giovedì 26 settembre 2013

Les Vuardes - *Quand on tue le cochon, tout le monde rit sauf le cochon*

Giornata uggiosa oggi nella Valle dell'Arve ma con previsione di miglioramento in serata... optiamo per una partenza piuttosto attardata per poter scalare nel pomeriggio (e all'ombra) alle Vuardes. La via scelta ha un nome piuttosto lungo e singolare, che ricorda le creazioni del Nuovo Mattino nelle valli Orco e Sea... ma con un contenuto nettamente più scanzonato: *Quand on tue le cochon, tout le monde rit sauf le cochon* (280 m, 7b+ max, 6c obbl.). Si tratta di una creazione di Hervé Bouvard degli anni '80, rimessa a nuovo con qualche lifting dallo stesso apritore insieme a Gilles Brunot nel 2005. Ora ha le sembianze di un bel prodotto confezionato con solidi fix da 12 mm per la gioia (e la serenità) dei ripetitori. La roccia è praticamente buona ovunque... ma standard della perfezione decantati sulla guida di arrampicata sono ben lontani. Nel complesso si può dire che sia una bella via, relativamente omogenea e continua, in linea con la qualità di altri itinerari (ma non superiore).
Le due lunghezze nettamente più difficili sono l'ottava (7b+) e la decima (7b). La prima oppone un'arrampicata piuttosto esigente e continua sul 6c/7a, con un finale esplosivo in dulfer e piedi spalmati su roccia non proprio aderente: peccato per la mancata on sight proprio al termine della sezione difficile, sfumata per un piede scivolato con la presa buona finale in mano... la prossima volta mi cospargo le suole delle scarpette con Super-Attak (oppure semplicemente ne prendo un paio meno consumato) :-) L'ultimo tiro invece (evitabile con una variante più facile e attrezzata a destra) è molto tecnico su roccia grigia e presenta due sezioni difficili ma ben protette, che fortunatamente sono riuscito a superare in bello stile ;-)

Materiale: 2 corde da 50 m, 13 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Sud Est, sole fino al primo pomeriggio.
Avvicinamento: sentiero pianeggiante (10 minuti), poi doppie *Plein Gaz* e piccolo spostamento alla base fino all'attacco (scarpe da ginnastica non necessarie).
Discesa: veloce rientro a piedi lungo sentiero (10 minuti).

Terzo tiro (6b+): breve sezione di dita in uscita

Quarto  tiro (6c): un bloccaggio fisico e il resto da scalare

Quinto tiro (6c+): bel muro verticale di resistenza con un arrivo in sosta in diagonale discendente piuttosto tignoso

Sesto tiro (6c): tecnico e continuo

Settimo tiro (6b): un passo duro all'inizio

Ottavo tiro (7b+): continuo su difficoltà di 6c/7a con un finale esplosivo in dulfer

Penultimo tiro (6b): non banale...

mercoledì 4 settembre 2013

Eiger (parete Nord) - *Deep blue sea*


Partenza del quarto tiro della via (7b+): roccia fantastica e ambiente dieci stelle :-)

Il tema arrampicatorio di quest'estate sembra essere il blu... dopo la celebre *Blaue lagune* in Wendenstock, è toccato oggi all'altrettanto famosa *Deep blue sea* (320 m, 7b+ max, 7a obbl.) sulla parete Nord dell'Eiger. Si tratta probabilmente di una delle vie di arrampicata più belle della parete, con roccia di qualità stratosferica (vedere per credere!). È stata aperta a più riprese nel 2001-2002 dalla forte cordata elvetica B. Rathmayer - R. Ruhstaller... che annovera tra le sue creazioni itinerari di gran classe come *Niagara* e *Tsunami* in Wendenstock. La via è stata poi resa celebre dall'americano Dean Potter, che ha percorso la parte alta in free-solo con un paracadute sulle spalle!
*Deep blue sea* si articola nel centro del Pilastro dei Ginevrini, a destra della parte alta di *Le chant di cygne*... percorsa sempre con Ale nel 2008. Sono "solo" nove tiri ma tutti impegnativi per via della chiodatura super essenziale in perfetto Wenden style e per il fatto di essere quasi completamente strapiombante. È richiesta una notevole resistenza di avambraccio per riuscire ad arrampicare al meglio ma soprattutto per compensare la chiodatura non proprio ascellare (anzi!) che impone parecchie sezioni obbligatorie di 7a... La caduta, come in tutte le vie di questo tipo, è da valutare di volta in volta. Non sempre purtroppo è concessa senza problemi: in alcuni tratti è fortemente sconsigliata! Senza fare terrorismo psicologico, va detto altresì che i moschettonaggi non sono fortunatamente mai aleatori.
Insieme ad Ale abbiamo percorso la via in giornata con il primo treno da Grindelwald che permette di arrivare alle 8.10 alla stazione di Eigergletscher. L'ultimo treno per scendere passa alle 18.10... ovvero 10 ore di tempo per avvicinamento, scalata e ritorno. Senza forzare l'andatura e concedentoci tutte le pause del caso, siamo riusciti a tornare alla stazione intorno alle 17.30.
Un consiglio per apprezzare appieno la qualità della via: considerata l'esposizione, è necessaria una giornata calda con assenza di vento, altrimenti è quasi impossibile arrampicare. Oggi era perfetto ed abbiamo scalato leggeri con abbigliamento intimo a manica corta e pile leggero.

Materiale: 1 corda da 60 m + 1 cordino 5.5 mm per recuperare lo zaino, 12 rinvii (di cui 2 allungabili), 1 set di friend da #.3 a #2 C4 BD, 1 carrucola, casco.
Esposizione: Nord Nord Ovest, sole nel tardo pomeriggio.
Avvicinamento: a piedi dalla stazione di Eigergletscher lungo il versante Ovest fino alla spalla del Pilastro dei Ginevrini; di qui con 2 doppie da 45 m ci si porta sulla cengia alla base della parete (qualche corda fissa). Calcolare poco meno di 2 ore fino all'attacco. Sufficienti scarpe da ginnastica.
Discesa: a piedi lungo il versante Ovest, calcolare 1 ora fino alla stazione Eigergletscher.


giovedì 29 agosto 2013

Aiguille d'Aujon - *Demasiado corazon*

Tre anni fa avevo percorso *Luxis* insieme a Riccardo, sulla bella parete dell'Aiguille d'Aujon, a destra della Croix de Fer. In doppia non avevo potuto fare a meno di osservare la bellezza della via gemella, solo un po' più difficile tecnicamente: *Demasiado corazon* (220 m, 7c max, 6b+ obbl.). Si tratta di un bell'itinerario firmato Brunot, Gabarrou e Gourdin (tre nomi, una garanzia!) del 2006, che abbiamo percorso oggi in totale solitudine... tranne 4 wingsuit flyer che si sono lanciati con la tuta alare dalla Croix de Fer! A parte una lunghezza nettamente più difficile (7c) e decisamente poco scalabile, la via può essere considerata piuttosto omogenea sul 7a, con roccia di qualità più che buona. Chiodata interamente con fix da 10 mm (piastrine Fixe) in maniera impeccabile, stile falesia. Attenzione solo a non smuovere sassi durante le doppie, soprattutto quelle della parte alta.
Menzione speciale al quarto e all'ottavo tiro... ma anche gli altri non sono da meno!
Inutile dire che il motivo che girava in testa durante tutta la salita fosse proprio la canzone di Willy De Ville... conosciuta ai più come sigla di Zelig ;-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Sud Ovest, al sole da metà mattinata.
Accesso: in circa un’ora da Véran (raggiungibile solo con mezzo 4x4), seguendo il sentiero di destra fino all’altezza dell’attacco della via poi un traccia molto esposta che costeggia tutto il piede della parete.
Discesa: in doppia lungo la via. Con corde da 60 m si possono utilizzare i seguenti ancoraggi: S8, S7, S4, S2.

Un puntino rosso perso in un prato mooolto inclinato... questo è l'avvicinamento

Primo tiro (7a+)... giusto per consumare subito un po' di gomma delle scarpette

Dal secondo tiro (7a), la parete acquista verticalità

Terzo tiro (7a), forse un poco tortuoso ma la linea naturale di minor debolezza passa di li...

Quinto tiro per Ale (6c), subito dopo aver incrociato *Luxis*

Sesto tiro (7c)... poco estetico e decisamente inscalabile!

La freccia rossa indica l'attacco della via. A sinistra, inconfondibile, il profilo della Croix de Fer.

venerdì 16 agosto 2013

Oeschinensee - *KIK*

La Svizzera riserva sempre piacevoli sorprese e luoghi da cartolina. Di ritorno dal Wendenstock siamo stati a monte di Kandersteg, località conosciuta dagli alpinisti principalmente per le cascate di ghiaccio ma che offre anche numerose (e belle) possibilità estive per gli arrampicatori.
La via che abbiamo percorso si chiama *KIK* (450 m, 7a max, 6c obbl.) e corre sul pilastro calcareo appena a destra della celebre cascata *NIN*... non è un caso che tra gli apritori di entrambe le linee figuri il simpatico e forte alpinista bernese Markus Stofer. Si arrampica a picco sul bucolico lago di Oeschinensee, su una parete calcarea tagliata a metà da una caratteristica cengia dove corre un sentiero attrezzato. La logistica per l'arrampicata è quindi particolare... e piacevole. Si raggiunge il punto in cui la via interseca la cengia, si lasciano gli zaini, ci si cala fino a bordo lago, si salgono i primi sette tiri, ci si rifocilla e si continua sulle ultime spettacolari quattro lunghezze della parte alta; tre doppie velocissime riportano agli zaini. Meglio di così!
Solo due parole sul carattere della via: il contesto in cui si svolge è bucolico, è vero... ma la chiodatura e la roccia nella parte bassa sotto la cengia invitano più volte all'attenzione. È bene possedere un solido livello da 6c obbligatorio per divertirsi! La valutazione S2 assegnata su qualche relazione italica è decisamente errata... considerate tranquillamente S3.
Come già accennato, la qualità della roccia nella prima metà non è eccelsa; la seconda parte invece è super! Nel complesso comunque si tratta di una bellissima linea, lunga e complessa, situata in un ambiente di assoluta bellezza.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set di friends da #.4 a #.75 C4 BD.
Esposizione: Ovest, al sole nel pomeriggio.
Avvicinamento: telecabina Kandersteg-Oeschinensee (8.00 - 17.50), quindi sentiero che costeggia la sponda destra idrografica del lago (saliscendi). Raggiunto un caratteristico chalet-bar, proseguire a destra fino all'imbocco della cengia che taglia a metà la parete. Percorrerla fino ad oltrepassare una cascata, appena oltra la quale si trova l'ancoraggio per le doppie con scritta KIK. Calcolare circa 1 ora.
Discesa: in doppia lungo la via. La parte alta si scende con 3 doppie lunghe (la seconda da un ancoraggio fuori via (abbastanza evidente).

La telecabina che collega Kandersteg a Oeschinensee

Avvicinamento alla via lungo la spettacolare cengia che taglia a metà la parete

Cartolina dalla Svizzera: Oeschinensee

Primo tiro... un 7a bello tignoso: giusto per ricordarci che, nonostante il contesto bucolico, non siamo mica qui per divertirci :-)

Calcare a strati molto particolare e levigato sulla parte bassa della via

Il diedro iniziale del sesto tiro (6b) giustifica i 3 friends appesi all'imbracatura

Ottavo tiro (6c+), il primo sopra la cengia: la roccia migliora decisamente!

Menzione speciale al decimo tiro (6c): lungo, strapiombante, continuo, chiodato bello sportivo e su roccia superlativa!

La partenza dell'undicesimo (ultimo) tiro... in posa :-)

Dalla fine della via, tre doppie velocissime riportano sulla cengia mediana

Vista generale della parete: in rosso il tracciato approssimativo della via

giovedì 15 agosto 2013

Wendenstöcke - *Blaue lagune*

Bellissima giornata di sole in Wendenstöcke dove ci siamo concessi quella che è considerata come il classico test del 7a obbligatorio in Weden: *Blaue lagune* (350 m, 7b+ max, 7a obbl.). Attorno a questo fantastico itinerario del 1986 firmato K. Ochsner e T. Ulrich ruotano leggende di ogni tipo: in tutti i casi è il terrorismo psicologico a farla da padrone. In realtà si tratta di una bellissima via, chiodata ovviamente in wenden-style (mooolto essenziale), che si svolge sulla migliore roccia che si possa immaginare! Se affrontata con lo spirito giusto non può che regalare grandi soddisfazioni... e la chiodatura non è più distanziata che su altri itinerari considerati più abbordabili. Il tiro chiave (nono, 7b+) è nettamente più difficile degli altri e presenta una sezione obbligatoria di 7a, direi non pericolosa in caso di caduta... consiglio di non moschettonare il fisso prima del passo obbligatorio ma di mettere il proprio rinvio: la fettuccia inizia ad essere piuttosto sbiadita e "secca", meglio proteggere la caduta con un rinvio più sicuro. Un altro accorgimento utile è quello di utilizzare rinvii allungabili per limitare l'attrito delle corde generato dalla chiodatura non proprio rettilinea: in caso di caduta, la forza d'arresto sarà sicuramente più bassa.
Nella comoda nicchia dopo il tiro chiave è presente il libro della via: è vero che non tutti i ripetitori lo firmano... ma è anche vero che di nomi ce ne sono pochi :-) Da qui, utilizzando rinvii lunghi, è possibile raggiungere direttamente la cima del Pilastro Excalibur unendo il decimo, l'undicesimo e il tiro facile di raccordo per un totale di 60 metri esatti!

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, 1 set di friend da #0 C3 a #.75 C4 BD.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: stesso accesso della classica *Excalibur*, calcolare 1 ora su terreno a tratti ripido ed esposto.
Discesa: dall'ultima sosta della via, salire ancora un canalino facile ma con roccia un po' fragile fino in cima al pilastro. Da qui calarsi su *Excalibur*.

Terzo tiro (6b+), il primo sopra la cengia... un capolavoro della natura!

Quarto tiro (6b)... come disse qualcuno "ci vuole un metal detector per trovare i due fix e il chiodo in posto" :-)

Quinto tiro (6a): un fix in posto... per il resto, via andare!

Arrivo in sosta sul sesto tiro (6c+)

Ale, sul settimo tiro (6c), si dirige verso la caratteristica colata azzurra che dà il nome alla via

Vista dall'alto sul nono tiro (7b+)

Arrivo in sosta sul nono tiro... no comment!

Dopo tanta esposizione... un'oasi di tranquillità dopo il tiro chiave della via: una bella nicchia che ospita il libro della via

Doppie veloci dalla cima lungo la classica *Excalibur*

Un ultimo sguardo verso la parete