giovedì 17 agosto 2023

Punta Figari (Castello-Provenzale) - *L'orologio senza tempo*

La mia ultima uscita nel gruppo Castello-Provenzale risale a quasi trent'anni fa (1996). Nella stessa estate ero tornato due week-end diversi, insieme ad Enrica M., Franco S. e mio papà, per percorrere una manciata di vie "classiche" e "moderne". Mi era piaciuta la Valle Maira, la sua solitudine, la quarzite del Castello-Provenzale. Ero curioso di andare a vedere come e se era cambiato qualche cosa in tutti questi anni. Il fatto di aver scelto la settimana di ferragosto non ha certamente aiutato ad apprezzare la tranquillità della valle; considerando però che si tratta di uno dei periodi più affollati dell'anno, non si può dire che il turismo abbia attecchito come nelle più celebri località delle Alpi Occidentali o delle Dolomiti. Sui sentieri e sulle pareti c'è gente ma non si fa la coda. L'impressione generale è quella di una valle certamente evoluta verso una dimensione più turistica ma conservando un carattere rurale e a misura d'uomo. Per quanto riguarda invece l'arrampicata nel gruppo Castello-Provenzale, ho notato un restyling diffuso delle vie con fix più o meno presenti ovunque alle soste e sempre più sulle vie. In un'ottica di elevata frequentazione, materiale solido in parete garantisce indubbiamente una maggior sicurezza per le cordate. Certo è che il carattere degli itinerari non è più quello originale. Pensavo che la durezza della roccia (quarzite) avesse un po' scoraggiato l'utilizzo del trapano, invece no. C'è solo da prendere atto del cambiamento senza sterili polemiche. Ben lungi comunque dall'essersi trasformato in un tempio dell'arrampicata plaisir, anzi. Se anni fa, però, il Castello-Provenzale poteva essere paragonato alle Dolomiti ora la similitudine calza un po' meno, soprattutto sotto il profilo dell'attrezzatura delle vie. È anche vero che i chiodi da fessura, sulla quarzite, non sono così "sicuri" e duraturi nel tempo come sul calcare o la dolomia quindi il restyling più o meno sistematico delle vie è ampiamente comprensibile.
La scelta della via da percorrere oggi è caduta su *L'orologio senza tempo* (180 m, VII max, VI+ obbl.), per vari motivi. Innanzitutto per il suo valore "storico" (moderno): era stata aperta nel 1982 da G. Massari e A. Parodi con pochissimo materiale, tutta direttamente in libera tranne il passo chiave del primo tiro che il mitico "Giova" aveva poi superato in bello stile poco dopo. Nel 2012, in occasione del suo cinquantesimo compleanno, lo stesso Massari era tornato sulla sua creazione per ridarle un po' di lustro. Insieme a P. Seimandi aveva pulito, disgaggiato e sistemato la chiodatura per renderla più appetibile agli arrampicatori contemporanei; il tutto rispettando l'impegno (più che altro psicologico) originale e posizionando fix solo alle soste. Lungo i tiri, con il materiale di oggi, ci si protegge relativamente bene anche se permangono dei tratti - non difficili - dove occorre avere margine per scalare lontano dalle protezioni e divertirsi. Complessivamente si tratta di una linea molto estetica, che corre parallela a destra della classica *Superfigari*, che offre una scalata piuttosto fisica in puro stile trad (ad eccezione di un fix nel breve tratto in comune con la via appena citata e ovviamente delle soste). E per finire, mi piaceva il nome, piccolo dettaglio che fa la differenza.

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set di friends fino al #3 C4 BD, 1 set di dadi particolarmente utili su questa roccia.
Esposizione: E, sole al mattino.
Avvicinamento: abbiamo optato per l'accesso dall'alto, ovvero raggiungendo il Colle Greguri e scendendo alla base della Punta Figari, calcolare almeno 45 minuti abbondanti.
Discesa: è possibile scendere in doppia lungo la via (soste con 2 fix con cordone e anello di calata) ma è di gran lunga preferibile utilizzare le calate del camino E che si raggiungono con una calata dalla cima verso il colletto. Il modo più elegante in assoluto per scendere prevede il proseguimento lungo lo spigolo *Castiglioni* e la discesa direttamente sul Colle Greguri.

In primo piano la Rocca e la Torre Castello, più in basso a sinistra la Punta Figari.

Primo tiro della via (VII), il più impegnativo anche perchè affrontato a freddo.

Il passo chiave del primo tiro oppone il superamento di un tettino fessurato con incastri di dita molto netti.

Vista dall'alto sul primo tiro.

Secondo tiro (VI): dopo un fix in comune con la *Superfigari*, si prosegue dritti e poi nettamente a destra.

Terzo tiro (VII-): un bel diedro arancione piuttosto fisico.

Vista dall'alto sul terzo tiro.

Il quarto tiro (VI+), a mio avviso, è quello più "psicologico": gira molto e non è semplice da proteggere.

Alessandra sugli ultimi metri della via.

Accesso e rientro da Colle Greguri comodo e veloce.

Scorcio sul versante Ovest del massiccio Castello-Provenzale dal fondovalle.


martedì 15 agosto 2023

Rocca la Meja - *Guanta la Meja*

Un'altra lacuna geografico-arrampicatoria è stata colmata: Rocca la Meja, situata a cavallo tra la Valle Maira e la Valle Stura. Si tratta di un complesso calcareo piuttosto articolato che presenta porzioni compatte alternate a zone dove la roccia è più rotta. Non è molto conosciuta tra gli arrampicatori, a torto secondo me; la zona infatti è molto bella e si presta a numerose attività outdoor. È frequentata principalmente da piemontesi con qualche rara eccezione ogni tanto. Sulle guglie dove il calcare è più compatto sono state tracciate parecchie vie di ogni difficoltà, sia sportive che trad.
Come primo approccio, non proprio soft per la verità, abbiamo scelto una delle vie simboliche della Rocca per quanto riguarda la difficoltà e l'impegno: *Guanta la Meja* (180 m, 7b max, 6c+ obbl.), aperta nel 1996 da C. Ravaschietto e L. Bianco. A detta di molti è una delle vie moderne più iconiche del mitico "Cege" con fix posizionati dal basso il più lontano possibile e passi obbligatori presenti quasi ovunque. Il materiale in parete è ancora quello originale di quasi trent'anni fa, ovvero fix zincati Kong da 10 mm, tranne due punti (Raumer inox) sulla variante del primo tiro che evita il passo in artificiale su cliff. Nonostante gli anni si può scalare ancora serenamente in quanto la quota ha praticamente ridotto a zero l'ossidazione dell'acciaio. Per quato riguarda la linea della via non si può fare altro che fare i complimenti agli apritori, in quanto hanno seguito le (poche) debolezze che presenta la parte centrale di questa bella parete apparentemente liscia; quando l'estetica prende il sopravvento su qualsiasi altro dettaglio.
Considerata l'esposizione a Sud Sud Ovest, i periodi migliori per salire la via sono sicuramente le mezze stagioni. Nelle calde giornate estive è possibile comunque arrampicare bene, avendo l'accortezza di partire un po' presto in maniera da sfruttare le ore più fresche. Il sole arriva verso metà mattinata, di fianco, mettendo in risalto le piccole asperità del calcare, facilitando così l'individuazione dei piccoli appoggi per i piedi.
Considerazioni personali: oggi mi sono accontentato di salire la via, senza scalare in libera tutti i tiri, per vari motivi. Le difficoltà tecniche non sono eccessive ma comunque non proprio semplici e, per essere affrontate serenamente, richiedono una tranquillità mentale che in questo periodo non possiedo completamente. Non è comunque un problema, ci saranno momenti migliori; intanto sono già contento di essere riuscito a mettere le mani su un autentico capolavoro e di aver scalato in completa solitudine nel magnifico contesto dell'alta Valle Maira.

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set completo di friends fino al #2 C4 BD.
Esposizione: Sud Sud Ovest, il sole arriva a metà mattinata.
Avvicinamento: a piedi dal Colle del Preit, prima su sentiero poi su ripido ma breve ghiaione fino all'imbocco del canale diagonale che taglia la parete. Risalirlo (corde fisse) per una sessantina di metri fino ad un fix Kong con maillon rapide. Calcolare circa 45 minuti dall'auto. Attenzione alla regolamentazione estiva della strada che sale al colle.
Discesa: in doppia lungo la via utilizzando S5, S4 e S2.

Avvicinamento a piedi dal Colle del Preit.

Primi metri del primo tiro (7a), non proprio esaltanti. Poi fortunatamente la musica cambia.

Arrivo in sosta sul primo tiro, seguendo la variante a dx (2 fix) che evita il passo di artificiale.

Secondo tiro, quello con la sezione obbligatoria più impegnativa in placca (6c+).

Alessandra impegnata nella seconda metà del secondo tiro.

Vista dall'alto sul terzo tiro (7b), un autentico capolavoro!

Quarto tiro (7b): una bellissima fessura prima verso sinistra poi verso destra.

Arrivo in sosta sul quarto tiro.

Quinto tiro (7a), fessura.

Ultimi metri della via.

Discesa in doppia rapida e diretta.

Vista d'insieme dell'estetica parete dove si articola la via.

 

sabato 15 luglio 2023

Gastlosen - *Magirus*

Finalmente è arrivata l'occasione di fare visita alle tanto decantate Gastlosen (Gruyère), rese famose al di fuori della stretta cerchia dei locals elvetici dalle recenti salite di Nina Caprez e prima ancora di Cédric Lachat con il suo super progetto "Swissway to heaven" documentate nel bellissimo omonimo film. In tempi pre-social, il grande alpinista Erhard Loretan, originario della zona, aveva mosso i primi passi proprio su queste pareti e regolarmente vi apriva itinerari di ogni difficoltà.
Le Gastlosen però non sono solo terreno per i big della scalata; fortunatamente ci sono vie anche per i comuni mortali, su entrambi i versanti Sud e Nord. In questo periodo, viste le temperature tropicali sulle Alpi, la scelta del versante all'ombra è d'obbligo; il versante Sud invece si rivela perfetto per le stagioni più fredde.
Come primo approccio abbiamo scelto il pilastro denominato Waldekspitze, situato a sinistra delle torri più alte centrali. Dicono che qui si trovi la roccia più bella del versante Nord ed effettivamente risulta all'altezza dei più celebri spot di calcare. La parete non è molto alta ma presenta una verticalità assoluta e impone una scalata mediamente fisica. Consultando varie relazioni, l'occhio è caduto su un itinerario aperto parecchi anni fa dagli instancabili fratelli Remy, tanto per cambiare: *Magirus* (150 m, 7a max, 6b obbl.). Per orientarsi nel dedalo di vie e di spit presenti in parete è necessario munirsi della guida più aggiornata ("Gastlosen.ch", 2023), in quanto le relazioni che si trovano in giro sono poco precise e confusionarie.
La prima impressione della zona è più che positiva: classico ambiente bucolico svizzero, più simile ad una cartolina che alla realtà, con tanto di verdi pascoli, bovine posizionale ad hoc per una composizione artistica, dettagli curati in maniera maniacale e, dulcis in fundo, suono del corno svizzero dallo Chalet du Soldat a fare da colonna sonora. Per quanto riguarda la scalata, dopo questa bella esperienza sulla Waldeckspitze, mi riservo di esprimere un giudizio più completo dopo aver visitato anche altri settori e versanti. La voglia di tornare c'è sicuramente ed è già un buon segno.

Materiale: corda da 60m, meglio anche 70 m, 15 rinvii, casco fortemente consigliato.
Esposizione: Nord Ovest, al sole da metà pomeriggio.
Avvicinamento: comodo in circa 45 minuti a piedi dal parcheggio. Si cammina prima lungo una strada poderale poi su un sentiero ben tracciato fino alla base. Prestare solo attenzione all'imbocco del sentiero che non è evidentissimo: salendo, si trova poco oltre l'imbocco di un sentiero più marcato con segnaletica verticale.
Discesa: in doppia dalla cima utilizzando i vari ancoraggi presenti. Con corde da 60 m è possibile scendere con due doppie molto lunghe ma è preferibile scalare con una corda singola ed effettuare calate più corte per evitare di dare frustate a chi arrampicata alla base (monotiri) durante il recupero delle corde.

Il versante Nord delle Gastlosen ci accoglie la sera prima con queste luci strepitose al tramonto.

Avvicinamento molto rilassante al versante nord delle Gastlosen.

Solo nell'ultimo tratto si percorre un sentiero ripido ma battuto.

Primo tiro di Magirus (7a) con roccia incredibilmente lavorata a buchi.

Vista dall'alto sul primo tiro.

Vista dall'alto sul secondo tiro (6c), sempre con roccia stupenda a gocce.

Terzo tiro (6b+) verso sinistra.

In cima alla Waldekspitze, con lo sfondo della muraglia principale delle Gastlosen
e del bucolico ambiente prealpino svizzero. In foto non c'è l'audio ma posso assicurare
che si sentiva il suono del corno svizzero allo Chalet du Soldat.

La Waldeckspitze oltre ad essere una bella torre calcarea di 120 m circa è anche una falesia con tanti bei monotiri alla base, come questo *Tomahawk* (7a).


martedì 11 luglio 2023

Sanetsch - *La lumière des justes*

Non ci si stanca mai di arrampicare sulle belle pareti calcaree del Col du Sanetsch, a monte di Sion (Vallese). Avvicinamento a piedi breve, che compensa quello automobilistico un po' meno breve, qualità della roccia, verticalità delle pareti, clima top anche nelle giornate più calde dell'anno, frequentazione estremamente limitata sono solo alcune fra le caratteristiche che rendono speciale l'arrampicata in questo luogo. Lo frequento dalla fine degli anni '90 e posso dire che è stato fatto molto per rendere più accessibili le vie ma ancora adesso non si incontrano cordate nei paraggi.
La maggior parte delle vie sono state attrezzate dai fratelli Remy e presentavano originariamente una chiodatura molto rarefatta e, a volte, ache poco logica (o meglio, una logica ce l'avrà anche avuta ma non corrispondeva con quella della maggior parte degli arrampicatori). Probabilmente, in seguito alle prevedibili lamentele, Claude e Yves si sono resi conto che per non far cadere le loro creazioni nel dimenticatoio avrebbero dovuto renderle più accessibili. Sono così tornati più volte ad aggiungere anche più del doppio dei punti originariamente piantati. Adesso infatti quasi tutte le vie sono chiodate molto bene e non c'è più il rischio di prendersi grandi spaventi soprattutto in partenza dalle soste, quando il primo fix si trovava parecchi metri al di sopra. A essere pignoli, resta il problema degli incroci delle vie che però si risolve molto semplicemente acquistando l'ultima edizione della guida, redatta proprio dai fratelli Remy ("Escalades - 6000 longueurs pour tous niveaux: Vaud, Chablais, Bas-Valais, Sanetsch", 2019), contribuendo così all'enorme lavoro svolto in parete. Merci les frères!
Oggi giornata super tranquilla in cui abbiamo percorso una via relativamente semplice ma omogenea sul 6c, alla Paroi du Dam: *La lumière des justes* (150 m, 6c+ max, 6b obbl.) che nasce dalle spoglie della precedente *Sombre confusion* e di *Myrlie* originale. Il nome della prima via la dice tutta su come anche i fratelli Remy si fossero già resi conto nel 1986 della confusione di vie presente in parete. Ora c'è un po' più di ordine ma per non perdersi è fondamentale la relazione aggiornata delle vie.
Considerata la modesta lunghezza degli itinerari in questo settore (cinque tiri, tutti da scalare comunque) è possibile naturalmente percorrerne due senza problemi oppure terminare la giornata scalando sui monotiri prresenti a destra e sinistra, altrettanto belli e meritevoli.

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii.
Esposizione: Sud, al sole fino a metà pomeriggio.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dal parcheggio, evidente, bolli rossi.
Discesa: in doppia lungo l'asse della via. Con corde da 60 m si riescono a fare due calate molto lunghe fino a terra: da S5 a S2 e da S2 a terra.

Avvicinamento alla Paroi du Dam.

Primo tiro (6c), abbastanza lungo.

Terzo tiro (6c), roccia stratosferica.

Vista dall'alto sul bellissimo terzo tiro.

Discesa in doppia, vista lago di Sanetsch.

C'è ancora tempo per qualche monotiro. A sinistra della Paroi du Dam c'è qualche bella possibilità,
come questa: *La Jean-Maurice*, un 7a che definire tonico sarebbe riduttivo.



domenica 11 giugno 2023

Badde Pentumas (Lanaitto) - *Casadinas*

Durante la vacanza in Sardegna nell'autunno scorso avevo "scoperto" la valle di Lanaitto e mi ero riproposto di tornare alla prima occasione utile. Questa si è presentata sei mesi dopo, in un periodo normalmente troppo caldo per scalare in quella zona ma non in questa relativamente fresca primavera. Siamo quindi tornati nella pittoresca gola di Badde Pentumas per scalare una via di Lorenzo Nadali, aperta ormai vent'anni fa ma che conta ben poche ripetizioni: *Casadinas* (180 m, 7a max, 6c obbl.). Si tratta dell'ennesima intuizione di colui che ha valorizzato le pareti della valle con una serie di itinerari uno più bello dell'altro. La via percorsa oggi non presenta difficoltà eccessive ma appartiene alla categoria delle salite "selvagge" dove è necessario mettere in campo un po' di esperienza, oltre naturalmente alla giusta dose di tenenza, per riuscire a godere appieno della scalata. La chiodatura effettuata dal basso su quel tipo di roccia, solida e ricca di prese di ogni tipo, fa spesso dimenticare di piantare fix; i ripetitori si trovano quindi a dover fare i conti con una distanza tra le protezioni non proprio secondo gli standard falesistici, anzi! Nulla di preoccupante, comunque, per chi si approccia con la giusta mentalità.
*Casadinas*, che è anche il nome di un tipico dolce pasquale sardo, corre sul pilastro che delimita a sinistra la grande parete strapiombante di Badde Pentumas. È piuttosto corta (cinque tiri) e si rivela adatta per una mezza giornata. Le valutazioni assegnate sulle relazioni sono da prendere con beneficio di inventario; a parte la seconda lunghezza, che oppone una sezione più difficile anche se breve, il resto della via può essere definito estremamente omogeneo sul 6c. Tutta da scalare, insomma.
Nonostante gli anni, i fix in posto originali (inox A2 Raumer, ovvero quelli non adatti in ambiente marino) sembrano ancora in buono stato. Sicuramente la lontananza dal mare e il tipo di roccia (per lo più grigia compatta) aiutano ma è bene tenere comunque alto il livello di attenzione e non rimanere mai attaccati su un solo punto.

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii.
Esposizione: N, all'ombra fino al primo pomeriggio.
Avvicinamento: nel vallone di Lanaitto, poco prima di raggiungere le grotte di Sa Oche (dove c'è il bivio verso destra), proseguire dritto per qualche centinaio di metri. Al termine di una piccola discesa, posteggiare a destra in un esiguo spazio (2/3 auto). Proseguire a piedi verso destra lungo una larga traccia pianeggiante che si addentra poco dopo nella gola di Badde Pentumas. Percorrere il fondo affrontando qualche breve passo di secondo grado fino a giungere alla base della parete, visibile solo all'ultimo. Calcolare una mezz'oretta.
Discesa: è possibile scendere in doppia lungo una linea attrezzata a destra (guardando la parete) della via ma è assolutamente consigliabile il ritorno a piedi dalla cima lungo il sentiero di discesa della via ferrata; il percorso è segnato con ometti e bolli rossi e riporta sulla prima parte dell'avvicinamento, non lontano dall'auto.

Il primo tiro (6c) inizia un po' vegetale ma acquista ben presto carattere con un paio di sezioni dove bisogna scalare senza preoccuparsi troppo della distanza tra le protezioni.

Sul tratto più interessante del primo tiro.

Vista dall'alto sul primo tiro.

Il secondo tiro è quello più complesso e impegnativo (7a).

Verso la fine del secondo tiro; occorre gestire bene gli attriti perchè il tracciato gira parecchio e il passo chiave si trova quasi in cima.

Arrivo in sosta sul terzo tiro (6b+).

Partenza del quarto tiro (6b), con vista panoramica sulla gola di Badde Pentumas.

Dalla cima, fuga dal sole verso l'ombra del bosco.

Dal termine della via, lo sguardo si perde nella splendida valle di Lanaitto.

Per finire in bellezza, non poteva mancare un'abbondante porzione del piatto tipico locale,
il celeberrimo "porceddu".