mercoledì 6 aprile 2022

Pilier des Coccinelles (Némiaz) - *Bubu pas Bobo*

Trasferta poco al di là del confine per curiosare qualche novità arrampicatoria nel Vallese centrale. Ero già stato a scalare nella falesia di Némiaz, poco a monte di Chamoson, e ricordavo che in zona era presente anche un pilastro con qualche via di più tiri. Il recente restyling del sito 8abloc.ch mi ha poi ricordato la relazione redatta con precisione dall'autore e chiodatore J.M. Porcellana. Si tratta del Pilier des Coccinelles, dove corre una via di 4 tiri chiamata *Bubu pas Bobo* (140 m, 7a+ max, 6c+ obbl.) e qualche variante a destra e a sinistra. La quota modesta e la favorevole esposizione al sole ne fanno una meta prettamente invernale; in estate tutta la zona è caldissima, meglio lasciar perdere.
La via si insimua tra le pieghe della parete alla ricerca della linea più semplice e della roccia migliore; è un calcare molto particolare, a strati lievemente diagonali, con qualche rara concrezione. Il grosso problema della parete è probabilmente la vicinanza (a destra) di un canale preferenziale di scarico in caso di forti piogge. La roccia sui primi tre tiri risulta purtroppo ricoperta da un fastidioso strato di sabbia, complice anche la scarsa frequentazione, come testimoniano l'assenza di segni di passaggio e le ragnatele nei fori delle piastrine. La roccia migliore e più pulita si trova sul difficile ultimo tiro: una placchetta grigia leggermente appoggiata con una sezione complicata da impostare a vista (per quel grado). Come al solito, una volta trovata la soluzione, appare tutto più semplice.
Nel complesso, mi sentirei di consigliare la via solo se fosse più frequentata (e pulita). E magari per buttare un occhio sul 7b+ (immagino sia stretto anche questo) di *L'appel au large* che offre una scalata strapiombante di ampio respiro su roccia di ottima qualità.

Materiale: corde da 60 m, 18 rinvii (solo per L3).
Esposizione: Sud, invernale.
Avvicinamento: evidente, in 5 minuti dall'ampio piazzale situato qualche centinaio di metri prima del tornante.
Discesa: in doppia lungo la via, meglio se utilizzando la sosta di *L'appel au large* (nel caso, moschettonare qualche punto nella calata successiva).

Il Pilier des Coccinelles visto dal parcheggio.

Vista dall'alto sul secondo tiro, un 6b molto alpino.

Quarto tiro (7a+ bello stretto) con una sezione non semplice da impostare a vista ma su calcare di ottima qualità.

Doppie aeree lungo la variante *L'appel au large* (che pare molto bella).

Il topo della via, estratto dal sito 8abloc.ch

lunedì 28 febbraio 2022

Vallone di Planaval - *La Jolie Rochère* (prima salita)

Il Vallone di Planaval, situato sul versante sinistro idrografico della Valle d'Aosta, a monte dell'abitato di La Salle non è certamente uno dei più conosciuti dagli appassionati di arrampicata su ghiaccio; anzi. Esistono alcune cascate di media difficoltà, situate non lontano dal termine della strada carrozzabile e relazionate anche sulla guida Effimeri Barbagli ma solo raramente frequentate. Una tra queste, quasi sempre formata grazie all'esposizione e alla quota favorevoli, è un piccolo gioiellino particolarmente indicato per un corretto approccio alla disciplina: difficoltà progressive, ambiente solitario pur trovandosi a bordo strada, assenza di pericoli oggettivi. Si tratta de La Jolie Bergère, dal nome del vicino ristorante (di qualità) situato al termine della strada.
È proprio il nome di questa cascata ad averci ispirato per battezzare una probabile nuova linea di ghiaccio e misto scovata qualche centinaio di metri più a monte delle cascate più evidenti e a circa tre quarti d'ora di cammino. La Jolie Rochère (130 m, II/4 M5) vuole anche ricordare che ci troviamo di fronte al ripido versante orientale della Grande Rochère, classica gita di scialpinismo per sciatori evoluti.
Va detto che uno dei motivi per cui tutta la zona non è molto frequentata nella stagione invernale è senza dubbio il pericolo valanghe che, in annate “normali”, è spesso elevato. Quest'anno, complice lo scarso innevamento, Planaval è stata rivalutata e esplorata maggiormente anche dai non locals.
La linea in questione, salita il 28 febbraio, si trova sul lato di un canalone e presenta un'esposizione quasi settentrionale al riparo dal sole. Non oppone elevate difficoltà tecniche, né su ghiaccio né su misto, pertanto potrebbe essere appetibile per un vasto pubblico. Un minimo di spirito d'avventura è comunque necessario, considerato che le soste (tranne l'ultima) sono da attrezzare e che non si trova materiale in posto su tutto l'itinerario. Le sezioni di misto sono ben proteggibili con viti da ghiaccio; solo l'ultimo tratto di roccia richiede un po' di attenzione a causa della qualità piuttosto scadente. Con un po' di esperienza si riesce comunque a proteggere con alcune protezioni veloci. Due doppie rettilinee riportano velocemente alla base.
Solitudine assicurata, tranquillità assoluta; buon divertimento.

Materiale: corde da 60 m, viti da ghiaccio, una piccola scelta di friends medio-piccoli. Nessun materiale di progressione in posto ad eccezione delle calate, come da topo.
Esposizione: Nord Ovest, al riparo dal sole.
Avvicinamento: percorrere a piedi o con gli sci il fondo del vallone, puntando ad un evidente alpeggio. Oltrepassarlo e dirigersi a destra (salendo)verso l'imbocco del canalone che ospita l'evidente linea di ghiaccio e misto. Circa 45 minuti da Planaval.
Discesa: con due calate attrezzate come da relazione.


Il topo della via.

Remy sul primo tiro (WI4).

Partenza sul secondo tiro (WI3 M4) (foto R. Maquignaz).

Remy mi raggiunge alla seconda sosta.

Terzo tiro (M5).

Roccia delicata sull'ultimo tiro (foto R. Maquignaz).

Vista sulla parte alta della conca di Planaval dal termine della via (foto R. Maquignaz).

martedì 19 ottobre 2021

Planaval - *La fête du village* (richiodatura completa)

*La fête du village* (200 m, 6a max, 5c obbl.) è una via che avevo aperto ormai 15 anni fa insieme ad Ilaria Iemmi. All'epoca ero rimasto stupito di come potesse essere bella la roccia su quella parete ben visibile da Planaval ma dall'aspetto tutt'altro che invitante. Nel corso degli anni si è rivelata molto gettonata da appassionati e colleghi guide alpine, anche d'oltralpe, in quanto si presta bene per una bella giornata di arrampicata in un contesto molto piacevole. Le difficoltà contenute ma continue ne hanno decretato il successo. L'unico difetto, oltre all'incognita dell'acqua sulle ultime due lunghezze (facilmente verificabile dal paese), era rappresentato dalla chiodatura, ancora in discreto stato ma posizionata ad intervalli troppo lunghi per il livello medio della via. Alcuni tiri, inoltre, erano troppo lunghi e non consentivano una corretta comunicazione tra i componenti della cordata. Alla luce di tutte queste osservazioni, mi sono convinto a rivedere completamente l'attrezzatura dell'itinerario per renderlo percorribile ancora a lungo e magari con più successo.
Ora è possibile salire (e scendere) con una corda singola da 60 metri. Le soste sono posizionate in maniera più oculata e consentono di rimanere quasi sempre a vista. Tutto il materiale originale è stato rimosso e sostituito con solido e duraturo inox 316L (A4): tasselli MKT BZ Plus M12 x 110 mm, placchette e gruppi sosta VE (Vertical Evolution).
Come sempre, grazie ad Alessandra e ad Anna per la pazienza durante i lavori di richiodatura. Buona scalata a tutti!

Materiale: 1 corda da 60 m, 10 rinvii.
Eposizione: Sud ad una quota di circa 1800 m
Avvicinamento: da Arvier, risalire la Valgrisenche fino a raggiungere il bivio sulla destra per Planaval. Oltrepassato il villaggio, la strada compie due tornanti, il primo a sinistra e il secondo a destra. In corrispondenza del secondo è possibile lasciare l’auto a bordo strada per incamminarsi a piedi in piano lungo una strada in disuso con fondo erboso. Poco dopo una vecchia costruzione abbandonata, si giunge ad una deviazione: continuare a sinistra in piano (inizialmente in lieve discesa) fino al termine della strada da dove ha inizio un sentiero che sale verso destra fino a portarsi a ridosso della parete. Per raggiungere l’attacco della via, occorre salire ancora una cinquantina di metri a sinistra verso il torrente. 15 minuti dall’auto.
Discesa: in doppia lungo la via anche con una corda singola. A piedi, salendo un centinaio di metri nel bosco rado fino al sentiero che riporta direttamente all'auto.

Il nuovo topo della via.

Secondo tiro per Anna, con roccia incredibilmente lavorata (la foto non rende giustizia).

La stagione ideale per scalare a Planaval (foto A. Torretta).

La vanitosa e il mulo. Ma così si procede più in fretta che da soli (foto A. Torretta).

La via è stata interamente riattrezzata con materiale inox 316L (A4):
tasselli MKT BZ Plus M12 x 110 mm, placchette e gruppi sosta VE (Vertical Evolution).

venerdì 24 settembre 2021

Tour des Fous - *DabadiDabada*

Veloce puntata nella Valle del Gran San Bernardo per andare a vedere una via recentemente aperta da due giovani e forti arrampicatori valdostani. Si tratta di *DabadiDabada* (150 m, 7a+ max, 7a obbl.) sulla parete SSO della Tour des Fous, ovvero l'inconfondibile torrione pendente ben visibile dalla strada carrozzabile poco prima del Colle del Gran San Bernardo.
Il contesto ambientale, pur essendo a due passi dall'automobile, è quello della montagna selvaggia; soprattutto in questa stagione, in cui il traffico veicolare del Colle del Gran San Bernardo è assai limitato. Si arrampica su una roccia piuttosto inconsueta per la Valle d'Aosta, ovvero quarzite di qualità però solo discreta. Per riuscire a tracciare vie su roccia compatta occorre avere un po' di occhio e soprattutto investire molto tempo nella pulizia e nella bonifica delle porzioni delicate.
La via percorsa oggi presenta sulla carta tutte le caratteristiche per essere molto interessante, con difficoltà impegnative ma non estreme e un genere di scalata molto attuale su buone prese in strapiombo. Peccato solo per una pulizia molto sommaria dell'itinerario, complice probabilmente anche lo scarso numero di ripetizioni. Allo stato attuale, più che un avambraccio solido serve una buona lettura della roccia per riuscire a non staccare appigli mobili soprattutto nelle sezioni più difficili. Con il tempo (e le ripetizioni) la situazione migliorerà. Per quanto riguarda le quotazioni dei singoli tiri, a mio avviso sono sostanzialmente corrette; alzerei magari di mezzo grado (quindi 6a) l'ultimo tiro. Dettaglio insignificante.

Materiale: 1 corda da 60 m, 1 cordino di servizio, 10 rinvii, 1 set di friends da #1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Sud Sud Ovest, sole da fine mattinata.
Avvicinamento: lasciata l'auto nei pressi dell'alpeggio Baou, ad Est della Tour des Fous, seguire inizialmente il sentiero che sale verso il Colle Fenêtre de Ferret ma abbandonarlo dopo poco per volgere a sinistra in direzione del colletto situato a Nord Ovest della Tour. Abbassarsi lievemente in direzione Sud e raggiungere l'attacco della via (ometto). 20 minuti circa.
Discesa: lungo il versante Ovest, corda corda oppure calate da 30 m sul lato destro (faccia a valle).

Primo tiro, con lo sfondo della parete NE del Pain de Sucre.
Partenza del terzo tiro (6c+), fisica.
Quarto tiro (7a+), ancora più fisico ma su roccia complessivamente di qualità migliore.
Vista dall'alto sull'uscita del quarto tiro.
Ultimi metri della via, in una giornata autunnale perfetta.
Il topo originale della via.

venerdì 30 luglio 2021

Falesia del Poignon (Villeneuve)


Federica Mingolla in arrampicata al Poignon (*Barbapapà*, 7b+).

Vista d'insieme della parte centrale e destra della parete.
Federica si scalda su *La scoperta di Manele*, 6c.
Federica, assicurata da Lorenzo, sui primi difficili metri di *Barbapapà*, 7b+.
La prima parte di *Poignonella* (7b+) oppone già una breve sezione intensa.
Lavori di chiodatura (foto Remy M.)
La linea esteticissima di *Barbapapà*, 7b+; uno spigolo strapiombante dove però si scala utilizzando le tacche perfette del suo lato destro.

Ancora una nuova falesia. La terza attrezzata nel 2021, sempre insieme a Remy M. dopo Rochefort e Champleval 1. Non c'è due senza tre e il quattro vien da sé, dicono. Vedremo. Questa volta la location è stata scoperta per caso da Emanuele M. che ha gentilmente condiviso l'informazione affinchè si potesse iniziare subito il lavoro di chiodatura. Grazie!
Si tratta di una parete situata a circa 1300 metri di quota nel bosco del Poignon (Villeneuve), a pochi metri dalla strada sterrata percorsa più volte a piedi o in bicicletta ma che non lascia assolutamente presagire la presenza di una bella barra rocciosa. È stato possibile tracciare 9 vie di media difficoltà (6a+ - 7b+), con lunghezza compresa tra i 10 e i 20 metri. L'esposizione a Nord-Ovest la rende piacevolmente fruibile nel periodo estivo; il sole non arriva prima delle ore 15 e solo sulle vie più a destra. L'unico svantaggio, per chi non possiede i privilegi per percorrere in auto la strada sterrata del Poignon (consigliabile comunque un veicolo 4x4), è quello dell'avvicinamento che non è dei più rapidi. A piedi occorre camminare circa 25 minuti su una comoda strada; l'alternativa è quella di utilizzare la mountain bike, magari elettrica, sempre più diffusa anche tra gli arrampicatori. Il premio, per chi avrà la buona volontà di vincere questo ostacolo, è un luogo molto tranquillo, fresco e con una vista inusuale sul Monte Bianco. Ah, dimenticavo, i due tiri più impegnativi della falesia (*Barbapapà* 7b+ e *Poignonella* 7b+) valgono da soli la visita. Due generi completamente differenti per una scalata di qualità su roccia compattissima, con movimenti non proprio scontati da decifrare: un regalo di madre natura.
Come sempre, la falesia è stata autofinanziata e attrezzata con materiale di qualità: fix inox A4 (316L) con placchette Raumer, tasselli MKT BZ Plus M10 x 90 mm e soste con catena e doppio anello chiuso che obbliga alla "manovra".
Ricordo che l'utilizzo della falesia è sotto la completa responsabilità dell'arrampicatore, il quale deve essere in grado di gestire il rischio (oggettivo e soggettivo) e di valutare il materiale a cui affida la propria vita. Per qualsiasi segnalazione di pericolosità, l'invito è quello di condividere l'informazione. Un ringraziamento anticipato, infine, ai fruitori per mantenere il luogo pulito e in ordine. E se qualche magnanimo volesse contribuire alle spese per l'acquisto del materiale, basta che ci contatti; ci accontentiamo anche di una birra, purchè fresca. Buone scalate a tutti!
Relazione dettagliata delle vie e dell'avvicinamento nella sezione "Relazioni/topos" del blog oppure direttamente al seguente link.

TOPO FALESIA DEL POIGNON