venerdì 16 agosto 2019

Traversata Punta Arpisson - Punta Coppi - Punta Fleurie - Punta Garin

C'è sempre da "scoprire" qualche bel percorso sulle montagne di casa. Oggi è stata la volta di un itinerario di cresta piuttosto lungo ma su terreno facile che consente una progressione relativamente veloce. La meta è la Punta Garin, sorella povera del Mont Emilius in quanto non gode della fama e della frequentazione della nota montagna che sovrasta la piana di Aosta. Sarà perchè non è così imponente vista dal fondovalle, sarà perchè non presenta una via di salita comoda e di facile accesso. Sta di fatto che sul libro di vetta le firme sono veramente poche per una bella piramide rocciosa alta 3448 metri.
Quasi trenta anni fa ero salito insieme a mio padre lungo la cresta Sud-Ovest; purtroppo (o per fortuna) la memoria ha cancellato il ricordo della lunga discesa su terreno sassoso. Ora capisco quelli che affermano che sulla Punta Garin ci si va una volta sola nella vita :-)
La curiosità di percorrere il lungo crestone che fa da spartiacque tra il Vallone del Grauson e quello di Arpisson ogni tanto riaffiorava ma solo quest'anno sono riuscito a concretizzarlo. Insieme ad Alessandra, siamo partiti da Gimillan per salire in vetta alla Punta di Arpisson passando dalla Punta Tsaplana. Da qui abbiamo seguito fedelmente il filo di cresta, passando sulla Punta Coppi e sulla Punta Fleurie, fino in vetta alla Punta Garin. Il terreno è molto facile (qualche breve tratto di grado III) e consente una progressione in corda corta senza l'utilizzo di materiale aggiuntivo. Sui circa 3 km di cresta abbiamo trovato solo un chiodo e un vecchio cordone.
Dalla vetta, ci sono due opzioni per la discesa: direttamente lungo la cresta Sud Est e il vallone di Crot Fleurie oppure il giro più largo dal versante Nord e i Laghi di Lussert. Dire quale dei due percorsi sia migliore è impossibile: questione di gusti. In entrambi i casi, è lunga! Visto che avevamo tempo, abbiamo scelto quello più lungo, per andare a dare un'occhiata al nuovo rifugio Grauson che dovrebbe aprire nella prossima estate.
Per percorrere questo itinerario ad anello con 22 km di sviluppo e 1850 m di dislivello positivo (e negativo) Alessandra ed io abbiamo impiegato poco meno di 7 ore con uno zaino leggero e in scarpe da ginnastica; come al solito, parametro puramente indicativo e relativo.

Materiale: corda da 20 m, 3 nuts, 2 moschettoni sciolti.
Esposizione: Sud, Nord e Est.
Avvicinamento: da Gimillan lungo l'evidente sentiero della Punta Tsaplana.
Discesa: dalla Punta Garin lungo il versante Nord quindi a destra verso i Laghi di Lussert, poi lungo il sentiero che riconduce a Gimillan.

Salita alla Punta Tsaplana.
Sorpresa in cima alla Punta Tsaplana: la messa all'aria aperta.
Punta di Arpisson con lo sfondo della Grivola.
Dalla Punta di Arpisson si intravede il lungo crestone che conduce sulla Punta Garin.
Natural stone balancing... chissà quanto durerà ancora.
Tranne qualche breve passaggio di facile arrampicata, il resto della cresta è tutto così: sgrèben :-)
Quasi in vetta alla Punta Garin, con lo sfondo della cresta appena percorsa.
Uno sguardo al libro di vetta sulla Punta Garin: pochissime firme.
Vista dalla cima della Punta Garin verso l'eterna pietraia che conduce ai Laghi di Lussert.
Il lago più alto, con lo sfondo della Punta Garin.
Uno dei tanti Laghi di Lussert.
Sotto i laghi si transita accanto al cantiere (quasi terminato) del futuro nuovo rifugio Grauson.
La traccia del percorso effettuato.

mercoledì 24 luglio 2019

Eiger (parete Nord) - *Magic mushroom*

Alessandra impegnata sull'undicesimo tiro della via (6c+): roccia super!
 *Magic mushroom* (650 m, 7c+ max, 7a obbl.) è una via di 21 tiri che si trova nel settore destro della parete Nord dell'Eiger, dove la roccia è più compatta. È stata aperta nel 2007 da una cordata d'eccezione, Christoph Hainz e Roger Schaeli, entrambi super specialisti di questa complessa parete. Il nome vuole evocare il fatto che questo itinerario corre dritto come un fuso dal cosiddetto Dynamitloch fino alla cuspide del caratteristico fungo (che sfida ogni legge di gravità) utilizzato dai basejumpers come trampolino per i loro salti sulla parete Nord.
Si tratta di una via lunga e impegnativa che si colloca nella fascia intermedia tra le vie (già impegnative) del Pilastro dei Ginevrini e quelle (estreme, tra le bigwall più difficili sulle Alpi) della Rothe Fluh. È la quinta via che percorro su questa parete (4 vie di roccia più la classica *Heckmair*) e sicuramente quella che mi ha impegnato di più. Dopo un bivacco 4* in un grottino poco sopra il Dynamitloch, abbiamo percorso la via in giornata riuscendo a prendere il treno ad Eigergletscher alle ore 18.30.
Ad una prima metà più facile (6a-6b) e ben chiodata segue una seconda parte costantemente verticale/strapiombante molto più difficile (7a-7c+) con alcune sezioni obbligatorie e altre dove è meglio non cadere. L'uscita diretta in cima al fungo è la ciliegina su una torta particolarmente ghiotta! Palesemente forzata ma che dà un senso alle 20 lunghezze sottostanti :-)
Ancora una volta (come per le altre tre vie di roccia percorse su questa parete: *Le chant du cygne*, *Deep blue sea* e *Freakonomics*) devo ringraziare la paziente Alessandra che mi ha seguito veloce e determinata... con un unico vero obiettivo in testa: arrivare per cena a Berna dalla nipotina Aurora (grazie Valentina e Daniele per l'ospitalità) e provare l'esperienza di farsi trasportare dalle acque del fiume Aare. Per quanto mi riguarda, un ambiente molto più ostile di quello della parete Nord dell'Eiger!

Materiale: corda da 60 m, 14 rinvii, 1 set di friends da #.3 a #1 C4 BD, casco, sacco da recupero.
Esposizione: Nord, poco sole in tarda serata, per il resto della giornata all'ombra.
Avvicinamento: appartiene agli argomenti che è meglio non trattare pubblicamente. Con un pizzico di scaltrezza e un'attenta lettura di una tabella piena di numeri, non è neppure troppo complicato ;-) Decisamente sconsigliato l'accesso dal basso in parete.
Discesa: in circa un'ora a piedi lungo il versante Ovest. Sentiero abbastanza evidente con ometti e qualche corda fissa.

giovedì 18 luglio 2019

Pointe 3038 de Trélaporte - *California dream* + Tour Rouge - *Chloé*

Visita di rito all'Envers des Aiguilles con Riccardo B. Sentiero di avvicinamento un po' cambiato (ahimè, allungato di poco) ma ambiente sempre immutato, ovvero di luogo incantato dove il tempo sembra quasi fermarsi. La frequentazione è quasi esclusivamente straniera, pochissimi italiani.
Questa volta abbiamo percorso due vie che appartengono a generazioni completamente differenti: entrambe aperte da M. Piola ma con caratteristiche assai differenti.
*California dream* (450 m, ED, 7a max, 6b+ obbl.) è datata 2005 e appartiene a quelle belle vie ben attrezzate, studiate per il piacere dei ripetitori. Il che non vuol dire chiodatura sistematica e abbondante ma fessure interamente da proteggere e placche chiodate pensando anche all'incolumità delle caviglie. È una via sicuramente consigliabile, varia, lunga, situata in un settore poco frequentato dell'Envers. Ah, dimenticavo, il grado massimo è in linea con le tendenze attuali... sicuramente anni luce dai 7a di fine anni '80 ;-)
In antitesi, *Chloé* (310 m, ED-, 6b+ max, 6b+ obbl.) - salita il giorno successivo - rappresenta bene lo stile di apertura della metà degli anni '80 (1986 per l'esattezza). Attualmente, tra l'altro, si presenta ancora nell'originale stato di chiodatura; è vero, i punti sono spesso ossidati e non proprio belli da vedere ma più che sufficienti per garantire la sicurezza della progressione. Sicuramente meglio di piastrine luccicanti che girano su se stesse e bulloni da 17 mm che si svitano a mano, talvolta visibili sulle vie attrezzare (o ri-) recentemente. Un vantaggio delle vie originali è sicuramente quello di non presentare code; ci si può godere la scalata senza traffico in sosta... e ammirare grappoli umani appesi a pochi metri di distanza sulla classicissima *Marchand de sable*.
Per tornare alle differenze di carattere tra vie di epoche diverse, *Chloé* è una di quelle che non regala niente, occorre guadagnarsela metro per metro anche se le difficoltà restano modeste. Il fatto che grado massimo e grado obbligatorio coincidano è piuttosto significativo. I gradi, poi, appartengono a quel periodo in cui la scala era simpaticamente chiusa al 7a/b. Detto questo, poco importa ai fini del piacere della scalata, che qui assume più i connotati di un viaggio nella storia moderna.

Materiale: corde da 50 m, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #3 C4 BD (eventualmente doppi da #.5 a #2), 10 rinvii.
Esposizione: prevalentemente SE, al sole fino a metà pomeriggio.
Avvicinamento: dai 20 ai 40 minuti su nevai (ramponi).
Discesa: in doppia lungo le vie.

Mer de Glace, sempre più sassosa e meno glaciale...
Il nuovo accesso al rifugio dell'Envers, un poco più lungo di quello storico.
Avvicinamento alla Pointe 3038 di Trélaporte.
Terminale di *California dream*; si passa ma con qualche acrobazia.
Tiri bellissimi tutti da proteggere su *California dream*.
Placche, diedri, fessure: c'è di tutto.
Guadagniamo quota su *California dream*.
Riccardo al termine di *California dream*.
Secondo tiro (primo originale) di *Chloé*, un bel 6b old style.
Al termine del terzo tiro di *Chloé*, quello che caratterizza la via: un diedro-camino "più impressionante che difficile" (cit. M. Piola).
Sempre granito splendido alla Tour Rouge.
Ultimo tiro di *Chloé*, un diedro chiuso molto caratteristico con un simpatico passo d'ingresso ;-)

mercoledì 10 luglio 2019

Sanetsch - *Sergio*

Esaurite le possibilità di apertura sulla classicissima Paroi des Montons, è naturale che i chiodatori spostassero la loro attenzione più a sinistra, dove la roccia non manca sicuramente. C'è solo un problema: la qualità del calcare qui non è propriamente eccellente dal primo all'ultimo metro... ma ci sono ampie zone a dir poco entusiasmanti. Con una accurata scelta del percorso e una bonifica più importante sono nati e stanno nascendo ancora vie interessanti.
Oggi, insieme a Riccardo B., siamo andati a curiosare una di queste novità: *Sergio* (200 m, 7a max, 6b obbl.), opera di J.-M. Porcellana e G. Tieche che hanno terminato i lavori nell'estate dello scorso anno. Si tratta di una via piuttosto omogenea e lineare che impone una scalata piuttosto fisica. Peccato solo che le difficoltà tecniche siano concentrate in passi di blocco piuttosto brevi e non si risolvano in lunghe cavalcate di continuità; ma questa è una questione di gusti. I gradi ci sono sembrati piuttosto stretti. Attenzione all'attrito delle corde sull'interminabile ultima lunghezza: forse sarebbe stato meglio spezzarla in due tiri corti per potersi godere il boulderino finale su roccia stratosferica ma con le corde che sembrano pesare quintali ;-)
La roccia è solida su tutta la via e le porzioni più fragili sono sicuramente già state bonificate dai passaggi; il risultato è che è molto difficile che rimanga in mano un appiglio.

Materiale: corde da 50 m, 15 rinvii, casco.
Esposizione: Sud, al sole tutto il giorno.
Avvicinamento: in meno di 30 minuti dall'auto, evidente.
Discesa: in doppia lungo la via, saltando la S1 (50 m esatti fono a terra da S2).

Il topo originale della via.
L'attacco è ben riconoscibile.
Terzo tiro (7a), lungo e complesso.
Le bellissime rigole di calcare alla fine dell'interminabile sesto tiro (6c).
Dalla cima, uno sguardo a cosa c'è dietro alla parete.
Discesa in doppia rapida, aerea e lineare.

venerdì 14 giugno 2019

Precipizio degli Asteroidi - *Lavorare con lentezza*

Pur non essendo il periodo migliore per scalare in Val di Mello, un impegno inderogabile nella terra dei pizzoccheri ci ha portato a considerare una giornata di svago sulle famose placche granitiche. La scelta è ricaduta su una via di cui avevo tanto sentito parlare ma che non avevo avuto la possibilità di scalare: *Lavorare con lentezza* (250 m, 7b max, 6b obb.). Si tratta di una via situata nella parte destra del Precipizio degli Asteroidi, molto più a destra e in alto della celebre *Piedi di piombo*, tanto per avere un'idea. Essendo una via interamente in fessura, ho pensato che fosse una scelta vincente per non essere disintegrati dal sole di giugno. Rimaneva solo un dubbio, che la pioggia dei giorni precedenti non avesse bagnato troppo la parete. Una veloce telefonata al guru della Valle (S. Pedeferri), nonchè apritore della via, ha placato ogni dubbio con due semplici parole: "lavorare asciuga" :-)
E allora via su questo itinerario che è già stato definito come *Luna nascente* degli anni '00. Ed effettivamente calza piuttosto bene, considerato lo stile di scalata (grandi diedri inclinati verso destra) e la difficoltà (direi due gradi pieni in più, mediamente).
Merita sicuramente essere percorso maggiormente per non cadere nell'oblio ed essere invaso da muschio e vegetazione purtroppo un po' fastidiosi in alcuni tratti facili.

Materiale: corde da 60 m, 1 set completo di friends da #.1 X4 a #5 C4 BD (raddoppiando le misure da #.5 a #2 C4).
Esposizione: Sud Est.
Avvicinamento: senza dilungarsi in tante parole, lo schizzo (allegato) di S. Pedeferri è più che esaustivo. Le corde fisse in loco non sono propriamente in buono stato... tirare con cautela, non è un parco avventura.
Discesa: in doppia, inizialmente su calate indipendenti a sinistra della via (faccia a monte), poi lungo la via. Solo una calata un po' impegnativa dalla S3 che necessita qualche moschettonaggio per non allontanarsi troppo dalla via.

Avvicinamento mellico...
Terzo tiro (7b).
Sesto tiro (6b+), interamente da proteggere.
Vista dall'alto sul sesto tiro.
Il disegno dell'avvicinamento by S. Pedeferri: nulla di più preciso!
Lo schizzo originale della via, sempre dalla mano artistica dell'apritore.