martedì 19 ottobre 2021

Planaval - *La fête du village* (richiodatura completa)

*La fête du village* (200 m, 6a max, 5c obbl.) è una via che avevo aperto ormai 15 anni fa insieme ad Ilaria Iemmi. All'epoca ero rimasto stupito di come potesse essere bella la roccia su quella parete ben visibile da Planaval ma dall'aspetto tutt'altro che invitante. Nel corso degli anni si è rivelata molto gettonata da appassionati e colleghi guide alpine, anche d'oltralpe, in quanto si presta bene per una bella giornata di arrampicata in un contesto molto piacevole. Le difficoltà contenute ma continue ne hanno decretato il successo. L'unico difetto, oltre all'incognita dell'acqua sulle ultime due lunghezze (facilmente verificabile dal paese), era rappresentato dalla chiodatura, ancora in discreto stato ma posizionata ad intervalli troppo lunghi per il livello medio della via. Alcuni tiri, inoltre, erano troppo lunghi e non consentivano una corretta comunicazione tra i componenti della cordata. Alla luce di tutte queste osservazioni, mi sono convinto a rivedere completamente l'attrezzatura dell'itinerario per renderlo percorribile ancora a lungo e magari con più successo.
Ora è possibile salire (e scendere) con una corda singola da 60 metri. Le soste sono posizionate in maniera più oculata e consentono di rimanere quasi sempre a vista. Tutto il materiale originale è stato rimosso e sostituito con solido e duraturo inox 316L (A4): tasselli MKT BZ Plus M12 x 110 mm, placchette e gruppi sosta VE (Vertical Evolution).
Come sempre, grazie ad Alessandra e ad Anna per la pazienza durante i lavori di richiodatura. Buona scalata a tutti!

Materiale: 1 corda da 60 m, 10 rinvii.
Eposizione: Sud ad una quota di circa 1800 m
Avvicinamento: da Arvier, risalire la Valgrisenche fino a raggiungere il bivio sulla destra per Planaval. Oltrepassato il villaggio, la strada compie due tornanti, il primo a sinistra e il secondo a destra. In corrispondenza del secondo è possibile lasciare l’auto a bordo strada per incamminarsi a piedi in piano lungo una strada in disuso con fondo erboso. Poco dopo una vecchia costruzione abbandonata, si giunge ad una deviazione: continuare a sinistra in piano (inizialmente in lieve discesa) fino al termine della strada da dove ha inizio un sentiero che sale verso destra fino a portarsi a ridosso della parete. Per raggiungere l’attacco della via, occorre salire ancora una cinquantina di metri a sinistra verso il torrente. 15 minuti dall’auto.
Discesa: in doppia lungo la via anche con una corda singola. A piedi, salendo un centinaio di metri nel bosco rado fino al sentiero che riporta direttamente all'auto.

Il nuovo topo della via.

Secondo tiro per Anna, con roccia incredibilmente lavorata (la foto non rende giustizia).

La stagione ideale per scalare a Planaval (foto A. Torretta).

La vanitosa e il mulo. Ma così si procede più in fretta che da soli (foto A. Torretta).

La via è stata interamente riattrezzata con materiale inox 316L (A4):
tasselli MKT BZ Plus M12 x 110 mm, placchette e gruppi sosta VE (Vertical Evolution).

venerdì 24 settembre 2021

Tour des Fous - *DabadiDabada*

Veloce puntata nella Valle del Gran San Bernardo per andare a vedere una via recentemente aperta da due giovani e forti arrampicatori valdostani. Si tratta di *DabadiDabada* (150 m, 7a+ max, 7a obbl.) sulla parete SSO della Tour des Fous, ovvero l'inconfondibile torrione pendente ben visibile dalla strada carrozzabile poco prima del Colle del Gran San Bernardo.
Il contesto ambientale, pur essendo a due passi dall'automobile, è quello della montagna selvaggia; soprattutto in questa stagione, in cui il traffico veicolare del Colle del Gran San Bernardo è assai limitato. Si arrampica su una roccia piuttosto inconsueta per la Valle d'Aosta, ovvero quarzite di qualità però solo discreta. Per riuscire a tracciare vie su roccia compatta occorre avere un po' di occhio e soprattutto investire molto tempo nella pulizia e nella bonifica delle porzioni delicate.
La via percorsa oggi presenta sulla carta tutte le caratteristiche per essere molto interessante, con difficoltà impegnative ma non estreme e un genere di scalata molto attuale su buone prese in strapiombo. Peccato solo per una pulizia molto sommaria dell'itinerario, complice probabilmente anche lo scarso numero di ripetizioni. Allo stato attuale, più che un avambraccio solido serve una buona lettura della roccia per riuscire a non staccare appigli mobili soprattutto nelle sezioni più difficili. Con il tempo (e le ripetizioni) la situazione migliorerà. Per quanto riguarda le quotazioni dei singoli tiri, a mio avviso sono sostanzialmente corrette; alzerei magari di mezzo grado (quindi 6a) l'ultimo tiro. Dettaglio insignificante.

Materiale: 1 corda da 60 m, 1 cordino di servizio, 10 rinvii, 1 set di friends da #1 X4 a #2 C4 BD.
Esposizione: Sud Sud Ovest, sole da fine mattinata.
Avvicinamento: lasciata l'auto nei pressi dell'alpeggio Baou, ad Est della Tour des Fous, seguire inizialmente il sentiero che sale verso il Colle Fenêtre de Ferret ma abbandonarlo dopo poco per volgere a sinistra in direzione del colletto situato a Nord Ovest della Tour. Abbassarsi lievemente in direzione Sud e raggiungere l'attacco della via (ometto). 20 minuti circa.
Discesa: lungo il versante Ovest, corda corda oppure calate da 30 m sul lato destro (faccia a valle).

Primo tiro, con lo sfondo della parete NE del Pain de Sucre.
Partenza del terzo tiro (6c+), fisica.
Quarto tiro (7a+), ancora più fisico ma su roccia complessivamente di qualità migliore.
Vista dall'alto sull'uscita del quarto tiro.
Ultimi metri della via, in una giornata autunnale perfetta.
Il topo originale della via.

venerdì 30 luglio 2021

Falesia del Poignon (Villeneuve)


Federica Mingolla in arrampicata al Poignon (*Barbapapà*, 7b+).

Vista d'insieme della parte centrale e destra della parete.
Federica si scalda su *La scoperta di Manele*, 6c.
Federica, assicurata da Lorenzo, sui primi difficili metri di *Barbapapà*, 7b+.
La prima parte di *Poignonella* (7b+) oppone già una breve sezione intensa.
Lavori di chiodatura (foto Remy M.)
La linea esteticissima di *Barbapapà*, 7b+; uno spigolo strapiombante dove però si scala utilizzando le tacche perfette del suo lato destro.

Ancora una nuova falesia. La terza attrezzata nel 2021, sempre insieme a Remy M. dopo Rochefort e Champleval 1. Non c'è due senza tre e il quattro vien da sé, dicono. Vedremo. Questa volta la location è stata scoperta per caso da Emanuele M. che ha gentilmente condiviso l'informazione affinchè si potesse iniziare subito il lavoro di chiodatura. Grazie!
Si tratta di una parete situata a circa 1300 metri di quota nel bosco del Poignon (Villeneuve), a pochi metri dalla strada sterrata percorsa più volte a piedi o in bicicletta ma che non lascia assolutamente presagire la presenza di una bella barra rocciosa. È stato possibile tracciare 9 vie di media difficoltà (6a+ - 7b+), con lunghezza compresa tra i 10 e i 20 metri. L'esposizione a Nord-Ovest la rende piacevolmente fruibile nel periodo estivo; il sole non arriva prima delle ore 15 e solo sulle vie più a destra. L'unico svantaggio, per chi non possiede i privilegi per percorrere in auto la strada sterrata del Poignon (consigliabile comunque un veicolo 4x4), è quello dell'avvicinamento che non è dei più rapidi. A piedi occorre camminare circa 25 minuti su una comoda strada; l'alternativa è quella di utilizzare la mountain bike, magari elettrica, sempre più diffusa anche tra gli arrampicatori. Il premio, per chi avrà la buona volontà di vincere questo ostacolo, è un luogo molto tranquillo, fresco e con una vista inusuale sul Monte Bianco. Ah, dimenticavo, i due tiri più impegnativi della falesia (*Barbapapà* 7b+ e *Poignonella* 7b+) valgono da soli la visita. Due generi completamente differenti per una scalata di qualità su roccia compattissima, con movimenti non proprio scontati da decifrare: un regalo di madre natura.
Come sempre, la falesia è stata autofinanziata e attrezzata con materiale di qualità: fix inox A4 (316L) con placchette Raumer, tasselli MKT BZ Plus M10 x 90 mm e soste con catena e doppio anello chiuso che obbliga alla "manovra".
Ricordo che l'utilizzo della falesia è sotto la completa responsabilità dell'arrampicatore, il quale deve essere in grado di gestire il rischio (oggettivo e soggettivo) e di valutare il materiale a cui affida la propria vita. Per qualsiasi segnalazione di pericolosità, l'invito è quello di condividere l'informazione. Un ringraziamento anticipato, infine, ai fruitori per mantenere il luogo pulito e in ordine. E se qualche magnanimo volesse contribuire alle spese per l'acquisto del materiale, basta che ci contatti; ci accontentiamo anche di una birra, purchè fresca. Buone scalate a tutti!
Relazione dettagliata delle vie e dell'avvicinamento nella sezione "Relazioni/topos" del blog oppure direttamente al seguente link.

TOPO FALESIA DEL POIGNON

lunedì 26 luglio 2021

Falesia di Champleval 1 (Aymavilles)

Alessandra su *Non ci piove* (6c)

Difficile dare un grado a queste vie cortissime; abbiamo optato per un parametro "da via" e non "boulder".
In questo caso, *Guarda che rospo!* (6c), la via si risolve con un passo un po' sbilanciante... proprio uno solo.

La foto sicuramente inganna, ma non si tratta comunque di una placca appoggiata.

Tecniche avanzate di chiodatura... (foto F. Frassy)

Per la serie "falesie figlie del lockdown", presento una piccola novità situata nel comune di Aymavilles. Piccola in tutti i sensi, perchè si tratta di una barra rocciosa di modestissime dimensioni. Non aggiunge praticamente nulla al panorama arrampicatorio valdostano ma costituisce comunque un'alternativa per locals a caccia di nuovi spot, da consumare nei ritagli di tempo, mezze giornate o pause pranzo.
Per chi è pratico di falesie in Valle d'Aosta, questa rappresenta una sorta di clone dell'Arcobaleno, situata a monte di Saint-Pierre. La roccia è molto simile e lo stile di scalata pure: vie corte e intense, di non immediata lettura ma che impongono una gestualità piuttosto varia.
Scoperta quasi per caso da Alessandra, a caccia di nuovi sentieri forzatamente nel comune di residenza; è bastata un foto per scatenare il trapano e l'infaticabile Remy M. con cui avevo già condiviso il progetto Rochefort. Sono bastate poche mezze giornate per chiodare e liberare le otto lunghezze che propone la falesia. Fortunatamente da pulire c'è stato ben poco, essendo già la roccia piuttosto sana, almeno in superficie.
Considerato il valore della struttura, ovvero (secondo noi) solo di interesse locale, abbiamo scelto di attrezzare con materiale di ottima qualità (fix inox A4 M10 x 90 mm) ma probabilmente non all'altezza del tenero calcescisto che si trova soprattutto sugli ultimi metri delle vie. Ovviamente ci siamo appesi ripetutamente a tutti i punti ma qualche dubbio rimane, soprattutto nel caso di una poco probabile elevata frequentazione. Il consiglio è quindi quello di osservare con spirito critico i chiodi su cui si scala e di segnalare tempestivamente qualsiasi anomalia, nel caso ad esempio di tasselli leggermente fuoriusciti. Ad ora, dopo mesi di sporadica frequentazione è tutto in ordine.
Perchè non abbiamo utilizzato fittoni resinati? La risposta è molto semplice. Considerato il notevole interesse della comunità per la falesia di Rochefort e la risposta praticamente nulla dei fruitori (grazie di cuore ai pochissimi che hanno contribuito alle spese sostenute per il materiale!) abbiamo scelto un compromesso accettabile. Ovviamente pronti a riattrezzare la falesia nel caso in cui si manifestino segni di debolezza dei punti oppure in caso di frequentazione massiccia.
Come sempre, ricordo che l'utilizzo è sotto la completa responsabilità dell'utente, il quale deve essere in grado di gestire il rischio (oggettivo e soggettivo) e di valutare il materiale a cui affida la propria vita.
Per tutte le informazioni tecniche e relative all'accesso, rimando alla relazione dettagliata, scaricabile cliccando sul seguente link oppure dalla sezione "topo" di questo sito.
Una nota naturalistica infine ma non meno importante. Tutta la zona è classificata come SIC (sito di interesse comunitario): la specificità del luogo è rappresentata dalle farfalle, se ne vedono veramente tante. L'invito ai frequentatori è quello di muoversi in modo non invasivo: c'è spazio per tutti, con rispetto reciproco.

TOPO FALESIA DI CHAMPLEVAL 1

venerdì 2 luglio 2021

Mont Emilius parete Est - *Giordi*

Vista dall'alto sulla parte alta della via, con lo sfondo dei Laghi delle Laures.
 

La parete Est del Mont Emilius è ben visibile dal fondovalle, triangolare e ripida, soprattutto al mattino quando è illuminata dai raggi del sole. Come il Monte Cervino e la Grivola, appartiene però a quelle montagne che sono più belle da lontano che da vicino. Va subito detto che la roccia non è delle migliori. E non è una novità, almeno per coloro che hanno letto un po' di letteratura specifica.
Questa parete è conosciuta nell'ambito alpinistico internazionale per essere stata teatro della salita che ha fatto sfumare la "prima" della parete Nord delle Grandes Jorasses a Giusto Gervasutti e Renato Chabod. Era il 1935 e questi ultimi erano in corsa, insieme ad altri, per la prima salita della celebre parete nord nel Massiccio del Monte Bianco. Come "allenamento" avevano puntato alla prima salita della parete Est del Mont Emilius, attorno alla quale aleggiava un'aura tragica e misteriosa dopo l'incidente mortale che aveva coinvolto i giovani fratelli Dino e Jean Charrey e Cino Norat nel 1929. Dopo questa salita, Gervasutti e Chabod si erano diretti verso il rifugio Leschaux, apprendendo purtroppo che i tedeschi Meier e Peters erano in parete. Gervasutti aveva poi convinto il riluttante Chabod ad effettuare la seconda salita della parete Nord delle Grandes Jorasses, lungo la via appena aperta dai tedeschi ovvero lo Sperone Croz. E così hanno fatto, insieme agli svizzeri Raymond Lambert e Loulou Boulaz (prima donna sulla parete), portando a termine un'avventura rocambolesca ben raccontata da Enrico Camanni nella biografia di Gervasutti dal titolo "Il desiderio di infinito".
Tornando alla qualità della roccia sulla parete Est del Mont Emilius, leggendo attentamente le vecchie relazioni non si fa mistero su detriti, porzioni instabili, tratti delicati e amenità simili. Difficile pensare a sezioni più sane per arrampicare con maggiori margini di sicurezza, anche ricorrendo all'utilizzo di fix. Eppure l'anno scorso gli alpini (e guide alpine) S. Cordaro, L. Di Franceso e V. Stella hanno tracciato un itinerario "moderno" e diretto con soste attrezzate e qualche fix (pochi) sui tiri. La via è stata chiamata *Giordi* (500 m, TD+, 6b+ max, 6a obbl.) per ricordare il collega degli apritori Maurizio Giordano, scomparso nel 2018 in una spedizione al Gasherbrum IV.
La curiosità di andare a vedere da vicino questa parete si è quindi riaccesa e insieme a Roger B., Niccolò B. e Andrea B. siamo andati toccare con mano. Impressioni: complimenti agli apritori per l'impegno e la costanza nell'ingaggiarsi a più riprese in un terreno simile, non proprio privo di pericoli oggettivi... ma non mi sento di consigliare una visita se non agli amanti del genere e con una buona dose di esperienza su terreno che definire delicato sarebbe un eufemismo. Alcune lunghezze hanno trasmesso la netta sensazione di arrampicare su materiale "attivo", come testimoniano alcuni importanti segni di impatto recente e crolli piuttosto freschi. Qualche rara lunghezza "carina" si trova ma nel complesso bisogna prestare estrema attenzione a come ci si muove, senza contare la possibilità di scariche dall'alto provocate da animali selvatici in movimento come successo a noi per circa 5 minuti tutt'altro che rilassanti.
Per il resto, il luogo è magico, impreziosito da un punto d'appoggio come il bivacco Ménabréaz - fiore all'occhiello della appassionata comunità di Brissogne - costruito in riva ad uno dei laghi alpini più belli della Valle d'Aosta.

Materiale: due corde da 60 m, 8 rinvii, 1 set completo di friends fino al #2 C4 BD, martello e una piccola scelta di chiodi, casco, ramponi per il breve nevaio iniziale.
Esposizione: Est, sole al mattino.
Avvicinamento: in circa un'ora dal bivacco Ménabréaz alle Laures.
Discesa: lungo la via normale (sentiero). È possibile rientrare ai laghi di Laures oppure a Pila; in quest'ultimo caso, si scende meno a piedi (seggiovia Chamolé e telecabina fino ad Aosta) ma occorre tornare a prendere l'auto nel Vallone di Laures.

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