mercoledì 3 agosto 2022

Sérac - *Strates divarius*

Approfittando delle belle giornate estive che permettono partenze non necessariamente antelucane (forse però alle ore 10 da Aosta è un po' esagerato!), siamo andati a curiosare una via aperta da Y. Rémy con M. Noverraz nel maggio di quest'anno: *Strates divarius* (200 m, 7a max, 6b obbl.). Si tratta di una bella via, tracciata con astuzia tra le pieghe e gli strati della parete Sud del Sérac, una struttura rocciosa che svetta nei pressi del Col du Sanetsch ma che ha la sfortuna di non essere visibile dalla strada. Meglio così: isolamento e tranquillità garantiti!
L'avvicinamento, pur non essendo complicato, richiede comunque più di un'ora di cammino in salita (circa 700 m D+), di cui metà su sentiero e il resto su prati e pietraie. È ovvio che le comode vie dei Montons fanno più gola; con qualche decina minuti in più di auto e avvicinamenti veloci sono sicuramente più gettonate. Ma ogni tanto è bello cambiare e trovare piccoli angoli di paradiso come questi.
Per quanto riguarda la via, si svolge praticamente sempre su roccia ottima, ben pulita dove serviva e ottimamente chiodata nei traversi anche per il secondo. Sì, perchè come spesso accade sulle vie dei fratelli Rémy, i traversi sono all'ordine del giorno e impegnano mentalmente entrambi i componenti della cordata.
Luogo sicuramente da vedere e via decisamente consigliata. Buona scalata!

Materiale: corde da 60 m, 14 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, sempre al sole, ad una quota di 2800 m circa.
Avvicinamento: sentiero poi tracce (bolli rossi) dall'alpeggio di La Crêta, che si raggiunge con una piccola deviazione in piano prima delle gallerie lungo la strada del Col du Sanetsch. Calcolare non meno di un'ora di buon passo (circa 700 m di dislivello).
Discesa: in doppia lungo l'asse della parte alta della via, poi due doppie autonome per passare il grande tetto.
Avvicinamento bucolico, con vista sul Vallese e sull'Arco Alpino dal Grand Combin al Monte Bianco.

La parete Sud del Sérac domina una bella valletta erbosa.

Impossibile perdersi: seguire i bolli rossi!

Secondo tiro (7a): dopo un estetico traverso pianeggiante su buone prese verso destra,
occorre affrontare un passetto su due piccole prese poco evidenti; basta allungare la mano e cercare...

Il tiro successivo, chiaramente, attraversa in piano a sinistra,
ovvero il modo migliore per sfruttare tutta la roccia bella.

Quarto tiro, ancora in traverso.

Arrivo in sosta sul quarto tiro.

Roccia sempre di ottima qualità sul Sérac.

I quinto tiro (7a) supera un tettino con un breve passo intenso su prese buone,
a patto di arrivare a prenderle: sotto i 170 cm di altezza si fa un po' fatica.

La vista dalla cima del Sérac spazia verso Derborence, con un paesaggio quasi lunare.

Rientro a piedi con la parete ormai all'ombra.

mercoledì 27 luglio 2022

Sanetsch - *Damned* + *Mountain*

Bis di vie a Sanetsch dopo tre anni dall'ultima visita. Dopo aver percorso una dozzina di vie sulla classicissima Paroi des Montons, la struttura più alta ed evidente, ho voluto curiosare un altro settore che conoscevo solo sulla carta ma che non avevo mai considerato prima d'ora. Si tratta della Paroi du Dam, situata a destra dei Montons, che si trova direttamente sopra la strada carrozzabilee e che è riconoscibile per la presenza di grandi anfratti strapiombanti alla base. Abbiamo percorso due vie di media difficoltà: *Damned* (180 m, 7a max, 6c obbl.) e *Mountain* (180 m, 7a+ max, 6b obbl.), belle entrambe ma la prima si colloca ad un livello estetico sicuramente più alto della seconda. Chiodatura a fix regolare che non richiede l'utilizzo di protezioni veloci. Come la maggior parte degli itinerari presenti in zona, anche questi portano la firma dei mitici f.lli Remy che sono tornati più volte in parete per "addomesticare" i passaggi più expo che erano lo spauracchio di molti ripetitori negli anni '90. Attualmente non si può dire che la distanza tra i fix sia ascellare ma non si rischia di farsi seriamente male in caso di caduta.
Paroi du Dam, quindi, promossa a pieni voti, con vie non eccessivamente lunghe che permettono di riempire egregiamente una mezza giornata oppure una lunga concatenandone due di fila. Extra bonus, inoltre, la possibilità di arrampicare sui numerosi monotiri presenti alla base anche in giornate di pioggia. Da tenere presente.

Materiale: corde da 60 m, 12 rinvii.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dal parcheggio, evidente, bolli rossi.
Discesa: in doppia lungo l'asse delle vie.

Vista generale della Paroi du Dam durante l'avvicinamento.

Ancora un'immagine frontale della Paroi du Dam.

La scritta alla base del terzo tiro di *Damned* non lascia dubbi sulla direzione corretta da seguire.

Terzo tiro di *Damned*, un ex 6c che si è trasformato in 7a; forse in medio stat virtus.

Alessandra alle prese con la roccia stratosferica di Sanetsch.

Quarto tiro di *Damned*, non difficile e su una roccia praticamente perfetta. La foto non rende giustizia.

Ultimo tiro di *Damned*, ancora calcare di eccellente qualità su difficoltà plaisir.

Altra via, altro regalo: *Mountain*, primo tiro.

Arrivo in sosta sul primo tiro di *Mountain*, con roccia non proprio pulita.
Forse pecca un po' di scarsa frequentazione (sulla guida non ha l'asterisco delle vie assolutamente da fare).

Il secondo tiro di *Mountain* (7a+) è il più difficile tecnicamente.
Dopo una partenza su tacche non proprio iper solide,
si conclude sulla roccia più bella che si possa immaginare.

Terzo tiro di *Mountain*, in diagonale quasi pianeggiante alla ricerca della roccia migliore;
perfetto Remy brothers style!

Prima un traverso verso sinistra, poi un traverso verso destra per tornare sull'asse della via
e agevolare la discesa in doppia.

Come sempre a Sanetsch, anche il secondo di cordata non può permettersi troppe distrazioni.
Questo è il penultimo tiro di *Mountain*.

Uno dei tanti monotiri presenti alla base della Paroi du Dam: questo è *In Floria*, una fessura di 6c abbastanza lunga e strapiombante: più bello da vedere che da scalare, purtroppo, a causa del terriccio presente sulle prese della seconda metà.

sabato 2 luglio 2022

Circuito "Soirée Vertikal 2022" - 1° posto categoria Over 40

Timido ritorno alle competizioni di corsa in montagna per me, dopo due stagioni praticamente saltate a causa dell'emergenza sanitaria. Ho partecipato ad un circuito di gare molto particolari, denominato "Soirée Vertikal", che - come dice il nome - prevedeva quattro prove molto corte (in genere 3/400 metri D+) da svolgere con partenza a cronometro al calar del sole. Lo scarso sviluppo dei percorsi e l'orario serale hanno sicuramente contribuito al grande successo della manifestazione, che ha visto mediamente circa 200 partecipanti a tappa. È vero che in 15/20 minuti di gara in salita i ritmi sono elevatissimi e richiedono uno sforzo cardiaco non indifferente ma è anche vero che non è necessario un allenamento importante per poter portare a terime le prove. E i distacchi dai primi non sono cospicui: magra soddisfazione.
Cercando sempre di dare il massimo in gara, sono riuscito a piazzarmi praticamente sempre nei primi dieci posti della classifica assoluta, che per me è già un ottimo risultato. Il format del circuito prevedeva però una classifica a parte per gli Over 40, categoria alla quale appartengo da quasi 10 anni. La fortuna ha voluto che alle quattro prove non ha partecipato nessun big nato prima del 1982, quindi ho potuto vincere tutte le quattro prove e quindi il circuito.
Considerato il successo di questa prima edizione, mi auguro vivamente che l'anno prossimo ci sarà una replica, magari con tracciati inediti in giro per la Valle d'Aosta.

Prima tappa, Santa Colomba: quinto assoluto, primo cat. Over 40 (foto D. Verthuy).

Seconda tappa, Petit Fenis (Nus): ottavo assoluto, primo cat. Over 40.
Qui in compagnia del giovane A. Dellavalle con cui ho condiviso molte gare.

Terza tappa, Valpelline: undicesimo assoluto, primo cat. Over 40 (foto D. Verthuy).

Quarta tappa, Glassier (Ollomont): sesto assoluto, primo cat. Over 40 (foto D. Verthuy).

Quattro vittorie consecutive di categoria, quindi primo posto finale nel circuito 2022;
podio condiviso con alcuni grandi nomi dell'atletica e del ciclismo non solo a livello regionale
(M. Béthaz, E. Champrétavy, Y. Droz, C. Joux)
(foto D. Verthuy).

martedì 24 maggio 2022

Sicilia climbing tour '22

Discesa in doppia molto aerea da *La collina dei conigli*, via che avevo aperto nel 2007
sul Monte Monaco (San Vito lo Capo) in occasione del mio primo viaggio sull'isola.

Con il pretesto della richiodatura della via *Chiacchiere e distintivo*, sono tornato dopo un po' di anni nella bellissima Sicilia. L'autunno è sicuramente la stagione più indicata, sia per arrampicare sia per fare il bagno, ma i giorni a disposizione erano solo in questo periodo, quindi meglio di niente!
Per la prima volta ho sperimentato il viaggio in traghetto (solitamente utilizzato per la Sardegna ma non per la Sicilia) che si è rivelato una scelta vincente: prezzo correlabile con la soluzione volo+auto (forse anche un po' meno) ma assoluta libertà di movimento con la propria auto e nessun problema di bagaglio. L'unico neo è la rappresentato dalla lunghezza del viaggio, che richiede almeno due giorni in più: uno per l'andata e uno per il ritorno.
Il programma della vacanza è stato all'insegna del "prima il dovere poi il piacere"; terminata quindi la richiodatura della via (vedi post precedente), ci siamo dedicati ad attività più rilassanti, senza farci mancare anche qualche bella puntata in falesia o su qualche parete. Sempre alla ricerca dell'ombra, abbiamo salito *Giardino delle delizie +  Torre d'avorio* nel settore Mariella Crack'n Up di Valdesi (Mondello), caratterizzata dalla roccia incredibile che si trova qui; vedere per credere.
Roccia completamente differente invece sulla parete Nord del Monte Gallo, dove abbiamo salito una via di M. Oviglia chiamata *Il cavaliere inesistente*. Qui l'esperienza non è stata propriamente piacevole, in quanto parzialmente rovinata dalla rottura di un fix in fase di discesa. Fortunatamente si è risolto tutto con un grande spavento ma il campanello d'allarme deve essere sempre attivo quando si percorrono itinerari attrezzati con materiale inox 304 degli anni 2000 (soprattutto Raumer). Nella prima doppia dal termine della via ho moschettonato qualche punto in quanto la linea è diagonale; uno di questi è saltato solo con il mio peso dopo che le corde sono andate in tensione. Nello stato attuale, quindi, ne sconsiglio la ripetizione, almeno fin quando la via non sarà interessata da manutenzione.
Ci siamo poi spostati nell'entroterra di Palermo, in zona Ficuzza, per andare a verificare lo stato di un'altra via che avevo aperto anni fa: *Hystrix*. Mi era stato segnalato un crollo sul terzo tiro e non avevo idea se avesse interessato il tracciato o danneggiato qualche fix. Dopo aver percorso le prime tre lunghezze (7b, 7a, 7c) ho potuto constatare che il crollo si è realmente verificato ma la scalata risulta ancora possibile senza alcun problema. Peccato solo per la vegetazione che è ricresciuta sulle cenge del primo e del secondo tiro, rendendo molto difficoltosi gli arrivi in sosta. Più in alto invece la vegetazione non è più presente. Chissà se in futuro avrò tempo per un intervento di manutenzione su tutta la via; sarebbe anche il pretesto per provare a salire in libera i tiri che non ero riuscito a fare in passato.
L'ultima tappa del viaggio è stata la classicissima San Vito lo Capo, dove non poteva mancare una visita di cortesia alla terza via (prima in ordine cronologico) da me aperta in Sicilia: *La collina dei conigli* sulla parete Nord del Monte Monaco. L'avevo richiodata completamente a fittoni resinati inox 316L nel 2015 ed ero curioso di verificare lo stato dei chiodi, soprattutto per il fatto che questa parete è una tra le più soggette a corrosione da salsedine che conosco. Ero pessimista ma in realtà, a distanza di 7 anni, sono ancora perfettamente integri: meglio così! Come per le altre vie da me aperte che ho ripetuto recentemente, ho apportato qualche ritocco alla relazione originale; consiglio di visitare la sezione "topos" di questo sito per scaricare la versione aggiornata.
Negli altri giorni, nonostante il caldo, siamo ancora riusciti a fare qualche tiro a *Salinella* e nella bellissima falesia di *Nuova Ossessione*, di cui avevo solo sentito parlare e che non ha disatteso le aspettative.
Arrivederci Sicilia! Speriamo a breve.

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domenica 15 maggio 2022

Monte Pellegrino - Addaura (parete Nord) - *Chiacchiere e distintivo* (richiodatura completa)

Erano ormai troppi anni che avevo messo in programma la richiodatura completa della via *Chiacchiere e distintivo*, sulla parete Nord dell'Addaura (Monte Pellegrino, Palermo). Dopo l'apertura nel 2009, ero tornato a ripeterla nel 2014 constatando già l'avanzato stato di degrado (almeno superficiale) dei fix. Siccome avevo utilizzato quello che all'epoca Raumer vendeva come inox adatto all'utilizzo marino (A2 o 304) ma che poi si è rivelato altamente pericoloso, non volevo che passasse molto tempo e che qualcuno rischiasse di farsi seriamente male a causa del possibile cedimento di un ancoraggio.
Purtroppo la fortuita coincidenza di eventi per cui ho potuto tornare in Sicilia si è verificata solo questa primavera; ma meglio tardi che mai. Aiutato da Alessandra, ho quindi provveduto a sostutuire tutti i vecchi fix presenti con nuovi punti M12 (inox 326L), soste comprese. La chiodatura originale è stata mantenuta tale, ad eccezione di un punto in più aggiunto in partenza sul secondo tiro.
Ho anche colto l'occasione per effettuare un ritocco ai gradi originali, che erano un po' abbondanti in alcuni tratti. Complessivamente si tratta di una via estremamente omogenea, dove è richiesto un solido 7a per poter apprezzare la scalata senza stress aggiuntivi.
Ora che la via è tornata agli antichi splendori, non resta che augurare una buona ripetizione a tutti coloro che vorranno visitare questa parete ben visibile dalla spiaggia di Mondello.

Materiale: tutta la via è attrezzata con materiale inox A4 (AISI 316L), tasselli MKT BZ Plus 12x110 mm e placchette Vertical Evolution. Alle soste si trovano catene con anello chiuso di calata.
Corda da 60 m + corda di servizio, 13 rinvii e casco sono sufficienti.
Esposizione: Nord, sempre all'ombra.
Avvicinamento: due accessi possibili, dall'alto oppure dal basso. Il primo è assolutamente consigliato, per semplicità e comodità, ma richiede un minimo di dimestichezza con la gestione delle calate su terreno sconosciuto; nulla di complicato ma non è il terreno più adatto come iniziazione. In questo caso, dalla zona del porto di Palermo occorre imboccare la strada panoramica che sale sul Monte Pellegrino. Immediatamente dopo il Santuario di Santa Rosalia, proseguire in discesa verso sinistra. La strada è ufficialmente chiusa al traffico ma è possibile continuare in auto circa 400 metri fino ad un cancello sulla destra che sbarra l'accesso alla strada sterrata che si addentra nel bosco.

Lasciata l'auto, seguire la sterrata principale verso sinistra, tendenzialmente in direzione NNO, in lieve discesa. Giunti nei pressi del bordo della parete, la strada piega a destra; abbandonarla per dirigersi direttamente sull'orlo del salto. L'ancoraggio per la prima calata si trova nei pressi di alcuni grandi cavi metallici installati come opere di difesa idrogeologica. Circa 15 minuti dall'auto, in falsopiano.
È possibile anche l'accesso dal basso ma, quando la vegetazione è rigogliosa, può risultare assai complicato. Esiste una traccia, segnalata con ometti, che raggiunge la base sinistra della parete dal termine di via Annone, ovvero il punto più alto raggiungibile in auto a monte delle abitazioni dell'Addaura. Si imbocca in corrispondenza di un varco facilmente apribile, lungo la cancellata in ferro che impedisce l'accesso al bosco. In questo caso, mettere in conto circa 30 minuti di cammino e molta vegetazione, soprattutto nell'ultimo tratto prima dell'attacco della via, che attualmente è la più a destra della parete. Visibile in alto il primo fix inox da 12 mm.
Discesa: vedi avvicinamento.

Il nuovo topo della via.

Preparativi in cima alla via, prima di calarsi in doppia.

Il contesto ambientale è quello tipico urbanizzato di Mondello.

Il lavoro è solo apparentemente semplice; in realtà non tutti i vecchi fix si spaccano come da programma e alcuni richiedono un po' di tempo supplementare.

Il risultato finale però è soddisfacente: a forza di piantare fix da 12 mm,
i vecchi da 10 mm appaiono quasi inadeguati.

Ultima sosta della via: catena inox 326L con anello chiuso di calata.
Per un po' di anni non dovrebbe richiedere manutenzione.