mercoledì 7 novembre 2018

Grecia climbing tour '18

Arrampicata a Varasova: ultimo tiro di *Christophoros Agnoglou* (7b).

Arrampicare sulle torri di conglomerato di Meteora è sempre stato uno dei miei sogni, fin dalla prima volta che avevo visto il film cult 007 "For your eyes only". Quest'anno l'occasione di andarci si è presentata in un autunno particolarmente piovoso, almeno sul Nord Italia. Visto l'avvicinarsi di una mega perturbazione atlantica, abbiamo acquistato da un giorno per il successivo il biglietto aereo per la Grecia. Sicuramente non è il modo più economico per volare ma molto meglio che prenotare mesi prima per trovarsi nella località sognata con piogge torrenziali...
L'ispirazione per la Grecia è venuta in realtà durante un week-end a Finale Ligure, sentendo parlare casualmente una giovane coppia che mostrava su una topo-guida le falesie bellissime che avevano visitato. Recentemente si sente parlare solo di Leonidio; sembra che sia la nuova Kalymnos, una meta da non mancare... ma ultra frequentata.
Non è stato difficile mettere insieme tutti gli elementi, comprare la suddetta guida ("Greece sport climbing. The best of" di A. Theodoropoulos) e lanciarsi in un tour da Nord a Sud, cercando di visitare i luoghi più belli per l'arrampicata.
Complici due settimane di bel tempo, abbiamo scalato 13 giorni di fila per un totale di 74 tiri di corda... rimediando chiaramente una bella infiammazione ai muscoli delle braccia. Era ovvio che qualche giorno di riposo sarebbe stato di gran giovamento... ma era impossibile stare fermi solo a guardare tutte quelle belle falesie :-)

Prima tappa: Almyros.
Abbiamo scalato nella falesia di Kofi, nota per la scalata severa e i gradi non regalati... welcome in Greece, is not always like Kalymnos! Luogo molto selvaggio, frequentazione nulla.

Seconda tappa: Meteora.
In tre giorni di permanenza a Kastraki, abbiamo salito le seguenti vie:
- *Sickle* (150m, 6b+ max);
- *Orchid* (150 m, 7b+ max);
- *Action direct* (250 m, 8b max o 7b con 2 p.a.);
- *Southwest ridge* dell'Holy Ghost Guardian (60 m, 6b+);
- *Pebble in the sky* (200 m, 7a+);
- *Iphigenia* (250 m, 7a).
Tutte belle e meritevoli di ripetizione.

Terza tappa: Pyli.
Abbiamo scalato nelle due falesie principali: Mouzaki e Pyli Gorge. Quest'ultima in particolare merita una particolare menzione. Per quanto mi riguarda, è la falesia più bella visitata nel corso della vacanza, facendo una media di: bellezza dell'arrampicata, contesto ambientale, frequentazione, qualità della roccia.

Quarta tappa: Varasova.
Un versante di una montagna di circa 900 metri che precipita sullo splendido mare greco. Calcare grigio verdoniano di qualità eccelsa. È il paradiso delle multipitch di tutte le lunghezze... ma con clima assolutamente fresco. Luogo invernale per eccellenza. Viste le temperature tropicali, ci siamo "limitati" ad una sola via... secondo il topo una delle più belle.
- *Christophoros Agnoglou* (150 m, 7b max).

Quinta tappa: Kyparissi.
È il the dark side of Leonidio. La valvola di sfogo frequentata da chi vuole fuggire dalla ressa di Leonidio. Un piccolo villaggio sul mare, a misura d'uomo; tranquillità garantita e falesie di qualità super!
Abbiamo visitatoi settori: Kapsala, Vlychada, Watermill, Psilovrachos... tralasciando purtroppo Babala, forse quello più bello ma anche più duro. L'infiammazione alle braccia era già a livelli stellari.

Sesta e ultima tappa: Leonidio.
Non potevamo lasciare la Grecia senza aver almeno visto quella che è considerata la nuova mecca dell'arrampicata nel Mediterraneo. A dire il vero, sapevamo a cosa andavamo incontro... e così è stato. La frequentazione osservata al settore Mars è qualcosa di incredibile: provare per credere.
Abbiamo scalato nel già citato settore Mars, a Elona e a Hada. Tutti e tre fantastici e purtroppo vittime del loro successo.

domenica 21 ottobre 2018

Becca d'Aran - Parete Dorata

C'è una bella novità in Valtournenche per quanto riguarda l'arrampicata multipitch in contesto di media-montagna: la Parete Dorata, sul versante SO della Becca d'Aran.
Chi conosce la roccia del versante Ovest della Becca d'Aran (vie *Carrel* e *Anita*) può già immaginare cosa troverà in questo nuovo settore. A dire il vero però, essendo le nuove vie più difficili, la qualità della roccia è migliore. Permangono comunque zone friabili, per cui il consiglio è sempre quello di arrrampicare con circospezione tastando bene tutti gli appigli che si intendono utilizzare.
I protagonisti della valorizzazione di questa parete sono le guide alpine locali Roberto Ferraris, François Cazzanelli, Francesco Ratti e Marco Farina che hanno attrezzato, completamente a fix, un po' dal basso e un po' dall'alto, otto vie di più tiri fino a 80 metri di sviluppo.
La frequentazione è rimandata alla primavera (possibile accesso con le pelli di foca), anche se il periodo migliore per arrampicare qui rimane l'estate inoltrata e soprattutto l'autunno. Per ora non è ancora stato pubblicato un topo completo delle vie aperte, in quanto i lavori sono ancora in corso. Seguiranno aggiornamenti.
Su indicazione degli apritori, oggi abbiamo percorso due vie carine per prendere confidenza con il tipo di roccia e per confrontare le valutazioni iniziali. *Tacche anoressiche* (80 m, 7a max, 6b+ obbl.) è attualmente la via più difficile tra quelle che raggiungono la sommità della struttura; presenta un tiro mediano piuttosto sostenuto con una prima parte più tecnica su tacche piccole seguita da una parte finale più fisica in cui bisogna essere ancora freschi per cercare le prese non proprio evidenti. Complessivamente un 7a, salito onsight, che non si presta a ritocchi verso il basso.
Per concludere il trattamento tonico ai bicipiti, abbiamo salito poi il monotiro *Balcone su Cheneil*, situato più a sinistra. Dopo la sosta si notano ancora alcuni fix su un tentativo di secondo tiro... non seguiteli, finiscono nel nulla: verranno presto smantellati. Anche questo monotiro, perscorso onsight, si può attestare attorno al 7a: una sezione molto tecnica di equilibrio a metà e due chiusure verso la fine.
In attesa della relazione completa della parete, si può dire che - in ragione del suo carattere "alpino" - non sarà mai un luogo stra-frequentato. Rimane comunque un angolo pittoresco della Valtournenche che si apprezza ancor di più alle luci dei tramonti autunnali, che probabilmente hanno suggerito ai valorizzatori il nome di Parete Dorata.

Materiale: 1 corda da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Ovest, sole da metà/tarda mattinata.
Avvicinamento: in circa 45 minuti da Cheneil, sono poco meno di 500 metri di dislivello. È possibile salire direttamente lungo pendii sostenuti (tracce di sentiero) oppure effettuare un giro largo sfruttando la prima parte del sentiero per la Becca d'Aran e tagliare in diagonale a sinistra verso l'attacco delle vie.
Discesa: in doppia lungo le vie.

Vista d'insieme della Parete Dorata.
Scorci autunnali in Valtournenche.
Alla base della Parete Dorata; roccia inusuale per la Valle d'Aosta.
L'attacco di *Tacche anoressiche*.
Il topo della via.
Sulla foto sono indicati i tracciati delle vie da noi percorse. Ne esistono altre attrezzate. Per il topo completo occorre ancora aspettare che i lavori vengano ultimati dagli apritori.

mercoledì 10 ottobre 2018

Falesia di Pont d'Aël (Aymavilles)

Federica Mingolla nel settore più estetico della Falesia di Pont d'Aël: la "Cengia sospesa".
Se l'estate 2017 è stata dedicata alle competizioni di corsa in montagna, quella appena trascorsa invece è stata vissuta - nei ritagli di tempo libero - in un piccolo angolo di tranquillità a due passi da casa... con trapano, corde fisse, spazzole, martello, ecc. Il risultato si è concretizzato in una falesia con 26 tiri di difficoltà compresa tra il 6a e l'8a.
La parete in questione è la fascia di roccia diagonale che si vede bene dalla strada regionale per Cogne, dopo il bivio per Ozein e all'inizio della discesa verso il ponte di Chevril, sul versante sinistro idrografico della valle.
Impossibile non notarla, almeno per un appassionato di roccia e arrampicata. I dubbi - credo di tutti quelli che l'avevano notata - erano relativi alla presenza di prese per arrampicare e all'avvicinamento. L'unico modo per verificare era quello di andare a vedere da vicino.
Stuzzicato da Michele Amadio, con cui poi ho condiviso la chiodatura delle primissime vie, sono andato alla base constatando che quello che da lontano sembrava un muro liscio, in realtà, presenta appigli di tutti i tipi... compresi buchi di ogni dimensione!
Considerata la modesta vicinanza da casa (5 minuti di macchina + 25 minuti di avvicinamento a piedi con zaino carico), ho deciso di investire tempo e denaro per "creare" una falesia che servirà in futuro come strumento di allenamento outdoor oltre naturalmente a valorizzare un angolo caduto in disuso dopo la costruzione della linea di alta tensione Superphénix. Chiodare, pulire, mettere in ordine, correggere errori: un lavoro di pazienza, portato avanti però in maniera rilassata e senza condizionamenti esterni... una sorta di "giardino privato" usato come piccola valvola di sfogo personale. Sapevo che la chiave per poter attuare questa linea sarebbe stata quella del silenzio-social, oltre che real. E così è stato... almeno fin quasi ad ultimazione lavori. Ora che i tiri sono sistemati, è il momento di condividere con tutti questa nuova falesia, per evitare che cada nell'oblio come purtroppo accade per i settori che non vengono pubblicizzati.
Ho accennato all'investimento anche di denaro perchè, di fatto, trattandosi di iniziativa personale ho acquistato tutto il materiale piantato in parete... e non è stata una spesa indifferente: oltre un migliaio di euro, giusto per rendere più chiara l'dea a coloro che pensano che le falesie siano tutte "dovute". Cercando di mettere da parte l'avarizia e pensando in prospettiva, tutti il materiale piantato in parete è di tipo inox A4 (AISI 316L): tasselli 10x90 mm, placchette Petzl/Raumer e catene Raumer con doppio anello chiuso ("manovra" obbligatoria).
La roccia - che dovrebbe essere uno gneiss minuto - è molto dura e compatta quindi non è stato necessario piantare fittoni resinati: con una punta in widia del trapano si praticano non più di una ventina di fori!
Un doveroso ringraziamento va ad Alessandra - probabilmente la persona che ha percorso più volte il sentiero di avvicinamento, dopo di me... :-) - che mi ha aiutato nella realizzazione dei lavori. Grazie anche a Remy Maquignaz per aver finanziato e realizzato i gradini in ferro che agevolano la salita al settore "Cengia sospesa", a Roberto Bonin, Arnaud Clavel, Alex Crudo e Alessandro Munier per il contributo spese e ovviamente alle aziende che mi supportano da anni con materiale di qualità per realizzare i miei progetti (Camp, Cassin, Edelweiss, Montura, Salice, Scarpa e Blue Ice).
Il ringraziamento più importante però lo anticipo a tutti coloro che frequenteranno la falesia in futuro e soprattutto che contribuiranno al mantenimento dell'ecosistema del luogo con rispetto e discrezione. Siamo tutti ospiti in una proprietà privata quindi cerchiamo di farci ben volere!
Una menzione, infine, anche a Marco Dellanoce che è stato forse il primo a mettere mano sulla roccia di questa falesia, calandosi dall'alto per iniziare a pulire qualche linea (senza però chiodarla). Ho scoperto solo dopo che la corda abbandonata su un albero era sua ;-)

Ricordo che l'utilizzo della falesia è sotto la completa responsabilità dell'utilizzatore, il quale deve essere in grado di gestire il rischio e di valutare il materiale a cui affida la propria vita.
Per qualsiasi segnalazione di pericolosità, l'invito è quello di condividere l'informazione.

Per quanto riguarda i dati strettamente tecnici della falesia, rimando al topo completo che è possibile scaricare dalla sezione "Relazioni/topos" del sito e che indico anche qui di seguito.
In linea generale, si può dire che la falesia si compone di due settori ben distinti e molto differenti nel tipo di scalata. Il settore "Big bang", il primo che si incontra, è più alto (26 m al massimo) e presenta un genere di scalata mediamente tecnico su appigli e appoggi sfuggenti dove l'utilizzo dei piedi e la gestione degli equilibri la fanno da padroni. Nel settore "Cengia sospesa", invece, le vie sono più corte (20 m al massimo) ma la conformazione della parete rende la scalata più fisica e di resistenza. 



Se qualche anima gentile, mossa da altruismo e benevolenza, volesse poi contribuire alle spese sostenute per l'acquisto del materiale, può liberamente fare un'offerta al seguente link. Grazie di cuore!
Non si tratta di elemosina, bensì di contributo al corretto mantenimento di un'attività che - purtroppo - è ancora possibile solo grazie alla buona volontà di pochi appassionati.



Ah, dimenticavo... birra pagata per chi effettuerà la prima libera di *Ringo*: pane per boulderisti, forti ;-)

domenica 19 agosto 2018

Traversata Punta Fontanella - Monte Dragone

Approfittando di una bella giornata estiva, siamo andati a curiosare un angolo selvaggio della Valle d'Aosta a cavallo tra Valtournenche e Valpelline. L'occasione ci è offerta dalla traversata Punta Fontanella - Monte Dragone, forse più conosciuta in passato che adesso. Si tratta di un percorso di cresta non difficile, che concentra tutte le difficoltà tecniche in 40 metri di arrampicata sul cosiddetto "Salto del Dragone" (IV grado sostenuto); tutto il resto è nettamente più facile. Nonostante la disomogeneità, resta comunque una gita molto interessante dal punto di vista paesaggistico, con la certezza di non incontrare anima viva.
Consiglio assolutamente di fermarsi (se non per dormire) a mangiare una polenta da Flavio al rifugio Perucca-Vuillermoz; sarà felice di accogliervi e di illustrarvi il passaggio migliore per attaccare la cresta.
Oggi abbiamo scelto di percorrere questa cresta in giornata direttamente da Valtournenche: un bel allenamento lungo, completo e divertente. Il giro completo è circa di 23 km con 2000 metri di dislivello positivo (e negativo); per portarlo a termine Alessandra ed io abbiamo impiegato poco più di 7 ore, con uno zainetto leggero e una buona andatura... ;-)

Materiale: 1 corda da 20 m, 4 moschettoni, casco.
Esposizione: varia, comunque sempre al sole.
Avvicinamento: la base d'appoggio per questo itinerario è il rifugio Perucca-Vuillermoz, raggiungibile da Valtournenche con una lunga camminata. Da qui, puntare alla forcella a NO del Colle di Valcournera dove inizia la cresa SE della Punta Fontanella.
Discesa: la traversata in cresta prevede di tornare al rifugio Perucca-Vuillermoz e rietrare poi a Valtournenche per il sentiero percorso in salita.

Prima parte della cresta SE della Punta Fonatanella; sullo sfondo il Lago di Cignana.

In vetta alla Punta Fontanella.

Al cospetto del "Salto del Dragone".

In arrampicata su "Salto del Dragone".

Ancora una fase della salita del "Salto del Dragone".

Il rifugio Perucca-Vuillermoz con lo sfondo della prima parte della cresta.

venerdì 3 agosto 2018

Pic Adolphe Rey - *Inouït*

Per la serie "alla scoperta di itinerari poco conosciuti di fianco a vie super frequentate", oggi siamo andati a dare un'occhiata a *Inouït* (340 m, ED+, 7b/+ max, 6b+ obbl.) all'estrema sinistra della parete soleggiata del Pic Adolphe Rey. Avevo già avuto un'idea della tipologia quando avevo percorso la vicina *Marzipanpan* e le attese non sono state deluse. Si tratta di una bella via aperta nel 1990 da G. Long e R. Vogler, una cordata molto attiva in quegli anni.
Le uniche notizie che avevo erano quelle contenute nel purtroppo introvabile libro di M. Piola "Le topo du Massif du Mont Blanc - tome II". Lo schizzo, come sempre, si avvicina alla perfezione... ma le valutazioni - almeno per quanto concerne il tiro più difficile - sono forse un po' strette, secondo me. Questione di far conoscere maggiormente la via per far aumentare le ripetizioni. Sì, perchè l'itinerario merita più successo di quello che ha attualmente. La roccia è di buona qualità; con qualche passaggio in più, si pulirebbe ulteriormente soprattutto dallo strato superficiale che in alcuni tratti sgrana un po'.
L'attrezzatura in posto è piuttosto essenziale, soste comprese. Non è stata concepita per essere scesa in doppia quindi occorre uscire in cima per calarsi a Ovest o da *Police des glaciers*.
Di seguito alcune indicazioni più precise per una ripetizione:
L1: sul topo ho indicato una lunghezza in comune con *Marzipanpan* (2 fix), anche se probabilmente il tracciato originale - per rimanere autonomo - passa nel diedro di sinistra; S1 su un fix con possibilità di rinforzare con friends.
L2: fessura sopra la sosta (a destra è *Marzipanpan*), al suo termine tre fix conducono in sosta; S2 su un fix... ci sarebbe anche il secondo ma manca piastrina da 10 mm e bullone da 17 mm.
L3: tre fix in diagonale verso sinistra per proteggere un tiro con roccia non proprio perfetta (qualche blocco instabile); S3 su un fix con possibilità di rinforzare con friends.
L4: dritto sopra la sosta, la soluzione più elegante è percorrere la fessura verticale che incide un enorme blocco staccato (a sx e a dx ci sono due diedri ma la fessura centrale è molto bella - incastro di mano); al termine, una linea di 9 fix conduce alla sosta... ci sarebbe anche il decimo fix ma manca placchetta e bullone (stesse misure di S2); si passa lo stesso ma l'obbligatorio è più alto (6b+) e per il secondo di cordata è meno simpatico; S4 su due fix da collegare.
L5: vena di quarzo bellissima seguita da placca appoggiata sempre verso sinistra con fix poco visibili; S5 su due fix poco visibili da collegare.
L6: dritto sopra la sosta, ribaltamento obbligatorio protetto da un friend poi qualche fix fino alla grande cengia; S6 da attrezzare su grandi blocchi.
Breve tratto di trasferimento alla base di un diedro arancione.
L7: in diagonale a sinistra mantenendosi appena a sinistra della vena di quarzo; S7 da attrezzare su friends su un gradino spiovente alla base di un tratto verticale fessurato.
L8: dritto sopra la sosta, fessurino da proteggere poi al suo termine fix non visibile che indica il percorso; dall'ultimo fix si può uscire indifferentemente a destra o sinistra fino alla cresta sommitale.

Materiale: corde da 50 m, 12 rinvii, 1 set di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Sud.
Avvicinamento: a piedi in circa 45 minuti da Punta Helbronner; un fix Raumer con maillon alla base della via.
Discesa: in doppia lungo *Police des glaciers* che si raggiunge percorrendo con due lunghezze la cresta sommitale del Pic Adolphe verso Est. La via non è attrezzata per la discesa in doppia.

Arrivo in sosta sul secondo tiro.
Vista dall'alto sul tiro più impegnativo della via, il quarto.
Quinto tiro: dopo il primo tratto verticale si esce su una bellissima placca rossa.
Arrivo in sosta sul penultimo tiro.
Ultimo tiro: si può uscire indifferentemente a destra (più comodo per raggiungere le doppie di *Police des glaciers*) oppure a sinistra verso la cima più alta del Pic Adolphe Rey (come qui in foto).
Il topo della via... secoondo me :-)
Zoom sulla parte alta della via.

martedì 31 luglio 2018

Aiguille du Peigne - *Fermeture éclair*

Giornata esplorativa insieme a Riccardo B., alla ricerca di refrigerio su pareti ombreggiate e di vie non ancora percorse. Oggi, sulla parete Sud Ovest del Gendarme Rouge 3078 m dell'Aiguille du Peigne, abbiamo scalato *Fermeture éclair* (380 m, ED, 6c+ max, 6b obbl.), un itinerario datato 1989 che porta la firma di J.L. Amstutz, G. Long e R. Vogler. Si articola indicativamente sul lato destro della parete e si fa spazio tra *Maillon manquant* e la *Devouassoux - Mazino*. È la via più corta della zona (9 tiri), in quanto termina su una spalla della cresta Ovest; si può comunque scalare fino in cima al Gendarme Rouge, percorrendo gli ultimi tiri di *Maillon manquant*.
Su questo itinerario non abbondano certo le informazioni: si trovano alcune relazioni molto approssimative o con gradazioni discutibili. Per alimentare ulteriormente la confusione, aggiungo anch'io il mio topo con una relazione "secondo me"... frutto di una ripetizione interamente da capocordata, onsight su tutti i tiri.
Al di là di considerazioni più o meno futili, c'è da dire che si tratta di un percorso molto omogeneo ed estetico, con alcune lunghezze veramente belle; menzione speciale per L6 e L8.
A complemento del tracciato sulla foto, scrivo alcune indicazioni utili a non perdersi per coloro che non conoscono bene la parete.
L1: diedro di destra con sosta visibile in alto (2 resinati + catena), in comune con *Maillon manquant*;
L2: dirigersi a destra verso la vecchia sosta originale alla base di un diedro diagonale verso destra, che si raggiunge con un passo in placca protetto da un fix (placchetta Simond); saltare la sosta e proseguire fino alla cengia dove passa la via *Contamine - Vaucher* (sosta con un chiodo e un archeo spit);
L3: dritto sopra la sosta, seguire la linea di fix a destra;
L4: un po' a destra sul facile per individuare la linea di fix (pochi e poco visibile) su un muretto discontinuo;
L5: verso destra, un passo difficile per ribaltarsi su un grosso masso (fix) poi un altro passo simile ma più facile per arrivare in sosta.
L6: due fessure contigue parallele su una sorta di speroncino a destra di un enorme diedro;
L7: nettamente a sinistra per andare a reperire la linea di fix che porta alla difficile sezione finale (un passo di 6c+ stile boulder con dinamico per raggiungere una presa piatta ma buona;
L8: fessura inizialmente da proteggere poi attrezzata a fix che porta sotto un tetto; si passa attraversando sempre a destra su prese molto buone e provvidenziali knobs per mani e piedi;
L9: stupenda fessura americana che conduce, con un passo obbligatorio su knobs, ad un tetto da cui si esce a destra per percorrere gli ultimi metri della via in un diedro con qualche vecchio chiodo.

Materiale: 2 corde da 50 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Sud Ovest, sole nel pomeriggio.
Avvicinamento: in circa 45 minuti dal Plan de l'Aiguille, utili i ramponi per il breve nevaio che conduce all'attacco.
Discesa: in doppia lungo *Maillon manquant*.

Arrivo in sosta su L2.
Sguardo dall'alto sulla bellissima L6.
Riccardo B. si appresta a salire l'ultima difficile sezione di L7, che presenta un passo singolo stile boulder proprio alla fine.
Vista panoramica su L8: fessura, traverso a destra e breve strapiombo su buone prese... bellissimo!
Ultimi metri della via, al sole.
Doppie lungo *Maillon manquant*.
Il topo... "secondo me" :-)

domenica 29 luglio 2018

Lillaz - Colle dell'Arolla - Punta Tsesère - Colle dell'Arolla - Lago di Loie - Lillaz


Bel giretto pomeridiano alla ricerca di luoghi selvaggi dietro casa. La Valle di Cogne, oltre i 2000 metri di quota offre angoli solitari a poca distanza dalle solite mete frequentate.
Oggi, approfittando di un giro a piedi ad anello da Lillaz - passando per il Colle dell'Arolla - abbiamo percorso anche l'estetica cresta Sud della Punta Tsesère. Si tratta di un simpatico itinerario di alpinismo facile (PD) costituito da una serie di passaggi interessanti su grandi blocchi squadrati di buona qualità: l'interesse, ovviamente, è relativo ad un percorso sul filo di cresta... tutti i passaggi più impegnativi sono infatti aggirabili per cenge sul versante Ovest.
Ciliegina sulla torta, il bagno nel Lago di Loie con acqua non così fredda come si potrebbe pensare.

martedì 26 giugno 2018

Valpelline - Traversata della Catena del Morion


La traversata della Catena del Morion è una di quelle gite mitiche attorno alle quali aleggiano misteri, racconti e leggende dai contorni non proprio definiti. Non esiste una relazione specifica, se non il collage di una miriade di creste e crestine da estrapolare dal prezioso e introvabile volume "Alpi Pennine I" della collana CAI-TCI. Se ne conoscono pochissime ripetizioni... e nessuno ricorda dettagli particolari. Solo percorrendola abbiamo compreso il motivo: è talmente lunga che richiede troppa memoria per essere ritenuta :-)
La scelta di questa traversata è ricaduta nell'ambito del corso di formazione professionale per aspiranti guide alpine: c'erano due giorni di bel tempo stabile a disposizione, bisognava trovare un terreno misto (neve/roccia) su cui cimentarsi, volevamo esplorare luoghi isolati con poche informazioni a riguardo e metterci in gioco su un terreno che prevedeva più incognite che certezze.
Il risultato è stata un'esperienza sicuramente intensa, lungo una delle creste più lunghe e complesse presenti sul territorio della Valle d'Aosta. La roccia è spesso di dubbia qualità (meglio a Nord che a Sud), il materiale in posto è praticamente assente, tranne nel tratto compreso tra il Colle del Mont Gelé e la Becca Crevaye in cui si trova un fix ogni 20 m circa... forse esagerato! Proprio di fianco al caratteristico foro si trova il cantiere del bivacco "Luca Pasqualetti", non ancora in posto. Non entro nel merito delle scelte che hanno portato a ipotizzare un bivacco fisso in questo luogo ma mi permetto soltanto di esprimere alcune perplessità su un'ipotetica maggiore frequentazione di questi luoghi tanto selvaggi quanto pericolosi. È vero che la qualità della roccia nei pressi del futuro bivacco è discreta ma proseguendo verso sud peggiora sensibilmente fino a diventare a tratti preoccupante.
Probabilmente le condizioni in cui l'abbiamo affrontata non erano tra le migliori ma avevamo a disposizione quei giorni e ci siamo ingaggiati lo stesso, forti di una meteo stabile; in autunno lo zaino è alleggerito da piccozza e ramponi... ma occorre fare bene i conti con le riserve idriche perché sulla cresta non c'è acqua. Noi, per contro, avevamo neve da fondere a volontà ;-)

Materiale: 1 corda da 40 m, 1 cordino di servizio per le doppie da 40 m, 1 set di friends da #.3 C4 a #2 C4 BD, fettucce, cordini da abbandono, ramponi e piccozza ad inizio stagione, materiale da bivacco.

sabato 23 giugno 2018

Valnontey - Traversata degli Apostoli


Nell'ambito dei corsi di formazione professionale per aspiranti guide alpine, siamo andati a esplorare montagne selvagge... a due passi da casa. Il massiccio del Gran Paradiso offre angoli sperduti per gli amanti dell'alpinismo, lontani dalle masse che affollano i più blasonati gruppi di Monte Bianco e Monte Rosa. Nella solitudine più totale, abbiamo percorso la classica Traversata degli Apostoli, alla testata della Valnontey, seguendo integralmente il filo di cresta dal Colle di Money alla Punta Patrì Settentrionale. Le difficoltà tecniche sono sempre contenute e il panorama spazia su tutto l'arco alpino occidentale, con una vista inedita sul Gran Paradiso.
Il bivacco di Money, situato sopra gli omonimi pianori, offre una base d'appoggio perfetta. La traversata classica prevede l'attraversamento di Torre del Gran San Pietro, Torri di Sant'Andrea e Torre di Sant'Orso; per rendere più interessante il percorso, abbiamo aggiunto anche la prosecuzione fino alle due Punte Patrì.
Condizioni ottime con rigelo perfetto e canalone di neve per scendere scivolando fino al pianoro di Money.

Materiale: 1 corda da 30 m, 3 friends, fettucce, moschettoni, materiale da ghiacciaio.

venerdì 15 giugno 2018

Aiguille Noire de Peuterey (parete Ovest, Punta Brendel) - *L'équipe des bras cassés*


Finalmente, dopo un lungo periodo di piogge insistenti, è tornato il sole. Considerate le ottime condizioni dei ghiacciai in quota siamo andati a curiosare la parete Ovest dell'Aiguille Noire de Peuterey, dove abbiamo percorso una bella via di M. Motto e P. Gabarrou datata 1994. Si tratta di *L'équipe des bras cassés* (570 m, 6c+ max, 6c obbl.) che sale su roccia splendida fino in cima alla Punta Brendel. Via stupenda, ambiente maestoso, condizioni top, non si può chiedere di più! Anzi, sì... un piatto della mitica pasta di Mauro al rifugio Monzino che oggi purtroppo abbiamo saltato per velocizzare i tempi di avvicinamento/rientro. Visto l'innevamento ancora abbondante sotto l'Aiguille Croux, abbiamo scelto di sfruttare i nevai direttamente dal basso per risparmiare le povere ginocchia soprattutto in discesa; facendo così però abbiamo tagliato fuori la consueta pausa al rifugio. Sarà per la prossima volta ;-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Ovest, sole al pomeriggio.
Avvicinamento: l'approccio classico prevede il pernottamento al rifugio Monzino. Il giorno seguente, passaggio sotto l'Aiguille Croux - breve calata dal "brogliatta" - ghiacciaio in leggera salita fino all'attacco della via, evidente. Con condizioni di buon innevamento è possibile anche salire direttamente dal fondovalle, percorrendo interamente il ghiacciaio e raggiungendo l'attacco della via senza passare dal rifugio. Al ritorno però sarebbe un peccato saltare la mitica pasta di Mauro al Monzino :-)
Per avere un parametro puramente indicativo, abbiamo impiegato circa 2.30 ore dal fondovalle all'attacco e circa 7 ore per salire e scendere in doppia lungo la via.
Discesa: in doppia lungo l'itinerario di salita. Per la terza calata occorre scendere verticalmente fino ad una comoda cengia per poi risalire a sx (faccia alla parete) alla sosta.




sabato 2 giugno 2018

Mont Vélan

Primavera inoltrata, quasi estate. Eppure le condizioni per lo sci sono ancora ottime. Peccato solamente che bisogna alzarsi (troppo) presto per sfruttare al meglio il rigelo notturno.
Oggi abbiamo effettuato un bel giro ad anello passando per la vetta del Mont Vélan (3727 m). Insieme ad Ale, Jacopo e Roger siamo saliti nel Vallone di Menouve fino al Col d'Annibal poi abbiamo risalito l'omonimo couloir per scendere infine lungo i soleggiati pendii meridionali che riportano al punto di partenza. Circa 1800 m di dislivello in salita e in discesa... e sicuramente una bella occasione per mettere alla prova sul campo la nuova action-cam che mi sono regalato :-)


giovedì 1 marzo 2018

Valle di Cogne - *Burian* (via nuova)

"Burian" e "colpo di coda dell'inverno" sono le espressioni che si sentono maggiormente in questi ultimi giorni. Una condizione che dovrebbe essere normale per la stagione invernale si è purtroppo trasformata negli ultimi anni in eccezionale; non ci sono più le mezze stagioni... ma neanche quelle piene. Giusto per rimanere in tema di luoghi comuni.
Tutte queste considerazioni da bar servono essenzialmente per spiegare la genesi del nome della nuova linea aperta insieme a François Cazzanelli sul Paretone di Chevril, nella bassa Valle di Cogne ma ancora in comune di Aymavilles: *Burian* (150 m, WI5 R M8).
Si tratta di una linea effimera che si è consolidata pochissime volte nel corso di vari decenni. Quest'anno non si trovava sicuramente nella sua condizione migliore ma si sono verificate tutte le coincidenze favorevoli per la buona riuscita della salita.
Nel complesso, con le giuste condizioni di freddo, è un itinerario molto vario e divertente che richiede il giusto ingaggio senza però essere estremamente pericoloso. L'ambiente è quello delle grandi pareti, pur essendo su una struttura di modesta altezza. L'assenza di segnale telefonico rende poi la giornata più avventurosa... sicuramente libera da social-media e amenità simili :-)
Per tutte le considerazioni relative alla storia delle altre linee presenti in questo settore, rimando alla lettura di Effimeri barbagli, dove si trovano le relazioni di *Cogli l'attimo* e di *Mephistic ice*.

Di seguito la descrizione tecnica dettagliata delle lunghezze:

L1: M8, 30 m (4 fix e 2 chiodi in posto - sosta su fix+chiodo+maillon)
L2: M6 WI4, 30 m (3 fix in posto - sosta su ghiaccio)
L3: WI3, 25 m (sosta su albero con cordone+maillon a destra)
L4: M5 WI5, 30 m (sosta su ghiaccio o su albero, nessun materiale in posto)
L5: WI5, 35 m (sosta su albero cordone+maillon)

Materiale: corde da 50 m, viti da ghiaccio anche corte, rinvii, 1 set di friends da .1 a .75 X4 BD, tutti i chiodi utilizzati durante la prima salita sono stati lasciati in posto.
Esposizione: Sud Ovest, incassato.
Avvicinamento: come per *Mephistic ice*, l'attacco si trova 50 metri a sinistra. 30 minuti da Chevril.
Discesa: con tre doppie lunghe sulla via (cordoni verdi con maillon rapide).

Il topo della nuova linea (foto di repertorio).
Primo tiro, scottish style (foto F. Cazzanelli).
Secondo tiro.
Secondo tiro (foto F. Cazzanelli).
Quarto tiro: François studia l'itinerario.
Quarto tiro, sicuramente il più estetico.
Quinto tiro, verso la fine del ghiaccio.
Vista dal basso, al termine dell'ultima doppia che consente di passare anche il primo risalto che conduce all'attacco.
L'avvicinamento (e la discesa) è sicuramente più agevole - anche se più lungo - con tanta neve;
comunque è preferibile tenere i ramponi ai piedi.