mercoledì 17 febbraio 2021

Valgrisenche - Falesia della Centrale

Ci sono vari modi per presentare una nuova falesia. Si può semplicemente descriverne le caratteristiche e illustrare gli itinerari attrezzati, elencando nomi e difficoltà, oppure si può raccontarne la genesi e il processo che ha portato al compimento dell'opera. Entrambe le soluzioni possono essere noiose oppure interessanti; questione di essere interessati all'argomento. Chi vuol conoscere le informazioni strettamente necessarie per scalare è libero di saltare direttamente alla scheda tecnica; i più curiosi invece possono leggere un breve racconto che inquadra quella che è stata chiamata “La falesia della Centrale”, in Valgrisenche.
C'è subito da puntualizzare che questo nuovo spot si trova in Valgrisenche e non a Valgrisenche; l'asse vallivo infatti è diviso, più o meno in corrispondenza del villaggio di Revers, dove si trova una nota falesia di arrampicata estiva. A monte, Valgrisenche appunto; a valle, Arvier. Provate a dire ad un abitante di Arvier che Planaval – località nota per essere base dell'ultima tappa della competizione scialpinistica internazionale “Tour del Rutor”, non lontano dalla falesia che viene qui descritta – si trova in Comune di Valgrisenche; è il modo migliore per giocarsi un assaggio del rinomato genepy che si produce artigianalmente da queste parti, oltre naturalmente a rimediare una lunga romanzina sulla geografia politica della valle.
Dopo questa premessa semiseria, veniamo alle considerazioni più tecniche sulla parete e sull'arrampicata. Si tratta di una fascia rocciosa alta dai 20 ai 35 metri e lunga una cinquantina di metri circa che si trova a poca distanza in linea d'aria dal settore di arrampicata su roccia “La Confession”, a valle del bivio per Planaval. La falesia prende il nome dalla vicina centrale idroelettrica, completamente ristrutturata nel 2012, già operativa negli anni '50 durante i lavori di costruzione della Diga di Beauregard. Lo strapiombo roccioso dove corrono le attuali vie di dry tooling si trova esattamente sotto il troppo pieno della vasca di carico della piccola condotta che si costeggia nell'avvicinamento. L'apporto idrico per formare stalattiti ghiacciate di tutti i tipi è più o meno costante; le condizioni ideali per scalare con piccozze e ramponi si trovano quindi dopo un periodo di freddo costante, senza eccessivi sbalzi di temperatura purtroppo sempre più frequenti negli ultimi anni. La quota e l'esposizione (1450 m, Sud Sud Est) non sono delle più propizie ma il fatto che la Valgrisenche sia rinomata per l'ottima qualità della neve è sintomo di basse temperature generali. Almeno così dicono.
Nel corso degli anni, la parete non ha avuto il successo delle altre falesie nei paraggi. Nel 2000 erano state attrezzate tre vie di arrampicata per una selezione per aspiranti guide alpine valdostane. Itinerari caduti ben presto nell'oblio per vari fattori, l'ultimo dei quali è senza dubbio la messa in funzione della centrale idroelettrica, nel 2012. L'acqua in esubero della vasca di carico viene regolarmente scaricata sullo strapiombo rendendo impraticabile l'arrampicata sportiva. Nella stagione fredda però cambia tutto, rendendo possibile ciò che in estate non lo era più. Questione di riciclo e ottimizzazione delle risorse.
Veniamo ora alle fasi più recenti della valorizzazione del settore, che sostanzialmente sono legate ad una coincidenza fortuita. Ad inizio dicembre, mi ero messo d'accordo con Anna Torretta per andare scalare su ghiaccio. Le condizioni non si presentavano come allettanti per cui le ho proposto di provare a “mettere il naso” (un po' di sana ironia non guasta!) in un luogo che ho sempre desiderato esplorare in inverno ma che non ho mai fatto, forse proprio per l'eccessiva semplicità della logistica. E sicuramente il pensiero di tanti ghiacciatori transitando in quel posto sarà stato: “un giorno bisogna andare a vedere quelle stalattiti”.
Anna, come sempre, non si era tirata indietro. Il rischio di fare un giro a vuoto era elevato ma siamo stati premiati: dopo soli 10 minuti di cammino ci siamo ritrovati sotto uno strapiombo regolare interamente tappezzato di ghiaccio sotto forma di stalattiti di ogni grandezza. Il pensiero e il paragone sono subito andati alla falesia di Ueschinen, che avevo sempre sognato e ammirato nei video degli albori del misto moderno e dove Anna invece aveva avuto la fortuna di scalare. Senza perdere toppo tempo in paragoni e studi di fattibilità, abbiamo riattrezzato e rettificato uno dei tre itinerari presenti, ribattezzandolo per l'occasione “Badedas”, in onore della doccia epica sugli ultimi metri di ghiaccio per uscire in cima. Sono nati poi altri itinerari, sempre attrezzati dal basso con fix inox A4 (316L) nella speranza di dover effettuare meno manutenzione negli anni a venire.
Purtroppo il caldo e le piogge anomale di fine gennaio hanno notevolmente degradato il “paradiso” originale, che rimane comunque immortalato negli scatti dell'amico/collega Marco Spataro. Abbiamo così potuto constatare che su molti itinerari è possibile arrampicare anche in assenza di ghiaccio, nonostante risulti molto più divertente la versione “mista”.
Attualmente sono presenti nove tiri, di cui due con sosta intermedia per scalare solo la prima parte relativamente più facile. Cinque vie a sinistra possono beneficiare dell'uscita su ghiaccio, mentre le quattro a destra sono comunque total dry. Si arrampica su prese naturali di tutti i tipi: tacche nette, prese oblique, buchi, fessure, piatti, ecc. Purtroppo in due brevi tratti è stato necessario ricorrere ai fori artificiali: cinque buchi in totale su due itinerari (*Tutti Maestri con il compressore degli altri* M10 e la seconda parte di *Reunion* D10) per creare agganci indispensabili alla progressione. Nulla vieta di tapparli se qualcuno riesce a passare senza usarli. La gestualità imposta è molto varia e la lettura della roccia impone un minimo di adattamento; dopo un giro di ricognizione appare tutto più evidente, come succede sovente nel dry tooling.
Una raccomandazione infine relativa alla sicurezza. Sotto lo strapiombo si è al riparo; non sostare invece all'esterno, in direzione delle stalattiti di ghiaccio. L'acqua eventualmente scaricata da monte non costituisce un vero problema; al limite può dare fastidio per alcune uscite (che eventualmente si possono evitare). La qualità della roccia, in generale, è abbastanza buona ma permangono alcune porzioni di dubbia tenuta in caso di temperature sopra lo zero. Valutare di volta in volta.

Le vie (da sinistra verso destra, con grado indicativo in stile DTS, senza Yaniro):

1. *Troppo pieno* (M. Giglio 2021), M9
2. *Badedas* (A. Torretta, M. Giglio 2020), M8
3. *Mowgli* (M. Giglio 2021), M9
4. *Badass* (A. Torretta, M. Giglio 2020), M9
5. *Tutti Maestri con il compressore degli altri* (M. Giglio 2021), M10
6. *Blind fix* (M. Giglio 2021), D6
7. *Reunion* (A. Torretta, M. Giglio 2020), L1: D7, L1+L2: D10
8. *Attenti al lupo* (A. Torretta, M. Giglio 2020), L1: D8, L1+L2: D11
9. *Tafonata* (A. Torretta, M. Giglio 2021), D8

Materiale: tutte le vie sono attrezzate con fix inox A4 (316L), tasselli M10 x 90 mm MKT BZ Plus e placchette Raumer. Soste attrezzate con catena e doppio anello chiuso, manovra obbligatoria. Corda da 70 m, 16 rinvii, casco, 2/3 viti da ghiaccio. Si consiglia di utilizzare lame da total dry (con punta ad uncino pronunciato) per non rovinare le tacche naturali che verrebbero consumate in breve tempo con lame poco adatte all'uso.
Esposizione
: Sud Sud Est, ad una quota di 1450 m circa.
Avvicinamento: da Arvier si imbocca la Valgrisenche, che si percorre fino a poco prima dei due tornanti che precedono il bivio per Planaval. Lasciare l'auto nello spiazzo a bordo strada che sovrasta l'edificio della centrale idroelettrica.
A piedi, dirigersi verso l'ingresso della Centrale e attraversare il torrente sull'evidente ponticello. Proseguire a destra, costeggiando la condotta forzata fino a quando si impenna decisamente. Dirigersi quindi a sinistra nel bosco e seguire una vaga traccia che conduce alla base della falesia. 10 minuti dal piazzale. Prestare attenzione alla movimentazione alla base della falesia e seguire il percorso indicato dal mancorrente (corda) alla base. Evitare di portarsi sotto le grandi frange sospese, molto pericolose in caso di caduta.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Foto Marco Spataro.

Il topo dell'accesso.

Il topo della falesia.