venerdì 11 febbraio 2022

Dolomiti ice tour '22

Grazie al modulo di valutazione di arrampicata su ghiaccio, nell'ambito del corso di formazione professionale per le guide alpine della Valle d'Aosta, sono riuscito a fare la consueta visita invernale in Dolomiti. Le condizioni per le cascate di ghiaccio non sono ottimali ma comunque un po' meglio di quelle a Ovest dell'Arco Alpino.
Il terreno dolomitico si presta molto bene per una valutazione a tutto tondo sulle tecniche di ghiaccio e misto, offrendo un parco giochi che spazia dalle facili colate adatte all'iniziazione fino alle linee più ardite di misto moderno (sia "sportivo" che "trad"). Potendo scegliere la base logistica, consiglio la zona di Corvara, abbastanza centrale per qualsiasi movimento da Sud a Nord, con al massimo 1/1.30 ore di auto.
In (purtroppo) soli quattro giorni di permanenza abbiamo salito le seguenti linee:

  • *Brivido sottile* (120 m, I/5) a Colfosco;
  • *Spada di Damocle* (120 m, I/5) a Colfosco;
  • *Spitzborscht* (130 m. II/5 M8) a Braies;
  • *Hruschka* (500 m, III/5 M4) a Colfosco;
  • *Osiride* + *Ringo* (150 m, II/5 M10) a Gares.

Il conosciutissimo muro di Colfosco con le sue perle ghiacciate.

*Brivido sottile*, quest'anno in condizioni molto secche, si presta per un bel test di arrampicata mista (ghiaccio fine, drytooling).

Una linea perfetta di misto che nasce dal cuore di un muro verticale dolomitico: *Spitzborscht*, a Braies.

Primo tiro di *Spitzborscht*, quest'anno più secco del solito ma molto divertente.

Il caratteristico free-standing di *Spitzborscht*, che si raggiunge dopo una sezione rocciosa di M8, resa più difficile quest'anno dalla carenza di ghiaccio.

Il giorno dedicato alle goulottes, siamo andati a curiosare una bella linea di camini, aperta nella stagione estiva ma rivisitata con maggior successo nella stagione invernale: *Hruschka*, tra Colfosco e Passo Gardena.

Sezioni di ghiaccio e misto si nascondono nelle pieghe della parete, assolutamente invisibili dal basso.

Ancora un'immagine suggestiva della goulotte *Hruschka*.

Val di Gares, vista sul primo tiro della classica *Tre per tre*.

*Osiride*, primo tiro (M9+ originale, forse più corretto M10 anche in relazione alla vicina *Ringo*).

E un giro su *Ringo* non si nega a nessuno...

martedì 19 ottobre 2021

Planaval - *La fête du village* (richiodatura completa)

*La fête du village* (240 m, 6a+ max, 5c obbl.) è una via che avevo aperto ormai 15 anni fa insieme ad Ilaria Iemmi. All'epoca ero rimasto stupito di come potesse essere bella la roccia su quella parete ben visibile da Planaval ma dall'aspetto tutt'altro che invitante. Nel corso degli anni si è rivelata molto gettonata da appassionati e colleghi guide alpine, anche d'oltralpe, in quanto si presta bene per una bella giornata di arrampicata in un contesto molto piacevole. Le difficoltà contenute ma continue ne hanno decretato il successo. L'unico difetto, oltre all'incognita dell'acqua sulle ultime due lunghezze (facilmente verificabile dal paese), era rappresentato dalla chiodatura, ancora in discreto stato ma posizionata ad intervalli troppo lunghi per il livello medio della via. Alcuni tiri, inoltre, erano troppo lunghi e non consentivano una corretta comunicazione tra i componenti della cordata. Alla luce di tutte queste osservazioni, mi sono convinto a rivedere completamente l'attrezzatura dell'itinerario per renderlo percorribile ancora a lungo e magari con più successo.
Ora è possibile salire (e scendere) con una corda singola da 60 metri. Le soste sono posizionate in maniera più oculata e consentono di rimanere quasi sempre a vista. Tutto il materiale originale è stato rimosso e sostituito con solido e duraturo inox 316L (A4): tasselli MKT BZ Plus M12 x 110 mm, placchette e gruppi sosta VE (Vertical Evolution).
Come sempre, grazie ad Alessandra e ad Anna per la pazienza durante i lavori di richiodatura. Buona scalata a tutti!

Materiale: 1 corda da 60 m, 10 rinvii.
Eposizione: Sud ad una quota di circa 1800 m
Avvicinamento: da Arvier, risalire la Valgrisenche fino a raggiungere il bivio sulla destra per Planaval. Oltrepassato il villaggio, la strada compie due tornanti, il primo a sinistra e il secondo a destra. In corrispondenza del secondo è possibile lasciare l’auto a bordo strada per incamminarsi a piedi in piano lungo una strada in disuso con fondo erboso. Poco dopo una vecchia costruzione abbandonata, si giunge ad una deviazione: continuare a sinistra in piano (inizialmente in lieve discesa) fino al termine della strada da dove ha inizio un sentiero che sale verso destra fino a portarsi a ridosso della parete. Per raggiungere l’attacco della via, occorre salire ancora una cinquantina di metri a sinistra verso il torrente. 15 minuti dall’auto.
Discesa: in doppia lungo la via anche con una corda singola. A piedi, salendo un centinaio di metri nel bosco rado fino al sentiero che riporta direttamente all'auto.

TOPO AGGIORNATO DELLE VIE


Secondo tiro per Anna, con roccia incredibilmente lavorata (la foto non rende giustizia).

La stagione ideale per scalare a Planaval (foto A. Torretta).

La vanitosa e il mulo. Ma così si procede più in fretta che da soli (foto A. Torretta).

La via è stata interamente riattrezzata con materiale inox 316L (A4):
tasselli MKT BZ Plus M12 x 110 mm, placchette e gruppi sosta VE (Vertical Evolution).

venerdì 24 settembre 2021

Tour des Fous - *DabadiDabada*

Veloce puntata nella Valle del Gran San Bernardo per andare a vedere una via recentemente aperta da due giovani e forti arrampicatori valdostani. Si tratta di *DabadiDabada* (150 m, 7a+ max, 7a obbl.) sulla parete SSO della Tour des Fous, ovvero l'inconfondibile torrione pendente ben visibile dalla strada carrozzabile poco prima del Colle del Gran San Bernardo.
Il contesto ambientale, pur essendo a due passi dall'automobile, è quello della montagna selvaggia; soprattutto in questa stagione, in cui il traffico veicolare del Colle del Gran San Bernardo è assai limitato. Si arrampica su una roccia piuttosto inconsueta per la Valle d'Aosta, ovvero quarzite di qualità però solo discreta. Per riuscire a tracciare vie su roccia compatta occorre avere un po' di occhio e soprattutto investire molto tempo nella pulizia e nella bonifica delle porzioni delicate.
La via percorsa oggi presenta sulla carta tutte le caratteristiche per essere molto interessante, con difficoltà impegnative ma non estreme e un genere di scalata molto attuale su buone prese in strapiombo. Peccato solo per una pulizia molto sommaria dell'itinerario, complice probabilmente anche lo scarso numero di ripetizioni. Allo stato attuale, più che un avambraccio solido serve una buona lettura della roccia per riuscire a non staccare appigli mobili soprattutto nelle sezioni più difficili. Con il tempo (e le ripetizioni) la situazione migliorerà. Per quanto riguarda le quotazioni dei singoli tiri, a mio avviso sono sostanzialmente corrette; alzerei magari di mezzo grado (quindi 6a) l'ultimo tiro. Dettaglio insignificante.

Materiale: 1 corda da 60 m, 1 cordino di servizio, 10 rinvii, 1 set di friends da #1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Sud Sud Ovest, sole da fine mattinata.
Avvicinamento: lasciata l'auto nei pressi dell'alpeggio Baou, ad Est della Tour des Fous, seguire inizialmente il sentiero che sale verso il Colle Fenêtre de Ferret ma abbandonarlo dopo poco per volgere a sinistra in direzione del colletto situato a Nord Ovest della Tour. Abbassarsi lievemente in direzione Sud e raggiungere l'attacco della via (ometto). 20 minuti circa.
Discesa: lungo il versante Ovest, corda corda oppure calate da 30 m sul lato destro (faccia a valle).

Primo tiro, con lo sfondo della parete NE del Pain de Sucre.
Partenza del terzo tiro (6c+), fisica.
Quarto tiro (7a+), ancora più fisico ma su roccia complessivamente di qualità migliore.
Vista dall'alto sull'uscita del quarto tiro.
Ultimi metri della via, in una giornata autunnale perfetta.
Il topo originale della via.

venerdì 30 luglio 2021

Falesia del Poignon (Villeneuve)


Federica Mingolla in arrampicata al Poignon (*Barbapapà*, 7b+).

Vista d'insieme della parte centrale e destra della parete.
Federica si scalda su *La scoperta di Manele*, 6c.
Federica, assicurata da Lorenzo, sui primi difficili metri di *Barbapapà*, 7b+.
La prima parte di *Poignonella* (7c) oppone già una breve sezione intensa.
Lavori di chiodatura (foto Remy M.)
La linea esteticissima di *Barbapapà*, 7b+; uno spigolo strapiombante dove però si scala utilizzando le tacche perfette del suo lato destro.

Ancora una nuova falesia. La terza attrezzata nel 2021, sempre insieme a Remy M. dopo Rochefort e Champleval 1. Non c'è due senza tre e il quattro vien da sé, dicono. Vedremo. Questa volta la location è stata scoperta per caso da Emanuele M. che ha gentilmente condiviso l'informazione affinchè si potesse iniziare subito il lavoro di chiodatura. Grazie!
Si tratta di una parete situata a circa 1300 metri di quota nel bosco del Poignon (Villeneuve), a pochi metri dalla strada sterrata percorsa più volte a piedi o in bicicletta ma che non lascia assolutamente presagire la presenza di una bella barra rocciosa. È stato possibile tracciare 9 vie di media difficoltà (6a+ - 7c), con lunghezza compresa tra i 10 e i 20 metri. L'esposizione a Nord-Ovest la rende piacevolmente fruibile nel periodo estivo; il sole non arriva prima delle ore 15 e solo sulle vie più a destra. L'unico svantaggio, per chi non possiede i privilegi per percorrere in auto la strada sterrata del Poignon (consigliabile comunque un veicolo 4x4), è quello dell'avvicinamento che non è dei più rapidi. A piedi occorre camminare circa 25 minuti su una comoda strada; l'alternativa è quella di utilizzare la mountain bike, magari elettrica, sempre più diffusa anche tra gli arrampicatori. Il premio, per chi avrà la buona volontà di vincere questo ostacolo, è un luogo molto tranquillo, fresco e con una vista inusuale sul Monte Bianco. Ah, dimenticavo, i due tiri più impegnativi della falesia (*Barbapapà* 7b+ e *Poignonella* 7c) valgono da soli la visita. Due generi completamente differenti per una scalata di qualità su roccia compattissima, con movimenti non proprio scontati da decifrare: un regalo di madre natura.
Come sempre, la falesia è stata autofinanziata e attrezzata con materiale di qualità: fix inox A4 (316L) con placchette Raumer, tasselli MKT BZ Plus M10 x 90 mm e soste con catena e doppio anello chiuso che obbliga alla "manovra".
Ricordo che l'utilizzo della falesia è sotto la completa responsabilità dell'arrampicatore, il quale deve essere in grado di gestire il rischio (oggettivo e soggettivo) e di valutare il materiale a cui affida la propria vita. Per qualsiasi segnalazione di pericolosità, l'invito è quello di condividere l'informazione. Un ringraziamento anticipato, infine, ai fruitori per mantenere il luogo pulito e in ordine. E se qualche magnanimo volesse contribuire alle spese per l'acquisto del materiale, basta che ci contatti; ci accontentiamo anche di una birra, purchè fresca. Buone scalate a tutti!
Relazione dettagliata delle vie e dell'avvicinamento nella sezione "Relazioni/topos" del blog oppure direttamente al seguente link.

TOPO FALESIA DEL POIGNON

lunedì 26 luglio 2021

Falesia di Champleval 1 (Aymavilles)

Il 7a di riferimento della falesia: *Gamba di legno* (foto M. Spataro)

Alessandra su *Non ci piove* (6c)

Difficile dare un grado a queste vie cortissime; abbiamo optato per un parametro "da via" e non "boulder".
In questo caso, *Guarda che rospo!* (6c), la via si risolve con un passo un po' sbilanciante... proprio uno solo.

La foto sicuramente inganna, ma non si tratta comunque di una placca appoggiata.

Tecniche avanzate di chiodatura... (foto F. Frassy)

Per la serie "falesie figlie del lockdown", presento una piccola novità situata nel comune di Aymavilles. Piccola in tutti i sensi, perchè si tratta di una barra rocciosa di modestissime dimensioni. Non aggiunge praticamente nulla al panorama arrampicatorio valdostano ma costituisce comunque un'alternativa per locals a caccia di nuovi spot, da consumare nei ritagli di tempo, mezze giornate o pause pranzo.
Per chi è pratico di falesie in Valle d'Aosta, questa rappresenta una sorta di clone dell'Arcobaleno, situata a monte di Saint-Pierre. La roccia è molto simile e lo stile di scalata pure: vie corte e intense, di non immediata lettura ma che impongono una gestualità piuttosto varia.
Scoperta quasi per caso da Alessandra, a caccia di nuovi sentieri forzatamente nel comune di residenza; è bastata un foto per scatenare il trapano e l'infaticabile Remy M. con cui avevo già condiviso il progetto Rochefort. Sono bastate poche mezze giornate per chiodare e liberare le otto lunghezze che propone la falesia. Fortunatamente da pulire c'è stato ben poco, essendo già la roccia piuttosto sana, almeno in superficie.
Considerato il valore della struttura, ovvero (secondo noi) solo di interesse locale, abbiamo scelto di attrezzare con materiale di ottima qualità (fix inox A4 M10 x 90 mm) ma probabilmente non all'altezza del tenero calcescisto che si trova soprattutto sugli ultimi metri delle vie. Ovviamente ci siamo appesi ripetutamente a tutti i punti ma qualche dubbio rimane, soprattutto nel caso di una poco probabile elevata frequentazione. Il consiglio è quindi quello di osservare con spirito critico i chiodi su cui si scala e di segnalare tempestivamente qualsiasi anomalia, nel caso ad esempio di tasselli leggermente fuoriusciti. Ad ora, dopo mesi di sporadica frequentazione è tutto in ordine.
Perchè non abbiamo utilizzato fittoni resinati? La risposta è molto semplice. Considerato il notevole interesse della comunità per la falesia di Rochefort e la risposta praticamente nulla dei fruitori (grazie di cuore ai pochissimi che hanno contribuito alle spese sostenute per il materiale!) abbiamo scelto un compromesso accettabile. Ovviamente pronti a riattrezzare la falesia nel caso in cui si manifestino segni di debolezza dei punti oppure in caso di frequentazione massiccia.
Come sempre, ricordo che l'utilizzo è sotto la completa responsabilità dell'utente, il quale deve essere in grado di gestire il rischio (oggettivo e soggettivo) e di valutare il materiale a cui affida la propria vita.
Per tutte le informazioni tecniche e relative all'accesso, rimando alla relazione dettagliata, scaricabile cliccando sul seguente link oppure dalla sezione "topo" di questo sito.
Una nota naturalistica infine ma non meno importante. Tutta la zona è classificata come SIC (sito di interesse comunitario): la specificità del luogo è rappresentata dalle farfalle, se ne vedono veramente tante. L'invito ai frequentatori è quello di muoversi in modo non invasivo: c'è spazio per tutti, con rispetto reciproco.

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