibili le vie ma ancora adesso non si incontrano cordate nei paraggi.
La maggior parte delle vie sono state attrezzate dai fratelli Remy e presentavano originariamente una chiodatura molto rarefatta e, a volte, ache poco logica (o meglio, una logica ce l'avrà anche avuta ma non corrispondeva con quella della maggior parte degli arrampicatori). Probabilmente, in seguito alle prevedibili lamentele, Claude e Yves si sono resi conto che per non far cadere le loro creazioni nel dimenticatoio avrebbero dovuto renderle più accessibili. Sono così tornati più volte ad aggiungere anche più del doppio dei punti originariamente piantati. Adesso infatti quasi tutte le vie sono chiodate molto bene e non c'è più il rischio di prendersi grandi spaventi soprattutto in partenza dalle soste, quando il primo fix si trovava parecchi metri al di sopra. A essere pignoli, resta il problema degli incroci delle vie che però si risolve molto semplicemente acquistando l'ultima edizione della guida, redatta proprio dai fratelli Remy ("Escalades - 6000 longueurs pour tous niveaux: Vaud, Chablais, Bas-Valais, Sanetsch", 2019), contribuendo così all'enorme lavoro svolto in parete. Merci les frères!
Oggi giornata super tranquilla in cui abbiamo percorso una via relativamente semplice ma omogenea sul 6c, alla Paroi du Dam: *La lumière des justes* (150 m, 6c+ max, 6b obbl.) che nasce dalle spoglie della precedente *Sombre confusion* e di *Myrlie* originale. Il nome della prima via la dice tutta su come anche i fratelli Remy si fossero già resi conto nel 1986 della confusione di vie presente in parete. Ora c'è un po' più di ordine ma per non perdersi è fondamentale la relazione aggiornata delle vie.
Considerata la modesta lunghezza degli itinerari in questo settore (cinque tiri, tutti da scalare comunque) è possibile naturalmente percorrerne due senza problemi oppure terminare la giornata scalando sui monotiri prresenti a destra e sinistra, altrettanto belli e meritevoli.

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii.
Esposizione: Sud, al sole fino a metà pomeriggio.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dal parcheggio, evidente, bolli rossi.
Discesa: in doppia lungo l'asse della via. Con corde da 60 m si riescono a fare due calate molto lunghe fino a terra: da S5 a S2 e da S2 a terra.

Avvicinamento alla Paroi du Dam.

Primo tiro (6c), abbastanza lungo.

Terzo tiro (6c), roccia stratosferica.

Vista dall'alto sul bellissimo terzo tiro.

Discesa in doppia, vista lago di Sanetsch.

C'è ancora tempo per qualche monotiro. A sinistra della Paroi du Dam c'è qualche bella possibilità,
come questa: *La Jean-Maurice*, un 7a che definire tonico sarebbe riduttivo.



mercoledì 26 ottobre 2022

Miéville - *Adrénaline*

Sono passati quasi dieci anni dall'unica visita che avevamo fatto alla parete di Miéville, non lontano da Martigny. Allora avevamo percorso una delle vie che indicavano tra le più belle del settore: *Nonette*, opera degli instancabili fratelli Remy. Complici però un vento fortissimo e un approccio forse troppo "a cuor leggero" da parte mia, non conservavo buoni ricordi. Anzi!
Bisogna sempre dare una seconda chance, dicono. Quindi ho voluto riprovare, cercando una giornata possibilmente senza vento e soprattutto con un approccio mentale più rispettoso e umile nei confronti delle vie. La scelta dell'itinerario è caduta sulla via che dà il nome al settore, ovvero *Adrénaline* (120 m, 7b max, 6c obbl.). Mi intrigavano soprattutto i racconti e la sua storia: già il nome, comunque, è piuttosto evocativo. Correva l'anno 1982 e il mito di allora era un certo Patrick Berhault che danzava sulla roccia, forte di un livello tecnico altissimo e di una forza fuori dal comune; era naturale per lui attrezzare vie con pochissimi punti fissi tra sezioni obbligatorie anche molto ingaggiose. I ripetitori invece dovevano mettere in campo ogni risorsa per affrontare vere e proprie "prove di coraggio", che non sempre portavano al risultato sperato. Ebbene, in quell'anno, due attivissimi apritori elvetici (L. Abbet e L. Monnet) hanno attrezzato *Adrénaline* cercando di emulare le gesta del fuoriclasse francese e di proporre lo stesso format di vie in cui fosse richiesta una buona dose di coraggio per essere salite. In quest'ottica, il famigerato traverso del quarto tiro della via è più famoso per il "6c obbligatorio" che per il fatto di essere un 7b estremamente estetico ed esposto su roccia compattissima.
La via è stata recentemente interessata da un intervento di richiodatura, ripettando fedelmente la posizione degli spit originali; questi ultimi si possono ancora vedere (e moschettonare, visto che non sono stati sostituiti) sul traverso del terzo tiro. Le prime due lunghezze sono ora proposte come un lungo tiro (38 m) che però sconsiglio di fare a freddo, visto che la sezione dura è in cima. Conviene, secondo me, scalare il primo originale, quindi fermarsi alla prima catena per poi affrontare il secondo più serenamente.
Le relazioni che si trovano in giro sono piuttosto discordanti; per aumentare la confusione, propongo anch'io la mia versione. È pur sempre una valutazione soggettiva, quindi da prendere con beneficio di inventario: 6b+, 6c+, 6c, 7b, 6b (6c obbl. bello solido).
Nota personale. Ho salito la via interamente in libera; tutti i tiri onsight tranne il quarto che mi ha richiesto un secondo giro, senza il sole battente, per essere addomesticato.

Materiale: corde da 60 m, 14 rinvii, casco.
Esposizione: Est, sole al mattino. Posto molto caldo.
Avvicinamento: in circa 15 minuti dalla macchina, lungo una traccia piuttosto evidente prima in mezzo alla vegetazione poi lungo la cengia (corde fisse) alla base della parete. La via attacca quasi all'estremità sinistra, guardando la parete.
Discesa: in doppia lungo la parete (numerosi ancoraggi in posto).

Vista generale della parete principale di Miéville: sole al mattino e roccia subito asciutta dopo la pioggia.

Primo tiro di *Adrénaline* (6b+).

Partenza del secondo tiro originale (6c+), lungo una fessura stondata e sfuggente.

Arrivo in sosta sul terzo tiro: un bel traverso di 6c attrezzato ancora con gli spit di quarant'anni fa.

Quarto tiro di *Adrénaline* (7b), quello che ha reso celebre (e temuta) la via.

Per "arrotondare" la giornata ci sono bellissimi monotiri sulla cengia dove attacca la via.
Come questo: *Sloggy* (7a+) firmato Remy's brothers.

martedì 16 agosto 2022

Hintisberg - *Sigrif*

Dopo il Wendenstöcke ci voleva una via più rilassante per non logorare troppo i nervi. Abbiamo scelto una parete molto tranquilla, situata proprio di fronte al versante Nord della triade Eiger-Monch-Jungfrau; si tratta di Hintisberg, dove avevamo già scalato qualche anno fa una bella via dei fratelli Remy, *Todi*.
Per non perdere l'abitudine, anche questa volta la scelta è ricaduta su un itinerario dei soliti mitici fratelli elvetici: *Sigrif* (230 m, 6c+ max, 6b obbl.). Indicata sulla guida come meno interessante delle altre, si è invece rivelata molto bella e divertente; omogenea e varia, condita con un po' tutti gli stili dell'arrampicata calcarea. I passi più difficili si risolvono in pochi movimenti, neanche troppo impegnativi; per il resto, il 6b indicato come grado obbligatorio forse è da considerare un po' stretto per percorrere la via divertendosi. Piccoli dettagli tecnici che poi passano in secondo piano quando si considera la giornata nella sua interezza, totalmente immersi in un ambiente spettacolare.

Materiale: corde da 60 m, 14 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, ad una quota di circa 2100 m
Avvicinamento: in meno di mezz'ora di cammino su sentiero, evidente, dal piazzale che si raggiunge lungo una strada stretta e tortuosa da imboccare a valle di Grindelwald.
Discesa: in doppia lungo la verticale dell'ultima sosta. A essere un po' sgamati si riescono a fare solo due calate; altrimenti tre.

Non ci si stanca mai di questi bucolici scorci elvetici.

Avvicinamento breve e easy alla parete di Hintisberg.

Primo tiro di *Sigrif*.

Secondo tiro, inizia il walzer dei traversi.

Vista dall'alto sul secondo tiro.

Arrivo in sosta sul terzo tiro: un campo di gocce taglientissime.

Quinto tiro, ad una breve sezione più fisica segue un lungo diagonale facile ma molto estetico.

Un dettaglio del traverso del quinto tiro.

Doppie veloci e aeree.

La vista sulla triade Eiger-Monch-Jungfrau da qui è mozzafiato.