mercoledì 10 ottobre 2018

Falesia di Pont d'Aël (Aymavilles)

Federica Mingolla nel settore più estetico della Falesia di Pont d'Aël: la "Cengia sospesa".
Se l'estate 2017 è stata dedicata alle competizioni di corsa in montagna, quella appena trascorsa invece è stata vissuta - nei ritagli di tempo libero libero - in un piccolo angolo di tranquillità a due passi da casa... con trapano, corde fisse, spazzole, martello, ecc. Il risultato si è concretizzato in una falesia con 26 tiri di difficoltà compresa tra il 6a e l'8a.
La parete in questione è la fascia di roccia diagonale che si vede bene dalla strada regionale per Cogne, dopo il bivio per Ozein e all'inizio della discesa verso il ponte di Chevril, sul versante sinistro idrografico della valle.
Impossibile non notarla, almeno per un appassionato di roccia e arrampicata. I dubbi - credo di tutti quelli che l'avevano notata - erano relativi alla presenza di prese per arrampicare e all'avvicinamento. L'unico modo per verificare era quello di andare a vedere da vicino.
Stuzzicato da Michele Amadio, con cui poi ho condiviso la chiodatura delle primissime vie, sono andato alla base constatando che quello che da lontano sembrava un muro liscio, in realtà, presenta appigli di tutti i tipi... compresi buchi di ogni dimensione!
Considerata la modesta vicinanza da casa (5 minuti di macchina + 25 minuti di avvicinamento a piedi con zaino carico), ho deciso di investire tempo e denaro per "creare" una falesia che servirà in futuro come strumento di allenamento outdoor oltre naturalmente a valorizzare un angolo caduto in disuso dopo la costruzione della linea di alta tensione Superphénix. Chiodare, pulire, mettere in ordine, correggere errori: un lavoro di pazienza, portato avanti però in maniera rilassata e senza condizionamenti esterni... una sorta di "giardino privato" usato come piccola valvola di sfogo personale. Sapevo che la chiave per poter attuare questa linea sarebbe stata quella del silenzio-social, oltre che real. E così è stato... almeno fin quasi ad ultimazione lavori. Ora che i tiri sono sistemati, è il momento di condividere con tutti questa nuova falesia, per evitare che cada nell'oblio come purtroppo accade per i settori che non vengono pubblicizzati.
Ho accennato all'investimento anche di denaro perchè, di fatto, trattandosi di iniziativa personale ho acquistato tutto il materiale piantato in parete... e non è stata una spesa indifferente: oltre un migliaio di euro, giusto per rendere più chiara l'dea a coloro che pensano che le falesie siano tutte "dovute". Cercando di mettere da parte l'avarizia e pensando in prospettiva, tutti i fix piantati in parete sono di tipo inox A4 (AISI 316L): tasselli 10x90 mm e placchette Petzl/Raumer, catene Raumer con doppio anello chiuso ("manovra" obbligatoria). La roccia - che dovrebbe essere uno gneiss minuto - è molto dura e compatta quindi non è stato necessario piantare fittoni resinati: con una punta in widia del trapano si praticano non più di una ventina di fori!
Un doveroso ringraziamento va ad Alessandra - probabilmente la persona che ha percorso più volte il sentiero di avvicinamento, dopo di me... :-) - che mi ha aiutato nella realizzazione dei lavori. Grazie anche a Remy Maquignaz per aver finanziato e realizzato i gradini in ferro che agevolano la salita al settore "Cengia sospesa", a Roberto Bonin, Arnaud Clavel, Alex Crudo e Alessandro Munier per il contributo spese e ovviamente alle aziende che mi supportano da anni con materiale di qualità per realizzare i miei progetti (Camp, Cassin, Edelweiss, Montura, Salice, Scarpa e Blue Ice).
Il ringraziamento più importante però lo anticipo a tutti coloro che frequenteranno la falesia in futuro e soprattutto che contribuiranno al mantenimento dell'ecosistema del luogo con rispetto e discrezione. Siamo tutti ospiti in una proprietà privata quindi cerchiamo di farci ben volere!
Una menzione, infine, anche a Marco Dellanoce che è stato forse il primo a mettere mano sulla roccia di questa falesia, calandosi dall'alto per iniziare a pulire qualche linea (senza però chiodarla). Ho scoperto solo dopo che la corda abbandonata su un albero era sua ;-)

Ricordo che l'utilizzo della falesia è sotto la completa responsabilità dell'utilizzatore, il quale deve essere in grado di gestire il rischio e di valutare il materiale a cui affida la propria vita.
Per qualsiasi segnalazione di pericolosità, l'invito è quello di condividere l'informazione.

Per quanto riguarda i dati strettamente tecnici della falesia, rimando al topo completo che è possibile scaricare dalla sezione "Relazioni/topos" del sito e che indico anche qui di seguito.
In linea generale, si può dire che la falesia si compone di due settori ben distinti e molto differenti nel tipo di scalata. Il settore "Big bang", il primo che si incontra, è più alto (26 m al massimo) e presenta un genere di scalata mdiamente tecnico su appigli e appoggi sfuggenti dove l'utilizzo dei piedi e la gestione degli equilibri la fanno da padroni. Nel settore "Cengia sospesa", invece, le vie sono più corte (20 m al massimo) ma la conformazione della parete rende la scalata più fisica e di resistenza. 



Se qualche anima gentile, mossa da altruismo e benevolenza, volesse poi contribuire alle spese sostenute per l'acquisto del materiale, può liberamente fare un'offerta al seguente link. Grazie di cuore!
Non si tratta di elemosina, bensì di contributo al corretto mantenimento di un'attività che - purtroppo - è ancora possibile solo grazie alla buona volontà di pochi appassionati.



Ah, dimenticavo... birra pagata per chi effettuerà la prima libera di *Ringo*: pane per boulderisti, forti ;-)