domenica 21 ottobre 2018

Becca d'Aran - Parete Dorata

C'è una bella novità in Valtournenche per quanto riguarda l'arrampicata multipitch in contesto di media-montagna: la Parete Dorata, sul versante SO della Becca d'Aran.
Chi conosce la roccia del versante Ovest della Becca d'Aran (vie *Carrel* e *Anita*) può già immaginare cosa troverà in questo nuovo settore. A dire il vero però, essendo le nuove vie più difficili, la qualità della roccia è migliore. Permangono comunque zone friabili, per cui il consiglio è sempre quello di arrrampicare con circospezione tastando bene tutti gli appigli che si intendono utilizzare.
I protagonisti della valorizzazione di questa parete sono le guide alpine locali Roberto Ferraris, François Cazzanelli, Francesco Ratti e Marco Farina che hanno attrezzato, completamente a fix, un po' dal basso e un po' dall'alto, otto vie di più tiri fino a 80 metri di sviluppo.
La frequentazione è rimandata alla primavera (possibile accesso con le pelli di foca), anche se il periodo migliore per arrampicare qui rimane l'estate inoltrata e soprattutto l'autunno. Per ora non è ancora stato pubblicato un topo completo delle vie aperte, in quanto i lavori sono ancora in corso. Seguiranno aggiornamenti.
Su indicazione degli apritori, oggi abbiamo percorso due vie carine per prendere confidenza con il tipo di roccia e per confrontare le valutazioni iniziali. *Tacche anoressiche* (80 m, 7a max, 6b+ obbl.) è attualmente la via più difficile tra quelle che raggiungono la sommità della struttura; presenta un tiro mediano piuttosto sostenuto con una prima parte più tecnica su tacche piccole seguita da una parte finale più fisica in cui bisogna essere ancora freschi per cercare le prese non proprio evidenti. Complessivamente un 7a, salito onsight, che non si presta a ritocchi verso il basso.
Per concludere il trattamento tonico ai bicipiti, abbiamo salito poi il monotiro *Balcone su Cheneil*, situato più a sinistra. Dopo la sosta si notano ancora alcuni fix su un tentativo di secondo tiro... non seguiteli, finiscono nel nulla: verranno presto smantellati. Anche questo monotiro, perscorso onsight, si può attestare attorno al 7a: una sezione molto tecnica di equilibrio a metà e due chiusure verso la fine.
In attesa della relazione completa della parete, si può dire che - in ragione del suo carattere "alpino" - non sarà mai un luogo stra-frequentato. Rimane comunque un angolo pittoresco della Valtournenche che si apprezza ancor di più alle luci dei tramonti autunnali, che probabilmente hanno suggerito ai valorizzatori il nome di Parete Dorata.

Materiale: 1 corda da 60 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Ovest, sole da metà/tarda mattinata.
Avvicinamento: in circa 45 minuti da Cheneil, sono poco meno di 500 metri di dislivello. È possibile salire direttamente lungo pendii sostenuti (tracce di sentiero) oppure effettuare un giro largo sfruttando la prima parte del sentiero per la Becca d'Aran e tagliare in diagonale a sinistra verso l'attacco delle vie.
Discesa: in doppia lungo le vie.

Vista d'insieme della Parete Dorata.
Scorci autunnali in Valtournenche.
Alla base della Parete Dorata; roccia inusuale per la Valle d'Aosta.
L'attacco di *Tacche anoressiche*.
Il topo della via.
Sulla foto sono indicati i tracciati delle vie da noi percorse. Ne esistono altre attrezzate. Per il topo completo occorre ancora aspettare che i lavori vengano ultimati dagli apritori.

mercoledì 10 ottobre 2018

Falesia di Pont d'Aël (Aymavilles)

Federica Mingolla nel settore più estetico della Falesia di Pont d'Aël: la "Cengia sospesa".
Se l'estate 2017 è stata dedicata alle competizioni di corsa in montagna, quella appena trascorsa invece è stata vissuta - nei ritagli di tempo libero - in un piccolo angolo di tranquillità a due passi da casa... con trapano, corde fisse, spazzole, martello, ecc. Il risultato si è concretizzato in una falesia con 26 tiri di difficoltà compresa tra il 6a e l'8a.
La parete in questione è la fascia di roccia diagonale che si vede bene dalla strada regionale per Cogne, dopo il bivio per Ozein e all'inizio della discesa verso il ponte di Chevril, sul versante sinistro idrografico della valle.
Impossibile non notarla, almeno per un appassionato di roccia e arrampicata. I dubbi - credo di tutti quelli che l'avevano notata - erano relativi alla presenza di prese per arrampicare e all'avvicinamento. L'unico modo per verificare era quello di andare a vedere da vicino.
Stuzzicato da Michele Amadio, con cui poi ho condiviso la chiodatura delle primissime vie, sono andato alla base constatando che quello che da lontano sembrava un muro liscio, in realtà, presenta appigli di tutti i tipi... compresi buchi di ogni dimensione!
Considerata la modesta vicinanza da casa (5 minuti di macchina + 25 minuti di avvicinamento a piedi con zaino carico), ho deciso di investire tempo e denaro per "creare" una falesia che servirà in futuro come strumento di allenamento outdoor oltre naturalmente a valorizzare un angolo caduto in disuso dopo la costruzione della linea di alta tensione Superphénix. Chiodare, pulire, mettere in ordine, correggere errori: un lavoro di pazienza, portato avanti però in maniera rilassata e senza condizionamenti esterni... una sorta di "giardino privato" usato come piccola valvola di sfogo personale. Sapevo che la chiave per poter attuare questa linea sarebbe stata quella del silenzio-social, oltre che real. E così è stato... almeno fin quasi ad ultimazione lavori. Ora che i tiri sono sistemati, è il momento di condividere con tutti questa nuova falesia, per evitare che cada nell'oblio come purtroppo accade per i settori che non vengono pubblicizzati.
Ho accennato all'investimento anche di denaro perchè, di fatto, trattandosi di iniziativa personale ho acquistato tutto il materiale piantato in parete... e non è stata una spesa indifferente: oltre un migliaio di euro, giusto per rendere più chiara l'dea a coloro che pensano che le falesie siano tutte "dovute". Cercando di mettere da parte l'avarizia e pensando in prospettiva, tutti il materiale piantato in parete è di tipo inox A4 (AISI 316L): tasselli 10x90 mm, placchette Petzl/Raumer e catene Raumer con doppio anello chiuso ("manovra" obbligatoria).
La roccia - che dovrebbe essere uno gneiss minuto - è molto dura e compatta quindi non è stato necessario piantare fittoni resinati: con una punta in widia del trapano si praticano non più di una ventina di fori!
Un doveroso ringraziamento va ad Alessandra - probabilmente la persona che ha percorso più volte il sentiero di avvicinamento, dopo di me... :-) - che mi ha aiutato nella realizzazione dei lavori. Grazie anche a Remy Maquignaz per aver finanziato e realizzato i gradini in ferro che agevolano la salita al settore "Cengia sospesa", a Roberto Bonin, Arnaud Clavel, Alex Crudo e Alessandro Munier per il contributo spese e ovviamente alle aziende che mi supportano da anni con materiale di qualità per realizzare i miei progetti (Camp, Cassin, Edelweiss, Montura, Salice, Scarpa e Blue Ice).
Il ringraziamento più importante però lo anticipo a tutti coloro che frequenteranno la falesia in futuro e soprattutto che contribuiranno al mantenimento dell'ecosistema del luogo con rispetto e discrezione. Siamo tutti ospiti in una proprietà privata quindi cerchiamo di farci ben volere!
Una menzione, infine, anche a Marco Dellanoce che è stato forse il primo a mettere mano sulla roccia di questa falesia, calandosi dall'alto per iniziare a pulire qualche linea (senza però chiodarla). Ho scoperto solo dopo che la corda abbandonata su un albero era sua ;-)

Ricordo che l'utilizzo della falesia è sotto la completa responsabilità dell'utilizzatore, il quale deve essere in grado di gestire il rischio e di valutare il materiale a cui affida la propria vita.
Per qualsiasi segnalazione di pericolosità, l'invito è quello di condividere l'informazione.

Per quanto riguarda i dati strettamente tecnici della falesia, rimando al topo completo che è possibile scaricare dalla sezione "Relazioni/topos" del sito e che indico anche qui di seguito.
In linea generale, si può dire che la falesia si compone di due settori ben distinti e molto differenti nel tipo di scalata. Il settore "Big bang", il primo che si incontra, è più alto (26 m al massimo) e presenta un genere di scalata mediamente tecnico su appigli e appoggi sfuggenti dove l'utilizzo dei piedi e la gestione degli equilibri la fanno da padroni. Nel settore "Cengia sospesa", invece, le vie sono più corte (20 m al massimo) ma la conformazione della parete rende la scalata più fisica e di resistenza. 



Se qualche anima gentile, mossa da altruismo e benevolenza, volesse poi contribuire alle spese sostenute per l'acquisto del materiale, può liberamente fare un'offerta al seguente link. Grazie di cuore!
Non si tratta di elemosina, bensì di contributo al corretto mantenimento di un'attività che - purtroppo - è ancora possibile solo grazie alla buona volontà di pochi appassionati.



Ah, dimenticavo... birra pagata per chi effettuerà la prima libera di *Ringo*: pane per boulderisti, forti ;-)