venerdì 7 agosto 2015

Aiguille de la Varappe - *Et je suis le vent* + Petit Clocher du Portalet - *La SE*

La Cabane d'Orny, il Grand Combin e il Petit Clocher du Portalet.

Avevo visitato in estate la porzione più a Nord del massiccio del Monte Bianco solo una volta, in occasione della salita con Remy della mitica *État de choc* sul Petit Clocher du Portalet. Allora avevamo fatto un veloce blitz in giornata, senza troppo tempo per guardaci attorno...
Sono tornato in zona quest'estate insieme a Riccardo per scalare anche nella parte alta del bacino di Trient, a detta dei pochi che ci sono stati, molto bella. Ottimo punto di partenza e base d'appoggio è la Cabane de Trient, raggiungibile con un lungo avvicinamento dalla telecadina di La Breya (Champex): luogo tanto magico quanto caro... 10 euro una bottiglia d'acqua da 1.5 litri!
Il primo giorno abbiamo scalato all'Aiguille de la Varappe dove abbiamo percorso una bella via di Michel Piola: *Et je suis le vent* (400 m, ED-, 6b+ max, 6a+ obbl.). Granito rosso di qualità superiore e omogeneità della scalata ne fanno una via sicuramente da ripetere! L'avvicinamento alla parete è da preferire con l'innevamento di inizio stagione; in condizioni più secche occorre prestare un po' più di attenzione nella discesa della Fenêtre de Saleina. In ogni caso, è da sapere che non è il classico terreno super-tracciato dei satelliti del Mont Blanc du Tacul.
Il secondo giorno siamo scesi di quota per andare a scalare al Petit Clocher du Portalet. Abbiamo percorso la classica via dello spigolo Sud Est (200 m, ED-, 6c max, 6a obbl.), esteticissima e per nulla scontata... il primo tiro infatti mette subito le mani avanti. Fortunatamente più si sale più diventa semplice :-)
Anche qui granito impeccabile e linee geometriche perfette: il paradiso del crack climbing... o - come ha detto il mitico N. Favresse - "le Yosemite à domicile"!

Materiale: 2 corde da 60 m, 10 rinvii. 1 set di friends da
Esposizione: SO per l'Aiguille de la Varappe e SE per lo spigolo del Petit Clocher du Portalet.
Avvicinamento: su ghiacciaio per l'Aiguille de la Varappe (1.30 ore circa dalla Cabane de Trient) e su sentiero per il Petit Clocher du Portalet (2 ore circa dalla telecabina di La Breya).
Discesa: in doppia lungo le vie.

lunedì 3 agosto 2015

Pilier Rouge du Clocher (Tacul) - *Il pifferaio di spit*

Accanto alle conosciute vie moderne di Piola e Vogler, il Pilier Rouge du Clocher (Tacul) offre anche alcune linee più "classiche" salite negli anni '80 dall'instancabile esploratore verticale Gian Carlo Grassi. Una di queste è *Il pifferaio di spit* (250 m, ED-, 6c max, 6a obbl.), situata a destra di *Empire state building* e interessata recentemente da un parziale restyling alle soste. La via si caratterizza per un diedro assolutamente perfetto (terzo tiro) che, da solo, vale per tutto il resto! Se, a questo, si aggiunge una parte alta piacevole e su buona roccia, ci sono tutti i presupposti per una bella ripetizione.
Solo una piccola nota al percorso. Nel quarto tiro la via originale piega nettamente a destra per aggirare una porzione strapiombante. È di gran lunga consigliabile (e più logico) proseguire dritto, superando una sorta di camino strapiombante (1 fix in posto) che conduce direttamente alla base dell'inconfondibile parte alta.

Materiale: 2 corde da 50 m, 6 rinvii, 1 serie completa di friends C3 + C4 BD fino al #3 C4.
Esposizione: Sud Est.
Avvicinamento: in circa 40 minuti dal Rifugio Torino.
Discesa: in doppia lungo *Empire state building*.

Meglio non utilizzare il ponte più diretto per attaccare la via...

Il fantastico diedro (terzo tiro) che caratterizza la via: 6b storico che potrebbe valere tranquillamente 6b+.

Roccia compatta e belle fessure nella parte alta dell via.

Una finestra sul Monte Bianco!

Ultimo tiro: molto vario e tutto da scalare.

Riccardo al termine della via, con lo sfondo di Chandelle, Trident, Dente e Jorasses.
Extra bonus: il topo della via. Il tratteggio a destra è il percorso originale... meglio seguire la variante diretta.

domenica 21 giugno 2015

Parete dei falchi - *Spigolo degli anarchici* + *Diamantina* + *Cinque maggio*

La Parete dei falchi è una struttura poco conosciuta della Valle dell'Orco: probabilmente soffre della vicinanza del vicino Caporal... nettamente più appariscente! Eppure le belle linee non mancano neppure qui; sono solo un po' più fuori mano rispetto alle fessure più conosciute della valle. Per apprezzarle occorre però entrare in ottica "avventura" e non scandalizzarsi di fronte a qualche ciuffo d'erba, alla mancanza di segni di magnesite per appigli-appoggi-protezioni e soprattutto all'assenza del fix sistematico (anche se solo in sosta).
La parete è divisa in due da una grande terrazza rocciosa: le fessure più interessanti si trovano al piano di sopra che purtroppo non è di comodo accesso. Il modo migliore per arrivarci è percorrere una via della parte bassa: noi abbiamo scelto lo *Spigolo degli anarchici*, storica linea di I. Meneghin, ripresa nella sua prima metà da ignoti che hanno attrezzato a fix alcune varianti a pochi metri dal percorso originale. Il lavoro termina al secondo tiro, oltre il quale si torna nel "terreno d'avventura".
Giunti sulla grande cengia mediana c'è solo l'imbarazzo della scelta: fessure di tutti i tipi... sembra un parco giochi! Oggi abbiamo scelto probabilmente le due linee più belle, già ampiamente pubblicizzate in passato su libri e riviste ma, a quanto pare, finite nel dimenticatoio.
*Diamantina* e *Cinque maggio*: "facili" sulla carta ma che offrono sicuro divertimento (e impegno)... questione di non fossilizzarsi su un numero accompagnato da una cifra :-)

Materiale: corda singola + corda di servizio, 10 rinvii, 2 serie complete di friends C4 BD da utilizzare in base alle linee scelte. *Dimantina* richiede i friends più grandi mentre *Cinque maggio* alla fine si protegge bene con 2x #2  e 2x #3 C4.
Esposizione: Sud.
Avvicnamento: in poco meno di 30 minuti dalla vecchia strada fuori dalla galleria. La linea migliore da seguire è la verticale sotto la parete lungo la grande pietraia; esiste una traccia con ometti a destra ma conduce alla Placca dei cavalieri perdenti.
Discesa: una doppia lunga a sinistra (guardando la parete) di *Diamantina* poi una doppia corta al margine sinistro della grande cengia che divide la parete.

Primo tiro originale dello *Spigolo degli anarchici*... ormai dimenticato da tutti (e sconsigliato a favore della variante in placca più in alto a sinistra).

Secondo tiro, completamente attrezzato a fix.

Al termine del terzo tiro: i fix sono già un lontano ricordo e si torna nel *terreno d'avventura*...

Per arrivare sulla grande cengia soprastante non ci sono molti elementi ad indicare la via: noi siamo saliti a destra (poco proteggibile)... in realtà la via originale passa a sinistra.

Ale alla base della parte superiore della Parete dei falchi.

Primo tiro di *Diamantina*.

*Diamantina*, secondo tiro.

Terzo e ultimo tiro di *Diamantina* per Ale.

Non si poteva lasciare la Parete dei falchi senza salire l'esteticissima *Cinque maggio*... un capolavoro della natura, peccato solo che sia un po' corta e fuori mano.

martedì 2 giugno 2015

Francia - Rue des Masques + Tête d'Aval + Pic de Céüse

Pic de Céüse - *Natilik*

Come anticipato nel post di un anno fa, anche per il ponte del 2 giugno 2015 siamo riusciti ad organizzare una mini trasferta arrampicatoria in Francia, dove la meteo si preannuciava bella. Il mezzo di trasporto che ha permesso di ripetere l'esperienza è stato, come sempre, il potente California di Capitan Clavel. Quattro giorni belli intensi, sfruttati al meglio in compagnia dei soliti Andrea&Arnaud e Elisa&Miky, a cui si sono aggiunti Purtu&Aziz... messe così potrebbero sembrare delle coppie, in realtà solo una lo è veramente :-)
Abbiamo dedicato il primo giorno ad una tranquilla sfalesiata vicino ad Argentière-la-Bessée: Rue des Masques, spot abbastanza conosciuto per il particolare conglomerato su cui si scala. Carino.
Il secondo giorno è stato dedicato invece ad una via lunga alla Tête d'Aval. Ale ed io ci siamo concessi la super classica *Ranxerox* (500 m, 7a max, 6b obbl.), Miky e il Purtu *Ballade d'enfer* (500 m, 7b max, 6b obbl.), Elisa e Aziz *La memoire de l'eau* (300 m, 6c max, 6b obbl.) e gli highlanders Andrea e Arnaud sono finiti - anche se sarebbe meglio dire "sono stati mandati" - su *Cristal majeur* (400 m, 7b+ max, 6c obbl.)... per i dettagli è meglio chiedere direttamente a loro, posso solo anticipare che si tratta di un'alpinata psico-sportiva per collezionisti :-)
Solo due considerazioni a proposito di *Ranxerox*: è sicuramente una bella via, all'altezza della sua fama, chiodata benissimo e alla portata di molti arrampicatori. Qualcuno consiglia di percorrerla quasi tutta unendo due lunghezze alla volta... è quello che abbiamo fatto anche noi: probabilmente si risparmia qualcosa in velocità complessiva ma il piacere della scalata è sicuramente smorzato dagli enormi attriti che si creano (anche sfalsando accuratamente due corde sottili...).
Il terzo giorno ci siamo spostati poi a Céüse dove, per riprenderci dalla via lunga del giorno prima... Ale ed io ce ne siamo concessi un'altra! *Natilik* (100 m, 6a+ max, 5c obbl.): sulla carta sembrerebbe una passeggiata senza storia, in realtà i nomi degli apritori e lo stile dovrebbero già essere un campanello d'allarme (J.-C. Lafaille e P. Macle - 1981 - trad). Numeri a parte, il segreto per godersi questa splendida via è quello di arrampicare per il puro piacere del gesto, sognando di essere su fessure yosemitiche, con un pensiero rivolto ai due grandi personaggi che l'hanno aperta, purtroppo entrambi scomparsi. Ne risulta così un piacevole percorso, consigliato agli amanti delle fessure fuori misura... oppure agli arrampicatori sportivi con un buon 6c a vista consolidato ;-)
Per quanto riguarda il materiale da portare, più che #.75 o #1 C4 BD doppi consigliato in qualche relazione, direi invece #2 e #3 C4 BD doppi... per essere più tranquilli sul secondo tiro.
L'ultimo giorno, per concludere, abbiamo fatto quello che fanno tutti a Céüse: falesia. Siamo stati nuovamente in zona Grande Face, nel settore *Nitshapa*: frequentazione nulla, roccia "nuova" e ombra dal primo pomeriggio. La falesia più bella del mondo? Ebbene sì.
Arrivederci al prossimo ponte 2 giugno 2016 (che casualmente cadrà di giovedì).

lunedì 20 aprile 2015

Sicilia - richiodatura *La collina dei conigli* + arrampicate varie


Sguardo a Sud dalla cima di Monte Cofano, verso Erice e Trapani

L'obiettivo principale della trasferta era terminare la richiodatura completa a fittoni resinati de *La collina dei conigli*
A causa di una intossicazione alimentare di gruppo, quattro mesi fa ero stato costretto ad abbandonare il lavoro di richiodatura de *La collina dei conigli*, via che avevo aperto nel 2007 sulla parete Nord del Monte Monaco (San Vito Lo Capo - Sicilia). Nella seconda metà di aprile sono finalmente riuscito a tornare per terminare l'opera, beneficiando - tra l'altro - di giornate bellissime e non troppo calde. È stata un'iniziativa del tutto personale, non retribuita, mossa principalmente dalla preoccupazione per la sicurezza delle numerose cordate che ogni anno ripetono la via e dal desiderio che quest'ultima non cada nel dimenticatoio o, peggio ancora, catalogata come via estremamente pericolosa e mal attrezzata. L'evento che mi ha spinto immediatamente ad intervenire è stato senza dubbio il (fortunatamente) mancato incidente occorso ad una cordata durante la discesa in doppia dalla via. L'ancoraggio più basso della terza sosta (fix con anello) aveva ceduto e gli arrampicatori erano rimasti appesi al cordone che lo collegava all'ancoraggio più alto. Il tassello era completamente corroso dalla salsedine e non ha più retto il carico. Ho quindi deciso di procedere con la sostituzione sistematica di tutti i fix (anche quelli apparentemente, ed effettivamente, in ordine) con nuovi fittoni resinati inox AISI 316L. Le considerazioni che si possono fare sono molteplici, cercherò di sintetizzarle per punti.

- Perché, dopo solo 7 anni, un ancoraggio inox garantito per reggere 2500 kg si è potuto spezzare con un carico di neanche un paio di centinaia di kg?
La risposta precisa a questa domanda credo che non esista. Si possono soltanto fare delle ipotesi e prendere delle contromisure.
Per quanto riguarda le prime, si tratta di un discorso troppo ampio che comprende la particolare conformazione della parete (costantemente strapiombante e mai toccata dalle piogge), la litologia (calcare di colore arancio molto scuro), il materiale del tassello inox (teoricamente AISI 304 acquistato a suo tempo con garanzie di utilizzo in ambiente marino...  ma da analisi su campioni simili neanche di quel tipo), il fatto che il bullone dell'unico altro tassello corroso (tra i quasi 50 sostituiti) fosse allentato, ecc.
Per quanto riguarda invece le contromisure, questo caso è più che esauriente per convincersi che gli arrampicatori in parete devono essere ancorati ad almeno 2 punti. Nel caso specifico della via sul Monte Monaco, consiglio a tutti i futuri ripetitori - in caso di dubbi sulla tenuta degli ancoraggi fissi - di integrare con protezioni veloci che possono essere piazzate praticamente ovunque. Il messaggio tra le righe per gli intenditori può essere letto anche come: "la via è fattibile interamente TRAD"... molto interessante ;-)

- Perché richiodare completamente la via e non sostituire solo i punti di dubbia tenuta?
Per una sorta di malattia mentale che sfocia, talvolta, nel perfezionismo e perché non mi è mai piaciuto vedere lavori di chiodatura eterogenei. Durante la richiodatura è stata rispettata rigorosamente la posizione dei punti originali (che erano stati piazzati dal basso), tranne la prima sosta che è stata spostata poco più a monte.

- Perché non utilizzare ancoraggi in titanio, unico materiale in grado di resistere alla corrosione marina?
Costa troppo ed è praticamente impossibile da trovare. Attualmente l'inox AISI 316L è un buon compromesso... ma, in quanto tale, non risolve il problema. Tra qualche anno (si spera un po' più di 7) sarà da sostituire. La via non è soggetta a manutenzione programmata, motivo per cui deve essere identificata come "terreno d'avvenura": chi decide di salirla lo fa a proprio rischio e pericolo e deve essere in grado di valutare ogni evenienza. Qualche friend, ad integrazione dei punti fissi, può essere utile per aumentare la sicurezza della progressione.

In tutta questa operazione devo ringraziare Cesare Raumer per aver fornito il materiale (fittoni inox Superstar 10x80 mm linea marina AISI 316L e resina Berner Multicompoud System Epoxy) e la Climbing House di San Vito Lo Capo per aver messo a disposizione il trapano. Per qualsiasi informazione e aggiornamento, anche sullo stato di usura dei materiali, consiglio di non esitare a interpellare Daniele e Ivan, sempre gentili e disponibili.
Dopo la richiodatura, naturalmente, ci siamo anche concessi un po' di scalate qua e là, tra San Vito Lo Capo, Ficuzza e Caltavuturo. Abbiamo visitato principalmente falesie, con l'eccezione di una via multipitch sulla Rocca Ramosa: *Io, Giorgio e Ramosa* (240 m, 7a max, 6b+ obbl.). Maggiori dettagli nella galleria delle immagini.