sabato 6 settembre 2014

Paroi de Gramusset - *Sens unik* + *Le partage du monde*

Bella giornata trascorsa su e giù per la Paroi de Gramusset, insieme ad Ale, Andrea e Remy. Qui il calcare è di qualità rimarchevole... ma le vie purtroppo sono un po' corte; arrivano al massimo a 5/6 tiri. Per gli insaziabili è comunque possibile percorrerne tranquillamente due in giornata, come abbiamo fatto oggi. Mentre Andrea e Remy salivano *Quelque chose de Buenos Aires* (180 m, 7b+ max, 6c obbl.), Ale ed io li affiancavamo sulla omologa *Sens unik* (180 m, 7b+ max, 6c obbl.). Successivamente ci siamo incolonnati a debita distanza su un itinerario più facile ma non meno bello dei precedenti, che si trova a destra: *Le partage du monde* (180 m, 6c+ max, 6b obbl.).
Frequentazione della parete quasi nulla (solo altre due cordate), pur essendo una bella giornata festiva; in compenso, grande affluenza di escursionisti che hanno riempito la terrazza del Refuge de Gramusset. Dicono che le torte siano molto buone... :-)

Materiale: 2 corde da 50 m, 12 rinvii, casco.
Esposizione: Sud Ovest, al sole dopo le ore 11.30.
Avvicinamento: a piedi in poco meno di 1.15 ore dal Col des Annes.
Discesa: in doppia su tutte le vie. La discesa più rapida della parete è senza dubbio lungo *Sens unik*: con tre doppie lunghe si arriva a terra.

Andrea sul primo tiro di *Quelque chose de Buenos Aires*... sulla carta "solo" 7a: provare per credere!

Secondo tiro di *Sens unik* per Ale

Remy sul bellissimo secondo tiro di *Quelque chose...*

Ale mi raggiunge alla terza sosta di *Sens unik*

Terzo tiro di *Le partage du monde* per Remy... roccia stratosferica!

*Le partage du monde*, quarto tiro

Vista d'insieme della Paroi de Gramusset al ritorno

muuuu... :-)

mercoledì 3 settembre 2014

Paroi d'Anterne - *Salamalek*

Vista dall'alto sul tiro chiave della via (8a): roccia super... purtroppo solo qui e su poche altre lunghezze.

Seconda visita in due anni alla selvaggia Paroi d'Anterne. Incoraggiati da Andrea e Arnaud, lanciati sulla superba *Djin Fiz*, ci siamo uniti all'ultimo minuto per condividere con loro una lunga giornata di arrampicata in un luogo tanto in vista e vicino al Monte Bianco quanto poco frequentato dagli alpin-climbers. Condividere si fa per dire, in quanto la via che avevamo adocchiato corre qualche centinaio di metri a destra dei nostri amici. Si tratta di *Salamalek* (500 m, 8a max, 6c obbl.), sulla carta "meno impegnativa" degli altri itinerari della parete ma che si è rivelata poi piuttosto ingaggiosa soprattutto per la qualità della roccia non proprio perfetta... Il tutto condito dalla solita chiodatura by Philippe Mussatto, che non è propriamente rappresentativo dello stile plaisir :-)
Quello che attira di più è senza dubbio la linea: dritta lungo l'evidente Pilier des Sales... purtroppo però il calcare che lo compone non è all'altezza delle via di sinistra. Mussatto del resto, sul suo sito, mette in guardia: dice che è una via più "alpinistica" e "da non mettere nelle mani di tutti"... resta comunque un bel viaggio su una delle pareti più impressionanti di media montagna delle Alpi.
Piccola nota per i futuri ripetitori: il disegno pubblicato sul libro di Mussatto stesso ("Itinéraires d'un grimpeur gâté") omette una delle lunghezze più impegnative, l'undicesima (50 m, 7b)... non è un dettaglio da poco! La relazione precisa e completa si trova sul blog dell'apritore a questo link.
Ultima considerazione infine sul grado obbligatorio: il 6b+ dichiarato pare un poco stretto... forse indicato per cercare di avvicinare un maggior numero di arrampicatori alla Paroi d'Anterne. Cercando di essere più oggettivi, un "solido" 6c obbligatorio è più che necessario per riuscire a portare a termine la via... oltre ad una buona esperienza di arrampicata su calcare "delicato", tipico delle grandi pareti dolomitiche.
Tempismo perfetto con Andrea e Arnaud a fine giornata: ci siamo ritrovati sul versante opposto della parete per percorrere insieme il lungo sentiero di discesa che riconduce all'auto.

Materiale: 1 corda da 60 m, 1 cordino di servizio, zaino da recupero, carrucola, 14 rinvii, 1 set di friends dal #.3 al #2 C4 BD.
Esposizione: Est, sole fino a metà giornata.
Avvicinamento: in circa 40 minuti dal Refuge d'Anterne.
Discesa: a piedi in circa 2 ore, facendo un largo giro che passa dagli Chalets de Sales.Tutto su un comodo sentiero.

giovedì 28 agosto 2014

Roccia Nera - *Ice Fresser*

Il mitico ghiacciatore canadese Guy Lacelle diceva che il ghiaccio va salito nel momento in cui lo vedi... il giorno successivo potrebbe non esserci più! Quando sul noto portale di montagna gulliver.it è comparsa la relazione di *Ice Fresser* (350 m, III/5 M) sulla parete Sud della Roccia Nera, ho proprio pensato a Guy. Nei giorni 24 e 25 agosto questa linea è stata salita da due cordate di appassionati dell'effimero del Nord Ovest, relazionandola 2 giorni dopo... Nel periodo estivo solitamente non penso al ghiaccio ma l'andamento di questa estate bizzarra effettivamente poteva far immaginare una buona formazione della goulotte in questione. Si trova in pieno Sud a circa 4000 metri di quota e normalmente si forma per fusione della neve dei pendii sommitali: water-ice no alpine-ice... è a tutti gli effetti una cascata di ghiaccio, in quota. Le condizioni ideali si verificano dopo un lungo periodo di caldo seguito da un altro più freddo... con il rischio però di una rapida degradazione a causa dell'irraggiamento solare. In questi giorni è perfetta! Chissà quanto durerà?
Per risparmiare un giorno ed evitare la prevedibile coda da "effetto-gulliver" siamo partiti alle 19 di sera da Cime Bianche per andare a pernottare al Bivacco Rossi-Volante, situato proprio a ridosso della via: fortunatamente abbiamo trovato solo due tedeschi, diretti verso la traversata dei Breithorn. Certamente la risalita estiva della pista del Ventina era un'esperienza che mi mancava... e da non ripetere con lo zaino carico di attrezzatura per l'arrampicata su ghiaccio (più una serie di friends)!
*Ice Fresser* è stata salita per la prima volta nell'agosto del 1987 da G. Fayolle e G.C. Grassi e da allora ripetuta poche volte... se ci fosse una webcam puntata sopra, ci sarebbe la coda!
Le condizioni attuali ci hanno consentito una progressione relativamente veloce, ovvero 4 ore dall'attacco fino alla vetta della Roccia Nera che abbiamo raggiunto prima delle 10.30.
Le prime due soste sono attrezzate a chiodi, poi non si trova più nulla fino all'ultimo tiro dove c'è un chiodo a metà diedro. Complessivamente abbiamo effettuato 4 tiri lunghi fino al termine dell'ultima colonna visibile anche dal basso, poi con altre due lunghezze siamo usciti sul pendio finale.
Le foto purtroppo non sono di qualità, in quanto scattate con i telefoni cellulari... comunque meglio di niente :-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 5 viti da ghiaccio, 1 set completo di friends C3+C4 BD fino al #3 C4.
Esposizione: Sud ad una quota di 3800 metri.
Avvicinamento: praticamente in piano dal bivacco Rossi-Volante, 10 minuti.
Discesa: facilmente (e velocemente) a piedi lungo la via normale della Roccia Nera.

Vista da sotto della linea con l'indicazione delle prime quattro lunghezze effettuate (foto A. Giolitti)

Partenza alle ore 19 da Cime Bianche per raggiungere il bivacco Rossi-Volante: lungo!

L'interno del bivacco Rossi-Volante... come al solito, molto accogliente :-)

Terzo tiro: quasi 60 metri per superare tutto il salto centrale...

Quarto tiro: la colonna finale, verticale ma non lunghissima

Ale impegnata nella parte alta della via

Ultima difficoltà: un bel diedro ghiacciato, piuttosto interessante

Ale all'uscita dell'ultimo tiro

domenica 24 agosto 2014

Valpelline - traversata completa della Costiera dell'Aroletta

La Costiera dell'Aroletta si trova a ridosso del Rifugio Crête Sèche, in alta Valpelline. È conosciuta per le numerose arrampicate principalmente sportive che si articolano sul versante orientale dell'Aiguille de l'Aroletta, della Punta Jean Charrey (*Spigolo Bozzetti*) e della Vierge de l'Aroletta. La roccia non è purtroppo di ottima qualità ovunque... ma l'entusiasmo del gestore del rifugio (Daniele) ha contaminato parecchi alpinisti e arrampicatori che periodicamente percorrono le vie più gettonate, ottimamante attrezzate. Tutte le relazioni degli itinerari di arrampicata si possono scaricare direttamente dal sito Web del rifugio.
In passato queste montagne erano considerate la "palestra" di arrampicata degli aostani, terreno su cui fare esperienza per salite più impegnative. Ora i tempi sono cambiati... e si tende purtroppo a cimentarsi direttamente con queste ultime. Peccato, perché un po' di sana esperienza su terreni non proprio asettizzati è molto più formativo che percorrere le solite vie battute (anche se più impegnative).
Personalmente sono abbastanza legato all'Aroletta: venivo da giovane con mio padre a riscoprire i vecchi itinerari prima che si confondessero con le moderne linee di fix. Un ricordo fra tutti: il Berger d'Aroletta. Si tratta di un curioso monolite alto una cinquantina di metri; il suo versante Ovest è quello più ripido, dove le guide F. Garda e P. Rosset avevano tracciato una via breve ma ardita. Nel 1994 son dovuto tornare due volte per riuscire a venire a capo di quell'itinerario, che non era praticamente attrezzato... esperienze di gioventù, preziosissimo bagaglio formativo!
L'idea di percorrere in cresta tutta la Costiera dell'Aroletta mi è venuta recentemente... sapevo che, a tratti, viene percorsa regolarmente ma mi stuzzicava l'idea di poterla concatenare d'un fiato tutta insieme. Si tratta di una bella cavalcata in cresta che presenta uno sviluppo lineare di più di 2 km, con numerosi sali-scendi, calate e tratti di arrampicata. Ogni tanto si trova qualche fix delle vie moderne (Pointe Duc e Punta Jean Charrey) oppure qualche calata recentemente attrezzata (Aiguille de l'Aroletta e Berger); dopo il Col du Grand Barmé si trova una calata da un gendarme attrezzata con un cordone e un cavo d'acciaio; le calate dalla Vierge de l'Aroletta sono ancora quelle vecchie a spit da 8 mm ma ancora valide; una breve calata a chiodi dal primo gendarme dopo il Col de l'Aroletta. Indubbiamente è un ottimo terreno per impratichirsi con le manovre di corda e i cambi di assetto! È lunga e non bisogna perdere troppo tempo se si vuole portare a termine nella sua integralità... c'è da dire che è possibile interrompere in più punti: le vie di fuga si trovano generalmente in corrispondenza dei colli.
Per avere un parametro indicativo, noi abbiamo percorso la cresta in 8 ore dal rifugio al Col de Faudery... l'unico tratto conosciuto era la vetta del Berger d'Aroletta (raggiunto 20 anni fa dalla via *Garda-Rosset*) e il tratto compreso tra la Punta Jean Charrey e il Col de l'Aroletta. Per il resto, onsight... anzi flash, dopo attenta lettura della Guida ai Monti d'Italia :-)

Materiale: 1 corda da 50 m, 4 rinvii, una piccola scelta di protezioni veloci, cordini e fettucce, pedule leggere.
Esposizione: prevalentemente Sud Est.
Avvicinamento: dal Rifugio Crête Sèche, attraversare in lieve discesa verso l'estremità sinistra dell'Aiguille de l'Aroletta, da dove si risale il ripido canale (paravalanghe) che conduce al Col du Freyty.
Discesa: dal Col de Faudery, raggiungere il sentiero della via normale al Mont Gelé. Percorrerlo verso destra fino al Rifugio Crête Sèche.

In rosso è indicata la cresta percorsa

Schema orografico della Costiera dell'Aroletta, tratto dalla Guida ai Monti d'Italia (Buscaini)

Un momento della traversata, prima della Vierge de l'Aroletta: sullo sfondo il Rifugio Crête Sèche

Attraversamento di un pinnaccolo dopo il Col de l'Aroletta

Ultimo tratto di cresta prima del Col de Faudery

venerdì 15 agosto 2014

Francia - arrampicate intorno a Briançon

La bella parete Ovest della 3ème Tour de Queyrellin (Cerces), dove corre *Les dents de Cyrielle*
Piccola trasferta oltralpe nei giorni di ferragosto, verso una delle zone montane con meteo migliore: il briançonnais. Sulle Alpi di confine e a Nord imperversava il freddo, la neve e il vento!
Strada facendo ci siamo fermati a visitare il monolite di Sardières... più volte osservato sul libro (poco conosciuto, per la verità) di Giancarlo Grassi "90 scalate su guglie e monoliti". Si tratta di un'interessante curiosità geologica, ovvero una torre slanciata di carniola che si alza per 93 metri in mezzo ad un fitto bosco. Ovviamente non abbiamo resistito alla tentazione di salirla: roccia delicata (ma resa sicura da numerosi passaggi) e ottima chiodatura a fittoni resinati. Scalare con le ultime luci del giorno, senza gruppi di turisti che passeggiano alla base è stato sicuramente un privilegio. Abbiamo percorso la via più gettonata, ovvero *Dieu des elfes* (100 m, 6c max, 6b obbl.)... carina e piuttosto rilassante.
Il programma del secondo giorno prevedeva la salita di una delle vie più impegnative e temute del briançonnais: *Clin d'oeil au paradis* (300 m, 7c max, 7a obbl.) sulla parete Est della Crête du Raisin. Il meteo della giornata suggeriva tutto meno che arrampicare: solo 1 grado al piazzale di Nevache, con evidenti "sbuffi" nevosi all'orizzonte. L'incontro con Arnaud Petit, diretto alla 3ème Tour de Queyrellin, ci ha però motivati e siamo partiti decisi. Diciamo che siamo riusciti a salire la via... senza però provare quel piacere di arrampicare tipico delle belle giornate con il clima giusto ;-) La via complessivamente è bella e si trova in un contesto assolutamente selvaggio e solitario, anche se non lontano dal Refuge de Chardonnet. La chiodatura è esigente ma non ha nulla a che vedere con gli standard elvetici (Wenden) sulle medesime difficoltà. Portare un set di friends da #.3 a #1 C4 BD.
Il terzo giorno avevamo una sola priorità: scalare al caldo! Abbiamo raggiunto gli amici Ettore e Marco alla solare Paroi du Ponteil, dove abbiamo salito *Magic line* (180 m, 7a max, 6b obbl.). Si tratta di un interessante settore, non lontano dalla macchina, che propone una serie di belle vie, generalmente non difficili, su roccia molto bella.
Abbiamo poi dedicato il quarto giorno all'esplorazione di una zona non lontana da Briançon, molto selvaggia e interessante: l'Ubaye. Seguendo le indicazioni del libro-cult "Itineraires d'un grimpeur gâté" di P. Mussatto, ci siamo diretti verso l'Aiguille Pierre André dove si trova una via di media difficoltà e chiodata in stile plaisir: *Les marmottes givrées* (200 m, 6b max, 5c obbl.). Considerata la tipologia della via e il lungo avvicinamento, abbiamo scelto di percorrerla in stile trail-climbing... ovvero fast&light con partenza dopo mezzogiorno dal piazzale al termine della strada: è sicuramente il metodo migliore per non trovare coda lungo la via (e dormire un po' di più al mattino!).
Il quinto giorno siamo tornati nella zona del Refuge de Chardonnet per salire quella che è indicata da tutti come la via con la roccia migliore del gruppo dei Cerces: *Les dents de Cyrielle* (350 m, 7a max, 6c obbl.) sulla 3ème Tour du Queyrellin. Tenevo particolarmente a questa via, in quanto aperta all'inizio degli anni '90 da un tale Gérard Chantriaux... personaggio poco conosciuto ma che meriterebbe maggior celebrità. Giusto per capire, è colui che ha aperto in solitaria nel 1982 la celebre Cascade des Viollins (WI6) e che ha "inventato" le mitiche piccozze Pulsar (Charlet-Moser) oltre ad aver introdotto per primo l'utilizzo del rampone monopunta: indubbiamente una mente in fermento!
La sua via non ha deluso le aspettative, soprattutto per la qualità della roccia.
Sulla via del ritorno, infine, ci siamo fermati in Valle Stretta alla storica Parete dei Militi, dove Ale voleva a tutti i costi ripercorrere le orme di Marco Bernardi e salire la sua *Albatros* (180 m, 7a max, 6b obbl.). Personalmente avevo già salito questo itinerario nell'ambito di un corso di formazione per guide alpine e ne ho approfittato per salire da capocordata i tiri che mi erano toccati da secondo :-)