venerdì 15 giugno 2018

Aiguille Noire de Peuterey (Punta Brendel) - *L'équipe des bras cassés*


Finalmente, dopo un lungo periodo di piogge insistenti, è tornato il sole. Considerate le ottime condizioni dei ghiacciai in quota siamo andati a curiosare la parete Ovest dell'Aiguille Noire de Peuterey, dove abbiamo percorso una bella via di M. Motto e P. Gabarrou datata 1994. Si tratta di *L'équipe des bras cassés* (570 m, 6c+ max, 6c obbl.) che sale su roccia splendida fino in cima alla Punta Brendel. Via stupenda, ambiente maestoso, condizioni top, non si può chiedere di più! Anzi, sì... un piatto della mitica pasta di Mauro al rifugio Monzino che oggi purtroppo abbiamo saltato per velocizzare i tempi di avvicinamento/rientro. Visto l'innevamento ancora abbondante sotto l'Aiguille Croux, abbiamo scelto di sfruttare i nevai direttamente dal basso per risparmiare le povere ginocchia soprattutto in discesa; facendo così però abbiamo tagliato fuori la consueta pausa al rifugio. Sarà per la prossima volta ;-)

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD.
Esposizione: Ovest, sole al pomeriggio.
Avvicinamento: l'approccio classico prevede il pernottamento al rifugio Monzino. Il giorno seguente, passaggio sotto l'Aiguille Croux - breve calata dal "brogliatta" - ghiacciaio in leggera salita fino all'attacco della via, evidente. Con condizioni di buon innevamento è possibile anche salire direttamente dal fondovalle, percorrendo interamente il ghiacciaio e raggiungendo l'attacco della via senza passare dal rifugio. Al ritorno però sarebbe un peccato saltare la mitica pasta di Mauro al Monzino :-)
Per avere un parametro puramente indicativo, abbiamo impiegato circa 2.30 ore dal fondovalle all'attacco e circa 7 ore per salire e scendere in doppia lungo la via.
Discesa: in doppia lungo l'itinerario di salita. Per la terza calata occorre scendere verticalmente fino ad una comoda cengia per poi risalire a sx (faccia alla parete) alla sosta.




sabato 2 giugno 2018

Mont Vélan

Primavera inoltrata, quasi estate. Eppure le condizioni per lo sci sono ancora ottime. Peccato solamente che bisogna alzarsi (troppo) presto per sfruttare al meglio il rigelo notturno.
Oggi abbiamo effettuato un bel giro ad anello passando per la vetta del Mont Vélan (3727 m). Insieme ad Ale, Jacopo e Roger siamo saliti nel Vallone di Menouve fino al Col d'Annibal poi abbiamo risalito l'omonimo couloir per scendere infine lungo i soleggiati pendii meridionali che riportano al punto di partenza. Circa 1800 m di dislivello in salita e in discesa... e sicuramente una bella occasione per mettere alla prova sul campo la nuova action-cam che mi sono regalato :-)


giovedì 1 marzo 2018

Valle di Cogne - *Burian* (via nuova)

"Burian" e "colpo di coda dell'inverno" sono le espressioni che si sentono maggiormente in questi ultimi giorni. Una condizione che dovrebbe essere normale per la stagione invernale si è purtroppo trasformata negli ultimi anni in eccezionale; non ci sono più le mezze stagioni... ma neanche quelle piene. Giusto per rimanere in tema di luoghi comuni.
Tutte queste considerazioni da bar servono essenzialmente per spiegare la genesi del nome della nuova linea aperta insieme a François Cazzanelli sul Paretone di Chevril, nella bassa Valle di Cogne ma ancora in comune di Aymavilles: *Burian* (150 m, WI5 R M8).
Si tratta di una linea effimera che si è consolidata pochissime volte nel corso di vari decenni. Quest'anno non si trovava sicuramente nella sua condizione migliore ma si sono verificate tutte le coincidenze favorevoli per la buona riuscita della salita.
Nel complesso, con le giuste condizioni di freddo, è un itinerario molto vario e divertente che richiede il giusto ingaggio senza però essere estremamente pericoloso. L'ambiente è quello delle grandi pareti, pur essendo su una struttura di modesta altezza. L'assenza di segnale telefonico rende poi la giornata più avventurosa... sicuramente libera da social-media e amenità simili :-)
Per tutte le considerazioni relative alla storia delle altre linee presenti in questo settore, rimando alla lettura di Effimeri barbagli, dove si trovano le relazioni di *Cogli l'attimo* e di *Mephistic ice*.

Di seguito la descrizione tecnica dettagliata delle lunghezze:

L1: M8, 30 m (4 fix e 2 chiodi in posto - sosta su fix+chiodo+maillon)
L2: M6 WI4, 30 m (3 fix in posto - sosta su ghiaccio)
L3: WI3, 25 m (sosta su albero con cordone+maillon a destra)
L4: M5 WI5, 30 m (sosta su ghiaccio o su albero, nessun materiale in posto)
L5: WI5, 35 m (sosta su albero cordone+maillon)

Materiale: corde da 50 m, viti da ghiaccio anche corte, rinvii, 1 set di friends da .1 a .75 X4 BD, tutti i chiodi utilizzati durante la prima salita sono stati lasciati in posto.
Esposizione: Sud Ovest, incassato.
Avvicinamento: come per *Mephistic ice*, l'attacco si trova 50 metri a sinistra. 30 minuti da Chevril.
Discesa: con tre doppie lunghe sulla via (cordoni verdi con maillon rapide).

Il topo della nuova linea (foto di repertorio).
Primo tiro, scottish style (foto F. Cazzanelli).
Secondo tiro.
Secondo tiro (foto F. Cazzanelli).
Quarto tiro: François studia l'itinerario.
Quarto tiro, sicuramente il più estetico.
Quinto tiro, verso la fine del ghiaccio.
Vista dal basso, al termine dell'ultima doppia che consente di passare anche il primo risalto che conduce all'attacco.
L'avvicinamento (e la discesa) è sicuramente più agevole - anche se più lungo - con tanta neve;
comunque è preferibile tenere i ramponi ai piedi.

martedì 12 dicembre 2017

Aymavilles - Pointe de la Pierre - Aymavilles

Probabilmente l'abbiamo chiamata. Non prima di un mese fa si discuteva sulla possibilità di salire alla Pointe della Pierre da Aymavilles: "sarebbe bello ma dovrebbe fare una nevicata eccezionale..."
Detto, fatto. 70 centimetri di neve fresca a 650 metri di quota, 90 centimetri intorno ai 2000 metri.
La mattina successiva al termine della nevicata, insieme a Marco F. e Maurizio G., ci troviamo al piazzale del cimitero di Aymavilles per portare a termine quello che avevamo fantasticato neanche un mese prima. La meteo è bella, non abbiamo fretta, siamo in tre e dobbiamo tracciare "solo" 2000 metri di dislivello... inutile trovarsi presto. La solita presunzione del sottoscritto suggerisce una partenza non proprio antelucana, "tanto, mica ci impiegheremo tutto il giorno". Partiamo decisi con un programma ben preciso: 15 minuti di tracciatura a testa. Dopo pochi cambi però capiamo che 15 minuti, con quel quantitativo di neve, sono eterni! I minuti scendono così a 10... e ancora a 5, man mano che guadagniamo quota.
Fiduciosi che qualcuno avesse avuto la nostra stessa idea - ma dal percorso classico - speravamo che ci fosse una traccia da Ozein verso la cima. Giunti alla partenza dell'itinerario notiamo con euforia che è presente: "meno male, altrimenti ci avremmo impegato tutto il giorno" :-)
Purtroppo, dopo poche centinaia di metri, vediamo sbucare dal profondo solco della traccia Ilaria S. che aveva deciso di andare a fare quattro passi per scattare alcune foto, senza nessuna intenzione di proseguire per la cima. Ok, riprendiamo il programma della tracciatura alternata e andiamo avanti. Le ore però passano inesorabili... e arriviamo sul panettone finale con il dubbio di riuscire a scendere fino in paese con la luce delle giornate più corte dell'anno. Fortunatamente la dorsale finale si presenta con poca neve e arriviamo in cima agevolmente. In totale, 6 ore di tempo... poco più del doppio di quello che avevo preventivato.
La discesa è stata qualcosa di eccezionale: siamo riusciti a non togliere gli sci e soprattutto a non incappare in sassi o robe spiacevoli per le solette degli sci. Peccato solo non essere riusciti a fare qualche bella curva: davvero troppa neve!
Arrivare con gli sci davanti alla Vinosteria Antirouille è stata la ciliegina sulla torta di questa bella giornata: cin cin!

Partenza dal parcheggio del cimitero di Aymavilles (foto M. Farina).
Scorci inusuali per una gita di scialpinismo: lungo la mulattiera che collega Aymavilles a Ozein.
Giusto per dare un'idea della profondità della neve da tracciare.
Pian piano guadagniamo quota.
La neve appena caduta è davvero tanta e il manto nevoso scarica le sue tensioni con assestamenti piuttosto vistosi.
Si inizia a vedere la cima: all'inizio del "panettone" finale.
La foto della foto (foto M. Giordano).
Maurizio in vetta. Non si può dire che siamo stati ripagati dal panorama :-)
Marco mostra con fierezza quello che resta della sua pelle di foca: stoico. Si intravede anche Ilaria S. che non poteva non approfittare della nostra traccia per salire in cima!
Discesa integrale con sci ai piedi fino ad Aymavilles.
Il nostro percorso.

sabato 4 novembre 2017

S'Orcu - *Aftermath* (via nuova)

Il topo della nuova via.

S'Orcu, ovvero un colpo di fulmine. Tutto è iniziato nella primavera dell'anno scorso (2016), quando il collega cuneese Alessandro Tato Gogna - incontrato per caso nel Canyon di Ulassai - mi ha proposto di scalare una nuova via di Roberto Vigiani nella Codula di Luna. Qualche giorno dopo, in tre con Alessandra, abbiamo così portato a termine la prima ripetizione di *Una Corona al bacio* (200 m, 7a max, 6c obbl.). L'itinerario corre nella porzione sinistra della parete e si caratterizza per una chiodatura piuttosto essenziale da integrare con protezioni veloci. Eloquente, a tal poposito, il commento del Vigio sulla sua relazione: "il capocordata è bene che domini la difficoltà dichiarata obbligatoria!"... non è terrorismo psicologico; tutta realtà :-)
Il luogo e la parete mi avevano colpito, tanto da voler rivivere la bella esperienza sulla via più a destra, aperta nel 2005 da un trio d'eccezione: Rolando Larcher, Maurizio Oviglia e Simone Sarti. Nell'autunno del 2016, sempre con Alessandra, abbiamo quindi effettuato una delle rare ripetizioni di *Nuvolari* (240 m, 7a+ max, 6c+ obbl.). Si tratta di un bell'itinerario, chiodato ovviamente in maniera rarefatta, omogeneo e vario: placche, muri, strapiombi, c'è di tutto.
Tra le due vie rimaneva un corridoio largo un'ottantina di metri di roccia ottima: muri grigi a gocce nella parte bassa e canne strapiombanti nella parte alta. È proprio l'evidente canna situata a metà parete ad aver ispirato fantasie su una possibile via nuova. Dopo aver scrutato attentamente con il binocolo la parete alla ricerca dei passaggi più logici, a maggio di quest'anno ero motivato per aprire una via dal basso con il trapano, cosa che non facevo ormai da più di sei anni. Tra scalare e chiodare, è indubbiamente più divertente e meno faticosa la prima opzione ma ogni tanto è interessante mettersi in gioco per provare a creare qualche bella linea per i futuri ripetitori. La Sardegna offre l'innegabile vantaggio di avere ancora tanto spazio vergine e soprattutto di qualità! Se poi si aggiunge la possibilità di trascorrere intere giornate in luoghi selvaggi, senza anima viva e senza copertura telefonica... l'avventura è assicurata. La scelta del compagno non poteva che ricadere su Tato; ci tenevo a condividere l'esperienza con colui che mi aveva fatto conoscere la parete. Sapevo inoltre che aveva aperto in passato vie di tutto rispetto insieme a Lorenzo Nadali & co. ed ero sicuro che avrei imparato qualcosa in più; scalare con compagni (fidàti) non abituali arrichisce sempre. E così è stato.
A maggio di quest'anno abbiamo quindi iniziato a salire la prima metà della parete (4 tiri), constatandone bellezza e difficoltà. Le giornate iniziavano ad essere troppo calde per cui ci siamo dati appuntamento in autunno, con la consapevolezza che il risultato finale sarebbe stato di qualità.
A ottobre sono quindi tornato con Alessandra (Tato, inizialmente, era impegnato) per continuare la via. Abbiamo salito il quinto e il sesto tiro, per poter tornare agevolmente - seppur con una bella doppia molto aerea - sulla linea delle calate della parte bassa. La quinta lunghezza in particolare, si è rivelata la più difficile: 30 metri di lunghezza per più di 10 metri di strapiombo con tre sezioni molto intense separate da due riposi totali all'interno di suggestive "nicchie panoramiche".
Restavano ancora da aprire gli ultimi 30/40 metri per sbucare sulla sommità e ci tenevo che fosse Tato a farlo... toccava a lui :-)
Nel frattempo ne ho approfittato per scalare in libera i tiri precedentementi aperti. Per i primi quattro non ci sono stati grossi problemi ma il quinto sapevo che avrebbe richiesto sforzi più importanti, ragion per cui ho sguinzagliato lo scatenato Michele Amadio, particolarmente motivato quando si tratta di effettuare prime salite in libera. Dopo una lotta tenace, per il dolore alla pelle delle dita (roccia super aggressiva) oltre che per la forza richiesta, è riuscito a risolvere il rebus del terzultimo fix: un passo tecnicissimo su prese microscopiche che si tengono solo con un sapiente utilizzo dei piedi ("se ti metti bene non le tiri neanche tanto" cit. giovarav).
Il grado? Diciamo non meno di 7c+... ma siamo aperti ad eventuali ritocchi ;-)
Fortunatamente, all'ultimo minuto Tato è riuscito a liberarsi per raggiungermi poco prima che terminassi le vacanze. La mattina stessa in cui è sbarcato a Olbia, siamo andati direttamente in parete. L'onore di concludere l'opera è stato chiaramente suo. Velocissimo come al solito, ha liquidato il settimo tiro con pochi fix (uno è stato aggiunto in discesa).
*Aftermath* è ora terminata e pronta per essere salita. Noi ci abbiamo messo del nostro meglio, chiodandola in maniera sicura con materiale di qualità posizionato a distanza "ragionevole". Tra le vie presenti sulla parete è sicuramente quella meno stressante psicologicamente; è vero che presenta un obbligatorio superiore... ma a poca distanza dall'ultima protezione.Trovate tutte le info sul topo allegato.
Considerazioni tecniche a parte, si tratta di una via molto bella per amanti del genere multipitch sportivo, particolarmente omogenea tra il 7a e il 7b, con un tiro più difficile (7c+) ma lavorabile in stile falesia (si parte da una cengia/grotta super confortevole).
Se qualcuno si domandasse l'origine del nome... la risposta è un po' complessa e sicuramente non di interesse pubblico. Mi limito pertanto a dire che è anche il titolo di un bel brano dei Muse ;-)
Buona scalata e buon divertimento!

Materiale: la via è interamente attrezzata con tasselli inox A4 M10 x 90 mm e placchette inox Raumer; anello di calata alle soste.
Corde da 60 metri (singola + recupero o due mezze) e 12 rinvii sono sufficienti.
Considerata la roccia particolarmente tagliente in alcuni tratti, è consigliabile scalare con corde in buono stato (meglio se di tipo Unicore).
Esposizione: Nord-Ovest, sole nel pomeriggio.
Avvicinamento: dal chilometro 172 della SS125 ("Orientale Sarda"), seguire le indicazioni per Teletottes e scendere nella Codula di Luna fino al termine della strada asfaltata. Da qui, seguire il sentiero pianeggiante che percorre il lato destro idrografico del corso d'acqua per circa 20 minuti. Dopo un caratteristico passaggio all'interno di una grotta, una breve risalita e la successiva discesa, abbandonare il sentiero principale e iniziare a salire in diagonale verso la parete soprastante seguendo una vaga traccia. 30 minuti da Teletottes.
Discesa: in doppia lungo la via, come indicato sul topo (utilizzando S7, S6, S4, S2).