giovedì 22 settembre 2016

Tours d'Areu - *Le vent des steppes*

Spesso snobbata a favore delle altre, la prima delle Tours d'Areu presenta anche lei alcuni itinerari interessantissimi. Oggi, a caccia di nuovi percorsi, siamo andati a curiosare una via tracciata dal solito Michel Piola sull'avancorpo della prima torre. Si tratta di *Le vent des steppes* (180 m, 7a max, 6b obbl.): sei tiri, tutti belli, su roccia di ottima qualità nonostante la parete non lo lasci indovinare.
Il primo, a freddo non è molto indicato per chi patisce i passaggi di dita... ma si può sempre rifare al termine delle doppie ;-) Il quarto presenta invece una doppia uscita: a destra 7a, a sinistra 7b, in entrambi i casi duro! Sul quinto tiro si trova un piccolo tranello in corrispondenza di un difficile fessurino: se affrontato direttamente è nettamente più di 6c, se invece aggirato a destra diventa un 6b+ piu onesto. Ancora una piccola incognita sull'ultimo tiro: destra o sinistra? Ai ripetitori il piacere della scoperta: mica si può dire proprio tutto ;-)

Materiale: 2 corde da 50 m, 12 rinvii.
Esposizione: Sud Est.
Avvicinamento: in circa 30 minuti da Doran, raggiungibile solo con mezzo 4x4. È una delle prime vie che si incontra, se non addirittura la prima.
Discesa: in doppia lungo la via.

Il topo della via, con le valutazioni "secondo noi" ;-)
Secondo tiro... forse il meno bello.
Quarto tiro per Ale... sceglie la variante di destra (7a).
Vista geenerale sul quarto tiro, che oppone (nella sua variante di destra) una corta sezione molto violenta di dita.
Ultimo tiro, finalmente con il cielo blu!



domenica 18 settembre 2016

Val di Mello - arrampicate varie

Nell'ambito del corso di formazione per aspiranti guide alpine del polo lombardo, ho avuto modo di arrampicare nella sempre bella Val di Mello. Esperienza molto interessante sotto tutti gli aspetti (sia professionale sia personale)... nonostante il meteo non ci abbia propriamente assistiti. Fortunatamente per le giornate di pioggia c'è il bellissimo Centro Polifunzionale della Montagna a Filorera, non lontano dal Sasso Remenno, con tanto di palestra indoor e strutture sportive varie. Tra un acquazzone e l'altro (e una birretta al Bar Monica, dal mitico Simone Pedeferri) siamo comunque riusciti a svolgere una buona attività corsistica, sfruttando al meglio il quadro meteorologico.
Bilancio positivo, quindi, nonostante qualche piccolo (ma innocuo) rammarico: quello di non aver potuto arrampicare "in quota" nella zona del Pizzo Badile resa impraticabile da bufere di neve e quello di non aver raggiunto la cima del Qualido a causa di una noiosissima innaffiata pomeridiana. Gli ultimi quattro (facili) tiri di *Magic line* non si sono concessi... ma almeno la celebre fessura del decimo tiro si è lasciata addomesticare onsight. Mi dispiace per Piergiorgio ma, nella sequenza delle lunghezze, proprio quella mi è "casualmente" toccata da capocordata: grazie ai suoi crack gloves però è stato tutto più semplice... ;-)

Primo giorno: diretti al Qualido!
Primi tiri di *Magic line* al Qualido.
Piergiorgio esce estasiato (anche se un po' amareggiato per essergli toccato da secondo... ;-) ) dal decimo tiro di *Magic line*: bellissima fessura ad incastri sfuggenti, valutabile verosimilmente attorno al 7b.
Luca si gode gli splendidi tiri centrali della classicissima *Luna nascente*, allo Scoglio delle Metamorfosi.
Federico M. spalma le suole delle scarpette sulle placche melliche... quasi come fa con i mirtilli sulle sue buonissime torte: provare per credere!
Abbiamo provato a salire al rifugio Gianetti per arrampicare in quota. Purtroppo ci ha accolto un freddissimo vento da Nord che ha portato neve anche a bassa quota.
Federico S., assicurato da Andrea, all'inizio del traverso che porta alla terza sosta del *Pilastro del bastogene*.
Roccia super sul *Pilastro del bastogene*, alla Dimora degli Dei.
Marco sul tiro chiave del *Pilastro del bastogene*: un 7b ultra spalmo ma ultra bello... come anche tutto il resto della via!
Sicuramente da tornare per provare a salirlo free.



giovedì 8 settembre 2016

Monte Castello (parete NE) - *Amitrax*

Il Vallone di Noaschetta, laterale della Valle dell'Orco, offre alcune perle granitiche di tutto rispetto: Monte Castello (con le sue pareti S, E e NE), Cresta dei Prosces, Torri del Blanc Giuir. Pareti di cui molti hanno sentito parlare ma che pochi hanno toccato con mano. Motivo di tanto isolamento è senza dubbio l'avvicinamento non proprio immediato, a piedi e senza impianti di risalita. Le vie di arrampicata però sono belle offrono lo stesso impegno dei più rinomati itinerari del massiccio del Monte Bianco. Una cosa è certa: nel Vallone di Noaschetta non si fanno code ;-)
Dopo aver percorso qualche bella via sulla parete S del Monte Castello (*Luigi Saba*, *Imago* e *Io, lui, lei, l'altra*) oggi siamo andati a curiosare la più remota parete NE, dove abbiamo salito una via aperta nel 2004 da F. Ferrari, A. Trombetta e L. Vecchio: *Amitrax* (400 m, 7b max, 6b+ obbl.). Si tratta della via moderna più a destra della porzione di parete che ospita la nota *Aldebaran*. Presenta un'arrampicata granitica progressivamente più ripida, attrezzata a fix inox da 8 mm (placchette Raumer piccole) solo dove non è possibile proteggersi con i friends. Menzione speciale all'ottavo tiro, 55 metri di puro godimento... a patto di gestire bene gli attiti; pollice verso invece per la nona lunghezza che presenta un tratto molto impegnativo (7b) palesemente forzato e attrezzato nettamente al di fuori della linea degli appigli. Attenzione ancora all'ultimo tiro (7a), non così scontato... e con un'interessante sezione obbligatoria dopo il tratto chiave.
Oltre alle solite foto, allego anche il topo della via. Per informazioni più dettagliate, consiglio di visitare il sito delle Guide La Traccia dove si trova un'intera pagina dedicata al Vallone di Noaschetta.

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #4 C4 BD, doppi #1-2-3 C4.
Esposizione: NE, al sole fino a tarda mattinata.
Avvicinamento: da Balmarossa lungo un bellissimo sentiero reale di caccia che passa a poche centinaia di metri dalla base della parete NE del Monte Castello. Oggi abbiamo impiegato 1.30 ore dalla macchina... con un'andatura abbastanza sostenuta ;-)
Discesa: in doppia lungo la via.

Durante l'avvicinamento nel Vallone di Noaschetta si scoprono le cattedrali granitiche non visibili dal fondovalle: parete NE del Monte Castello e Torri del Blanc Giuir.
La parete NE del Monte Castello vista dall'Alpe Arculà.
Il sole sta per entrare nel Vallone di Noaschetta.
Secondo tiro dello zoccolo per Ale: 6a in placca con chiodatura essenziale.
Settimo tiro per Ale: un estetico arco seguito da una placchetta con fessurino (6b+).
Ottavo tiro: the pitch (6c), 55 metri di puro godimento.
Vista dall'alto sull'ottavo tiro.
Panoramica dalla parete sulla parte alta del Vallone di Noaschetta.
Ultimi metri della via per Ale... le acciughe al verde di Noasca stanno aspettando!
Il topo della via.

mercoledì 24 agosto 2016

Scheideggwetterhorn (parete Nord) - *Into the wild*

Il diedro caratteristico del sesto tiro.

L'Eiger sta alla Kleine Scheidegg come lo Scheideggwetterhorn sta alla Grosse Scheidegg. Un paragone molto semplicistico, senza dubbio, ma assai efficace... secondo me. Tutti conoscono la famosissima parete Nord dell'Eiger, che si innalza dai prati della Kleine Scheidegg quasi ignorando che dalla parte opposta, in corrispondenza della Grosse Scheidegg, si eleva un'altrettanto vertiginosa e vasta parete dal nome impronunciabile: Scheideggwetterhorn. Fin quando non si transita alla sua base con il caratteristico bus giallo non ci si rende conto della grandezza di cotanta cattedrale calcarea, sulla quale sono state tracciate pochissime vie. Una di queste (insieme a *Baston la baffe*) è opera di due importanti nomi svizzeri dell'arrampicata in montagna: Denis Burdet e Nicolas Zambetti... sì, proprio coloro che nel 2002 avevano effettuato la prima salita onsight di *Divine Providence* sul Grand Pilier d'Angle! La via in questione è *Into the wild* (450 m + 400 m, 7b+ max, 7a obbl.), ultima creazione in ordine di tempo sulla parete: datata 2009. Il nome racchiude in sé tutto lo spirito dell'itinerario, inteso come avvicinamento e via di arrampicata. Un autentico viaggio nel cuore della parete alla ricerca del passaggio migliore e della roccia più bella. Il risultato è un percorso piuttosto severo, da affrontare in condizioni di meteo stabile per poter scalare in maniera più rilassata possibile. Sì perchè, oltre a trovarsi in cima ad uno zoccolo complicato, la via offre 10 lunghezze impegnative non tanto sulla carta (7b+ max) ma per il tipo di scalata imposto: sempre ingaggioso, obbligatorio e - in alcuni tratti - anche un po' expo. La qualità della roccia (complici anche le poche ripetizioni) non è propriamente perfetta come in Wendenstöcke... ma la "bellezza" di questo itinerario è da ricercarsi in qualcos'altro: un'esperienza più alpinistica che arrampicatoria, in cui però occorre muoversi con disinvoltura su terreno delicato e difficoltà di 7a/b per poter almeno portare a termine la via.
Tutte le informazioni tecniche sono sintetizzate qui sotto e nelle didascalie a corredo della galleria fotografica. Consiglio anche di consultare il sito di Nicolas Zambetti che contiene il preziosissimo topo originale sia della via, sia dell'avvicinamento.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set di friends da #.4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Nord Nord Ovest. Al sole da metà pomeriggio.
Avvicinamento: è parte integrante della via e costituisce già una piccola ascensione a sé. Dalla Grosse Scheidegg (raggiungibile solo con un bus) scendere circa 500 m verso Est, lungo una cresta erbosa evidenziata da una recinzione per le mucche. Giunti in corrispondenza di un largo sentiero verso destra, seguirlo in direzione della parete in falso piano. Salire quindi fin contro le rocce e costeggiare la base della parete sempre verso Est con andamento saliscendi passando anche all'interno di un caratteristico buco nella roccia facilmente individuabile anche da lontano. Salire ancora in direzione di una grande cascata in alto a sinistra, avvicinandosi però solo all'ultimo, in alto, in corrispondenza di una fascia rocciosa strapiombante. Prestare molta attenzione perchè la cascata scarica regolarmente un flusso assai importante di acqua e neve, il cui accumulo è ben visibile in basso alla base della parete! Superare lo strapiombo roccioso sulla sinistra idrografica della cascata, con l'aiuto di una corda fissa di 6 m circa. Al termine, dirigersi immediatamente a destra lungo la larga cengia detritica in direzione Ovest. Seguirla interamente e continuare in salita costeggiando la parete e attraversando qualche avvallamento fino a giungere sulla larga cengia dove si trova il posto da bivacco. Calcolare 1.30 ore, senza correre, dalla Grosse Scheidegg. Piazzola comoda per 3/4 persone, purtroppo senza acqua nei dintorni.
Da qui, per raggiungere la base della via, occorre ancora percorrere uno zoccolo di più di 400 m di facili placche appoggiate ma assai delicate. Ogni 60 m si trovano gli ancoraggi per le doppie. L'ultimo tratto per arrivare all'attacco si effettua a piedi facendo un largo giro verso sinistra, seguendo una evidente linea di debolezza. Calcolare circa 2.30 ore dal posto da bivacco.
Tutta la zona è estremamente pericolosa in caso di pioggia o temporali!
Discesa: in doppia lungo la via saltando la S3. Alcune soste non sono dotate di anello di calata oppure non sono collegate: utile però sapere che le piastrine inox Mammut che si trovano sulla via presentano una smussatura che consente il passaggio diretto della corda senza rovinarla. Provare per credere! Lo zoccolo si scende inizialmente a piedi (terreno delicato) poi con 6 doppie da 60 m fino al posta da bivacco.

mercoledì 3 agosto 2016

Mont Greuvetta - *Pilier des vers luisants*

Il versante Est del Mont Greuvetta è ben visibile dal fondo della Val Ferret ma, di fatto, poco conosciuto. È curioso immaginare decine di cordate di arrampicatori/alpinisti nel vallone di fianco (quello dove si trova il rifugio Dalmazzi, per intenderci) e quasi nessuno a poche centinaia di metri di distanza in linea d'aria. Eppure un punto d'appoggio c'è... pure carino: il bivacco Comino, frequentato però quasi esclusivamente da "escursionisti esperti". L'interesse arrampicatorio della zona è aumentato (pochissimo, peraltro) solo negli ultimi anni grazie all'apertura di qualche nuovo itinerario medio-facile ma di considerevole sviluppo sui bastioni rocciosi che difendono la parte alta del bacino. Il vero interesse per l'alpin-climber si trova però più in alto, sul pilastro più evidente e compatto della zona. Ci ha pensato il solito Michel Piola nel 1990, questa volta insieme a suo fratello Daniel, a tracciare probabilmente la via più estetica del settore che affronta in modo logicissimo uno scudo compatto di placche. Si tratta del *Pilier des vers luisants* (350 m, 7a+ max, 6c obbl.) che abbiamo ripetuto oggi beneficiando di una bella giornata di sole... fortunatamente non caldissima. Meglio così perchè l'attacco della via si trova molto vicino allo scarico di un profondo canale di sfasciumi: occorre prestare attenzione alla caduta di sassi soprattutto al rientro, nelle ore più calde della giornata.
La via è molto bella, tutta da scalare: le sezioni più impegnative sono tecniche di aderenza, sempre (relativamente) ben protette da fix zincati da 10 mm, ancora in ottimo stato (placchette Simond). Giudizio quindi positivo, come sempre influenzato quando si riescono a scalare tutte le lunghezze onsight ;-)

Materiale: 2 corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Est, in questa stagione il sole arriva alla base della parete alle ore 8.00.
Avvicinamento: calcolare indicativamente 1 ora dall'Arnouvaz al bivacco Comino e circa 2 ore dal bivacco alla base della via. Il tempo può variare considerevolmente in funzione delle condizioni del ghiacciaio che può essere a volte molto problematico. Attualmente si passa abbastanza agevolmente su entrambi i lati della seraccata. Prestare solo attenzione alle scariche di sassi dal canale a sinistra della via (faccia a monte), soprattutto nelle ore più calde.
Discesa: in doppia lungo la via (solo una calata un po' diagonale obbliga a moschettonare qualche fix).

Il topo della via.
Bivacco Comino, ottimo punto d'appoggio.
Cena a lume di candela in bivacco...
Avvcinamento alla parete lungo il ghiacciaio.
Primo tiro, con terminale ben visibile. Fortunatamente la neve tocca ancora la parete nel punto giusto ;-)
Vista dall'alto sul secondo tiro (7a+): tecnico.
Terzo tiro (6b) per Ale.
Quarto tiro (6c): un passo delicato per arrivare in sosta.
Vista panoramica sul quinto tiro (6c+): la sagra dello spalmo in traverso (e non solo) :-)
Sesto tiro (6b): dopo tanta placca, finalmente un diedro!
Settimo tiro (6a+): cresta finale che conduce in cima al pilastro.
Solito festival della vanità al termine della via.
Veloce sguardo indietro durante la discesa sul ghiacciaio: viste le pietre presenti... meglio non fermarsi a fare pic-nic.
Vista generale della parete e del ghiacciaio dalla morena.