mercoledì 22 maggio 2019

Mallorca climbing tour '19

Fraguel, una delle falesie più belle di Mallorca.
Veloce puntata esplorativa sull'isola di Mallorca, valida alternativa alle solite mete arrampicatorie spagnole. Siamo andati senza troppe aspettative ma siamo stati ripagati da un territorio piccolo, è vero, ma vario e ricco di sorpese. Grazie ai consigli di amici che avevano visitato l'isola precedentemente, siamo potuti andare a colpo sicuro nelle falesie più belle o meglio attrezzate. Sì, perchè il calcare è bello quasi ovunque ma l'attrezzatura purtroppo non è stata aggiornata dappertutto ai moderni canoni di sicurezza. Ci troviamo spesso in territorio prossimo al mare e le vecchie vie attrezzate con inox A2 (peggio) o con materiale zincato (ossidato ma meno peggio dell'A2) non sono state sistemate ovunque. C'è da dire che i locals si stanno prodigando molto e che pian piano stanno riattrezzando tutto.
Ma la vera sorpresa - visto che purtroppo non se ne parla quasi mai se non tra locals - sono state le vie lunghe. Non sono molte ma meritano sicuramente una visita anche solo per scoprire angoli di entroterra molto selvaggi... a due passi dalla caotica costa conosciuta per feste di tutti i tipi. Una location su tutte: il canyon di Torrent de Pareis, dove si trovano vie multipitch su calcare da favola. Riservato però agli amanti dei "quattro passi", visto che tra avvicinamento e rientro si cammina un po'.
Indubbiamente un'esperienza da ripetere.

lunedì 20 maggio 2019

Entreforc (Mallorca) - *Sagitari*


Partiti senza troppe aspettative per visitare le falesie di Mallorca, abbiamo scoperto quasi per caso un angolo suggestivo e scenografico dell'isola: le gole di Torrent de Pareis. Nel punto più stretto e incassato, denominato S'Entreforc, si trovano alcune vie multipitch molto belle tra cui *Sagitari* (350 m, 7a+ max, 6c obbl.) che abbiamo salito nella solitudine più totale; nessun arrampicatore all'orizzonte, solo qualche escursionista di cui si sentiva solo l'eco riecheggiare tra le pareti della gola.
Calcare super e chiodatura perfetta ne fanno sicuramente una via consigliata e da non mancare.

Materiale: corda da 50 m + corda di servizio oppure una singola da 80 m, 14 rinvii.
Esposizione: NE, molto incassato. Poco sole a fine mattinata.
Avvicinamento: circa un'ora di cammino, in discesa, da Escorca.
Discesa: in doppia lungo la via, seguendo le indicazioni del topo (una doppia fuori asse).

venerdì 12 aprile 2019

Vercors - Omblèze

Le Gorges d'Omblèze si situano all'estremità Sud-Ovest del Vercors. Non sono molto conosciute in quanto probabilmente vittime del successo di altre zone più pittoresche all'interno del suddetto parco naturale regionale. La mia curiosità partiva da lontano, quando avevo trovato sulla prima edizione del libro di A. Petit ("Parois de légende") la relazione di una via di M. Piola a Omblèze. Se uno dei chiodatori più prolifici - tra quelli di livello, intendo - si era spinto fin lì... avrà avuto un buon motivo.
L'occasione per andare a toccare con mano è arrivata solo ora; meglio tardi che mai. Bassa stagione, nessuno in giro, clima perfetto per arrampicare.
Il primo giorno, viste le piogge dei giorni precedenti, abbiamo visitato una falesia un po' più a Sud di Omblèze. Si trova nei pressi del villaggio di Pont de Barret e si chiama Falaise d'Eson; conosciuta credo solo dai locals. Una bella barra calcarea che domina il paese, in mezzo ad un bosco rado e con lo scenario di un bel fiume sinuoso. Tanti tiri, generi diversi, chiodatura buona; ce n'è per divertirsi.
Il secondo giorno abbiamo percorso la via che mi ha permesso di scoprire questo angolo remoto di Vercors: *L'hirondelle des faubourgs* (220 m, 6c max, 6b obbl.), che non ha deluso le aspettative. Richiede braccia toniche e intelligenza motoria da gibbone; sembra di essere a Mallos de Riglos.
Il terzo e ultimo giorno a Omblèze abbiamo visitato l'evidentissima Paroi d'Anse, quasi impraticabile nelle calde giornate di sole vista la sua esposizione pieno Sud. Fortunatamente abbiamo potuto beneficiare di una giornata molto fredda ma soleggiata che ci ha permesso di scalare in maniche lunghe senza patire il caldo. La scelta della via è ricaduta, guarda caso, su un'altra opera di M. Piola... che però si è fermato dopo tre tiri. L'itinerario è stato poi terminato dall'alto, anni dopo, da P. Saury che ha attrezzato un lungo traverso orizzontale per andare a cercare la roccia migliore. Sto parlando di *Saunatorium* (250 m, 7a+ max, 6c obbl.), solo 150 m di dislivello per almeno 250 m di sviluppo. Per amanti dei traversi e cordate omogenee. Peccato solo per l'onsight completa sulla via, sfumata nel vuoto sul sesto tiro a causa della rottura di un appiglio... pazienza! Fortunati i prossimi ripetitori che troveranno un verticale meno scricchiolante e più solido ;-)

Falaise d'Eson, ben visibile da Pont de Barret.
La lunga fascia calcarea di Eson.
Vista su Pont de Barret dalla falesia.
*Escalope verticale*: un 7a storico, visto che si tratta della prima via attrezzata sulla parete. Bellissima.
Caratteristico ruscello nelle Gorges d'Omblèze.
La parete dove si articola la famosa via di M. Piola *L'hirondelle des faubourgs*.
*L'hirondelle des faubourgs*, secondo tiro (6b+).
*L'hirondelle des faubourgs*, sesto tiro (6a+).
*L'hirondelle des faubourgs*, settimo tiro (6b): fantastico!
Vista panoramica della grandissima Falaise d'Anse, dove abbiamo salito *Saunatorium*.
*Saunatorium*, terzo tiro (6b+).
Il caratteristico traverso del quarto tiro di *Saunatorium* (6c)... obbligatorio sia per il primo che per il secondo di cordata.
Ottavo e ultimo tiro di *Saunatorium* (6c+); roccia strato-sferica!
Ultimi metri per Alessandra su *Saunatorium*.

mercoledì 27 marzo 2019

Gros Rognon - *Pas d'agonie I*

Modulo di goulottes con il corso di formazione per aspiranti guide alpine del collegio trentino. Quest'anno la situazione delle vie di ghiaccio sul Monte Bianco è purtroppo assai triste. Il forte vento che ha soffiato tutto l'inverno ha deteriorato goulottes e pareti nord rendendo ardua la scelta di linee scalabili.
Dopo aver fatto la visita di rito alle vie più gettonata della stagione - ovvero la *Albinoni-Gabarrou* (500 m, III/4+) sul versante Est del Mont Blanc du Tacul e la *Mallory-Porter* (1000 m, II/AD+) sulla parete Nord dell'Aiguille du Midi - siamo riusciti a cogliere in un giorno perfetto (freddissimo con sole) la *Cascade des Cosmiques* (200 m, III/5 M), simpatica (e neanche troppo facile) linea di comodo accesso, corta ma che condensa vari stili della scalata invernale in alta quota.
Siamo andati infine a curiosare una linea incastonata tra le pieghe del Gros Rognon, comodissima da raggiungere ma invisibile se non dalla sua base: *Pas d'agonie I* (200 m, III/5 M6+). Su indicazione del buon Martino, che era andato appositamente in ricognizione, siamo potuti andare a colpo sicuro. Ed è stata una piacevolissima sorpresa. Da tenere presente come valida alternativa alle ormai sature linee di dry/ghiaccio/misto della Pointe Lachenal... solo un po' più difficile. Nelle condizioni attuali è richiesta una buona tecnica di dry ma è comunque sempre possibile proteggere adeguatamente con protezioni veloci. Su tratto più delicato del terzo tiro è anche presente un vecchio spit. Le soste sono tutte a chiodi, in buono stato.

Materiale: 2 corde da 60 m, 4 viti da ghiaccio, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #2 C4 BD
Esposizione: NE molto incassato. Praticamente non prende mai sole.
Avvicinamento: in circa 20 minuti dall'Aiguille du Midi. Teoricamente non servono neppure le pelli di foca (che comunque è sempre prudente tenere nello zaino), basta tenersi alti contornando il Rognon contro le rocce. Il pendio che permette di raggiungere l'attacco della goulotte si può anche percorrere a piedi.
Discesa: in doppia lungo la via, utilizzando gli ancoraggi di salita. Con corde da 60 m si possono saltare alcune soste.

Primo tiro nella goulotte: volendo, si riescono a mettere anche viti da ghiaccio (che per questa stagione è una rarità).
Arrivo in sosta sul primo tiro.
Dalla prima sosta è visibile tutta la parte centrale, molto caratteristica.
Tipico "ambiente goulotte".
Raffaele supera con disinvoltura la sezione di dry del terzo tiro (M6+).
Ultimo tiro, praticamente roccia; più facile con le mani che con le piccozze :-)
Sguardo dall'alto sul terzo tiro: visibile la parte di ghiaccio nella seconda metà del terzo tiro.
Vista da sotto della goulotte.

martedì 1 gennaio 2019

Becca di Verconey - *Monster* (prima invernale e prima libera)

*Monster* (350 m, ED+, 8a max, 7a obbl.) è una via di arrampicata sportiva interamente attrezzata a fix inox che avevo aperto a più riprese dal basso nel 2006. Si trova in Valgrisenche, sul versante Ovest della Becca di Verconey a circa 2600 metri di quota. Purtroppo questo itinerario non ha mai riscosso grande successo; conta infatti 5 ripetizioni conosciute in 12 anni... Motivo di tale disinteressamento è da ricercarsi principalmente nello standard non proprio safe&plaisir dell'arrampicata, per quanto - a tratti - si svolga su roccia molto compatta e di qualità. Il materiale fisso in parete è comunque tanto: 110 fix, soste comprese, che dovrebbero garantire una progressione assai serena, anche se è meglio non cadere in certi tratti più facili.
Una via sportiva - quindi - ma dal carattere alpinistico, destinata ad alpin-climbers appassionati e con un buon livello tecnico. Il filtro più importante è situato piuttosto in alto, al decimo tiro. Andrea Roasio aveva provato qualche anno fa a salire in libera questa lunghezza ma era stato respinto da un fix che non si lasciava addomesticare. Difficile trovare qualcuno (forte) disposto a provare i movimenti dopo ore di scalata nella parte bassa e con la cima ormai in vista...
L'occasione, come sempre per caso, si è presentata in questo inverno pazzerello senza neve e con temperature piuttosto miti. Sapevo che l'asso nella manica da giocare sarebbe stata la giovane Federica Mingolla che su quel tipo di scalata va a nozze. Il fatto poi che stesse intraprendendo il percorso formativo per diventare guida alpina non mi ha fatto dubitare sulla sua motivazione alla mia proposta di andare in queste corte giornate invernali. Ha solo storto un po' il naso sull'orario di ritrovo, 8.30 ad Arvier ("poi non ho tempo di provare il tiro duro" è stato giustamente il suo pensiero). Dopo i festeggiamenti del 31 dicembre però sarebbe stato contro natura trovarsi ad un orario antelucano!
L'avvicinamento è stato fortunatamente assai rapido grazie al manto nevoso piuttosto compatto che ci ha evitato di portare gli sci. Primi tiri all'ombra (Ovest), freddo sopportabile. Al sole, temperature quasi estive. Sono bastati tre giri (sarebbero stati solo due senza la rottura di una presa) a Federica per venire a capo della soluzione: due passi molto difficili di dita ma soprattutto di equilibrio e posizionamento seguiti da una sezione più facile ma ancora da scalare correttamente per non rischiare di cadere.
Con circa un'ora e mezza di luce abbiamo percorso le ultime due lunghezze e siamo poi scesi velocemente in doppia lungo la parete utilizzando una linea "privata" di calate, volutamente non pubblicizzata in quanto - in condizioni normali - è molto più logico scendere a piedi lungo il percorso indicato in relazione.

Materiale: 2 corde da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Ovest, sole al pomeriggio.
Avvicinamento: in circa 45 minuti dall'Alpeggio Verconey di sopra.
Discesa: a piedi sul lato destro (faccia a valle) della parete.


I primi raggi del sole arrivano sul quarto tiro (7a).
Ultimo passo del quinto tiro (6b+).
Vista generale della parete dal traverso dell'ottavo tiro.
Nono tiro (7a), roccia compattissima.
Decimo tiro (8a), finalmente liberato completamente da Federica.
Ultimi metri dell'undicesimo tiro.
E finalmente autoscatto di vetta (ah no, si dice selfie) con gli ultimi raggi di sole.