domenica 24 luglio 2011

Cima Fer - *Gervasutti*

Non si può certo dire che l’estate in corso sia torrida... anzi! Le recenti nevicate anche a basse quote costringono a ricercare mete alternative per trovare condizioni accettabili in montagna. Tra le varie possibilità prese in considerazione c’è un itinerario che avevo percorso 16 anni fa con mio padre in Val Soana. Si tratta della *Gervasutti* (400 m, D, 5c max) alla Cima Fer, ripercorso oggi insieme a Luigi. Alpinismo classico di cresta in una zona molto selvaggia del Parco Nazionale del Gran Paradiso: le condizioni del sentiero per raggiungere l’Alpe Antena sono un chiaro indice della frequentazione praticamente nulla...
La via, forse più alla moda qualche decennio fa, è ora un po’ trascurata a causa del lungo avvicinamento, dell’attrezzatura in loco piuttosto essenziale e forse della mancanza di informazioni reperibili sul web. Nonostante ciò merita una visita proprio per sfuggire dalle solite mete super frequentate.

Materiale: 1 corda da 40 m, 4 rinvii, 1 set di friends dal #.5 al #1 Camalot, 1 set di TCU dal #1 al #3 Metolius, fettucce, casco, scarpette d’arrampicata non indispensabili.
Esposizione: Nord Est ad una quota di 2600 metri circa.
Avvicinamento: in circa 2 ore a piedi da Campiglia Soana, seguendo il sentiero molto poco marcato per l’Alpe Antena.
Discesa: dalla vetta seguire la cresta (facile) verso Ovest fino ad un salto più marcato che è possibile scendere con una doppia da 15 m (peraltro evitabile abbassandosi prima per cenge sul versante Nord). Proseguire ancora in cresta fino ad individuare un’evidente cengia erbosa che scende sul versante Nord in direzione di una traccia di sentiero ben visibile dall’alto. Raggiungerla e percorrerla in piano verso Ovest per oltrepassare una sorta di colletto oltre il quale si scende per ghiaioni in direzione dell’Alpe Antena. Poco meno di un’ora.

La Cima Fer si svela solo nell'ultima parte dell'avvicinamento

Vista d'insieme del versante settentrionale della Cima Fer, dall'Alpe Antena

Classica immagine della *Gervasutti*, con lo sfondo del gendarme giallo

Ultime difficoltà

Luigi in vetta alla Cima Fer

giovedì 21 luglio 2011

Alpi Liguri - Mongioie

Freddo e meteo incerta lungo la dorsale alpina, ci dirigiamo verso sud: destinazione Alpi Liguri, rifugio Mongioie. Sono passati ormai dieci anni dall’ultima volta che son stato a scalare sulle belle pareti calcaree in zona Mongioie. Da tempo volevo tornare a fare visita alle belle (e temute) vie di Manlio Motto... La tipica meteo estiva del luogo non ha tradito la sua fama e - come consuetudine - a partire dalla tarda mattinata la nebbia (l’umidità e il freddo) diventa inseparabile compagna di cordata.
Poca frequentazione in generale sulle vie di arrampicata anche se, di fatto, sono dei piccoli capolavori di apertura dal basso con il trapano targati Manlio Motto & C., prima metà anni ’90.
In due giorni abbiamo percorso le seguenti vie.
Rocca dei Campanili:
- *Teresin* (170 m, 6c+ max, 6b+ obbl.)
Rocce del Manco:
- *Site de vols* (140 m, 7a+ max, 6b+ obbl.)
- *Latino americana* (100 m, 6c max, 6b obbl.)
 
Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, al sole ma spesso con nebbia dalla tarda mattinata in estate.
Avvicinamento: poco meno di un’ora dal rifugio per la Rocca dei Campanili, circa un’ora per le Rocce del Manco.
Discesa: in doppia lungo le vie.

*Teresin*, terzo tiro (6c)

Quarto tiro (6c)

Difficile partenza del quinto tiro (6c+)

Le belle cannelures dell'ultimo tiro (6c)... peccato per la nebbia!

Vista d'insieme delle Rocce del Manco

Sole sul primo tiro di *Site de vols* (6a)

Inizia a velarsi sul secondo tiro (6c)

Poi nebbia insistente per il resto della giornata, qui sul terzo tiro (6c+)

*Sito de vols*, il simpatico runout al termine del quarto tiro (7a)

Nebbia per nebbia... ancora una vietta: *Latino americana*, qui sull'ultimo tiro (6c)

mercoledì 18 maggio 2011

Spagna - Mallos de Riglos

Dopo il freddo del Trofeo Mezzalama, il desiderio di temperature più calde si è fatto sentire prepotentemente. Prendendo ispirazione da alcune foto viste su pubblicazioni e siti web - e approfittando delle tariffe molto convenienti di Ryanair :)  - siamo andati a visitare le curiose formazioni di conglomerato che si trovano a Riglos: i cosiddetti Mallos de Riglos.
Va subito detto che arrampicare su questo tipo di roccia è alquanto strano: da lontano sembra tutto poco solido, in realtà sulle vie mediamente frequentate non ci sono assolutamente problemi. La chiodatura è ottima a fix quasi ovunque con distanze però assai elevate tra le protezioni. Il tipo di scalata, comunque, è relativamente semplice e intuitivo: le prese buone sono riconoscibili da lontano per la magnesite presente.
Dal punto di vista logistico Riglos è una meta perfetta: si raggiunge assai facilmente con mezzi pubblici da Saragoza. Una volta in loco non serve altro. L’avvicinamento più lungo è di 15 minuti! Per dormire ci sono numerosi affittacamere e un alberghetto/rifugio.

In cinque giorni di permanenza a Riglos abbiamo salito le seguenti vie:
- *Murciana* (300 m, 6c+ max, 6a obbl.);
- *Tangerine dream* (300 m, 7a max, 6b obbl.);
- *Fiesta de los biceps* (270 m, 7a max, 6b+ obbl.);
- *El Puro - Normal* (200 m, 6b max, 5c obbl.);
- *Zulu demente* (270 m, 7a+ max, 6b obbl.).

Vista generale dei Mallos
Prima via: la superclassica *Murciana*
Aria sotto i piedi su *Murciana*
La discesa dal Pisòn si effettua con una serie di doppie in una sorta di gola
Per i giorni di caldo esiste il versante Ovest del Pisòn: *Tangerine dream*
Anche su *Tangerine dream* grande esposizione e verticalità
La freccia rossa indica la striscia che evidenzia i passaggi sulla celeberrima *Fiesta de los biceps*
Primi tiri della *Fiesta...*
Vuoto assoluto e distanza tra le protezioni caratterizzano la parte alta della *Fiesta...*
Il fotografatissimo traverso di *Zulu demente*, altra classica via del Visera

martedì 19 aprile 2011

Roccia Nera - *Grassi-Bernardi*

L’ombroso versante settentrionale della Roccia Nera (4075 m) presenta un grande diedro molto evidente, solcato da un esile nastro ghiacciato. Si tratta della goulotte *Grassi-Bernardi* (400 m, IV/5 M), tanto conosciuta quanto poco ripetuta. Eppure non ha nulla da invidiare ad alcune tra le goulottes più famose del Massiccio del Monte Bianco. L’unica differenza è che qui non si trova ghiaccio scalinato e soste attrezzate. Lungo la via ci sono solo 3 chiodi di passaggio e 1 nut incastrato: tutte le soste sono da attrezzare su ghiaccio. Attualmente le condizioni dell’itinerario sono abbastanza buone; si passa bene praticamente ovunque tranne qualche breve passaggio con ghiaccio fine. Il ghiaccio comunque si presenta di ottima qualità, sufficientemente poroso per una progressione sicura e non troppo faticosa.
In questa stagione la via è tranquillamente fattibile in giornata con la prima funivia, grazie al completo innevamento della pista *Ventina* che consente di scendere ancora con gli sci ai piedi fino al Breuil.  Per avere un parametro indicativo sulla tempistica, oggi abbiamo impiegato poco più di 8 ore per l’andata e ritorno dal Plateau Rosà... 4.30 ore solo per la via.

Materiale: 2 corde da 60 m, 8 viti da ghiaccio (di cui 2 corte), rinvii, 1 serie di friends dal #.4 al #1 Camalot, qualche chiodo da roccia in fondo allo zaino (non utilizzati).
Esposizione: Nord.
Avvicinamento: impianti di risalita fino al Piccolo Cervino quindi ci si dirige verso il Colle del Breithorn e la Porta Nera. Conviene lasciare gli sci sotto il bivacco Rossi-Volante per riprenderli al ritorno dalla via normale.
Discesa: evidente, lungo la via normale del versante sud. Puntare al bivacco Rossi-Volante quindi riprendere la traccia che conduce al Colle del Breithorn.

Al termine dello scivolo di ghiaccio sopra la terminale

La caratteristica goulotte della parte centrale, un po’ magra ma si passa ancora bene

Ghiaccio poroso su tutto il percorso

Autoscatto in sosta: visibile in alto il tratto di misto dell’ultimo tiro

Penultimo tiro

Ultimi metri prima di sbucare in cima

Dopo aver salito tutta la via all'ombra... finalmente il sole in vetta!

Vista generale della goulotte dalla traversata dei Breithorn

venerdì 11 marzo 2011

La Vierge (Argentière) - *Reve de singe*

Ancora una via di arrampicata nel bacino di Argentière, questa volta insieme a Sergio. Comodo acceso con gli sci, discesa veloce fino alla macchina e temperature più che accettabili per la scalata sono stati gli ingredienti della giornata.
La Vierge è un bel pinnacolo di granito, alto circa 200 metri, che si trova lungo la via normale di salita all’Aiguille d’Argentière. Sulla sua parete sud sono state tracciati diversi itinerari, tutti mediamente difficili. Noi abbiamo salito *Reve de singe* (200 m, ED, 7a max, 6b obbl.), una via firmata Romain Vogler 1985. Tante fessure, pochissimo materiale in posto (6 spit di passaggio + le soste), per un’arrampicata tecnica nella parte bassa e molto atletica in alto (dulfer e incastri).
Una nota sulle relazioni che si trovano in giro: il topo Bassanini non è corretto, manca l’ultimo tiro e non indica di portare serie doppia di friends (indispensabile per non fare i numeri da circo che abbiamo fatto oggi..). Attenzione a non sbagliare l’attacco: la via parte su roccia grigia dall’aspetto non troppo solido (nessun materiale in posto)... il fix nuovo con cordone che si vede a sinistra appartiene al diedro Bettembourg, così come la sosta a fix nuovi che si trova in basso a sinistra rispetto all’originale.
A parte la prima sosta, tutte le altre sono state rinforzate con un nuovo fix inox da 12 mm Petzl.

Materiale: 2 corde da 50 m, 8 rinvii, 1 set di nut piccoli, 1 serie di TCU dal #00 al #3 Metolius, 2 serie di friends dal #.5 al #3 BD, 1 friend #4, 1 friend #5. Portando il friend #5 l’obbligatorio si abbassa considerevolmente, altrimenti 6b obbligatorio con 1 friend #4.
Esposizione: sud, anche se i diedri finali sono esposti a sud ovest... in questa stagione, non aver paura di partire in tarda mattinata per poter beneficiare al meglio dell’irradiazione solare del pomeriggio nella parte alta.
Avvicinamento: in poco più di un’ora dalla stazione superiore della funivia dei Grands Montets.
Discesa: vedi topo, prime due doppie a sinistra dell’asse della via.

La Vierge è la marcata guglia appuntita in centro alla foto
Sergio arriva alla prima sosta
Terzo tiro
Quarto tiro, fessure bellissime! (foto S. Minoggio)
Quinto tiro, il più fisico! (foto S. Minoggio)
Il piacere di arrampicare al sole
Ultimo tiro... la foto si commenta da sola! (foto S. Minoggio)
Ambiente d'alta montagna: Courtes, Droites e Verte dalla cima
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