domenica 23 febbraio 2020

Skialp race stagione 19/20

Per cause di forza maggiore note a tutti la stagione dello sci è terminata prima del solito, per di più con condizioni di innevamento più che dignitose. Preso atto della situazione, non resta che fare un piccolo bilancio delle (poche) gare a cui ho partecipato quest'anno.
Pur riconoscendo il grande pregio di permettere un allenamento di qualità, ho deciso di non iscrivermi a competizioni notturne su pista; onestamente non mi motivano più e poco hanno a che fare con lo scialpinismo vero e proprio. Purtroppo però, con il passare degli anni, le classiche gare in montagna fuoripista sono state decimate. È un vero peccato perchè permetterebbero di far scoprire la montagna a tanta gente che si è avvicinata allo scialpinismo con fini esclusivamente agonistici. A maggior ragione quindi occorre fare i complimenti alle poche persone che credono ancora nell'organizzazione delle vere gare di scialpinismo: passione pura, sicuramente non retribuita nella maniera corretta. Un discorso a parte meriterebbero le grandi classiche che sono inserite nel circuito della Grande Course; sono competizioni che muovono numerose decine di persone solo per la logistica. Una sorta di "impresa dello sport" che ha saputo creare un business di settore per permettere alle singole manifestazioni di vivere a lungo. Peccato solo che, per le gare non inserite in quel circuito, la vita sia molto più difficile... ma non impossibile.
Tutta questa premessa per dire che la prima manifestazione a cui ho partecipato nella stagione passata, pur essendo una classica "gara di paese", aveva molte caratteristiche tecniche che non si discostano molto da gare di Coppa del Mondo. E tutto questo anche grazie a Sefano Mottini che ha curato come sempre scrupolosamente la tracciatura del percorso ed è riuscito a portare ai nastri di partenza atleti di livello mondiale. Peccato solo che, classifica alla mano, ci fossero solo una quarantina di atleti presenti. Troppo pochi per sperare in edizioni future. Ma sono certo che, finchè ci saranno persone appassionate in regia, ci proveranno sempre! Primo fra tutti il "patron" della gara di Doues, lo scatenato Fulvio Jeantet.
Quest'anno la manifestazione è stata impreziosita da una nevicata recente che ha permesso di fare anche delle belle discese in neve polverosa. Peccato - come già detto - per la scarsa partecipazione, soprattutto tenendo conto che l'organizzazione ce la mette veramente tutta per far felici tutti, dal primo all'ultimo classificato, con premi speciali anche agli atleti che provengono da lontano. L'aperitivo davanti alla baita di Fulvio inoltre è stato qualcosa di indescrivibile: birre artigianali del Gran San Bernardo e affettati di qualità superiore per tutti. Top!

Condizioni di innevamento praticamente perfette a Doues, cosa rara per questi inverni sempre più caldi. Prima salita.
Che in discesa non sia un razzo è un dato di fatto. Cerco di contenere qualsiasi tipo di danno :-)
Podio Master: primo classificato... anche se vado più fiero del quarto posto assoluto dietro ad atleti top.
La seconda gara di scialpinismo a cui ho partecipato, lo storico Trofeo Fiou nella Valle del Gran San Bernardo, è una delle classiche valdostane che ha avuto la fortuna di essere stata "salvata" grazie all'inserimento nel circuito Epic Ski Tour. Si tratta di un format altoatesino che prevede alcune tappe distribuite sull'arco alpino. Grazie ad un'organizzazione più strutturata a monte, è stato possibile riproporre questa manifestazione che mancava dal 2012. Anche qui tracciatura impeccabile handmade by Mottini con giornate meteorologicamente difficili di vento fortissimo; sforzi di cui gran parte degli atleti non è a conoscenza. Il giorno della gara invece è stato forse uno dei più belli della stagione con clima perfetto e neve da antologia. La partecipazione qui è stata numerosa e di livello elevatissimo, con vittoria del Campione del Mondo Robert Antonioli.
Bilancio positivo quindi, con una soddisfazione personale dell'esperienza più che buona. Far fatica divertendosi è sicuramente il mio obbiettivo principale.

Grazie a Mattia Luboz per la compagnia in salita; poi chiaramente in discesa non l'ho più visto. Foto S. Jeantet.
Il tratto di cresta per raggiungere la vetta del Mont Flassin. Foto S. Jeantet.
Podio Master: primo classificato. Anche qui vado più fiero del 15esimo posto assoluto, in una gara vinta dal Campione del Mondo Robert Antonioli. Foto S. Jeantet.
La terza e ultima gara a cui ho preso parte è stata il Tour del Monscera, in alta Val Bognanco, manifestazione di cui avevo sentito tanto parlare in passato. Le sue caratteristiche però mi avevano sempre intimorito: 2500 m D+ con più di 21 km di sviluppo e 9 cambi di assetto. Nelle settimane passate ero riuscito a fare due allenamenti un po' lunghi, quindi ho provato a mettermi in gioco, conscio del fatto che, alla peggio, ne avrei fatto un terzo con il pettorale :-) Fortunatamente sono riuscito a reggere bene la lunghezza e pure a divertirmi!
Quest'anno il Tour del Monscera era anche prova unica di Campionato Italiano Master, motivo che ha spinto tanti vdm (sigla di cui non è elegante specificare il significato... ma che rende bene l'idea) a presentarsi alla partenza. Risultato: contentissimo della medaglia di bronzo alle spalle di altleti che possono tranquillamente essere definiti semi-professionisti. Come nelle gare passate, vado più fiero del 10° posto assoluto in una gara di livello, che quest'anno è stata teatro di uno dei più bei gesti sportivi della stagione ma non solo. Matteo Eydallin, in testa, ha perso una pelle di foca e non è riuscito a recuperarla; è stato raggiunto dal fortissimo giovane William Boffelli che ha prestato una pelle di foca al rivale. Hanno terminato la gara insieme ma, poco prima del traguardo, il mitico Eyda ha spinto in avanti il suo collega (e "salvatore") regalandogli la vittoria. Piccoli gesti di correttezza sportiva che rendono grande l'ambiente e le persone.

Quarta salita (di cinque in totale): gara lunghissima! Qui insieme all'ossolano Alessio Minoletti.
Slittone style in action :-)
Podio Master: medaglia di bronzo e decimo posto assoluto. Livello sempre molto alto.

giovedì 13 febbraio 2020

Dolomiti - ice tour '20

Primo tiro di *Zauberflöte*, il flauto magico.
L'erba del vicino è sempre più verde, dice un proverbio popolare. Nonostante le Dolomiti non siano propriamente vicine alle Alpi Occidentali, il detto può essere sicuramente applicato per quanto riguarda le cascate di ghiaccio. Se poi si aggiunge il fatto che, durante questo inverno pazzerello, le condizioni per l'ice climbing sono state migliori a Est, allora la scusa per fare una trasferta è più che buona. Quest'anno ho avuto la fortuna di poter lavorare più volte in Dolomiti, facendo sempre base in Val di Fassa. Si tratta di un punto strategico per chi proviene da Ovest: mettendo in conto un'oretta di auto per raggiungere le diverse locations, si ha a disposizione un terreno d'azione molto vario e sempre di qualità.
Tra gennaio e febbraio, sono riuscito a scalare le seguenti linee, tutte estremamente belle e meritevoli di ripetizione:
  • *Seitensprung kerze* (60 m, II/5) in Val Litres;
  • *Ringo* (150 m, II/5 M8) in Val di Gares;
  • *Iron man* (150 m, I/4 M7+) al Passo Gardena;
  • *Fontanazzo di sinistra* (200 m, II/4) in Val di Fassa;
  • *Fluido giallo* (150 m, II/M7) in Val di Fassa;
  • *Camino del passerotto* (300 m, II/5 M6) in Vallunga;
  • *Osiride + Ringo* (180 m, II/6 M9+) in Val di Gares;
  • *Zauberflöte* (150 m, II/6 M8+) in Vallunga.
Nella gallery fotografica, un'ampia documentazione delle salite elencate. Con un ringraziamento speciale ai vari compagni di cordata e ai colleghi locals che hanno sempre consigliato bene ;-)

domenica 20 ottobre 2019

Corsica - Sardegna climbing tour '19

Les Aiguilles de Bavella (Corsica) viste dal mare.

Vista panoramica sulla falesia di Rocca Doria Monteleone (Sardegna).

L'autunno è la stagione ideale per i viaggi-arrampicata. Quest'anno siamo tornati nei "soliti posti", cercando però di variare un po' il programma. Ci siamo diretti inizialmente in Corsica per visitare due dei luoghi più celebri (non a torto) per l'arrampicata e non solo: Restonica e Bavella. In entrambi abbiamo percorso una via lunga, come già descritto nei post precedenti.
Ci tenevo poi a tornare in un'area boulder che mi aveva particolarmente colpito tanti anni fa durante una precedente visita sull'isola: Punta Capineru. Pur non amando particolarmente i blocchi, ci sono state alcune situazioni e alcuni luoghi che mi hanno ispirato. Dopo Fontainebleau, Capineru è stato uno di questi. Blocchi di granito di ogni dimensione sparsi a bordo mare. Prese tendeggianti ma abrasive oppure buchi finemente cesellati dalle maree e dagli agenti atmosferici. La fortuna di trovare un local che suggerisse i passaggi più interessanti è stata inaspettata; meglio così, perchè da solo non avrei avuto la fantasia e l'occhio per vedere le linee più belle.
Un breve viaggio in traghetto da Bonifacio a Santa Teresa di Gallura ci ha depositato in terra sarda per l'ennesimo trasferimento in auto: direzione Rocca Doria Monteleone. Le foto di Maurizio Oviglia che ritraggono arrampicatori sulle rocce particolari di questo settore hanno fatto il giro del Mondo: non si poteva non farci visita almeno una volta. Sapevamo che l'arrampicata non ha fama di essere di qualità a causa di una roccia troppo tenera; in realtà non è poi così terribile. Più terribile forse è fidarsi dei vecchi chiodi che fortunatamente ora stanno lasciando il posto a nuovi luccicanti fittoni resinati, sempre per mano dell'instancabile Maurizio Oviglia che qui non è proprio di casa... abitando a Cagliari! Lavoro titanico; la comunità di arrampicatori ringrazia.
Se l'arrampicata può non piacere a tutti, c'è un elemento che lascia sempre a bocca aperta: il luogo particolare in cui si trova la falesia. È una "rocca", appunto, che domina un invaso artificiale situato nell'entroterra di Alghero. Il paese è molto tranquillo e situato in posizione etremamente panoramica.
Dopo la visita-lampo a Rocca Doria Monteleone, ci siamo quindi diretti a Sud verso Capo Pecora. Qui ci è sembrato di tornare per un attimo sul granito della Corsica. Il luogo è incantevole e il mare limpidissimo. Particolarmente pittoresca è la spiaggia cosiddetta delle uova di dinosauro, a causa della grande quantità di pietre arrotondate che si trovano sul fondale. Per quanto riguarda l'arrampicata, l'interesse dell'area risiede principalmente nella location (in riva al mare) e nello stile (quasi esclusivamente trad). Le fessure più evidenti sono state esplorate e percorse con protezioni veloci che qui si possono ulitizzare con relativa facilità. Se è vero che alcuni itinerari si sviluppano su più lunghezze, è anche vero che le vie non possono contare su uno sviluppo interessante. La giornata di scalata si traduce così in concatenamenti di vie "corte"... e bagni "lunghi" :-)
Capo Pecora, in realtà, è stata un tappa intermedia per spezzare il viaggio verso l'iglesiente, la vera meta della vacanza in Sardegna. Dopo anni di frequentazione di Cala Gonone - Baunei - Ulassai ci era venuta infatti la curiosità di visitare l'altro polo arrampicatorio sardo di cui avevamo solo sentito parlare (bene). Facendo base a Gonnesa, in un comodissimo e spaziosissimo appartamento di parenti di Simone Sarti (noto arrampicatore cagliaritano) - che però abbiamo scoperto per caso solo dopo, ci siamo diretti verso alcune tra le più famose falesie del Sud-Ovest dell'isola.
Per ora direi che ci siamo fatti un'idea delle possibilità arrampicatorie della zona... senza peraltro aver visto tutte le aree principali. Ci sono tantissime aree ancora da visitare nelle prossime vacanze: un paradiso per gli amanti dei monotiri, oltre che della terra sarda al di fuori della stagione turistica. Ecco, se proprio si dovesse trovare un "difetto", qui mancano le alte pareti del Supramonte. Ma il fascino della Sardegna è proprio questo: selvaggia ovunque con scenari sempre diversi.

venerdì 18 ottobre 2019

Gutturu Pala - *Personal mountain*

Tra una falesia e l'altra del Sud-Ovest della Sardegna, il richiamo delle vie lunghe si è concretizzato su una delle rare pareti della zona: Gutturu Pala, vicino a Fluminimaggiore. Viste le giornate calde e soleggiate, serviva proprio un posto fresco per arrampicare... meglio ancora se in un ambiente solitario e selvaggio. Selvaggio sui generis, per la verità; nel senso che il Piccolo Half Dome, come viene identificato dagli arrampicatori sardi, si erge in un vallone segnato in maniera indelebile dalle attività minerarie terminate nel 1993. Nonostante l'atmosfera post-industriale, il luogo ha il suo fascino e soprattutto il grande pregio di essere poco o nulla frequentato; tranquillità garantita.
Proprio del 1993 è anche la via che abbiamo percorso oggi: *Personal mountain* (180 m, 6c+ max, 6b+ obbl.). È stata aperta da M. Oviglia che, proprio in questa occasione, ha sperimentato per la prima volta lo stile di apertura dal basso con il trapano, dopo essere stato ispirato da M. Piola. Il trapano utilizzato è un mitico Hilti TE 10A, acquistato di seconda mano da un altro pioniere dell'apertura dal basso, Manlio Motto. Con queste premesse, la via acquisisce i connotati di una via "storica", sia per lo stile di apertura in terra sarda sia per l'evoluzione personale di M. Oviglia. Attenzione però che il nome *Personal Mountain* non vuole essere una dichiarazione egocentrica dell'apritore, bensì il nome di un album di Keith Jarrett ascoltato in quel periodo.
Per finire, qualche considerazione personale. Si tratta di una via molto bella, estremamente omogenea sulle difficoltà 6b/c senza mai scendere al di sotto. La roccia è qualcosa di spettacolare, nonostante la presenza di vegetazione sulla parete, l'arrampicata è sempre di qualità. L'impressione avuta è paragonabile a quella sul Monte Oddeu; sembra vegetale ma in realtà si scala su roccia super.
La chiodatura è complessivamente sicura, anche se qualche punto qua e là (soprattutto sull'ultimo tiro) non trasmette buone sensazioni; nulla di particolarmente preoccupante, comunque.

Materiale: 1 corda da 60 m, 10 rinvii.
Esposizione: Nord-Ovest, all'ombra per gran parte della giornata.
Avvicinamento: in meno di 10 minuti inizialmente lungo la sterrata molto rovinata che percorre il fondo di un vallone, poi a sinistra lungo un sentiero che conduce all'attacco della via (ometti). La via inizia sui primi tre fix (inox, placchette Kong) di *Feltrini nel Mondo* per poi obliquare a destra verso una evidente lama/fessura.
Discesa: in doppia lungo la via.

Avanti tutta verso Gutturu Pala.
Vista dall'alto sulla parete di Gutturu Pala.
Ambiente post industriale con i segni indelebili di vecchi cantieri minerari.
La parete vista da sotto.
Avvicinamento breve, attualmente in parte rovinato da una recente alluvione.
Primo tiro, all'apparenza vegetale ma con un calcare di qualità sublime.
Arrivo in sosta sul primo tiro: gocce a gogo.
Secondo tiro (6c+).
Terzo tiro.
Vista dall'alto sul quarto tiro.
La classica immagine dell'arrivo in sosta sul quarto tiro.
Quinto ed ultimo tiro: fosse in falesia, sarebbe unto :-)
Bene ma non benissimo...
Non siamo vicini al mare ma ci pensano le correnti galvaniche a ricordarci la differenza tra acciaio zincato e acciaio inox.
Ultimo sguardo verso la parete: la stagione delle vie lunghe 2019, per quanto mi riguarda, termina qui.

venerdì 11 ottobre 2019

Punta Lunarda - *Nirvana*

Qualche anno fa, in cima a *Jeef* ero rimasto stregato dall'eleganza della Punta Lunarda, poco distante in linea d'aria. Mi ero riproposto di tornarci alla prossima visita in Corsica. Dopo sette anni siamo così tornati in zona, sempre con Alessandra, per salire *Nirvana* (250 m, 7a max, 6b+ obbl.), la via che si vede benissimo dalla vetta della Punta d'U Curbu.
Si tratta di un itinerario interamente in fessura dove numeri e gradi contano ben poco: dall'inizio alla fine si scala lungo fessure larghe arrotondate... "si scala", anche se sarebbe più corretto dire "si striscia". È un genere di arrampicata a sé, molto specifico, che richiede tecnica e abitudine più che allenamento fisico. Qualche volta nella vita si può fare, giusto per non annoiarsi a tirare tacche :-)
L'ambiente della Bavella è molto selvaggio, pur trovandosi a pochi chilometri in linea d'aria dal mare. Fortunatamente sono finiti i tempi in cui i locals distruggevano gli ometti e nascondevano con le frasce gli imbocchi dei sentieri per le pareti. Ora si arriva assai agevolmente alla base delle vie, almeno quelle più frequentate ma il carattere selvaggio di questi luoghi si percepisce ad ogni passo.
Per gli amanti della scalata in fessura su granito rimane comunque uno dei luoghi più importanti in Europa, sicurmante da vedere almeno una volta nella vita.

Materiale: corde da 60 m, 8 rinvii, un set di friends da #.4 a #6 C4 BD, raddoppiando da #1 a #4.
Esposizione: Sud Ovest, sole da fine mattinata.
Avvicinamento: lungo una traccia di sentiero, complessivamente ben segnalata con ometti, in poco più di un'ora dalla strada. Per la descrizione esatta esistono in rete molte relazioni precise (gulliver, camptocamp).
Discesa: in doppia lungo la via.

Les Aiguilles de Bavella viste dal mare.
Guglie di granito non lontano dalla spiaggia.
Punta Lunarda alle prime luci del sole.
Avvicinamento selvaggio (ma abbastanza segnalato) alla Punta Lunarda.
Primo tiro, welcome to Bavella.
Di sicuro è un'arrampicata che non ghisa gli avambracci... tutto il resto sì però :-)
La fessura ad incastro di mano del quarto tiro... chiaramente verso la fine si allarga, troppo bello per essere solo di mano!
Quinto tiro, il più fotogenico.
Al termine del quinto tiro; sempre fessure larghe con i bordi arrotondati.
Nebbia in cima alla Punta Lunarda.
Prima doppia, bastano 30 metri.
Ultima doppia, sempre nella nebbia.
Una delle bellissime pozze dei torrenti in Bavella.
Meglio però andare a fare il bagno in mare...
... o a stravaccarsi in spiaggia; anche il gatto local della spiaggia apprezza il super ombrellone griffato "Eurospin" :-)